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Tag: musica (Page 1 of 2)

Sanremo, il segreto per vedere il festival della canzone italiana

Il segreto

Appena inizia la canzone, cambia canale.
Tre minuti per scaricare la frustrazione, deprimersi con altri programmi, riprendersi con un inutile zapping.

Scaduta la fuga, torna su RaiUno.

Sanremo 2017: il segreto per vedere il festival della musica italiana

Sanremo, a chi interessa la musica?

Al festival della canzone italiana, la musica è l’attrice non protagonista.

Il film 2017 è la replica di se stesso e viene trasmesso in loop dal 1951.
Il cast è il solito: vecchie mummie resuscitate, giovani fantasmi invisibili.

I primi utilizzano la nostalgia in bianco e nero, i nuovi il moderno hashtag.

Il risultato è il medesimo: i «mostri», riuniti nell’arena mediatica, lottano per il minuto di celebrità.

La canzone?
Arriva ultima.

Dopo il vestito firmato, la scollatura falsamente casuale, la finta gaffe studiata nel dettaglio, lo scandalo programmato.

Per la gioia di tutti.

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Appello alla Nazione

Il segreto per godersi il festival, dunque, è tra le nostre mani.
Alla prima nota, veloci come il fulmine, pigiamo sul telecomando e polverizziamo il «mostro» di turno.

Scappiamo da Sanremo, senza esitare.

Perché loro giocano con i nostri sentimenti: al primo cedimento, ci fregano con l’sms del televoto.

Raccogli l’appello.
Segui l’esempio di milioni di cittadini.
Guarda Sanremo.
Ma non ascoltare le canzoni.

Svelato il segreto, ora tocca a te.
Ce la farai?


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La miglior playlist anni 80

Playlist anni 80, tre canzoni indimenticabili

Dietro ogni uomo, c’è sempre una playlist di successo.
La regola d’oro vale anche per il sottoscritto.

Perché se avessi tesi l’orecchio, avrei sentito le calde note di Losing My Religion sulla nave che solcava le onde della Puglia per quella indimenticabile vacanza in sacco a pelo sulle isole greche (1988).

Se avessi potuto, avrei catturato l’assordante musica dei Depeche Mode sparata a tutto volume in quel piccolo albergo tra le montagne isolate dell’Abruzzo mentre il proprietario raccontava il suo sogno di ex DJ (1989).

Sbaglio o dopo la tesi di laurea (1998), nel bar del Dipartimento di Matematica, festeggiavo con Boy George ed i Culture Club?

La mia playlist anni 80, la migliore in circolazione!

Su YouTube la mia playlist anni 80

E’ vero: la vita sarebbe un film monotono senza la giusta colonna sonora.
La musica accompagna i fotogrammi delle nostre esistenze ed oggi la tecnologia ci permette di riaccendere il jukebox quando desideriamo.

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Sul canale YouTube del sottoscritto trovi la miglior playlist anni 80 in circolazione.
Attento però: dietro ogni canzone, se ti volti e ti concentri, trovi un’emozione.
Buon ascolto.

«L’acustica perfetta», di Daria Bignardi (recensione)

Daria Bignardi, scrittrice coinvolgente

La brava Bignardi scava nella coscienza di Arno.
Lei, donna, descrive magnificamente lo stato d’animo di un uomo costretto a guardarsi dentro.

Con uno stile avvincente, la storia procede verso il finale inatteso che lascia al Lettore una sensazione di sbalordimento.

Un libro profondo, mai banale.
Una trama apparentemente leggera che, dopo aver digerito, risale per presentarsi con tutta la sua amarezza.

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La trama

Può la fuga improvvisa della persona amata innescare un processo di crescita?
Succede ad Arno, felicemente sposato con Sara.
Tre figli, un lavoro – la musica, la sua passione – ed una vita appagante.
Almeno a lui così appare.

Invece, un mattino, il risveglio crudele: Sara scompare e lascia solo un biglietto …
Arno non si arrende, inizierà una lunga ricerca che lo porterà indietro nel tempo per conoscere aspetti ignoti della donna che ama.
Forse il presente non è così perfetto come appare ai suoi occhi?

