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Tag: metropolitana

Maleducazione cieca

Fin dove giunge la maleducazione?

Viaggio in metropolitana (Linea1).
Carrozza piena, ne abbiamo viste di peggio.

Entra un ragazzo non vedente: col bastone lungo e sottile, guadagna spazio tra i passeggeri incuriositi.

Pian piano attraversa la carrozza, con calma raggiunge la porta opposta all’ingresso.
E’ sicuro nei movimenti, evidentemente prende la metro con regolarità.
Mentre il treno riparte, il ragazzo non vedente appoggia la schiena sulla parete, in prossimità dell’uscita.

Tutti osservano, nessuno si alza per cedergli il posto.

Maleducazione cieca

La reazione del sottoscritto

I ragazzi isolati nelle cuffie, signori indifferenti, donne chiuse nel loro mondo.
Mentre il treno attraversa le gallerie (buie) e corre veloce verso la successiva stazione, nell’ecosistema underground – specchio del mondo di sopra – trionfa l’egoismo.

Tutti incollati al sediolino della metro, il ragazzo non vedente in piedi.
Assurdo, davvero assurdo.

Anzi, inaccettabile!

Reagisco.

Mi avvicino ad un giovane: lui, seduto, comodo.
Il coetaneo in piedi, più in là.
Con le mani, indico il non vedente.
Il giovane alza lo sguardo con aria stupita, non comprende le intenzioni.
Con le dita, punto ai miei occhi con un movimento continuo destra-sinistra della mano.
Il giovane osserva ancora il non vedente, poi il sottoscritto.

Infine capisce.

«Vuole accomodarsi?» dalla bocca distratta, finalmente, partono le parole magiche.
«Grazie, fra poco scendo» il non vedente risponde senza esitazione.

Dopo pochi minuti, la metro giunge alla stazione.
Le porte si aprono ed il ragazzo, aiutandosi col sottile bastone, esce e prosegue il suo cammino con fiducia.

Dal treno, lo seguo con lo sguardo.
Ben presto, il non vedente svanisce  tra la folla dei pendolari, un fiume di persone concentrate solo su se stesse incapace di aiutare il prossimo.

La metro riparte.
La maleducazione cieca, resta.


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Salvator Rosa, stazione Linea1: svelato il mistero delle scale mobili ferme da tre mesi [FOTO]

Linea1, stazione Salvator Rosa: l’avviso ANM

Impianto temporaneamente fuori servizio.
Stiamo lavorando per ripristinarlo nel più breve tempo possibile.
Ci scusiamo per il disagio
(avviso ANM, stazione Linea1 Salvator Rosa)

Il Comune di Napoli fa sul serio.
Le scale mobili ferme da tre mesi alla stazione di Salvator Rosa, dimostrano la ferrea volontà politica di raggiungere l’obiettivo-salute entro l’estate.

E’ assurdo immaginare il perché l’impianto, da diverso tempo guasto, non funzioni ancora.
E’ davvero così complicato riparare delle ordinarie scale mobili?
Non ci credo.

L’unica spiegazione razionale è il piano segreto delle Istituzioni: combattere la pigrizia del cittadino costringendolo al movimento.

Come?
Riducendo gli autobus pubblici, fingendo di non possedere le risorse per potenziare la metropolitana, fermando sistematicamente le funicolari, abolendo qualsiasi forma di mobilità alternativa.

I primi risultati sono incoraggianti.
La resistenza del napoletano è superiore alla media nazionale e – caratteristica sviluppata negli anni di disservizi continui – si adatta in ogni altro luogo senza difficoltà alcuna.
(da una testimonianza recente di una cavia napoletana)

Stazione di Salvator Rosa, scale mobili ferme da tre mesi

Salvator Rosa, ingresso secondario: le foto

Di fatto, chiunque entri per l’ingresso secondario di Salvator Rosa, è costretto a percorrere una lunga scalinata prima di giungere all’interno della stazione.

Il Comune non fa sconti a nessuno: mamme con le carrozzine, anziani, i diversamente abili, infortunati vari.
Tutti a piedi, costi quel che costi.

