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«Il Palpa». Il più forte (e drogato) di tutti [RECENSIONE]

Palpa, tra tennis ed eroina

«Il Palpa». Il più forte di tutti racconta la partita più dura di Roberto Palpacelli, talento assoluto del tennis italiano degli anni ottanta.

Una biografia scritta con Federico Ferrero, voce tennistica di Eurosport, dalla narrazione avvincente e drammatica.
Perché quando c’è di mezzo il «mostro-droga», la partita la perdi sempre.
Anche se la natura ti regala un talento immenso e possibilità di scalare le classifiche mondiali ATP.

Dal libro-verità, emerge una domanda con due opzioni (non necessariamente esclusive):

  • Roberto Palpacelli spreca la sua vita ed il suo talento tennistico (avrebbe potuto essere un campione se non fosse stato un tossicodipendente)
  • Roberto Palpacelli è ancora vivo grazie all’amore per il tennis (nonostante fosse un tossicodipendente dallo stile di vita estremo)

Roberto Palpacelli detto il Palpa: talento sprecato o vivo per l'amore verso il tennis?

Una vita spericolata

A fine carriera, Il Palpa racimolerà un solo punticino nella classifica ATP.
Avrebbe potuto vincere i tornei più importanti?
Combattere per i trofei del Grande Slam?

«Il Palpa». Il più forte di tutti non è un libro per commiserarsi.
Al contrario, giunti all’ultimo rigo, percepisco la voglia di un uomo di gridare al mondo: «SONO CADUTO MILLE VOLTE MA OGGI SONO VIVO».

Conscio di aver fatto soffrire chi gli è stato vicino – in primis, la sua famiglia.
Razionale nel valutare i suoi limiti psicologici.
Grato alla natura per aver avuto in dono un fisico resistente oltre ogni limite.
Consapevole di aver perso tante opportunità calate dal cielo grazie solo al suo talento tennistico.

Eppure, Roberto Palpacelli non rinnega le sue scelte assurde: alcool, droga, vita spericolata sempre alla ricerca dell’estremo, fino ad un centimetro dal precipizio finale dal quale è impossibile risalire.

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Quando la pallina di tennis colpisce il net

«Il Palpa». Il più forte di tutti ha il merito di presentare al grande pubblico un personaggio controverso, ai molti sconosciuto – anche a chi, appassionato di tennis, segue questo sport da anni.

Davvero bravo Federico Ferrero, capace di raccontare, con equilibrio, il dramma di un uomo caduto nell’inferno dell’eroina.

Dopotutto, basta un nonnulla per cambiare il destino, proprio come la pallina di tennis che, durante un match combattuto punto dopo punto, colpisce il net: dove cadrà?
Un alito di vento e le sorti di una partita (o di una vita?) cambieranno per sempre.

Roberto Palpacelli su Tg2 Storie

Sul web, sono molti i video dedicati al Palpa.
Segnalo il servizio di Tg2 Storie (da facebook).

A proposito, io scelgo l’opzione due: il Palpa non è un campione mancato, è un uomo fortunato ancora vivo grazie al tennis.

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Pedalare a Napoli: il sacrificio del giovane paraurti

Paraurti anteriore: volato via

Appena quattro mesi e poco meno di ottocento chilometri.
E il paraurti anteriore della mia nuova e-bike vola via.

Qualche giorno fa, i primi sinistri scricchiolii.
Proseguo fiducioso: dopotutto, ho comprato un carro armato su due ruote proprio per affrontare i peggiori «mostri» urbani!

Ma, nulla è possibile contro le continue vibrazioni provenienti dalla pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia.

Il paraurti volato via

Nemmeno la fat bike resiste

In sella alla fat bike, non temo nulla.
Batteria più telaio, 24 kg di peso per una velocità massima di 25 km/h.
Ammortizzatori professionali, coprisella imbottito, ruote di scooter.

Organizzato come se combattessi al fronte: io, ciclista napoletano compio il mio dovere e ogni giorno vado al lavoro in bici.

I sampietrini di via Foria, le montagne russe di piazza Carlo III, la guerra al Museo Nazionale.
Lo zig zag tra le auto in sosta con le quattro frecce napoletane accese sulla pista ciclabile di Corso Umberto, progettata, finanziata e ferma nel cassetto di qualche assessore.

Basta!

E’ troppo anche per il novello carro armato.
In funzione solo da quattro mesi.
Dopo appena ottocento chilometri.

