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«Un ragazzo normale» il miglior romanzo di Lorenzo Marone [RECENSIONE]

Un ragazzo normale: dagli anni 80 ad oggi

Leggo Un ragazzo normale di Lorenzo Marone e con la mente torno bambino.
Quando, da piccolo, trascorrevo interi pomeriggi dietro ad un Super Santos o in giro con la bici.
Dagli anni ottanta ai giorni nostri, l’intervallo temporale della mia adolescenza.

Leggere il romanzo dello scrittore napoletano, significa aprire l’album dei ricordi: quelli dolci, legati alle atmosfere magiche della nostra infanzia – amorevole o complicata che sia.
Quel periodo irripetibile della vita che forma l’adulto di domani.

Come succede a Mimì – il figlio del portiere di uno stabile del Vomero – che conoscerà il giovane Giancarlo Siani, il giornalista de Il Mattino, suo vicino di casa.

E, grazie al suo esempio, ben presto imparerà a distinguere il male dal Bene.

«Un ragazzo normale» di Lorenzo Marone: [RECENSIONE]

Il miglior romanzo di Lorenzo Marone?

Tra i libri di Lorenzo Marone (ed il sottoscritto li ha letti tutti), Un ragazzo normale è il mio preferito.

Perché l’ho letto in un week end.
Perché presenta una trama appassionante, scorrevole, avvincente, con spunti di riflessione sulla Napoli di ieri e di oggi.

Sono convinto: Un ragazzo normale è la migliore opera di Lorenzo Marone.

Un romanzo di formazione che ricorda la figura coraggiosa di Giancarlo Siani, il giovane giornalista sorridente.
Il supereroe dei tanti Mimì.

“Non scrive cose pericolose, ma scrive cose vere, quelle che nessuno ha il coraggio di scrivere”

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Salvator Rosa, stazione Linea1: svelato il mistero delle scale mobili ferme da tre mesi [FOTO]

Linea1, stazione Salvator Rosa: l’avviso ANM

Impianto temporaneamente fuori servizio.
Stiamo lavorando per ripristinarlo nel più breve tempo possibile.
Ci scusiamo per il disagio
(avviso ANM, stazione Linea1 Salvator Rosa)

Il Comune di Napoli fa sul serio.
Le scale mobili ferme da tre mesi alla stazione di Salvator Rosa, dimostrano la ferrea volontà politica di raggiungere l’obiettivo-salute entro l’estate.

E’ assurdo immaginare il perché l’impianto, da diverso tempo guasto, non funzioni ancora.
E’ davvero così complicato riparare delle ordinarie scale mobili?
Non ci credo.

L’unica spiegazione razionale è il piano segreto delle Istituzioni: combattere la pigrizia del cittadino costringendolo al movimento.

Come?
Riducendo gli autobus pubblici, fingendo di non possedere le risorse per potenziare la metropolitana, fermando sistematicamente le funicolari, abolendo qualsiasi forma di mobilità alternativa.

I primi risultati sono incoraggianti.
La resistenza del napoletano è superiore alla media nazionale e – caratteristica sviluppata negli anni di disservizi continui – si adatta in ogni altro luogo senza difficoltà alcuna.
(da una testimonianza recente di una cavia napoletana)

Stazione di Salvator Rosa, scale mobili ferme da tre mesi

Salvator Rosa, ingresso secondario: le foto

Di fatto, chiunque entri per l’ingresso secondario di Salvator Rosa, è costretto a percorrere una lunga scalinata prima di giungere all’interno della stazione.

Il Comune non fa sconti a nessuno: mamme con le carrozzine, anziani, i diversamente abili, infortunati vari.
Tutti a piedi, costi quel che costi.

Il cittadino deve curare la forma fisica: o corri giù scalino dopo scalino oppure raggiungi l’ingresso principale (sempre a via Salvator Rosa, distante un quattro/cinquecento metri dall’entrata secondaria) e prendi l’agognato ascensore.

Stazione di Salvator Rosa, l'avviso ANM

Stazione di Salvator Rosa, l'altra scala mobile è solo in salita

Linea1, quando arriva il prossimo treno?

Oltre la forma fisica, il Comune lavora per temprare anche l’aspetto psicologico del cittadino napoletano.

