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Tag: mostro (Page 1 of 10)

C’era una volta la fermata dell’autobus [FOTO]

Fermata dell’autobus = parcheggio selvaggio

La foto ricordo immortala un gruppo di elementi, triste costante dell’arredo urbano.

All’interno della linea gialla che delimita lo spazio riservato alla sosta dell’autobus pubblico, riconosciamo i soliti personaggi.
Seduti (da sinistra verso destra):

  • lo scooter, l’abitué
  • i cassonetti della spazzatura, gli invasori
  • l’automobile, l’onnipresente

Alle spalle: la fermata dell’autobus.

Parcheggio selvaggio alla fermata dell'autobus

Una scena di ordinaria inciviltà

Osservo l’invasione dal lato opposto del marciapiede.
Sono a via Giacinto Gigante nel quartiere Vomero-Arenella dove un posto auto vale quanto un buon investimento in borsa.

Vista la rarità di parcheggi, ognuno infila l’auto dove può.
Anche dentro lo spazio riservato alla fermata degli autobus pubblici.

In realtà, questa foto non mostra nemmeno un caso di estrema gravità perché – dopotutto – un minimo di superficie libera è ancora disponibile (proprio dove attendono le due signore).
Chiunque giri per Napoli, prima o poi, si sarà imbattuto in fermate dell’autobus interamente ricoperte da auto e scooter.

Il parcheggio selvaggio cancella l’area riservata al mezzo pubblico utile alla discesa/salita dei passeggeri in totale sicurezza (e, particolare non secondario, senza intralciare il traffico).

Ciò che mi colpisce in questo scatto, invece, è la ripetitività della scena.

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Pericolosa normalità

Anche ieri e due giorni fa lo scooter era parcheggiato vicino i cassonetti della spazzatura.
Tutti insieme appassionatamente all’interno della linea gialla riservata.

Ai vigili urbani che presidiano l’incrocio qualche metro più avanti, risulta normale non intervenire per multare chi infrange la Legge.

Dunque, un’azione illegale – vista la ripetitività quotidiana – viene percepita come comportamento regolare.
E, quindi, accettato.

L’abitudine nel vedere una fermata dell’autobus assediata da scooter, auto e cassonetti dell’immondizia, bene rappresenta l’evoluzione dell’indifferenza divenuta assuefazione.

La migliore linfa per i peggiori «mostri» metropolitani.


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Tre domande (assurde) al parcheggiatore abusivo

Come si diventa parcheggiatore abusivo?

L’attività (commerciale), immagino si erediti.
Il papà, lo zio ma anche la mamma.

Credo sia la spiegazione (folle) più plausibile: sei diventato parcheggiatore abusivo perché in famiglia c’è già chi opera nel settore?

Concepire una strada diversa, risulta difficile.

L’esempio, il movente.
Sarebbe interessante una statistica: su cento parcheggiatori abusivi, quanti hanno un parente già parcheggiatore abusivo?

Inventarsi il mestiere dal nulla, in questo ambito spietato, non lo reputo plausibile.
Per diventare guarda-macchina, in Italia, devi conoscere oppure possedere la giusta raccomandazione.

Chi meglio di mamma o papà?

Napoli e l'assuefazione al parcheggiatore abusivo

Perchè si diventa parcheggiatore abusivo?

Un giovane disoccupato, per mandare avanti la famiglia, fa necessità virtù.
La società civile non gli garantisce un lavoro normale, dunque, per sopravvivere, organizza la sua attività imprenditoriale.

Che trattasi di estorsione ai danni di cittadini onesti, poi, al giovane disoccupato, nulla interessa.

A Napoli, il guarda-macchina è un lavoro antico, accettato come normale da molti, contrastato con azioni eclatanti dalle forze dell’ordine ma, vista la realtà dei fatti, con risultati mediocri.

Il fenomeno è duro a morire ed il sinistro personaggio è parte integrante del decoro urbano.

Perché si diventa (e si tollera) il parcheggiatore abusivo?
Per non spingere queste persone verso lidi più pericolose: un guarda-macchina in più, un possibile delinquente in meno.

L’alibi è servito.

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Parcheggiatore abusivo, quando sparirai?

Ai tempi del contrabbando di sigaretta, valeva la medesima equazione impossibile: tolleriamo i contrabbandieri di bionde per non trasformarli in futuri assassini.

Un mantenimento della quiete pubblica opinabile, una stato sociale basato sull’assurdo.

Eppure, il fenomeno del contrabbando di sigarette, si è spento.
Merito di qualche legge speciale?

Perché contro la piaga quotidiana del parcheggiatore abusivo, non si agisce con la medesima determinazione?