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La fine di un giovane paraurti servirà?

Paraurti, vola via!
Il tuo sacrificio è la sconfitta della mobilità alternativa.
La tua ribellione dimostra l’assenza totale di una vera politica ambientale.

Una nuova carrozzeria spezzata dal disinteresse istituzionale, dalle mille promesse sbandierate, intrappolate dalla burocrazia malata e rimaste prigioniere nei meandri dei palazzi governativi.

Ma non mi arrendo.
Continuo a pedalare.
Perché il sacrifico di un giovane paraurti non resti inascoltato.


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Pedamentina, 414 scale da scoprire (in discesa) [FOTO]

Da San Martino al corso Vittorio Emanuele

La Pedamentina, 414 scale, dalla silenziosa certosa di San Martino fino al traffico caotico del corso Vittorio Emanuele.

Meno di mezz’ora, al piccolo passo, godendo per ogni metro del panorama del golfo, l’eterno Vesuvio sentinella della città, visto e rivisto ma che cattura sempre lo sguardo del viandante.

Un zig-zag di rampe, soffermandosi su dettagli imprigionati dietro ad un cancello chiuso, catturare pezzi di mare celati da «mostri» urbani nati da chissà quale abuso di un lontano passato.

414 scale, immersi nel silenzio, per scoprire angoli nascosti di Napoli – eppure siamo al centro città! – ad osservare la certosa dal basso, il verde mangiato dal cemento selvaggio, un pezzo di storia di Napoli.

Alla scoperta della Pedamentina: da San Martino al corso Vittorio Emanuele

Pedamentina, la galleria fotografica

Mentre scendo, incontro molti coraggiosi percorrere il sentiero in senso opposto: dal corso Vittorio Emanuele su, per 414 scale, fino alla certosa di San Martino!

In salita … chissà … per ora l’idea non mi attira.

Nel mentre, consiglio: la Pedamentina è un luogo assolutamente da scoprire.
Meglio in discesa però 🙂


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Salone del libro di Torino, l’altra faccia: non solo i fascisti rimangono fuori [DENUNCIA]

Salone del libro di Torino: la testimonianza

Il Salone del libro di Torino si è concluso.
Su tutte le testate, cartacee e non, articoli che lo esaltano, raccontandone gli eventi, i personaggi, le code per i firmacopie.
Circa 148.000 presenze.
Più della scorsa edizione, che pure è stata un successo inaspettato.
Grandi nomi, non solo della letteratura, nazionali ed internazionali.

C’ero anch’io.

Sono una persona con difficoltà motorie.
Senza entrare nel dettaglio, cammino con fatica.

148 passi per me sono come per gli altri 148.000 passi.
Come i visitatori del Salone.

Salone del libro di Torino: la denuncia di una lettrice

Razzismo al Salone del libro di Torino: la denuncia

Sabato 10 maggio mi presento al controllo di sicurezza del Lingotto.
Chiedo che mi venga data una sedia a rotelle.

Lo scorso anno, su suggerimento di un’amica che mi aveva accompagnato, l’avevo richiesta e, nonostante la mia resistenza psicologica, ne avevo verificato la necessità.

Il responsabile della sicurezza chiama gli addetti.
Dopo circa dieci minuti arriva finalmente una persona con la tanto agognata sedia a rotelle.
Mi guarda, perplesso.
Mi domanda come mi sento.
Gli rispondo che mi sento bene, perplessa.
Mi dice che se non sto male non può darmi la sedia.
Provato a oppormi.
A fare notare che nell’area di accesso al Lingotto sono presenti ben cinque ambulanze, e che se qualcuno si sentisse male sarebbe necessaria una barella non una sedia a rotelle.

Nulla, le disposizioni da lui ricevute, dicono diversamente.

«E il buon senso?» gli chiedo io.
«Qui si vive di regole» mi risponde, alludendo probabilmente al fatto che come meridionale sono incompatibile con la legge.
E mi lascia lì.

Le quasi due ore successive vedono l’alternarsi di responsabili di varie attività organizzative del Salone che si rimpallano il problema.

Dopo l’affermazione che il Salone non dispone di un servizio per le persone disabili ho richiesto, ottenendolo, l’intervento dei Carabinieri.
La sedia, alla fine, mi è arrivata.

Questo è stato il MIO Salone.

L’emozione di incontrare Luis Sepulveda, solo per fare un nome fra i tanti, non mi ha ripagato della mortificazione di essere costretta, ancora una volta, ad alzare la voce per affermare un mio diritto.