Da tempo immemore, infatti, i display presenti nelle stazioni della Linea1, invece di annunciare quando giungerà il prossimo treno dei desideri, visualizzano (se accesi) un asettico messaggio: “Prove tecniche”.

Ecco l’altro punto del piano segreto delle Istituzioni: un corpo sano è inutile se guidato da una mente fragile.

Occorre fortificare il carattere del passeggero: il mistero sui tempi d’attesa forgia lo spirito, sprona la comunicazione, allena la pazienza.

Salvator Rosa, i tempi d'attesa del prossimo treno restano un mistero

Scale mobili, è finito l’esperimento?

Ora che il sottoscritto ha reso pubblico il vero motivo dello stop delle scale mobili di Salvator Rosa, chiedo ufficialmente agli organi competenti di interrompere l’esperimento.

Il guasto simulato, dopo tre mesi di finta inefficienza, falso disinteresse, cattiva gestione delle stazioni, può ritenersi concluso.

I cittadini ringraziano le Istituzioni per la ritrovata forma fisica.
Ora, però, rimettete in funzione le scale mobili della stazione di Salvator Rosa.
Desideriamo un sano riposo.

Dopotutto, dopo tre mesi di allenamenti, lo meritiamo.

Salvator Rosa, quando finirà l'esperimento?


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Perché ho cambiato la foto del profilo (e perché dovresti cambiarla anche tu)

Il segreto della mia nuova foto del profilo

La nuova foto del profilo?
Sono in redazione, pronto a correre (in bici) per una nuova inchiesta on the road

Svelo il segreto celato dietro la nuova foto ufficiale presente su tutti i miei canali social.

Studioso e uomo d’azione, i due aspetti che – da sempre – caratterizzano la lotta contro i «mostri» di ogni natura, colore, razza.
Il computer sempre connesso, lo smartphone carico per ricevere le soffiate del prossimo scoop, l’impermeabile per ogni stagione, la e-bike parcheggiata per gli eco-spostamenti cittadini.

Lo scatto di Luigi Borrone, il fotografo che ferma il tempo, ha il merito di sintetizzare, in una immagine, i concetti principali nel quale crede il sottoscritto.

La mia nuova foto del profilo

Nuova foto, facebook brucia lo scoop

Le 5 regole pratiche per scegliere l’immagine del profilo sono sempre valide.
Dunque – visto che le ho enunciate – le rispetto.

Commetto un solo, imperdonabile errore: facebook mi ruba lo scoop.

Desideravo un annuncio nello stile Ferrari quando in diretta web, togliendo il velo. per la prima volta si scopre nell’intero globo la nuova monoposto.

Invece, appena modifico l’immagine del profilo facebook, l’impertinente social network – nonostante dalla mia bacheca cancelli subito il messaggio dell’annuncio del cambio foto – pubblicizza l’evento a tutti i miei “amici”.

I successivi “Mi piace” (pochi, per fortuna) bruciano lo scoop.

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Ora tocca a te

L’inverno è alle spalle, di acqua sotto i ponti ne è passata e tu non sei più la stessa persona di un anno fa.
Fuori il sole è alto, la temperatura raggiunge i trenta gradi ma, nella foto del profilo Whatsapp, indossi ancora un pesante ed anacronistico cappotto.

E’ giunta l’ora del cambio di stagione, anche per la tua immagine social.

Una foto recente porta nuovo entusiasmo.

Aggiornati, poi passa in redazione.
Troverai il sottoscritto al computer, con lo smartphone carico e la e-bike pronta per correre verso un nuovo scoop.

Proprio come nella nuova foto del profilo 🙂


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Iene metropolitane in azione: strisce pedonali occupate [FOTO]

Iene metropolitane, chi sono

Nella giungla metropolitana vivono bestie feroci, ratti usciti dalle fogne, avvoltoi pronti a colpire gli indifesi.

E poi ci sono loro, le iene.

Ogni santo giorno, dalla sella della e-bike, quante ne vedo.
Mentre pedalo, nel tragitto casa-lavoro-casa, osservo questi esseri abietti calpestare i diritti delle persone perbene.

Con gesti subdoli, attaccano, rubano, tornano nelle loro tane.
Sono ovunque, «mostri» perfettamente mimetizzati con l’arredo urbano, impossibili da catturare.