Daria Bignardi, autrice del bel libro «L'acustica perfetta»

Perché leggerlo

Come un sasso nello stagno, «L’acustica perfetta», costringe il Lettore – come Arno, il protagonista – a riflettere.

E’ giusto mettere in discussione scelte cementate dall’amore – o presunto tale?
Ha senso ragionare, con gli occhi di oggi, sulle azioni passate?
Essere sempre presenti per l’amata moglie e gli adorati figli, basta per definirsi un buon marito ed un papà modello?

Domande difficili con riposte che potrebbero sconvolgere l’esistenza di chiunque.

La Bignardi sembra ricordarci che l’amore ha mille sfumature.
Nessuna scontata.

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L’importanza di chiamarsi Gianni Morandi

Gianni Morandi, la fanpage è farina del tuo sacco?

Osservo con occhio attento i contenuti pubblicati dall’astuto Gianni Morandi.

La pagina ufficiale facebook supera il prestigioso traguardo dei due milioni di “Mi piace” ma, nonostante voglia crederci, nutro seri dubbi sull’autenticità dei post.

Il guru dei social media

Più che un uomo di spettacolo maturo, il buon Gianni sembra un guru di social media.

Troppi trucchetti pacchiani: Gianni sorride perché «Mia madre mi diceva sempre: “Gente allegra il ciel l’aiuta!”» (il buon umore emana segnali positivi, il consiglio della mamma educazione e gentilezza, confidenza ed affetto).
La firma della foto? Manco a dirlo Anna, la fedele moglie di una vita.

Una galleria marketing quotidiana: ogni giorno un post ammiccante.

Gianni Morandi, guru dei social media

Gianni Morandi, guru dei social media

Tra i pescatori di Bari vecchia, un affettuoso selfie per Anna, la foto col pancione per i troppi dolci natalizi, immerso nella natura ed in riva al mare, abbracciato a tre vecchi amici …

La sagra dei buoni sentimenti per sfamare i due milioni di fans virtuali scatenati nei commenti, coccolati con risposte sempre attente, curati e seguiti come «clienti».

Il buon Gianni ancora una volta cavalca i tempi con intelligenza: meno note musicali, più post facebook.

La fanpage, un efficiente social care

La notorietà ha bisogno di carburante e la curiosità dei fan è insaziabile.
Gianni l’ha capito trasformandosi in un efficiente social care.

Complimenti: una trovata geniale, un «mostro» di bravura.

Però la domanda necessita di una risposta sincera: la fanpage è genuina oppure è un inganno?

Dopotutto siamo difronte ad una galleria di immagini da far invidia al miglior politico in campagna elettorale.
A tal proposito: a quando una foto di Gianni alle primarie del PD?

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«Gli anni veloci», di Carmine Abate (recensione)

Anna e Nicola, l’amore di una vita

Ho un debole per le storie generazionali, il bimbo che diventa uomo e vede cambiare il mondo che gli gira intorno.
«Gli anni veloci» (di Carmine Abate) ne è un ottimo esempio.

Attraverso gli occhi di Nicola, ci tuffiamo nel bel mare di Crotone, trascorriamo in spiaggia ore sotto il sole cocente, andiamo in barca col vecchio pescatore, apprezziamo la magnifica cucina della mamma, viviamo con i sogni del padre e la dura realtà lavorativa (in Montecatini, l’ecomostro che inquina ma impiega l’intero paese).

Il piccolo Nicola diventerà ben presto una giovane promessa dell’atletica italiana col mito di Mennea ed il sogno delle Olimpiadi.

La sua vita sarà segnata da Anna, il grande amore nato ai tempi della scuola e che l’accompagnerà fino a quando diventerà un uomo.
Solo allora Nicola capirà i tanti errori commessi e le importanti verità nascoste.

Carmine Abate, autore del bel libro «Gli anni veloci»

Carmine Abate, autore del bel libro «Gli anni veloci»

I flashback

Con la colonna sonora di Lucio Battisti e Rino Gaetano, Carmine Abate racconta in modo magistrale i sentimenti che uniscono Nicola ed Anna.