Un paese normale, può definirsi tale se fuori ad un cinema, al teatro, in pizzeria o al Pronto Soccorso, ti attende puntuale un tizio che ti minaccia per estirparti due euro? (spesso sotto lo sguardo indifferente/impotente dei Vigili Urbani)

Vorrei porre queste domande al diretto interessato.
Sarei curioso di ascoltare il suo pensiero.

Io non ne conosco nessuno, li osservo ogni giorno mentre mi reco in ufficio in sella alla e-bike.
Operano alla luce del sole, con sfrontatezza, certi di non essere puniti, in ogni angolo della città.

Prima o poi, intervisterò uno di questi «mostri» metropolitani.


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Bike sharing, perchè è importante (e a Napoli non c’è)

Le ciclostazione del bike sharing? Attaccapanni

La ciclostazione è proprio di fronte Castel dell’Ovo.
Perfetta per appoggiare il giubbotto e annessi prima della foto-ricordo.

Perché le postazioni abbandonate del bike sharing napoletano, oggi, a questo servono: da attaccapanni per chi si mette in posa, una inattesa panchina se vuoi recuperare le energie, da toilette per la zampa del quadrupede in cerca di stimoli.

Dopo il tour sulla magnifica terrazza di Castel dell’Ovo, il «mostro» me lo ritrovo davanti in tutto il suo degrado: un monumento all’incuria per ricordarci che il bike sharing a Napoli è ufficialmente morto.

Bike sharing Napoli, servizio fermo da anni. Perchè?

Bike sharing, educazione alla pedalata

Oggi pedalo per gioco.

Domani riprovo, tanto il servizio è gratuito e posso spostarmi in città in modo veloce e senza stress.

La settimana successiva – vista la reale efficacia del bike sharing – riuso la bici per andare e per tornare.

Finché lo sfizio diviene una (sana) abitudine.

E poi, quasi quasi, mi compro una bella bicicletta, magari a pedalata assistita.

Lascio finalmente l’auto in garage e pedalo fino in ufficio.
Divento talmente convinto che, se abito lontano, raggiungo la stazione in bici e continuo col treno.

Fino ad un mese fa, questi erano pensieri scandalosi.

Poi, grazie ai piccoli, quotidiani spostamenti con il bike sharing comunale, scopriamo che la mobilità sostenibile non è un parolone valido solo a Copenaghen.
Al contrario, è applicabile anche nel nostro piccolo mondo.

Se c’è volontà politica, organizzazione, disponibilità.
Strumenti per convincere gli indecisi e trasformare lo sparuto numero di ciclisti metropolitani in un esercito di pendolari ecologici.

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A Napoli, quando riprendiamo a pedalare?

Il bike sharing educa il cittadino all’uso della bici.

Un elementare mezzo di trasporto per introdurre il primo, fondamentale passo alla mobilità alternativa, un segnale essenziale delle istituzioni verso il cittadino: lo Stato ci crede e ti aiuta a pedalare.

Purtroppo la realtà racconta altro: in città, il bike sharing non è attivo da diversi anni (l’ultimo post sul blog del sito ufficiale risale al 23 maggio 2016).

Restano le ciclostazioni abbandonate.
A ricordare a tutti che una realtà diversa è possibile.

Ma al momento, per l’incapacità della politica, non realizzabile.


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Perché (da tre mesi) nessuno raccoglie il pneumatico al centro della pista ciclabile immaginaria? [FOTO]

Dicembre 2017, spunta il pneumatico incivile

L’osservo da oltre tre mesi.

Ogni giorno, nel tragitto casa-lavoro, dalla sella della mia e-bike studio l’evoluzione del pneumatico incivile abbandonato al centro della pista ciclabile immaginaria di corso Malta, a poche centinaia di metri dal Centro Direzionale di Napoli.

Lo ricordo come se fosse oggi: comparve in un freddo giorno di metà dicembre (2017), da allora vive indisturbato vicino al marciapiede.

Eppure, ad un occhio attento, non sfugge il dettaglio: la strada risulta pulita, segno che viene spazzata ed i rifiuti «normali» raccolti in un mucchietto a far compagnia al pneumatico incivile.

Dunque: perché il piccolo «mostro» nero non viene rimosso?

A chi tocca raccogliere il pneumatico al centro della pista ciclabile immaginaria di corso Malta?

Pneumatico, a chi tocca raccoglierlo?

A chi tocca rimuovere il pneumatico incivile?

La domanda – seppur ovvia – ricade nella sfera della burocrazia malata.

Mi ricorda la questione della fontana pubblica che perdeva acqua.
Una serata trascorsa al telefono per capire a chi toccasse intervenire: non è compito dei Vigili del Fuoco, all’ABC Napoli non compete perché la fontana è in un parco pubblico, non tocca nemmeno ai giardinieri, al Comune mi rimandano ai Vigili Urbani.