Compiono piccoli e grandi illegalità, sotto l’occhio inerme delle forze dell’ordine, spesso spettatori impotenti, a volte controllori distratti.

Si alimentano del loro insano egoismo: azzannano il prossimo pur di raggiungere il proprio scopo personale, non rispettano nessuna regola del vivere comune.

Parcheggiare sulle strisce pedonali: azione vile ed incivile delle iene metropolitane

Iene metropolitane occupano le strisce pedonali

Mi soffermo su una tipica azione delle iene metropolitane: parcheggiare l’auto sulle strisce pedonali.

Con disinvoltura, senza vergogna.

Colpevoli di un gesto vile (oltre che illegale), incuranti delle Leggi, questi ignobili fermano la macchina proprio davanti la pedana per accedere al marciapiede.

Per la rabbia dei diversamente abili, delle mamme con le carrozzine, anziani col carrello portaspesa, semplici pedoni.

Il gesto meschino potrebbe apparire meno grave rispetto agli abnormi problemi di Napoli, invece è indice di una maleducazione diffusa che misura l’alto grado di inciviltà raggiunto.

Quante volte registriamo questa scena meschina?
Troppe.

Parcheggiare sulle strisce pedonali non è «normale», è una classica azione impunita della nostra realtà – da sanzionare, da correggere.

Parcheggiare sulle strisce pedonali: azione vile ed incivile delle iene metropolitane

Iene metropolitane, come sconfiggerle

Le iene metropolitane formano un branco numeroso: il parcheggiatore abusivo, il cittadino che getta la spazzatura la mattina prima di recarsi al lavoro, gli incivili di ogni ordine e grado, l’assenteista, il truffatore del cartellino, il camorrista, …

Sembra un esercito imbattibile.
Invece, la ricetta per sterminare questi «mostri», esiste.

Agiamo in prima persona con l’esempio positivo, imponiamo la nostra legalità nelle piccole, grandi azioni che ci ruotano intorno.

Io voglio provarci.
Se siamo in tanti, le iene metropolitane non avranno da cibarsi.
E così come sono nate, si estingueranno.


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Tre domande (assurde) al parcheggiatore abusivo

Come si diventa parcheggiatore abusivo?

L’attività (commerciale), immagino si erediti.
Il papà, lo zio ma anche la mamma.

Credo sia la spiegazione (folle) più plausibile: sei diventato parcheggiatore abusivo perché in famiglia c’è già chi opera nel settore?

Concepire una strada diversa, risulta difficile.

L’esempio, il movente.
Sarebbe interessante una statistica: su cento parcheggiatori abusivi, quanti hanno un parente già parcheggiatore abusivo?

Inventarsi il mestiere dal nulla, in questo ambito spietato, non lo reputo plausibile.
Per diventare guarda-macchina, in Italia, devi conoscere oppure possedere la giusta raccomandazione.

Chi meglio di mamma o papà?

Napoli e l'assuefazione al parcheggiatore abusivo

Perchè si diventa parcheggiatore abusivo?

Un giovane disoccupato, per mandare avanti la famiglia, fa necessità virtù.
La società civile non gli garantisce un lavoro normale, dunque, per sopravvivere, organizza la sua attività imprenditoriale.

Che trattasi di estorsione ai danni di cittadini onesti, poi, al giovane disoccupato, nulla interessa.

A Napoli, il guarda-macchina è un lavoro antico, accettato come normale da molti, contrastato con azioni eclatanti dalle forze dell’ordine ma, vista la realtà dei fatti, con risultati mediocri.

Il fenomeno è duro a morire ed il sinistro personaggio è parte integrante del decoro urbano.

Perché si diventa (e si tollera) il parcheggiatore abusivo?
Per non spingere queste persone verso lidi più pericolose: un guarda-macchina in più, un possibile delinquente in meno.

L’alibi è servito.

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Parcheggiatore abusivo, quando sparirai?

Ai tempi del contrabbando di sigaretta, valeva la medesima equazione impossibile: tolleriamo i contrabbandieri di bionde per non trasformarli in futuri assassini.

Un mantenimento della quiete pubblica opinabile, una stato sociale basato sull’assurdo.

Eppure, il fenomeno del contrabbando di sigarette, si è spento.
Merito di qualche legge speciale?