Il cittadino deve curare la forma fisica: o corri giù scalino dopo scalino oppure raggiungi l’ingresso principale (sempre a via Salvator Rosa, distante un quattro/cinquecento metri dall’entrata secondaria) e prendi l’agognato ascensore.

Stazione di Salvator Rosa, l'avviso ANM

Stazione di Salvator Rosa, l'altra scala mobile è solo in salita

Linea1, quando arriva il prossimo treno?

Oltre la forma fisica, il Comune lavora per temprare anche l’aspetto psicologico del cittadino napoletano.

Da tempo immemore, infatti, i display presenti nelle stazioni della Linea1, invece di annunciare quando giungerà il prossimo treno dei desideri, visualizzano (se accesi) un asettico messaggio: “Prove tecniche”.

Ecco l’altro punto del piano segreto delle Istituzioni: un corpo sano è inutile se guidato da una mente fragile.

Occorre fortificare il carattere del passeggero: il mistero sui tempi d’attesa forgia lo spirito, sprona la comunicazione, allena la pazienza.

Salvator Rosa, i tempi d'attesa del prossimo treno restano un mistero

Scale mobili, è finito l’esperimento?

Ora che il sottoscritto ha reso pubblico il vero motivo dello stop delle scale mobili di Salvator Rosa, chiedo ufficialmente agli organi competenti di interrompere l’esperimento.

Il guasto simulato, dopo tre mesi di finta inefficienza, falso disinteresse, cattiva gestione delle stazioni, può ritenersi concluso.

I cittadini ringraziano le Istituzioni per la ritrovata forma fisica.
Ora, però, rimettete in funzione le scale mobili della stazione di Salvator Rosa.
Desideriamo un sano riposo.

Dopotutto, dopo tre mesi di allenamenti, lo meritiamo.

Salvator Rosa, quando finirà l'esperimento?


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Come differenziare il biglietto della metro (e dell’autobus)

Linea1, dove sono i raccoglitori della carta?

All’uscita della stazione della Linea1 a piazza Garibaldi, manca il raccoglitore della carta.
Subito dopo la scala mobile, emersi dal sottosuolo, migliaia di pendolari col biglietto in mano: dove gettarlo?

Perché proprio a pochi metri, vi sono i raccoglitori colorati per la raccolta differenziata.
Manca, però, il cestino bianco della carta.

Armato di buona volontà, col biglietto in tasca, passeggio all’interno della stazione centrale in cerca del contenitori bianchi.
E ne trovo tanti, tutti distanti dall’uscita della metropolitana.

Convinto, compio il mio dovere: getto il biglietto della metro nel cestino bianco della carta.
E sbaglio.

Raccolta differenziata: il biglietto della metro e dell'autobus non va nel cestino della carta!

Dove lo butto?
Risponde il motore di ricerca dell’ASIA

Consulto la pagina Servizi del sito dell’ASIA Napoli, l’azienda che raccoglie i rifiuti in città.

Il biglietto dell'autobus e della metropolitana non è riciclabile

Digito e scopro la semplice verità: il biglietto dell’autobus (e della metropolitana) non è riciclabile.

La presenza dell’inchiostro su carta – al pari dello scontrino fiscale – rende quel pezzetto di carta non differenziabile.

Dunque, la scelta di non installare i cestini della carta all’uscita della metropolitana non è una dimenticanza.
Al contrario, è una decisione ponderata.

Porgo le mie scuse ai dirigenti ASIA.
Abituato a cercare «mostri» dietro ogni angolo, anche stavolta pensavo che l’assenza dei raccoglitori della carta fuori la stazione, dipendesse dalla negligenza o superficialità di alcuni impiegati.

Felice di essermi sbagliato 🙂


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Io, pendolare felice

Addio stress da guida

Per il sottoscritto, il 2016 porta una salubre novità: al lavoro con i mezzi pubblici!

Considero l’opportunità una vera rivoluzione culturale.

