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La storica serata degli ex Database, EDS ed HP: parla Emma, l’organizzatrice [INTERVISTA]

Perché rivedere gli ex colleghi di lavoro?

… ho visto Paola seduta su una panca, ci siamo strette in un abbraccio e lei mi ha sussurrato tra i singhiozzi che non era giusto, che era troppo triste e che avremmo dovuto incontrarci tutti in situazioni diverse, in allegria.

Intervisto Emma, l’ex collega che, dopo più di vent’anni, si è dimessa da HP – la multinazionale americana per la quale lavoravamo – ed oggi è fautrice di un incontro storico.

Al suo invito, rispondono quasi cento informatici conosciuti negli ultimi ventisette anni.

Emma, l'organizzatrice del raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

L’intervista ad Emma, l’organizzatrice

D: Emma, come e quando ti è balenata l’idea di radunare gli ex colleghi di lavoro degli ultimi ventisette anni?
R: Tutto è scaturito da un evento molto triste.
Mi trovavo al funerale di un ex collega venuto a mancare improvvisamente, la cosa mi aveva colpito profondamente, con la mente un po’ annebbiata continuavo a guardarmi intorno scrutando le facce dei presenti.
Erano proprio tanti e tantissimi erano i colleghi ma anche gli ex colleghi come me.
Ad un certo punto ho visto Paola seduta su una panca, ci siamo strette in un abbraccio e lei mi ha sussurrato tra i singhiozzi che non era giusto, che era troppo triste e che avremmo dovuto incontrarci tutti in situazioni diverse, in allegria.
Sono convinta che entrambe avessimo in mente che ci eravamo perse questa opportunità con Mino ma che lo stesso errore non doveva ripetersi in futuro.
Dopo qualche giorno mi sono detta: lo faccio!

D: Quanti hanno aderito all’iniziativa?
R: Eravamo 98.

D: Scusami se insisto ma devo porti una domanda scomoda.
Se due persone desiderano incontrarsi – anche se non lavorano più insieme – possono vedersi come e quando vogliono.
Organizzare una serata per convocare gli ex colleghi, non credi sia superfluo (o da ipocriti)?
R: L’ipocrisia non mi appartiene e chi mi conosce lo sa bene.
Credo che molti si siano incontrati anche prima di questo evento e lo faranno in futuro, ma rivedersi tutti insieme dopo tanto tempo, come se ci fossimo lasciati il giorno prima, credo non abbia prezzo.
Dopotutto, chi è intervenuto lo ha fatto liberamente sapendo che dietro questa serata non c’erano secondi fini o personaggi da corteggiare per “interesse”.
Ciò che ci accomunava erano e sono i bei ricordi e un’amicizia più o meno profonda ma pur sempre tale.

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

Il momento più toccante: il ricordo di Mino

D: Emma, che emozioni hai provato durante l’evento?
Il momento più toccante (se c’è stato)? 
Quali sentimenti hanno animato la serata?
Ad esempio, hai notato imbarazzo nel rivedere persone perse da oltre dieci anni?
R: L’emozione predominante è stata l’allegria, c’erano sorrisi sinceri ovunque, ben documentati dalle bellissime foto di Pietro.
C’era l’azienda che avevo trovato ad inizio carriera in Database, gente spensierata e ben disposta verso gli altri, qualche imbarazzo iniziale per qualcuno ma poi basta.
Quella era la mia gente, il tempo e le difficoltà ci hanno spesso resi peggiori, ci hanno incattiviti, ma per una sera eravamo nuovamente quelli di un tempo.
E’ stato emozionante!
Mi ha colpito molto la “riconoscenza” dimostratami da alcuni per ciò che avevo organizzato: una poesia, una statuina come riconoscimento per essere la “migliore organizer del mondo”, una maglietta simpaticissima, una rosa …. e tantissime belle parole.
Il momento più toccante è quando ho spiegato a tutti come era nato l’evento e quindi, per qualche attimo Mino è stato con noi, nella mente di ognuno, anche altri amici/colleghi persi in questi anni sono stati lì, con noi.