Perché contro la piaga quotidiana del parcheggiatore abusivo, non si agisce con la medesima determinazione?

Un paese normale, può definirsi tale se fuori ad un cinema, al teatro, in pizzeria o al Pronto Soccorso, ti attende puntuale un tizio che ti minaccia per estirparti due euro? (spesso sotto lo sguardo indifferente/impotente dei Vigili Urbani)

Vorrei porre queste domande al diretto interessato.
Sarei curioso di ascoltare il suo pensiero.

Io non ne conosco nessuno, li osservo ogni giorno mentre mi reco in ufficio in sella alla e-bike.
Operano alla luce del sole, con sfrontatezza, certi di non essere puniti, in ogni angolo della città.

Prima o poi, intervisterò uno di questi «mostri» metropolitani.


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Confessioni segrete di un bevitore di vino (novello)

Vino, quando cedi alla tentazione

Un’altra bottiglia è andata.
Stavolta si tratta di un Lacryma Christi del Vesuvio Rosso, un vino morbido, azzarderei pregiato.

Da quanto ho iniziato a bere – quanto litri ho ingurgitato? – mi tratto bene.
Mai un vino che lasci indifferente il palato, alla continua ricerca di sapori forti, viaggio col bicchiere verso mete lontane.

La settimana scorsa mi scolai un Nero d’Avola, un vino caldo come il sole della Sicilia, terra di origine di questo rosso, profondo e delicato.
Prima, apprezzai la compagnia di un giovane Chianti e poi di un saggio Barbera.

Col bicchiere mezzo pieno, in gruppo o da solo, attraverso i vigneti dell’Italia per carpire la secolare cultura racchiusa dentro un piccolo chicco d’uva.

Dunque, lo confesso: ho ceduto alla tentazione.

Confessioni choc di un novello bevitore di vino

La dipendenza, un pericoloso «mostro» 

Una Falanghina della zona flegrea in offerta, attira la mia attenzione.
La proposta è imperdibile, prendo il bianco dallo scaffale e lo conservo con cura nel carrello della spesa.

Anche stasera seguirò il consiglio degli antichi: un mezzo bicchiere di vino a cena fa buon sangue.

Da un astemio di lunga data, il sorseggiare è un buon compromesso.

Il pregiato Lacryma Christi ed il giovane Chianti, goccia dopo goccia, svaniscono in una settimana.

Bere con moderazione è sinonimo di salute, cadere prigioniero dal «mostro», è l’inizio della fine.


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Real sito di Carditello, tra bellezza ed abbandono. Con segnali positivi [VIDEO]

Al Real sito di Carditello con Be Time

«Questo luogo dovrebbe essere visitato da migliaia di turisti ed invece …» è l’amara riflessione che scaturisce mentre osservo, dal piccolo schermo della mia Handycamla bellezza ferita del real sito di Carditello 

Sono con Be Time, l’Università del tempo libero, alla scoperta di luoghi d’arte, tra cultura e divertimento.
Oggi siamo tra le campagne di Casal di Principe e la mitica Capua, in quella che fu la riserva di caccia di Carlo di Borbone.

Al sottoscritto il compito di catturare la giornata in un video di tre minuti.

Stanca, rassegnata, innocente, invasata 
Nuda, svergognata, tradita, condannata 
Ma è la mia città 
Sporca, avvelenata, incivile, incendiata 
Sempre affollata, devota, ammutinata 

Al real sito di Carditello con Be Time

I volontari dell’associazione “Agenda 21”

Sui resti di un affresco del 1700 noto una volgare incisione, due iniziali di uno dei tanti «mostri» che, nel tempo, ha violentato questo sito meraviglioso.
Due incisioni, come quelle sigle degli innamorati sui tronchi degli alberi.

Resto sbigottito.

Il real sito di Carditello, nel corso degli anni, ha subito furti e razzie.
Ciò che resta oggi, testimonia la magnificenza di questo luogo.

Grazie ai volontari dell’associazione Agenda 21 Carditello e Regi Lagni, da qualche anno è possibile visitare parte del monumento.

E’ un inizio, il cambio del trend, la speranza.