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Salone del libro di Torino: perchè?

Pubblico con sgomento e delusione la lettera giunta da una visitatrice dell’ultimo Salone del libro di Torino.
Della veridicità dell’episodio raccontato, ne ho la matematica certezza.

Alla lettrice la nostra solidarietà.
Al Salone del libro, invece, chiediamo prima le necessarie spiegazioni e poi le dovute scuse.
Affinché il triste episodio non si ripeta mai più.
E il «mostro» del razzismo sia cancellato da un luogo tanto ricco di storia e cultura.


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Parco dei mostri di Bomarzo: tra (la mia) fantasia e realtà [FOTO]

Parco dei mostri: come doveva andare

«Benvenuto dottor Monfrecola, siamo onorati della sua visita» il direttore del parco dei mostri di Bomarzo tradisce l’emozione dell’incontro.

Mi porge la mano sudaticcia, evito il contatto.

«Da tempo desideravo visitare questo luogo, lo trovo meraviglioso» replico gelido.
«La mia ex segretaria (licenziata oggi) non è mai riuscita ad incastrare Bomarzo tra gli impegni editoriali e le interviste televisive» continuo osservando le prime incredibili sculture scolpite nelle rocce ordinate dal Principe Pier Francesco Orsini dopo la morte della moglie Giulia Farnese.

«Mi conceda l’onore di accompagnare il webmonster di faCCebook.eu – il blog ufficiale dei mostri – in visita al sacro bosco. Sono iscritto alla newsletter e la seguo su tutti i canali social. Attendo con trepidazione ogni suo post» interviene impaurito l’uomo.
«Onore concesso ma non mi chieda selfie» sentenzio distaccato.

La passeggiata nel magnifico ed unico parco dei mostri di Bomarzo può avere inizio.

al parco dei mostri di Bomarzo

Parco dei mostri: come è andata

«Sono 11€» dichiara la cassiera senza nemmeno alzare lo sguardo.

L’indifferenza della donna non spegne l’entusiasmo del sottoscritto: a poche ore da Napoli – uscita Attigliano dell’A1 – sorge un bosco misterioso, ricco di sculture mostruose, nate dall’amore del Principe per la moglie defunta.

Un complesso monumentale risalente al XVI secolo menzionato anche da Alberto Angela in una delle recenti puntate di Meraviglie d’Italia su Rai1.

Da tempo segnato nella mia personalissima TODO LIST d’arte, in questo ponte d’aprile, finalmente trovo una parantesi tra lavoro ed impegni vari.

Parto carico di attese.
Attese confermate: il parco dei mostri di Bomarzo merita la visita.

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Parco dei mostri: la galleria fotografica

Dopo le sculture ritraenti animali mitologici, divinità, casa pendente e mostri si può apprezzare uno scatto di Bomarzo.


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Dispenser gratuiti per gli escrementi dei cani: ci riproviamo al Centro Direzionale [DOWNLOAD VOLANTINO]

Al CDN il dispenser rivoluzionario

Il “pezzo zero” del rivoluzionario domino è all’isola G7 del Centro Direzionale di Napoli.
Il primo dispenser gratuito per la raccolta degli escrementi dei cani è a disposizione dei padroni distratti.

Accompagni Fido a liberarsi ma dimentichi la paletta?
Il simpatico dispenser sottostante al volantino, distribuisce gratuitamente il sacchetto col quale prelevare la deiezione e rimediare alla negligenza.
Basta strapparne uno, compiere il dovere (che ogni padrone civile già esegue) e rispettare la regole elementari della convivenza.

Dispenser gratuiti contro gli escrementi di cani: ci riproviamo al Centro Direzionale

In collaborazione con Vivere

Dopo il fallimento di qualche anno fa, ci riprovo.
In collaborazione con Vivere, il mensile del Centro Direzionale, installiamo il dispenser nei pressi del Bar El Cafesino.

«Stavolta funzionarà!» ripeto mentre attacco il volantino nella curiosità generale.

Il Centro Direzionale bene si presta perché è uno spazio circoscritto e controllato.
E, sotto la spinta mediatica di Vivere, l’iniziativa può raggiungere i commercianti ed i cittadini fiduciosi.