La lettura scorre veloce come gli anni settanta, pagina dopo pagina il Lettore assiste all’evoluzione della Vita ed al cambiamento dell’Italia.

I flashback rendono la storia intrigante: il racconto salta tra l’adolescenza di Nicola ed Anna ed il presente, tra speranze sogni voglia di cambiare il mondo tipici della giovinezza e l’accettazione del presente.

Il finale, nota dolente

Il libro è appassionante, l’ho divorato in pochi giorni con entusiasmo.
Giunto agli ultimi capitoli, però, mentre la narrazione correva al meritato finale, è subentrata una minuscola delusione.

Il cerchio non era ancora chiuso ma una fastidiosa sensazione di finale-scontato ha guastato un libro che, comunque, resta emozionante.
Da leggere ed amare.

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Charlize Theron a Sanremo, perchè l’Italia non dimentica

Perchè Charlize Theron?

Il divano mi concede l’onore delle armi.
Prima di cadere in un sonno profondo – col telecomando eroicamente stretto le mani –  ho la forza per un ultimo disperato zapping che mi porta a Sanremo.

La ragazza bionda sovrasta il piccolo conduttore mulatto con accento toscano: è alta, spigliata, sorridente, affascinante come si conviene ad una vera star hollywoodiana.
Lui è simpatico, chiassoso come un italiano sul lido estivo di Rimini alla ricerca della preda teutonica.
Nessuno scandalo, è la fiction televisiva.

Sbatto le palpebre, pulisco le lenti degli occhiali e stupito mi chiedo: che ci fa la bella Charlize al festival della canzone italiana?
Forse canterà «Volare» in sudafricano?
Oppure si esibirà in una tarantella nazional-popolare?
Mi sforzo di capire il nesso tra il premio Oscar ed il nostrano festival.
Non lo trovo.

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Mistero (intimo) svelato

La suspense dura pochi minuti: dopo la pubblicità, il segreto viene svelato al pubblico adorante.
La presenza di Charlize è giustificata dagli esordi  della diva.
Fonti ufficiali confermano: lo slip della ex modella si sfilava a Santa Margherita Ligure nel lontano 1993, non distante dal teatro Ariston.

«E’ giusto, siamo un grande Paese che non dimentica» affermo convinto.
Sbadiglio e mi addormento sereno.

Charlize Theron a Sanremo


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Pino Daniele e quegli indimenticabili mp3

I primi mp3 di Pino Daniele li ho scaricati via Napster.

Era la fine degli anni novanta, l’informatica viveva il boom «anno 2000» e gli uffici pullulavano di consulenti, ingegneri del software, esperti di ogni età con curriculum adattati alle esigenze del momento.

In quest’esercito di sbarbatelli anche il sottoscritto iniziava la sua carriera lavorativa presso una grande multinazionale americana del settore.

I più «anziani» esibivano scrivanie eleganti con vista panoramica e potenti computer accessoriati di casse stereo: da quelle postazioni privilegiate, partivano le note che allietavano le nostre lunghe, emozionanti ed intense giornate di apprendimento.
A noi, neoassunti, bastava imparare: una collocazione di emergenza nell’angolo lontano della stanza col pc ed il mouse sembrava già tanto.
Il telefono personale un sogno insperato.

Era il 1998 e le canzoni di Pino Daniele mi accompagnavano nel mondo del lavoro.

Pino Daniele e quegli indimenticabili mp3

Dal cd ai primi lettori mp3 il passo fu breve.
E così, ascoltare «Terra mia»«Tu dimmi quando», «o scarrafone» un venerdì sera d’inverno nella sala d’attesa dell’aeroporto di Stansted a Londra dopo una settimana di lavoro diventa una dolce abitudine prima di rientrare a Napoli.

Sono trascorsi quasi diciassette anni da quei mitologici primi passi.
Di acqua sotto i ponti ne è passata fin troppa, la realtà si è rivoluzionata e dell’esercito di consulenti, neoassunti ed esperti informatici non vi è più traccia.