Ma domani chi lo sa 
Vedrai che cambierà 
Magari sarà vero 
Ma non cambierà mai niente 
Se ci credo solo io 

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«La mia città», di Edoardo Bennato

Mentre registro ho ben chiara la colonna sonora: le immagini del real sito di Carditello scorreranno accompagnate dalle parole di Edoardo Bennato.

Perchè questo luogo ben rappresenta il paradosso nostrano: ciò che potrebbe essere ma non è.

Il real sito di Carditello sembra stare lì per ricordare a tutti noi l’eterno dilemma
italiano, un paese ricco d’arte che disprezza l’arte, incapace di tutelare i propri tesori, in balia della burocrazia malata e del disinteresse generale, depredato dai delinquenti comuni e dalla criminalità organizzata.

Però. il real sito di Carditello, ci dimostra pure che una realtà diversa è possibile.
Se ci crediamo tutti.


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Come differenziare il biglietto della metro (e dell’autobus)

Linea1, dove sono i raccoglitori della carta?

All’uscita della stazione della Linea1 a piazza Garibaldi, manca il raccoglitore della carta.
Subito dopo la scala mobile, emersi dal sottosuolo, migliaia di pendolari col biglietto in mano: dove gettarlo?

Perché proprio a pochi metri, vi sono i raccoglitori colorati per la raccolta differenziata.
Manca, però, il cestino bianco della carta.

Armato di buona volontà, col biglietto in tasca, passeggio all’interno della stazione centrale in cerca del contenitori bianchi.
E ne trovo tanti, tutti distanti dall’uscita della metropolitana.

Convinto, compio il mio dovere: getto il biglietto della metro nel cestino bianco della carta.
E sbaglio.

Raccolta differenziata: il biglietto della metro e dell'autobus non va nel cestino della carta!

Dove lo butto?
Risponde il motore di ricerca dell’ASIA

Consulto la pagina Servizi del sito dell’ASIA Napoli, l’azienda che raccoglie i rifiuti in città.

Il biglietto dell'autobus e della metropolitana non è riciclabile

Digito e scopro la semplice verità: il biglietto dell’autobus (e della metropolitana) non è riciclabile.

La presenza dell’inchiostro su carta – al pari dello scontrino fiscale – rende quel pezzetto di carta non differenziabile.

Dunque, la scelta di non installare i cestini della carta all’uscita della metropolitana non è una dimenticanza.
Al contrario, è una decisione ponderata.

Porgo le mie scuse ai dirigenti ASIA.
Abituato a cercare «mostri» dietro ogni angolo, anche stavolta pensavo che l’assenza dei raccoglitori della carta fuori la stazione, dipendesse dalla negligenza o superficialità di alcuni impiegati.

Felice di essermi sbagliato 🙂


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L’autobus pubblico e quella ragazzina senza biglietto

ANM e la ragazzina-portoghese

«Entra solo chi ha il biglietto!»
L’anatema lanciato dall’autista coglie di sorpresa i pendolari.

«Io non ho il biglietto» sussurra la ragazzina, in fila, proprio davanti al sottoscritto, mentre saliamo sull’autobus pubblico.

«Vendo io i biglietti» propone l’autista-controllore.
«Non ho i soldi» replica la giovane senza tradire imbarazzo.
«Devi scendere, allora» sentenzia l’uomo che applica il nuovo regolamento dell’ANM, l’azienda napoletana di mobilità.

A Napoli, l'autobus pubblico è gratuiti?

Guerra ai portoghesi?
A discrezione dell’autista

L’azienda dei trasporti pubblici napoletana ha i conti in rosso e – finalmente! – contrasta l’atavico fenomeno dei portoghesi, cittadini abituati ad utilizzare i mezzi pubblici sprovvisti del titolo di viaggio.

Combatte la guerra agli abusivi assegnando agli autisti un’ulteriore onere: oltre a guidare in condizioni di stress estremo (vedi traffico e attacchi alla sicurezza personale e dei passeggeri), da qualche giorno i conducenti verificano e vendono i biglietti a chi ne è sprovvisto.

Non ho ben inteso, però, questa legge come e quando viene applicata.
Al ritorno, sempre sulla stessa linea, all’apertura delle porte, l’autista non batte ciglio e le due macchinette obliteratrici presenti sull’autobus, risultano entrambe fuori servizio.

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«Obliterate il biglietto!»