Trionferà l’indifferenza oppure i commercianti ed i cittadini, vista l’esigua spesa da sostenere ed i risultati immediati, adotteranno un dispenser gratuito per gli utenti, collocandolo davanti al proprio negozio o condominio?
Non resta che attendere con tenacia: ogni rivoluzione necessita di tempo.

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Scarica il volantino

Bando alle chiacchiere, passiamo ai fatti concreti.
Con un clic parte la rivoluzione: scarica il volantino, personalizzalo con il logo del tuo negozio (o sponsor), acquista il kit presso un qualsiasi punto vendita di accessori per cani.
Posiziona il distributore (come in foto) nei pressi del tuo condominio o negozio.
Controlla e ricarica il dispenser quando necessario.

Goditi il Centro Direzionale pulito e sii orgoglioso di te stesso: fai parte di quel piccolo, grande esercito di cittadini che, con un piccolo gesto, combattono l’assuefazione per migliorare il mondo che li circonda.


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SOS Cane [VOLANTINO]

Scarica il volantino per incentivare l’uso dei sacchetti igienici per la raccolta degli escrementi dei cani abbandonati lungo le isole del CDN.

Una iniziativa di faCCebook.eu, in collaborazione con Vivere, il mensile del Centro Direzionale di Napoli.

Typee.it: il mio esordio da scrittore con un racconto sul razzismo

Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene

Il commento di un conoscente, quando legge un mio articolo (post, racconto, brano) è, per forza, influenzato dal grado di relazione che ci lega.

L’idea di ricevere il giudizio imparziale da lettori/scrittori sconosciuti, invece, stimola.

Così, un po’ per gioco un po’ per curiosità, mi butto in pista e senza prendermi troppo sul serio, attendo il giudizio asettico della comunità di Typee.it:

TYPEE, la comunità di lettura e scrittura online della scuola Belleville, nasce per scoprire nuovi scrittori.
Su TYPEE puoi pubblicare racconti, saggi o poesie, e crescere grazie ai voti della comunità.
Si comincia come Esordiente, si diventa Scrittore e infine Autore.

Decido di esordire con un argomento a me caro: i «mostri» celati dietro la presunta diversità.

Il breve post Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene affronta con delicatezza il tema del razzismo – almeno nelle intenzioni del sottoscritto.
Così, sulle ali dell’entusiasmo e con la bizzarria di sottopormi alla gogna mediatica del web, il racconto d’esordio nasce con naturalezza in poco meno di un’ora.

Su Typee.it il mio racconto di esordio: "Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene"

typee.it: da esordiente a scrittore

L’idea mi piace: parto come Esordiente.
Se ricevo voti positivi e commenti lusinghieri, dopo un certo numero di pubblicazioni, salgo il gradino ed ottengo il prestigioso titolo di Scrittore!

Solo i più talentuosi aspirano al vertice supremo: Autore.

Emozionato, digito e pubblico.
Pochi minuti e giunge la notifica sullo smartphone: il primo voto!
Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene continua a sorprendere: a fine giornata, una manciata di voti ed un commento:

Idea particolare, piaciuta la sospensione, la sensazione di incertezza. Parte centrale forse un po’ troppo razionale

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typee.it: pronto il secondo racconto

Temevo mi facessero a pezzi, invece non è andata poi così male.
Con il racconto d’esordio scendo in pista, osservo gli altri ballare, muovo i primi timidi passi.
Insomma, il ghiaccio è rotto!

A breve, il secondo inedito racconto di un esordiente a caccia di «mostri».


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Gli Intellettuali radical chic, razza pericolosa? Un romanzo (divertente) di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Frun, semplificare è bello

Perché tutti quanti usavano la parola “intellettuale” come sinonimo di “radical chic”? […]
Sembrava che la cultura si fosse trasformata in inganno, l’ignoranza in innocenza.

Frun mi mancherà.
Il Funzionario Redattore Ugo Nucci, con i suoi consigli puntuali, semplifica la vita.
Interviene – se necessario – per sostituire termini difficili con parole elementari.
Ed è tutto qui Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi

Sembra poco.
Invece, il romanzo è un’accattivante fotografia dei nostri giorni.

Una mondo (inventato?) dove trionfa lo slogan problemi complessi, soluzioni immediate e la superficialità regna sovrana.

Il censimento dei radical chic, un romanzo di attualità di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Il Primo Ministero degli Interni

L’alfiere di questa società «semplificata» è l’onnipresente Ministro degli Interni: a colpi di selfie e tweet, annuncia, proclama e nuota in bagni di folla acclamante.
Un politico astuto che, per piacere alle masse, recita il falso ignorante.