Finché un Vigile volenteroso si adopera e la questione si risolve.

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Pneumatico incivile, come finirà?

Il pneumatico incivile è vittima della burocrazia malata.

Gli operatori ecologici spazzano lungo il marciapiede ma non raccolgono il rifiuto speciale.
Gli altri impiegati dell’ASIA Napoli non intervengono, non rientra nei loro (specifici) compiti.

Nel mentre, le intemperie provvedono e il pneumatico incivile, piano piano, si consuma.

Ma il «mostro» è duro a morire e la sua presenza inceppa il gigantesco (e milionario) ingranaggio della raccolta dei rifiuti.

Resterà lungo la pista ciclabile immaginaria di corso Malta, a poche centinaia di metri dal Centro Direzionale, finché un operatore ecologico, armato di buona volontà, con un gesto rivoluzionario, lo preleverà.

Ancora una volta, il rimedio contro la lacuna organizzativa, dipenderà dalla volontà del singolo.


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Leone dell’Eufrate, quella dedica che nessuno cancella [FOTO]

Issam Zahreddine, il leone dell’Eufrate

“09-09-1961, 18-10-2017 – onore al leone dell’Eufrate”

Quante volte osservo quel muro imbrattato, di quel palazzo color rosa sbiadito a via Poggioreale, vicino al carcere, nei pressi del Centro Direzionale di Napoli?

Ed ogni volta mi pongo lo stesso quesito: quale recondito significato nasconde quel sinistro “onore al leone dell’Eufrate”?

Un muro imbrattato per ricordare il leone dell'Eufrate, un criminale di guerra siriano

Il leone dell’Eufrate, eroe o criminale di guerra?

Recarsi in bici al lavoro presenta un indubbio vantaggio: osservo dettagli che, dall’auto, sono impossibili da percepire.

Così, ogni mattina, quando in sella alla e-bike supero il palazzo rosa, con la coda dell’occhio rileggo la dedica al leone dell’Eufrate.

All’ennesimo passaggio, stavolta mi chiedo: «ma chi è costui?».

Un clic per scoprire verità opposte: Issam Zahreddine, per alcuni è un eroe della guerra siriana che ha difeso il suo popolo dagli orrendi attacchi dell’ISIS, per altri è un criminale di guerra autore di azioni indicibili.

La pagina Wikipedia dedicata a Issam Zahreddine riporta poche righe ufficiali, il sito Articolo21, invece, pubblica un articolo molto dettagliato sulla dedica comparsa in molte città italiane dopo quel 18 ottobre 2017 (“Onore al Leone dell’Eufrate”. 100 città italiane tappezzate da manifestanti (di Casapound) inneggianti a un criminale di guerra siriano).

Non riesco a formare un’idea precisa su Issam Zahreddine, informazioni contrastanti in un contesto esplosivo come la Siria impongono prudenza di giudizio.

La domanda rimbalza con moto perpetuo senza trovare il giusto equilibrio: il leone dell’Eufrate è un «mostro»?

Un muro imbrattato per ricordare il leone dell'Eufrate, un criminale di guerra siriano

Perché non ripulite quel muro?

Chissà se gli inquilini del palazzo rosa di via Poggioreale conoscono la storia di Issam Zahreddine.

Immagino che, una mattina di fine ottobre 2017, aprendo la finestra, avranno letto la dedica, si saranno posti delle domande, posseggano un giudizio sulla vicenda!

Mi piacerebbe ascoltare l’opinione dei condomini dell’edificio imbrattato e porgli una semplice domanda: perché non cancellate quella scritta?

E’ una spesa inutile?
Forse, tocca al Comune intervenire?
Oppure concordate sulla dedica?

Mi piacerebbe capire la verità che si cela dietro ad un muro imbrattato e sul perché resta imbrattato finché le intemperie non decidano di cassare l’opera umana.

Ma, temo, che non l’accetterei.


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La casa del Gattopardo [Il vizio di Paola]

Nuovi amori

Me la canti sempre, quella canzone.
Ti amo da morire, mi canti.

Ci siamo conosciuti in un bar, dove tu andavi per il karaoke e io ad annegare la solitudine di questa città che mi ha accolto, impiegatuccio di banca, senza restituirmi il calore del mio paesello.

Lì sì che stavo bene.

Ti ci avrei portato, ti dissi già al nostro primo appuntamento.

Altre donne ne avevo avute, ti confessai subito, sarebbe stato strano il contrario, ribattesti tu, comprensiva.
Ti rassicurai che erano state tutte, in un modo o nell’altro, definitivamente cancellate dalla mia vita.

Inclusa la mia ex moglie, che era sparita portandosi via la nostra bambina di quattro anni.