La discussione dura pochi minuti, con l’autobus fermo, l’autista-controllore intento ad applicare la Legge, la ragazzina-portoghese che resiste e non scende, gli altri viaggiatori spazientiti per la perdita di tempo.

«Ce ne andiamo?» gridano dal fondo del pullman.

La solidarietà sblocca l’empasse.
Una signora regala il biglietto alla ragazza-portoghese per la pace di tutti.

«Mi raccomando, obliterate il biglietto!» urla alla platea di pendolari l’autista zelante.
Perché, evidentemente, a Napoli, acquistare il tagliando non significa necessariamente utilizzarlo.

«Ah, se tutti gli autisti fossero come questo impiegato» rifletto mentre nell’autobus nasce il dibattito sul nuovo ruolo dell’autista ANM, se spetti a lui il compito di controllare o deve limitarsi alla vendita dei biglietti.

Nessuno, invece, condanna il comportamento illecito della ragazza-portoghese che considera normale viaggiare su un mezzo pubblico sprovvista di titolo.

Assuefatti, ripartiamo.

L’autista-controllore, invece, è uno dei mille «eroi silenziosi di Napoli» al quale va il nostro ringraziamento.


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Davide Astori, il dramma negli occhi di due bambini

Davide Astori, un dramma collettivo

«Hai visto, è morto Astori, il giocatore della Fiorentina».
«Si, ce l’ho nell’album delle figurine».

Il dramma di Davide Astori si riflette negli occhi preoccupati di due bambini.
In fila fuori al seggio, in attesa di votare, ascolto lo scambio di paure tra piccoli appassionati di calcio.

Avranno una decina d’anni, magari frequentano proprio la scuola dove stiamo votando, dedicano il loro tempo (infinito) al gioco e con la mente immaginano un mondo sicuro.

La tragedia sconvolge le loro (e nostre) certezze.
Si chiedono, come tutti noi: è possibile morire a trentuno anni?

Davide Astori, il dramma che colpisce l'immaginario collettivo

In pochi istanti, la notizia raggiunge tutti

La notizia ci sbatte in faccia l’amara verità: anche un’atleta professionista – simbolo di salute, benessere e prevenzione medica – è vulnerabile come un qualsiasi, comune mortale.

La fine dell’«eroe» ben presto viaggia su tutti gli schermi: tv, tablet, smartphone.
E, in pochi minuti, giunge al seggio.

Fino a coprire di dubbi gli occhi innocenti dei due fanciulli.
Le parole rassicuranti dei genitori, un abbraccio e torna il sereno.
I due marmocchi si inseguono per il corridoio della scuola, urlano, giocano.

Per noi adulti, invece, resta la ferita.
E l’atroce domanda, priva di una risposta sensata: è possibile morire a trentuno anni?


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Lettera sporca all’automobilista napoletano (con regalo)

La follia dell’automobilista napoletano

Caro automobilista napoletano,
Ti osservo ogni mattina, lungo via Foria, bloccato insieme ad altri mille esseri della tua stessa specie.

Prigioniero tra le lamiere, come una belva in gabbia.
Una belva stupida, se mi permetti.

Perché anche ieri e l’altro ieri hai subito lo stesso, inesorabile, destino: avvelenato dai tuoi scarichi, legato al seggiolino della tua utilitaria, col sangue agli occhi, impotente, puoi solo attendere che l’ingorgo si sblocchi.

Sfoghi la rabbia prendendo a pugni il clacson mentre io, libero, ti sorpasso con tutta la calma di questo mondo e, in sella all’e-bike, mi godo il tragitto casa-ufficio.

Mentre pedalo, ti scruto sbigottito.
Proprio non comprendo il tuo assurdo, testardo, comportamento:: ti rendi conto della follia che generi?

La mia maschera antismog: atto d'accusa contro l'automobilista napoletano

Napoli, terza città più inquinata d’Europa per polveri sottili

Allora automobilista napoletano,
alla fine ce l’hai fatta.

Grazie alla tua pigrizia (fisica e mentale), siamo saliti sul podio: dopo Milano e Torino, lo scorso gennaio, Napoli è risultata la terza città più inquinata d’Europa per polveri sottili.

Se non credi alle centraline impazzite dell’ARPAC o al drammatico report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, domani mattina, mentre sei immobilizzato nel solito mega-ingorgo di via Foria, abbassa il finestrino della tua gabbia metallica.