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

I «mostri» del passato

D: Scommetto che il LAVORO è stato il tema principale della serata ed i RICORDI hanno monopolizzato le discussioni.
R: Non mi è sembrato si parlasse di lavoro, tranne in qualche caso raro.
Da quello che ho potuto constatare, si stava insieme chiacchierando un po’ di tutto, come si fa di solito quando ci si incontra tra dei vecchi amici dopo tanto tempo.

D: Emma, come è il tuo rapporto con il tempo che fu? Temi i «mostri» del passato?
R: Ho deciso da tempo di rimuovere i «mostri» del passato, l’ho detto anche quando mi sono dimessa nella mia e-mail di saluto.
Ho deciso di portare via con me solo le cose belle.
Resta, ovviamente, la consapevolezza di quale sia stata la mia storia vera.
Nel bene e nel male, tutto ha contribuito a rendermi ciò che sono oggi ma a che serve struggersi pensando agli eventi negativi passati?

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

Il periodo più bello (ed il più difficile)

D: Dei tanti anni trascorsi nel mondo dell’informatica, quale il periodo più bello ed il più difficile?
R: Tanti sono stati i momenti belli, partendo dal corso di formazione insieme ad alcuni che poi sono rimasti i miei amici storici, passando per il periodo dell’anno 2000 con la mitica trasferta in Germania, le lotte sindacali che pure mi hanno regalato l’amicizia di splendide persone.
Il periodo più difficile è stato invece quello dell’emarginazione lavorativa, della consapevolezza di una volontà aziendale di smantellare il sito di Pozzuoli con la conseguente corsa al “si salvi chi può” che ha portato al logoramento dei rapporti umani tra colleghi.
Forse questa rimpatriata, inconsciamente, serviva anche a dimostrare a noi stessi che un altro mondo è possibile.

D: Soddisfatta della serata oppure cambieresti qualche dettaglio?
Non mi dire che hai intenzione di ripetere l’evento!
R: Direi che la serata è andata proprio bene, il posto era giusto, il servizio buono e le persone felici.
Forse cambierei un po’ il menù che non mi ha del tutto soddisfatta e l’aspetto esteriore della torta, che però era molto buona.
Credo che eventi simili siano belli perché unici, comunque lasciamo che sia il tempo a decidere se una replica sarà possibile ed avrà un senso.

Il raduno degli ex colleghi Database, EDS, HP, Maticmind, Lutech

Mino, ti ricordi quella volta che …

Mino, un mese dopo

Stasera, mentre nuoto, nel silenzio della piscina interrotto solo dalle bracciate, riemergono mille immagini.
Respiro, nuoto, respiro, nuoto: il movimento automatico nasconde la fatica ed aiuta a riflettere.

E’ trascorso un mese da quel maledetto giorno.
Una realtà  impossibile da comprendere ed accettare.

Per chi ti è stato vicino, voluto bene, frequentato.
Ma soprattutto, per chi ti ha amato: la tua famiglia.

A loro va questo post, senza nessuna pretesa, solo un ricordo di chi ha ti conosciuto e non dimentica.

Mino, il ricordo degli amici

Quando ci siamo conosciuti

Mino, non ricordo l’anno esatto.
Il flashback, invece, è nitido.
Forse perché spuntasti da una scatoletta, tu gigante buono racchiuso in una minuscola utilitaria.

Era il 1998 credo.
Un’uscita tra colleghi di lavoro, uno dei primi incontri dopo l’ufficio per rafforzare lo spirito di squadra e conoscersi meglio.

Dopotutto eravamo giovani, neoassunti in EDS – l’importante multinazionale americana dell’Information Technology al pari di IBM – e Caserta era la nostra Silicon Valley.
Ragazzi armati di entusiasmo contagioso, con la voglia di bruciare le tappe, curiosi di scoprire il mondo dopo l’Università.

Quanti eravamo?
Trenta? Quaranta?