Dopo svariati anni, lascio l’auto in garage e viaggio in metropolitana.
Felice di non impestare l’aria cittadina con i gas di scarico, scendo a piazza Garibaldi – finalmente la stazione centrale con un nuovo e moderno restyling – e passeggio per circa tre chilometri.

Raggiungo il Centro Direzionale di Napoli, la nuova sede di lavoro, soddisfatto.

Il lungo giorno degli scatoloni è alle spalle ed appartengono al passato anche il traffico impazzito, gli ingorghi folli, le anarchiche code agli incroci, l’ingiusto pedaggio della tangenziale partenopea, lo stress da parcheggio.

Io, pendolare felice

Io, pendolare felice

Ad un anno dalla scomparsa, le musiche di Pino Daniele si diffondono tra le stazioni dell’arte e mi accompagnano lungo il nuovo viaggio quotidiano.

Certamente in futuro affronterò giornate complicate tra scioperi e ritardi ma per ora mi godo il sonno dell’auto e la passeggiata pre-ufficio.
Da oggi sono un pendolare felice.

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Napoli, quel magnifico mosaico di via Salvator Rosa

Il murales di Salvator Rosa

Il murales a via Salvator Rosa (nei pressi dell’omonima stazione della metropolitana napoletana) sovrasta la parete del palazzo.

Quante volte l’ho osservato con curiosità?

Scruto e cerco di carpire il messaggio: una maestosa divinità femminile seminuda con un piccolo omuncolo come cappello.
Quale misterioso significato cela?
L’arte non va spiegata razionalmente, mi basta recepire l’emozione che suscita il quadro.

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L’autore: Ernesto Tatafiore

Pensavo ad un’opera di importanza minore, invece, dopo la pubblicazione della foto nella simpatica e preparata community di Google+ Napoli image Naples, dai commenti degli utenti scopro che trattasi di un mosaico in vetricolor realizzato nel 2000 dell’artista Ernesto Tatafiore.

Viva il web, viva la cultura.
A voi lo scatto.

Salvator Rosa, Napoli: mosaico di Ernesto Tatafiore


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Metropolitana, quell’odiosa abitudine di non cedere (mai) il posto

Londra, la metropolitana ideale?

Nel lontano 2004 lavoravo a Londra come consulente informatico presso l’ABN AMRO, un’importante gruppo bancario olandese.
Ogni mattina, come migliaia di altri pendolari inglesi, utilizzavo la metropolitana per recarmi negli uffici di Canary Wharf, un elegante distretto ad est di Londra.

Il mitico tube conferma le leggende sul suo conto: nel peggiore dei casi, l’attesa tra una corsa e l’altra è di circa due minuti.

Le stazioni costituiscono una rete che copre la quasi totalità dell’immensa superficie londinese, le informazioni sono precise e consentono un rapido spostamento dei viaggiatori.
Difatti, in undici mesi di movimenti sotterranei, non ho mai sbagliato percorso e quell’apparente labirinto si è mostrato un viavai sicuro ed efficiente per tutti, inglesi e non.

Questa esperienza mi ha confermato l’idea che Londra rappresentasse un esempio da seguire, una vera metropoli moderna.

Noi come Londra?

Eppure, ogni mattina mentre viaggiavo nell’Underground londinese, non potevo fare a meno di notare la condotta del pendolare tipo chiedendomi: «visto che loro sono avanti di almeno cinque o sei anni, anche noi italiani un giorno diventeremo così?»

Metropolitana, quell’odiosa abitudine di non cedere il posto

In metropolitana, incollati alla sedia

Cuffiette bianche, la musica sparata ad alto volume nelle orecchie, occhi distratti e sguardo indifferente, i pochi fortunati seduti intenti a leggere ebook o riviste.

Agli occhi di un osservatore esterno quale io ero, i pendolari inglesi rappresentavano una moltitudine di singoli individui, una folla di viaggiatori scollegati, un insieme di persone indifferenti gli uni agli altri.

La caratteristica che più mi ha colpito, però, resta l’incollamento alla sedia: in quasi un anno di viaggi via tubenon ho mai visto nessun pendolare cedere il posto ad un anziano, una donna in dolce attesa oppure semplicemente alzarsi per un gesto di sana cavalleria (o educazione).