La casa del Gattopardo, per la rubrica Il vizio di Paola

«Mi sembra la casa del Gattopardo»

Come avevo fatto a stare lontano da mia figlia?, mi chiedesti.
Le avevo seppellite in un angolo recondito del mio cuore, da dove solo qualche volta riemergevano, ti sussurrai commosso.

Il racconto della mia vita ti aveva colpito, me ne resi subito conto, e così cominciasti ad essere ciò che avevo disperatamente cercato per tutta la vita, una compagna, una sorella, un’amica, un’amante.

Poi è arrivata l’estate, un’estate caldissima.
‘Andiamo qualche giorno al tuo paese?, mi hai chiesto.
E come dirti di no, lo desideravo anche io, portarti in quei luoghi che mi hanno visto bambino.

Il tuo entusiasmo alla vista dell’antica casa dei miei genitori. ‘Mi sembra di essere nella casa del Gattopardo’, mi hai detto, ed hai cominciato a ballare un valzer di coppia canticchiando il tema del film di Visconti.

Forse non dovevo portarti lì … o forse doveva succedere.

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Il mistero di Barbablù

Tu sei una grande lettrice, una lettrice seriale, come ironicamente ti piace definirti.
E la tua passione ti ha portato lì, stanotte, nella stanza in cui tengo tutti quei libri, tanto gelosamente custoditi che non consento a nessuno di entrarci, ti avevo detto.

Ma tu non riuscivi a dormire, evidentemente, e contravvenendo alle mie raccomandazioni sei entrata.

Tra i tanti libri, uno ha attirato la tua attenzione: Barbablù.

Una favola per bambini.
Aprendo il libro hai trovato una chiave, la chiave di una porta.

E allora, come avrebbe fatto la protagonista di uno dei tuoi amati romanzi, hai cercato la porta da aprire.
E l’hai trovata …

No, non sono il mostro che pensi, lei voleva lasciarmi e portarsi la mia bambina.
Non potevo consentirglielo.
Ed ora che sai, cos’altro potrei fare?

Ti troverai bene con loro, soprattutto con la mia bambina, è dolcissima, sai?
E non ti preoccupare, tornerò a trovare anche te, tutte le estati.

«Il vizio di Paola», note sull’autrice

Paola, lettrice per passione e scrittrice per vizio.
Alla continua ricerca di ispirazione.
Gli specchi è il suo breve racconto vincitore del primo premio della «III edizione di Scintille in cento parole».

Paola, autrice della rubrica «Il vizio di Paola»


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Astroni, l’oasi WWF e la discarica più grande della Campania [FOTO]

La discarica, a 50 metri dall’oasi degli Astroni

Il «mostro» dorme dietro la collina.
Passeggio lungo il sentiero, nel bosco dell’oasi WWF degli Astroni, e ricordo quando ero bambino.
Mia nonna ci portava spesso «in campagna, «a prendere le uova fresche ed il pollo paesano».

La «campagna» era proprio da queste parti, in Contrada Pisani, vicino Pianura, a poche centinaia di metri dalla discarica più grande della regione.

L'oasi WWF degli Astroni, alle spalle della discarica (chiusa) di Pianura

La discarica aperta dal 1954 al 1996

Basta chiedere a chi abita in zona.
Soprattutto d’estate, di sera, prima che la discarica venisse chiusa (1996), il respiro affannoso del «mostro» calava come un’ombra tetra su Pianura (affollato quartiere limitrofo) e Pisani (piccola contrada di campagna), raggiungeva Quarto (paese a pochi chilometri di distanza) e si estendeva fin sul mare di Pozzuoli.

Un’intera area ricoperta dal mantello nero proveniente dalla mega-discarica.

Quante persone respiravano quel veleno?
Esagero se affermo un mezzo milione?

L'oasi WWF degli Astroni, alle spalle della discarica (chiusa) di Pianura

Anche i fanghi dell’ACNA di Cengio

Il «mostro» ha inghiottito rifiuti provenienti prima dalla Campania e poi dal resto d’Italia per quasi cinquant’anni.
E non parliamo di raccolta differenziata e rifiuti solidi urbani.

Leggere la storia di questa discarica mette i brividi, bastano due clic in Rete per tormentare l’animo e chiedersi come sia stato possibile sversare di tutto senza nessun controllo da parte delle Istituzioni (L’Espresso pubblica le foto scattate negli anni 90 da un cittadino di Pianura)

Dalla pagina Wikipedia:

Un’inchiesta della commissione parlamentare sui rifiuti del 2000 ha messo in luce il fatto che probabilmente fanghi dell’ACNA di Cengio siano stati smaltiti nella discarica di Pianura per un ammontare di almeno ottocentomila tonnellate

E, come è noto, Wikipedia pubblica solo informazioni controllate, ricontrollate e revisionate.
Se, poi, allargassimo la ricerca anche alle notizie mai confermate dalla magistratura, allora dovremmo solo prendere un aereo e scappare in Australia.