Inspira e respira per trenta secondi.

Poi attendi il mio silenzioso passaggio in bici.

Ti regalerò il filtro della maschera antismog da poco sostituito (l’ho utilizzato nel periodo ottobre – dicembre 2017).

Guardalo bene – tanto, bloccato nel traffico, il tempo non ti manca.
Contiene le tracce del «mostro» invisibile: le polveri sottili

Vedi, lo smog non è un’entità astratta.
Ha una forma ed un colore: il nero del catrame.

Studia le macchie, soffermati su quelle chiazze tetre.
Le produci pure tu, sei cosciente?

E colpiscono tutti.

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Automobilista napoletano, è tempo di cambiare aria

La lunga fila di mezzi bloccati nel traffico è un film dell’orrore che si ripete ogni giorno.

Le eccezioni le accetto, va bene, non tutti possono rinunciare all’auto.
Ma la stragrande maggioranza di voi, invece, con un po’ di buona volontà, un’alternativa la trova.

Non abbiamo più alibi.
E’ tempo di cambiare aria.

Allora, automobilista napoletano, lasciamo l’auto a casa e saliamo su un mezzo pubblico – o meglio ancora – su una bella bici?
Vedrai che, superate le prime difficoltà, non ti fermerai più.

Pedalare per credere.


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Leone dell’Eufrate, quella dedica che nessuno cancella [FOTO]

Issam Zahreddine, il leone dell’Eufrate

“09-09-1961, 18-10-2017 – onore al leone dell’Eufrate”

Quante volte osservo quel muro imbrattato, di quel palazzo color rosa sbiadito a via Poggioreale, vicino al carcere, nei pressi del Centro Direzionale di Napoli?

Ed ogni volta mi pongo lo stesso quesito: quale recondito significato nasconde quel sinistro “onore al leone dell’Eufrate”?

Un muro imbrattato per ricordare il leone dell'Eufrate, un criminale di guerra siriano

Il leone dell’Eufrate, eroe o criminale di guerra?

Recarsi in bici al lavoro presenta un indubbio vantaggio: osservo dettagli che, dall’auto, sono impossibili da percepire.

Così, ogni mattina, quando in sella alla e-bike supero il palazzo rosa, con la coda dell’occhio rileggo la dedica al leone dell’Eufrate.

All’ennesimo passaggio, stavolta mi chiedo: «ma chi è costui?».

Un clic per scoprire verità opposte: Issam Zahreddine, per alcuni è un eroe della guerra siriana che ha difeso il suo popolo dagli orrendi attacchi dell’ISIS, per altri è un criminale di guerra autore di azioni indicibili.

La pagina Wikipedia dedicata a Issam Zahreddine riporta poche righe ufficiali, il sito Articolo21, invece, pubblica un articolo molto dettagliato sulla dedica comparsa in molte città italiane dopo quel 18 ottobre 2017 (“Onore al Leone dell’Eufrate”. 100 città italiane tappezzate da manifestanti (di Casapound) inneggianti a un criminale di guerra siriano).

Non riesco a formare un’idea precisa su Issam Zahreddine, informazioni contrastanti in un contesto esplosivo come la Siria impongono prudenza di giudizio.

La domanda rimbalza con moto perpetuo senza trovare il giusto equilibrio: il leone dell’Eufrate è un «mostro»?

Un muro imbrattato per ricordare il leone dell'Eufrate, un criminale di guerra siriano

Perché non ripulite quel muro?

Chissà se gli inquilini del palazzo rosa di via Poggioreale conoscono la storia di Issam Zahreddine.

Immagino che, una mattina di fine ottobre 2017, aprendo la finestra, avranno letto la dedica, si saranno posti delle domande, posseggano un giudizio sulla vicenda!

Mi piacerebbe ascoltare l’opinione dei condomini dell’edificio imbrattato e porgli una semplice domanda: perché non cancellate quella scritta?

E’ una spesa inutile?
Forse, tocca al Comune intervenire?
Oppure concordate sulla dedica?

Mi piacerebbe capire la verità che si cela dietro ad un muro imbrattato e sul perché resta imbrattato finché le intemperie non decidano di cassare l’opera umana.

Ma, temo, che non l’accetterei.


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