Oggi è il cinque gennaio duemilaquindici.

Sono in ufficio, dalle stanze limitrofe giungono i pezzi più famosi di Pino Daniele.
La mia privilegiata postazione di lavoro è vicino la finestra, ho un computer super accessoriato dotato di casse stereo.
Lavoro ed ascolto emozionato l’immortale inno dedicato a Napoli.

Schizzi di mare

Il mare, questo eterno movimento

Osservare le onde del mare ha lo stesso effetto atemporale nello scrutare il fuoco nel camino: potrei restare immobile davanti allo spettacolo naturale in una meditazione indefinita senza proferire parola.

Mi piace leggere in riva e di tanto in tanto alzare lo sguardo per esaminare le eterne fluttuazioni, adocchiare la schiuma bianca infrangersi sulla spiaggia per poi ritirarsi portandosi dietro telline e ciottoli.

In questo scenario, ascoltare la musica, invece, lo considero un sacrilegio: preferisco il rumore dell’acqua ed il silenzio caotico degli spazi aperti all’isolamento delle cuffiette.

Nei lunghi tramonti di giugno, poi, l’ambiente diviene ancora più suggestivo.

Schizzi di mare

Impotente contro l’infinito

Armato del mio inefficace smartphone all-in-one, vorrei catturare l’istante incantato ma la povertà del mezzo non può nulla contro l’infinito che ho difronte.
Eppure ci provo.

Schizzi di mare

Il mare, soggetto perfetto

Osservo gli scatti ed il risultato non è poi così patetico perciò l’orgoglio del dilettante fortunato mi autorizza a condividere con tutti Voi, amiche Lettrici e fedeli Lettori, le immagini.
Non vi lamentate, dopotutto poteva andarvi molto – ma molto – peggio (e se fossi stato un appassionato di scarafaggi?).

PS: aggiungo anche una terza foto, il mare del golfo di Napoli sovrastato dal Vesuvio

Il Vesuvio ed il golfo di Napoli


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Sanremo, due link per il download (gratuito)

Scaricare gratis il cd di Sanremo

Ho deciso, oggi gioco sporco.
Pubblico ciò che in molti fingono di ignorare: la facilità con la quale si può scaricare gratuitamente il CD di Sanremo2014.

Ovviamente ricordo una regola elementare: violare il copyright è un’azione illegale e come tale merita una sanzione.

Però mi chiedo: è altresì condannabile chi segnala un sito per il download non autorizzato?

La risposta è da carpire tra i commi e gli asterischi della giungla di leggi del settore, nei verdetti della Cassazione ed i ricorsi dell’Associazione dei Consumatori … una letteratura fumosa che lascio agli esperti della materia (e alle case discografiche).

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Ciò che infastidisce, invece, sono le demenziali crociate legate al momento: perché simulare indignazione verso il fenomeno della pirateria in Rete solo in occasione di eventi mediatici importanti?

Spenti i riflettori, forse la violazione del copyright svanisce di colpo?
Possibile che dopo vent’anni non si sia ancora trovata una soluzione valida per convincere l’utente ad acquistare i brani del proprio cantante preferito attraverso il canale ufficiale e non dal mercato parallelo?

Scaricare il cd di Sanremo è illegale (ma elementare)

Gli assurdi prezzi di un cd

Sul sito ufficiale della RAI non c’è traccia del CD, nessun link per comprare on-line i singoli brani o l’intero spettacolo.

Cerco su Amazon.it: il CD audio di Sanremo2014 costa 11,80€ (spedizione gratuita per ordini sopra i 19€ altrimenti va aggiunto il prezzo del corriere, posta ordinaria …).
Curiosità: al momento in cui scrivo, il CD audio di Sanremo2013 è proposto a 15,74€ (sempre peggio).

Non trovo ancora nulla su Google Play mentre su ITunes c’è la possibilità di scaricare la singola canzone (da 0,99€ a 1,29€ a pezzo) oppure acquistare delle collezioni che includono tutti i brani della manifestazione canora (siamo sui 8,99€). La difficoltà c’è: devi essere un utente Apple oppure aver installato il software Itunes sul tuo computer (anche Windows).