E, a furor di popolo, diventerà il Primo Ministero degli Interni.

“Si vergogni! Lei fa citazioni mentre il popolo muore di fame”.

In un mondo dove sono bandite le parole difficili, gli Intellettuali diventano una razza da controllare.

La Cultura, dunque, ben presto, è percepita come «nemica» del popolo.
I suoi esponenti, una fastidiosa minoranza da ghettizzare.

“Chi sono quelle signore, mamma?”.
“Sono intellettuali, Arturo.”
“E che cos’è un intellettuale, mamma?”
“Qualcuno che legge molto e usa parole difficili, suppongo.”
“E a che cosa serve?”
“Questo devi chiederlo a tuo padre.”

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Un romanzo di pura fantasia?

Il censimento dei radical chic tratta il delicato rapporto tra società e cultura con spensieratezza.
I primi capitoli, i migliori.
Con il trascorrere delle pagine, la sorpresa si attenua ed il romanzo diviene lineare, a volte un po’ ripetitivo – ma sempre leggero.

In caso si termini ostici, ci pensa Frun sotto la sovraintendenza del Funzionario Redattore Capo Salvo Pelucco.

Laddove il lettore ravvisasse ancora parole difficili o intellettualismi astrusi è pregato di segnalarli inviando una raccomandata A/R a: Signor Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana, Lungotevere dei Marescialli 79/A, 00100, Roma.

Ironia e riflessioni, Giacomo Papi diverte e pone dubbi.
Come il compito di un vero intellettuale radical chic impone.

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Galleria Principe di Napoli: magnifica (se si potesse vedere) [FOTO]

Galleria Principe di Napoli: chiusa

Bella la Galleria Principe di Napoli!
se fosse aperta

La Galleria Principe di Napoli, un gioiello nel cuore di Napoli!
se si potesse visitare

La Galleria Principe di Napoli rappresenta la nostra paradossale città: magnifica e decadente, pronta a rialzarsi dopo l’ennesimo schiaffo e, subito dopo, di nuovo a terra, offesa ed umiliata.

Galleria Principe di Napoli: quando la riapertura?

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La sfregio a pochi metri dal MANN

Ogni giorno, per recarmi al lavoro, la costeggio in bici.
Dalla sella, l’osservo deluso.
Quel cancello sbarrato è l’icona del fallimento, la farraginosa burocrazia contro la bellezza.

E pensare che, proprio di fronte, sorge l’imperioso Museo Archeologico Nazionale di Napoli che attira visitatori da ogni angolo del mondo.

Per la posizione strategia, la Galleria Principe di Napoli chiusa è il benvenuto ideale per il turista entusiasta.
L’opera abbandonata mette subito in chiaro come funziona da queste parti: l’arte trionfa in ogni angolo di Napoli ma a noi, cotanta bellezza, non interessa.
Anzi, la maltrattiamo.

Chiudiamo i cancelli – per la sicurezza, ovvio – invece di riparare velocemente il danno.
Speculiamo sul restauro invece di restituire, il prima possibile, il monumento ai cittadini.

Galleria Principe di Napoli: a pochi metri dal MANN

Lavori in corso?

Se non ricordo male, i lavori per la messa in sicurezza della galleria terminano e, poco dopo, una tempesta primaverile – nel maggio del 2018 –  provoca la caduta dei calcinacci e la nuova chiusura.

A distanza di mesi, la Galleria Principe resta inagibile e non vedo operai al lavoro.
La mattina quando vado in ufficio, al ritorno quando rientro: nessuna opera di restauro in corso.

Osservo sbigottito i calcinacci depositati in un angolo, la polvere sul largo pavimento della Galleria, un triste catenaccio imprigionare l’arte.

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Dalla web tv del Comune di Napoli

La buona notizia giunge dalla web tv del Comune di Napoli: il Sindaco De Magistris afferma che presto la Galleria Principe riaprirà al pubblico.

Bene!

Data della dichiarazione: 24 gennaio 2019.
Attendiamo fiduciosi.


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«Storia della mia ansia»: il tumore di Daria Bignardi in un romanzo emozionante [RECENSIONE]

Un romanzo nato da una vicenda personale

“Nessuno è più di buon umore di un ansioso, di un depresso o di uno scrittore quando gli succede qualcosa di grosso”

Dovevo immaginarlo.
Il romanzo Storia della mia ansia di Daria Bignardi è ispirato al vero male che ha colpito l’autrice.