A distanza di anni, i ricordi sono sbiaditi.
Però, quel particolare bizzarro, lo rammento bene: BG, la targa della tua mini-auto, la provincia come il tuo cognome 🙂

Mino, i ricordi dei colleghi di lavoro

Annarita, collega di progetto

Filomena e Ferdinando

Eh si, per lui il mondo era diviso in due: da una parte c’erano le Filomene e dall’altra i Ferdinandi!

Quando dovevamo chiamare il collega a Roma per una riunione, Mino ci diceva sempre «allora chiamiamo Filomena e poi a Ferdinando ed organizziamo la riunione» oppure al caffè «chiama a Filomena e dille di venire che si fa tardi».

Non potevi sbagliare quindi, perché il nome della collega te lo ricordavi sempre. 

Ci sono cascata diverse volte, poi alla fine mi sono sentita anche io molto Filomena, perché in fondo è vero, siamo tutti un po’ Filomena e Ferdinando, non ci si può sbagliare!

Mino, rappresentante RSU

Antonello, l’amico di sempre

A machina nova

Eravamo a pranzo e ti arrivò una telefonata di Maria (come al solito): ‘Mino ho preso una botta con la macchina …’ ti disse e tu: ‘Mariaaaaaaaaaaa, a machina nova!!!!’

Al chè io risposi: ‘scusa Mino, ma la tua macchina già ten 3-4 ann, ma è sempr nova? Quando cambia lo status da machina nova a machina e basta ?’.
E tu: ‘Pe me è sempr nova!!!’
Ed io: ‘va buò ja PRUSUTT …. chiedi a tua moglie se sta bene…’.

Mino chiese alla moglie: ‘Ma che s’è fatt ?’
Maria : ‘Io, niente’
Mino: ‘No, tu! A machina!!!!!’

Mino ed Antonello, amici da sempre (e per sempre)

Il pensiero di Paola

Per Maria

Ti prendevamo sempre in giro, Antonello e io, per il fatto che qualunque cosa facessi, dovessi prima avere l’autorizzazione di Maria.

Anche quando facemmo questa ‘reunion’ con i vecchi colleghi, chiamasti Maria … forse per chiederle cosa dovevi mangiare.

E quando dovevi comprare qualcosa?
Prima una telefonata a Maria, la tua autonomia di spesa non andava oltre i dieci euro, come ti rinfacciavamo sempre.

Non potevi fare nulla senza di lei, ci ripetevi sempre, e noi fingevamo di non ammirare la vostra intesa di coppia.

Continua a starle sempre vicino, amico mio …

MIno e Paola, a pranzo - come ogni giorno lavorativo

Angela, i ricordi di 20 anni

Mino, ti ricordi quella volta che…

Quante cose dovremmo ricordare, in questi nostri vent’anni di amicizia.

La festa per il tuo compleanno (forse 1997-1998), a casa tua, periodo di carnevale: nu’ casin’, coriandoli dappertutto che ti sei ritrovato anche dopo anni, torte in faccia, vetro di una porta rotta … che capa frisca che in quei in tempi avevamo.

La festa per il compleanno mio (forse 1998 o 1999): c’erano anche dei nostri colleghi EDS americani e tu che raccontavi le barzellette in napoletano e c’era chi traduceva per te.
Ad un certo punto però della barzelletta tu avresti dovuto dire “bell’ e buon’, ti fermasti, bloccasti la persona che traduceva e dicesti, adesso voglio tradurre io in inglese:”good and beatiful”.

E di quella volta che mi chiedesti di organizzare una cena a casa mia, con i nuovi assunti EDS, perché tra questi c’era Maria e Maria che si presentò con la cugina, del tipo “io, mammat’ e tu” e tu che ci rimanesti male.

E quando mi chiamasti dall’isola d’Elba per dirmi della bella novità, del tuo “fidanzamento” con Maria.

Del tuo matrimonio, del vostro matrimonio, della tua felicità, della vostra felicità … 

E delle volte che raccontavi di tua madre, vita reale trasformata in una continua barzelletta.