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L’oasi degli Astroni vive e resiste

Passeggio lungo il sentiero dell’oasi WWF degli Astroni.
E’ una tiepida giornata napoletana di fine ottobre, mi godo il verde, il relax e la pace di questo luogo martoriato ma ancora vitale.

Scatto qualche foto.
Rifletto.

E’ vero, dietro la collina c’era la discarica più grande della Campania.
Oggi, però, ribalto il concetto.
A 50 metri dalla discarica di Pianura, sorge l’oasi WWF degli Astroni.

Nonostante la tetra storia della zona, gli scarichi illegali, le mille inchieste della giustizia mai concluse, le collusioni criminali e politiche, i silenzi istituzionali, alle spalle del «mostro» esiste un’area verde protetta.

E tante famiglie passeggiano, organizzano picnic, riconquistano il verde, si godono i colori della Natura.

La discarica è morta, l’oasi degli Astroni vive.

L'oasi WWF degli Astroni, alle spalle della discarica (chiusa) di Pianura


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Le quattro frecce napoletane

«Ma ho le quattro frecce accese!»

«Si sposti, qui non può parcheggiare» il vigile urbano, cordiale, mi invita a traslocare l’auto.
Fermo, in sosta vietata, attendo un amico uscire dall’aeroporto di Capodichino.
«Ma ho le quattro frecce accese!» ribatto, scandalizzato dall’assurda richiesta.

Perché accendere le quattro frecce, autorizza l’automobilista napoletano ad ogni tipo di manovra/azione.

Prima di sparare a zero contro il «mostro» di turno, un esame di coscienza è obbligatorio.
Scagli la prima pietra chi non ha mai fermato l’auto in doppia fila, con le quattro frecce accese, per comprare al volo il giornale o le sigarette?
O – peggio – parcheggiato sulle strisce pedonali, sempre con i segnalatori attivi, per indicare «giusto un minuto e torno».

A Napoli, le quattro frecce ti autorizzano a tutto?

Quattro frecce, il nostro alibi

La presenza delle quattro frecce fornisce il giusto alibi morale all’automobilista irrispettoso delle regole.

Il lampeggiare delle luci indica la temporaneità dell’infrazione e dunque, l’impunità.
Come se, sostare in doppia fila per dieci minuti, fosse consentito e tollerato.
Dopotutto, violare la regola per un tempo transitorio, è accettato e considerato «normale».

Ben presto, però, con l’assuefazione, l’intervallo temporaneo si dilata e veder circolare uno scooter sul marciapiede diviene normale come l’ordinaria sosta selvaggia delle auto sulle strisce pedonali o i furgoni davanti le rampe impedendo l’accesso ai marciapiedi a chi necessita.

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Lo sfogo (giusto) del vigile urbano

«Voi e ‘ste quattro frecce! A Napoli basta che le accendete e siete convinti di poter fare quello che volete!!!» inveisce il vigile urbano con uno sfogo legittimo e spontaneo.

L’episodio è accaduto una quindicina di anni fa ma lo ricordo come se fosse oggi. Perché il tutore della Legge aveva pienamente ragione.

Le quattro frecce non autorizzano l’automobilista a violare le regole ed il rispetto della collettività non ammette deroghe.

Nemmeno per qualche minuto.
Nemmeno con le quattro frecce accese.


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Da Google a Telegram, una collezione di «mostri», regalo di un amico

Il regalo viaggia su Telegram

Il mio amico Pasquale – l’ideatore della sempre attiva e fantasiosa community GooglePlus Napoli Image Naples, mi sorprende via Telegram.

Il buontempone compone una collezione di (miei) post in una unica pagina – chiara, ben leggibile, affettuosa: Sulle tracce in community dell’amico Mario.

Clicco e la sorpresa si materializza sullo schermo dello smartphone: dagli articoli impegnati ad argomenti spensierati passando per la lettera a Il Mattino sulla giungla di viale Kennedy e la successiva ed indimenticabile vittoria dei 715 mila Mi Piace.

Fiumi di inchiostro, milioni di parole, passione infinita condivisa con lo stesso spirito da Pasquale, i moderatori e gli amici di Napoli Image Naples.

Sulle tracce in community dell'amico Mario, il regalo viaggia su Telegram

Dove c’è passione …

Rileggo il post Telegram di Pasquale. con attenzioni – anche più volte.
Rivedo i temi nei quali credo, le denunce convinte, le mille considerazioni condivise o cadute nell’indifferenza generale.