Con un po’ di buona volontà, come si evince, è possibile rispettare le regole e comprare/scaricare il CD di Sanremo2014 a costi contenuti.

Se, invece, sono un tipo impaziente e non amo perder tempo con programmi, app, registrazioni, cloud e sincronizzazioni tra dispositivi basta accedere ad un qualsiasi motore di ricerca e digitare “download sanremo 2014 mp3”.

Si presenteranno innumerevoli possibilità, anche gratuite.

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Tre link per il download

Se non sono soddisfatto del risultato e becco il solito sito porno, senza scomodare il temuto Emule – il padre dei client P2P – vi consiglio FileCrop, il motore di ricerca per i files condivisi. Digitate le solite parole-chiave e certamente otterrete un link valido …

Se il Garante della Comunicazione o il Sovrintendente dei Beni Culturali non ha censurato ancora questo post, resta lo spazio per mantenere la promessa: il Lettore non va mai tradito, a voi i due link:

DepositFiles per il download dell’intera collezione sanremese (io non ho scaricato e provato la bontà del file, sono contro il download illegale)
YouTube scegliere il singolo brano che si vuole ascoltare, poi copiare l’indirizzo in VidToMp3 per convertire il video in mp3


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Sanremo2014, il festival delle larghe intese

Sanremo2014, l’Italia di oggi

Il festival di Sanremo da sempre rispecchia il momento storico della nazione (almeno nelle ottimistiche  intenzioni degli autori).

Anche quest’anno, dunque, dal palco del teatro Ariston andrà in scena il meglio dell’attualità, possibilmente senza scontentare nessuno e con un budget ridotto all’osso.

La crisi morde i polpacci e la RAI corre ai ripari: gli artisti rinunciano all’orchestra (non rinnovati i contratti a progetto dei musicisti) e cantano in playback.
Gli spettatori presenti in sala si impegnano a ripulire la poltrona visti i tagli al personale adibito al servizio.
Le vallette indossano abiti di Valentino omaggio dell’Outlet, il televoto è autorizzato solo per gli italiani all’estero mentre i presentatori devolveranno l’intero cachet ai colleghi che andranno in pensione in anticipo (circola con insistenza il nome di Pippo Baudo e Mara Venier n.d.r.).

Sanremo2014, il festival delle larghe intese

Le polemiche politiche

In questo marasma, è passata la mozione degli ecologisti liguri: i fiori per gli ospiti saranno di plastica e riutilizzati per tutte le serate.

Quest’ultima delibera ha provocato il prevedibile terremoto politico ed ora il Governo rischia la crisi: il PD si è spaccato («ci accuseranno di essere i soliti tirchi genovesi», «decisione di grosso spessore ambientalista»), Forza Italia minaccia il ricorso al TAR pur di evitare il crollo di un settore già in crisi, i grillini lanciano un referendum on-line mentre il centro invita tutti «ad abbassare i toni e rispettare le Istituzioni».

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Un’ultima ora appena giunta in redazione conferma l’intenzione di delocalizzare il festival in Romania.
Il Premier rassicura il Paese: «non permetteremo la svendita del made in Italy al miglior offerente» dichiara convinto in diretta TV al dopo-festival di mezzanotte.
E’d annuncia il decreto salva-festival che prevede un piccolo sacrificio economico per gli italiani (un ritocco sul prezzo delle sigarette e un aumento delle accise sui carburanti), legge votata all’unanimità dalla destra e dalla sinistra indistintamente.

«Il festival delle larghe intese» è salvo, il playback può continuare.


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Il talento di Mister Medioman

Medioman, l’uomo privo di talento

La ricerca è terminata, sono giunto alla (matematica) e personalissima conclusione: non posseggo nessun talento.

E’ inutile, alla veneranda età di quarantacinque anni dichiaro pubblicamente (a me stesso e al mondo intero) il mio fallimento.
Spero non restiate delusi ma è inutile continuare a negare l’evidenza.