E a proposito di barzellette, quante volte ti ho “costretto” a raccontare “sempre”, “sempre” la stessa barzelletta, quella dei francescani e gesuiti che tu solo sapevi raccontare, ancora adesso io non saprei dopo tante volte.

Ti ricordi, ti ricordi, ti ricordi … un’infinita catena di ricordi, come vorrei che non fossero più solo questi …

Sei nel mio cuore, nella mia testa e lo sarai sempre.

Cia’ cia’ amico mio sce’

Mino ed Angela, amici da vent'anni e mille ricordi

 

Ciao Mino

Mino, perché ti scrivo

Mino, sei sempre stato un tipo schietto.
E allora, sarò schietto anche io con te.
Non sono sicuro di voler condividere questo post, lo scrivo sull’onda dell’emozione, poi decido.

Rifletto: un tuo familiare, parente, amico, un giorno qualsiasi, per una serie di clic casuali tipici del web, capita su questa pagina.
Leggere il ricordo di chi ti ha conosciuto potrebbe suscitare – per un istante – un dolce sorriso.

Pubblico per lasciare una testimonianza.
Per la tua famiglia, per i tuoi amici.
Per chi ti ha voluto bene.

Mino, mi piace ricordarti in questo scatto dove, con la tua solita schiettezza, parli al sindaco di Napoli

Mino, il gigante buono

A chi non ti conosceva, potevi sembrare burbero.
Con quello sguardo severo, l’altezza di un giocatore di basket e la corporatura massiccia, intimidivi il prossimo.

Apparivi una montagna difficile da scalare.
Invece, eri per tutti noi, il gigante buono.

Sei stato strappato alla vita, a soli quarantanove anni.
Strappato alla tua famiglia.
Già, la tua famiglia, che mai avresti abbandonato.

Da quanto tempo ti conoscevo?
Vent’anni?
Un pezzo di strada percorso insieme, prima in EDS, poi in HP, oggi in Maticmind.
Eppure, nonostante la stessa società, non abbiamo mai lavorato insieme.
Strano, vero?

Un giorno, durante il travagliato passaggio da HP in Maticmind, mi parlasti a quattr’occhi.
Per chiarire che, nonostante opinioni opposte, mi stimavi e reputavi il mio punto di vista interessante.
Ecco il vero Mino pensai: sincero, diretto, senza giri di parole.
La tua schiettezza stonava con quel mondo di compromessi, inciuci e frasi dette e non dette: il sindacato.

Eri rappresentante RSU, in difesa di noi lavoratori.
Perché il senso di protezione ce l’avevi scritto nel DNA.
Con quella stazza imponente, sembrava che volessi difendere il mondo intero.

Ce l’hai messa tutta Mino, lo sappiamo.
Ed oggi possiamo solo ringraziarti.

In ufficio, il giorno dopo

Tornare in ufficio, il giorno dopo, accendere il computer, parlare con i colleghi, riprendere.

Sembra impossibile continuare senza te.
Senza il tuo vocione che chiama i soliti amici per un caffè oppure ascoltare un commento sul nostro Napoli condiviso nell’open space.

E’ davvero surreale.

Molti sono assenti.
Chi c’è, con la testa nel monitor e le cuffie nelle orecchie, si isola per non pensare.
L’aria in ufficio è impregnata di un’infinita tristezza.

La giornata lavorativa finalmente termina.
Giunge il sospirato momento.
Vado via.
Osservo ancora la tua postazione.
Con lo sguardo, ti saluto.

Salgo in bici, pedalo.
Attraverso la città, la vita continua col solito caos disordinato.
Però non è detto che tutto debba continuare come sempre.
Perché ci sono giorni che segnano l’esistenza.

L’aria fresca di questo maledetto 17 febbraio colpisce il volto e punzecchia gli occhi.
Pedalo ancora.
Una lacrima scende sul viso, nascosta dalla maschera antismog, cade sulla guancia fino alla bocca.
Ne segue un’altra.

Sono lacrime calde.

Ciao Mino.

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