Leggo come se fosse un libro, un insieme di articoli nati dalla passione e dalla convinzione: immaginare una società migliore è il primo passo per cambiarla.
Come?
Con le nostre azioni quotidiane, con l’esempio, agendo in prima persona.

Ringrazio pubblicamente Pasquale.

Per il tempo speso a comporre il regalo Telegram.
Per la dedizione nel raccontare Napoli attraverso le immagini,
Perché spesso chiede l’opinione del sottoscritto ed è un ascoltatore paziente ed attento.

Ma soprattutto, perché è un mio sincero amico.


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SuperSarriBros, come nasce un caso di successo. Parla Gerardo Marino, l’ideatore [INTERVISTA]

SuperSarriBros, il Napoli come il videogame

SuperSarriBros si ritaglierà un ricordo nella mente di tutti i tifosi del Napoli ed io ricorderò per sempre questi momenti.
(Gerardo Marino, ideatore di SuperSarriBros)

E’ interessante conoscere Gerardo Marino, l’ideatore della pagina facebook SuperSarriBros.

I suoi video sulle azioni del Napoli in stile videogame spopolano in Rete ed i tifosi del bel calcio – non solo i supporter azzurri – ringraziano ed apprezzano a colpi di “Mi piace”.

Per un appassionato, godimento allo stato puro: le geometrie teorizzate da mister Sarri, disegnate sul campo dai vari Insigne, Mertens, capitan Hamsik ed immortalate sul web dai videoclip virali del pirotecnico Gerardo Marino.

Gol, musica ed effetti speciali: un mix di fantasia, divertimento e passione.
Scopriamo perché Gerardo Marino è un caso di successo.
A suon di “bip”.

Gerardo Marino, l'ideatore di SuperSarriBros ed il famoso logo presenti nei suoi video

Gerardo Marino, un caso di successo

D: Gerardo, tu sei un caso di successo.
Una persona qualsiasi che, grazie ad un’idea vincente, cambia il suo destino e passa “al livello successivo” (come insegnano i tuoi video).
Ci racconti il momento nel quale la tua vita è balzata in avanti?
Non intendo il famoso Milan Napoli – la partita che ti ha spronato a realizzare il primo video – nel quale Insigne, dopo 25 passaggi azzurri, realizza un gol magnifico.
Intendo, invece, la scintilla.
Da dove nasce quell’istante magico che ti ha regalato la giusta ispirazione?
R: Diciamo che l’istante magico … la scintilla è scoccata quando ho deciso di realizzare per la prima volta un vero e proprio filmato con tanto di copertina inserendo anche le lunghe geometrie di passaggi e non solo il classico filmatino del gol.
La gara in questione???
Di nuovo un MILAN-NAPOLI ma del 21 gennaio 2017.

D: I video di SuperSarriBros dormivano nei meandri del tuo cervello: chi o cosa ha aperto il cassetto e permesso di concretizzare le tue geniali intuizioni nei famosi videoclip?
R: A me piaceva già molto editare filmati e gol del Napoli, anche negli anni passati.
Saranno almeno quattro anni che pubblico su internet ma raramente uno dei miei filmati risultava virale.
Quindi se c’è stato qualcuno che mi ha permesso di realizzare questi video, direi che quel qualcuno è solo Mister Maurizio Sarri con il suo gioco brillante e spumeggiante!

Gerardo Marino, l'ideatore di SuperSarriBros

Gerardo Marino, tra passione e sogni

D: I casi di successo sono indice di talento, coraggio e passione.
In quale dei tre ti riconosci di più?
R: Sicuramente nella passione.
E’ quella che mi ha portato a realizzare tutto ciò e soprattutto perchè lo faccio con gioia.
Credo che solo quando si ha la passione per una cosa la si fa anche con gioia!

D: Gerardo, i video sono la tua passione ma, immagino, lavori in un altro settore.
Cosa (o quando) ti manca per trasformare la tua passione di videomaker tifoso del Napoli in un lavoro?
R: Non saprei … di certo per me sarebbe un sogno lavorare non per portare solo lo stipendio a casa.
Forse manca soltanto quel qualcuno che mi venga a contattare rendendomi l’uomo più felice del mondo???
Eheheh …
Non nego che ogni tanto sogno questa ipotesi ma … poi ritorno alla tua domanda … cosa mi manca?? … non saprei …

Gerardo Marino, l'ideatore di SuperSarriBros

«Il successo? Non mi spaventa»

D: Il circo mediatico necessita ogni giorno di nuovi «mostri» da gettare in pasto alle masse affamate.
Il successo trita ed illude: oggi è il tuo momento, sei sulle prime pagine ed i tuoi video ottengono migliaia di visualizzazioni.
Ti spaventa la fama?
Come pensi di sfruttare questo momento favorevole?
R: No, non mi spaventa la fama.
Al momento vivo con gioia le piccole soddisfazioni che ricevo!
Tipo la tua intervista oppure l’intervista per la tv locale o anche la felicità nel vedere che persone note della TV condividono i miei video.
Sfruttare al meglio questo momento? E’ quello che mi fa paura di più.
Ho sempre paura che succeda qualcosa quando tutto sembra andare per il meglio …. chissà.