Medioman, l'uomo senza talento

Lo sport, passione senza risultati

Ho provato col tennis ma non sono mai andato oltre la coppa fair-play (a dire il vero, questo piccolo trofeo è il mio orgoglio).

Sono salito in sella ad una bici ed ho pedalato senza tregua ma non riuscivo a “stare a ruota” e nemmeno a tirare il gruppo, il ciclismo questo sconosciuto.

calcetto, invece, nonostante sia dotato di una tecnica sopraffina non sono abbastanza veloce per il gioco moderno e la mia carriera non è mai decollata (nel torneo aziendale ho riscaldato la panchina e guardato tutte le partite accanto al mister).

Mi sono tuffato in piscina ed ho nuotato con entusiasmo: il nuoto, la mia grande passione del momento (ma in vasca sono puntualmente doppiato da bambini muscolosi, sprinter già a sette anni).

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Musica e cucina, questi sconosciuti

Non ho orecchio per nessun strumento musicale anche se il mio sogno segreto è imparare a suonare il violino.

In cucina sopravvivo e sono più efficiente nel lavare piatti e pentole invece che provare ricette (semplici e/o complesse) però immagino – un giorno non troppo lontano – di sfornare la mia prima torta.

Medioman, unica virtù: la costanza

Non eccello in nessun campo e sopperisco all’assenza di estro con la costanza, laddove non arrivo con una naturale predisposizione provo con un duro allenamento, la ripetizione dell’esercizio in sostituzione di un’indole spontanea, la tenacia invece dell’ingegno, l’organizzazione piuttosto che la genialità.

Sono un uomo medio con un unico, importante talento: essere conscio di non possedere nessun talento.


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Michele Serra, fatti furbo

Una domanda per Michele Serra

Chiedo al geniale Michele Serra: «è intelligente vendere il tuo ultimo libro, Gli sdraiati, in formato digitale al costo di 8,99€

L’ammetto senza pudore: l’avrei voluto acquistare perché seguo il giornalista di Repubblica con entusiasmo, apprezzo il suo stile ed in questa fase della vita il tema padre-figlio mi appassiona particolarmente.

Accedo ad Amazon per comprare/scaricare l’e-book e resto sbigottito dall’importo. Possibile?
Un’opera “dematerializzata” costa quanto il libro classico (difatti, la versione cartacea viene proposta – sempre dal sito di Jeffrey Bezos – a 9€).

Da una veloce indagine via web, evinco che il prezzo “ufficiale” della Feltrinelli è proprio 9€ (analogamente per la Mondadori).

Sono convinto: questo “cartello” digitale/cartaceo è un incentivo alla pirateria.

Michele Serra, fatti furbo!

Generazione ebook

Che senso ha oggi –  per la generazione internet – acquistare un e-book alla stessa cifra del libro standard?
Dove è il vantaggio?

Lo scrittore dovrebbe carpire le potenzialità della tecnologia e non esserne vittima tanto più che nessuno mette in discussione la dovuta (e giusta) ricompensa all’autore ma, sicuramente, è opinabile la scelta (marketing).

Se compro un ebook tramite un sito non dovrei automaticamente risparmiare visto che salto l’intera filiera di distribuzione, evito l’utilizzo del materiale, salvaguardo l’ambiente (in questo caso, per lo spreco della carta) e pago solo il copyright?

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MP3, esperienza da imitare

Le major musicali hanno contrastato (con successo) il download illegale degli mp3 proponendo tramite i loro web-store i singoli brani al prezzo di 0,99€.

Con un costo pressoché irrisorio, anche al più irremovibile e convinto anarchico della Rete sorge il dubbio se scaricare legalmente ed usufruire di tutti i vantaggi dell’opera digitale (ad esempio, accesso da ogni dispositivo connesso in qualunque punto del pianeta) oppure violare la legge ed accontentarsi di una bassa qualità del brano/film/libro.

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«Gli sdraiati», acquisto rinviato

Non si offenda il buon Michele Serra ma io desistito dall’acquisto del suo e-book.
Se reputa queste (moderne) considerazioni valide, può inviarmi una copia autografata de “Gli sdraiati”, meglio se digitale.


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