Mai!

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La rottura dell’incantesimo

Finché un giorno ruppi il sortilegio.
Sono diretto verso Covent Garden, il metrò si ferma a Piccadilly Station e mentre parte il solito rituale «mind the gap» salgono persone di ogni razza e colore.

Io – stranamente – sono seduto.
Una signora dai lineamenti asiatici si ferma in piedi accanto a me, affranta resiste compressa nella carrozza stracolma.
La guardo, la sorrido e spontaneamente mi alzo per cederle il posto.
Stupita, non capisce subito l’insolito gesto, poi comprende ed incredula si siede ringraziandomi svariate volte.

Anche nella metropolitana di Napoli …

Qualche giorno addietro, ero in giro per Napoli.
Saliamo nel metrò in direzione casa, con gli occhi pieni di gioia per la piacevole vista delle nostrane stazioni-museo, osservo i giovani occupare tutti i sediolini della carrozza.

Mamme, donne, anziani e bimbi in piedi mentre gli studenti incollati alle sedie scherzano, giocano con gli smartphone di ultima generazione, ascoltano musica.

A nessuno di loro passa per la mente di cedere il posto ad un anziano o una donna, addirittura c’è un uomo con un bastone che barcolla ad ogni frenata del treno.
Dopo qualche istante di imbarazzo generale, finalmente un signore sulla cinquantina lo fa accomodare.

Mi chiedo: ma qualcuno – in famiglia oppure a scuola – insegna ancora i principi base dell’educazione civica?
La trasformazione di una società implica necessariamente la perdita di umanità e solidarietà verso il prossimo?

Osservo questi giovani maleducati seduti mentre la metropolitana sfreccia veloce, due facce di una stessa medaglia, il cambiamento della società e l’evoluzione della specie e non posso non pensare: piccoli «mostri» crescono.


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La risposta è tra la gente (comune)

Voci di popolo

Le voci della strada descrivono meglio di un telegiornale la realtà odierna.
Basta passeggiare per la città per carpire il mondo di oggi, gli stati d’animo delle persone comuni e le mode del momento.

Cammino, incrocio l’altro e negli istanti di intersezione delle nostre vite ascolto frammenti di discorsi, particelle di sfoghi, briciole di esistenze.

Poi il tizio a passo veloce svanisce tra la folla subito sostituito da un altro anonimo individuo.
Nuove parole urlate al vento, frasi incomplete per disegnare parti del mondo che vivono dietro ogni essere umano.

Bisogna però prestare la giusta attenzione.

Voci di popolo: perché la risposta è tra la gente (comune)

Lasciarsi su facebook

Tra il fiume di pendolari mattutini che scorre nei tunnel del metrò, capto lo sfogo di una giovane ragazza: «mi sono appena lasciata e difatti su facebook ho messo nessuna relazione» urla al cellulare mentre tenta di aprire un varco tra la ressa della stazione.

La generazione social vive mischiando realtà virtuale e vita privata: il confine è ormai depennato e probabilmente il suo ex (eterno) amore scoprirà di essere tornato single perché non è più tra gli “amici” di lei.

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I politici sono tutti ladri

Il battito di un occhio ed afferro il più gettonato tra i luoghi comuni: «Berlusconi si trova bene in Parlamento perché sono tutti ladri!» sentenzia un tale mentre corre verso la biglietteria con un altro sconosciuto che annuisce pacchiano.

Giunge il sospirato treno, in breve la mandria dei pendolari riempe le carrozze-bestiame.
Compressi come sardine, per restare in equilibrio non è necessario nemmeno mantenersi alle maniglie: la schiena dell’uno appoggiata a quella dell’altro a formare un unico, voluminoso corpo compatto autogestito.

Dal fondo si alza una protesta: «il biglietto aumenta ma il servizio fa sempre schifo» sentenzia un uomo in vena di polemiche.
A parlare è uno dei pochi fortunati che viaggia seduto.

Non tutti i frammenti captati sono esempi di buon senso.


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