D: Un giorno molto lontano (speriamo mai), il nostro simpatico SarriBros andrà in pensione.
Ora che sei sotto le luci dei riflettori, temi di (ri)cadere nel dimenticatoio?
R: No no, son consapevole di tutto!
Sperando che sia un lontanissimo giorno …. sono pronto ad essere dimenticato.
Anche se sono convinto che qualcos’altro proverò ad inventare eheheh ….
Di certo SuperSarriBros si ritaglierà un ricordo nella mente di tutti i tifosi del Napoli ed io ricorderò per sempre questi momenti.

Mister Sarri firma la maglia di Gerardo Marino, ideatore di SuperSarriBros

Video, la forza della colonna sonora

D: Gerardo, in un video la musica amplifica le emozioni.
Alterni spesso brani italiani (anche napoletani) a canzoni straniere.
Come scegli la giusta canzone?
R: Proprio cosi.
Un video amplifica le emozioni ed io scelgo la canzone in base a determinate situazioni.
Non le butto mai li a caso, ognuna ha un suo perchè.
Un esempio che mi piace tantissimo: quando i due folletti Mertens ed Insigne regalano assist e gol, quale miglior canzone se non “LA COPPIA PIU’ BELLA DEL MONDO”?

D: Le immagini te le regala Sarri, la musica la scegli tu.
Quale consideri il video perfetto per l’abbinamento musica/partita?
R: LAZIO-NAPOLI 0-3

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«I mostri? Le leggi sul copyright»

D: Gerardo, sei sul sito ufficiale dei «mostri».
Quali consideri i peggiori «mostri» che hai affrontato?
R: mah … non credo di aver affrontato mai mostri al momento … anzi pensandoci bene e ironizzando un po’, i «mostri» attuali sono le leggi sul copyright che purtroppo non mi permettono spesso di caricare in rete i miei filmati perchè bloccati.
E la cosa triste è che poi, fai un giro più largo nella Rete, e scopri che navigano liberamente e senza censura filmati terribili di violenza e crudeltà senza nessun problema.
Ecco che allora mi sento come affrontare un terribile MOSTRO 😀

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Un video per i tifosi di Napoli e Roma

D: Ho una richiesta per te.
La cultura è la prima arma per combattere i «mostri» come violenza e discriminazioni, elementi spesso presenti nei nostri stadi.
Con la stessa tecnica utilizzata per SupedrSarriBros, perché non realizzi un videoclip per unire la tifoseria del Napoli con gli ultrà della Roma?
Un video da condividere INSIEME, un primo passo per rompere quel muro di tensioni createsi tra le due tifoserie.
Se funziona, penseremo alle altre squadre.
Sarebbe una strada interessante per sfruttare la tua notorietà, a favore del mondo del calcio.
Che ne pensi? Saresti disposto?
R: Certo che sarei disposto!
Non nego che mi manca molto l’amicizia che anni fa esisteva con i cugini romanisti.
Purtroppo la tragedia di Ciro Esposito sarà impossibile da dimenticare e ci vorrebbe sul serio uno sforzo enorme per riappacificare le due tifoserie.
Provare non costa nulla.

D: L’intervista termina con un messaggio in bottiglia da lanciare nell’oceano della Rete.
A te l’ultima parola Gerardo!
R: Dedicatevi a ciò che vi appassiona!
Non è mai troppo tardi.
Ed aggiungo una citazione:

“Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare nemmeno un giorno in tutta la tua vita” (Confucio)


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Passengers, quel labile confine tra amore ed egoismo

Passengers, un film di fantascienza del 2016

Solo.
Intorno a te, il silenzio assordante dell’Universo.

Sei l’unico essere vivente sveglio, prigioniero di un’astronave ultra moderna con altri cinquemila passeggeri ibernati.
Un villaggio turistico iper-tecnologico che viaggia alla velocità della luce verso il nuovo mondo, una colonia da fondare distante milioni di chilometri dalla Terra.

Ma per ricominciare una seconda vita, però, occorre viaggiare per altri novanta anni.

Purtroppo, un imprevisto ti ha scongelato dalla siesta e mentre gli altri cinquemila passeggeri si godono il pisolino programmato, tu sei l’unico uomo con gli occhi spalancati.

Solo nell’Universo.
Pronto ad impazzire.