La sofferenza che trasuda tra le pagine del libro si tocca con mano.
Le considerazioni di Lea – la protagonista della storia, guarda caso una scrittrice – troppo intime per essere il frutto di pura fantasia.

Rigo dopo rigo, di fronte alla reale sofferenza di Lea/Bignardi, alle precise descrizioni del suo stato d’animo e dell’impatto della malattia (anche) sulla famiglia, deduco che Daria Bignardi è stata testimone oculare del dramma.
La convinzione cresce con il progredire della storia: Lea/Bignardi ha provato sulla sua pelle gli effetti devastanti della chemioterapia?

L’intervista di Daria Bignardi a Vanity Fair, pubblicata il 14 febbraio del 2018, scioglie ogni dubbio.

Daria Bignardi, "Storia della mia ansia" il libro ispirato alla sua lotta contro il cancro

Storia della mia ansia: non lascia indifferenti

Storia della mia ansia colpisce.
Il libro è un lungo, intenso viaggio che inizia con la sconvolgente scoperta e continua lungo l’insidioso, quotidiano percorso per per ritrovare l’equilibrio perduto.

L’autrice apre le porte di casa e ci permette di respirare l’atmosfera, le sensazioni di una famiglia disorientata e la tenace battaglia contro il dolore.

Ma, sopratutto, il libro non lascia indifferenti.
Perché quando c’è un «mostro» da combattere, c’è sempre da raccontare un’emozionante storia di coraggio e di amore.

«la chemioterapia fa schifo, ma serve.
Curarsi o operarsi non è divertente.
Non ho rimosso niente, ma ho elaborato tutto anche scrivendo questo libro. Non è un libro sulla malattia e non è un libro sul tumore, è una storia d’amore, e sul rapporto tra l’amore e l’ansia.
Il cancro è soltanto un evento che lo attraversa».

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Costretto ad acquistare un carro armato rosso

La lotta dell’eroico ciclista napoletano

Costretto ad acquistare una nuova bici.
Dopo tre anni (e cinquemila chilometri), il tragitto casa-lavoro-casa, si trasforma in un lungo giro sulle montagne russe.
Anzi, montagne napoletane.

Perché pedalare lungo quel maledetto pavimento di sampietrini che tappezza molte arterie della città, genera una micidiale successione di vibrazioni.
Microcolpi che girano intorno la ruota, superano gli ammortizzatori, salgono lungo il manubrio della bici, si conficcano nella spalla, colpiscono la schiena.

Leggere martellate continue nel tempo.
Piccoli aghi che, ad ogni sobbalzo del mezzo sulle pezze di asfalto disseminate ovunque, si conficcano nel corpo del sottoscritto (e di tutti gli eroici ciclisti napoletani).

Dopo tre anni (e cinquemila chilometri), smetto di soffrire: vendo la mia prima bici a pedalata assistita e salgo sul carro armato rosso.

Il carro armato rosso: la mia nuova bici a pedalata assistita

Il nuovo carro armato rosso

Se vivessi a Stoccolma, avrei la mia bella pista ciclabile ad attendermi ogni mattina.
A Napoli, invece, ci arrangiamo con la pista ciclabile immaginaria (la più lunga d’Italia, peraltro).

Per sua stessa natura, non prevede manutenzione.
Dunque, se utilizzi la bici per recarti al lavoro – a tuo rischio e pericolo – conviene dotarsi di un mezzo idoneo.

La scelta ideale cade su un carro armato rosso a due ruote.
Un mezzo massiccio, robusto, capace di affrontare senza esitazione i «mostri» presenti lungo la suddetta pista ciclabile immaginaria.

E annientarli.

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Carro armato rosso: una scelta obbligata

Il mio nuovo carro armato rosso respinge le malefiche vibrazioni, procede con sicurezza sulla pavimentazione sconnessa, non teme le montagne russe napoletane.

Ma, per il sottoscritto, resta una scelta obbligata ed eccessiva.

Un acquisto forzato per contrastare l’assenza di cultura ciclistica, una decisione necessaria per continuare a pedalare in una città dove la politica per incentivare la mobilità sostenibile, resta un’utopia.

Il carro armato rosso o lo stop forzato.
Dovevo scegliere.

Per amore della libertà, scelgo il carro armato rosso.

La mia nuova bici a pedalata assistita


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