Passengers, un film di fantascienza sul labile confine tra amore ed egoismo

La forza della solitudine

Dunque, che fare?

Svegliare qualcuno dal letargo, costringerlo alla prigionia forzata nell’astronave, rubargli la vita per invecchiare insieme, da soli nell’Universo – senza mai raggiungere la nuova Terra?

Forti dei nostri leali sentimenti, al posto dell’ibernato insonne, come ci comporteremmo?

Dal comodo divano del salotto, col telecomando tra le mani e l’atmosfera di casa a proteggerci, ci indigniamo al solo pensiero di condannare un altro essere umano pur di soddisfare il nostro (insano) egoismo.

Ma la solitudine è un «mostro» che morde i polpacci.

Al nostro solitario eroe spaziale cresce la barba e la disperazione, tenta il suicidio pur di non ammazzare un altro passeggero.
Ma nulla può contro la voglia di sopravvivere.

quando affoghi, ti tiro dietro sempre qualcun altro

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Passengeres, il finale pirotecnico

Alcuni misteri restano: perché il nostro Lupo Solitario, tra i cinquemila avventurieri, sceglie proprio Lei, scrittrice in carriera?

Non era più saggio scongelare un medico, un pilota o un pizzaiolo?

E poi, al nostro eroe spaziale, piace vincere facile: in assenza di concorrenza, chi vuoi che frequenti la bionda?
Trattasi di una disavventura nell’Universo o di una romantica crociera tra i Pianeti?

Come finisce Passengers?
Nell’unico, possibile, scontato, inatteso modo: egoismo ed amore non sono poi così distanti come immaginiamo.

Nemmeno nel lontano futuro.

Jennifer Lawrence, scrittrice in Passengers


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Scuola CAPALC/2, l’ex ecomostro: a settembre la prima campanella. Dopo 41 anni.

Scuola CAPALC/2, apertura cantiere: 1976

L’ex ecomostro sembra un lontano ricordo, oggi la scuola CAPALC/2 è pronta ad ospitare gli studenti di Bagnoli, Fuorigrotta e zone limitrofe.

L’annuncio del sindaco De Magistris (settembre 2016), dunque, risulta vero e chiude un capitolo vergognoso più volte denunciato dai media (con la foto del sottoscritto pubblicata nella rubrica RiFatto de Il Fatto Quotidiano)

Siamo ad agosto 2017.
Sono trascorsi 41 anni dall’apertura del cantiere.

Quarantuno anni per completare un’opera pubblica.
Quarantuno anni di sperpero di fondi statali.
Quarantuno anni di scandali senza un colpevole.
Quarantuno anni di oscenità politiche.

Un cittadino qualsiasi, però, oggi – dopo 41 anni! – si pone alcune elementari domande che meritano risposte convincenti.

La scuola CAPALC/2, ex ecomostro oramai terminata (dopo 41 anni!)

La scuola CAPALC/2 rispetta le norme attuali?

Dopo 41 anni dal primo mattone, possiamo affermare che le aule, i laboratori, le palestre, la mensa, la segreteria rispondano alle norme vigenti?

In un Paese normale, l’osservazione risulterebbe offensiva ma nel nostro caso, dopo quasi mezzo secolo dall’inizio dei lavori, non si può dare nulla per scontato.

Anche in termini di sicurezza: la scuola CAPALC/2 rispetta le nuove regole antisismiche?

La scuola CAPALC/2, ex ecomostro oramai terminata (dopo 41 anni!)

Scuola CAPALC/2, la posizione

La scuola CAPALC/2 sorge nel quartiere Fuorigrotta, non distante da Bagnoli ed Agnano, al confine tra Napoli e Pozzuoli.

La strada – via Terracina – è molto trafficata (c’è anche l’ospedale San Paolo dotato di Pronto Soccorso) e gli unici mezzi pubblici che servono la zona sono gli autobus dell’ANM.

Nei dintorni della scuola CAPALC/2, non è presente nessuna fermata della metropolitana o treno locale.

Perché la città, durante questi lunghi 41 anni, ha cambiato volto.
Mentre i lavori dell’opera pubblica si bloccavano, riprendevano, attendevano nuovi finanziamenti, a Napoli la viabilità ha subito cambiamenti profondi.

Chiedo: oggi, nel 2017, avrebbe ancora senso costruire la scuola nell’attuale zona di via Terracina?

La scuola CAPALC/2, ex ecomostro oramai terminata (dopo 41 anni!)

In cerca di risposte

Da cittadino non assuefatto alle varie «mostruosità», invierò i suddetti quesiti agli organi competenti.

In caso di risposte, vi aggiornerò con tempestività.

Nel mentre, godiamoci il suono della prima campanella emesso dalla CAPALC/2.
Dopo 41 anni, il trillo vale oro.


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