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Tag: napoli (Page 1 of 28)

Strisce pedonali napoletane: non passa lo straniero

Strisce pedonali, l’attesa

Dieci secondi.
Venti.
Quaranta secondi.

Sul marciapiede della nuova piazza Garibaldicantiere aperto senza pista ciclabile – siamo in tre: il sottoscritto ed una giovane coppia francese.
Gli stranieri, educati e speranzosi, bloccati sulla soglia delle strisce pedonali, attendono lo stop delle automobili per attraversare la strada.

Ignorano che a Napoli, come in molte altre città d’Italia, anche un diritto elementare come l’attraversamento sulle strisce pedonali, va conquistato.

Attraversare le strisce pedonali: una battaglia!

Strisce pedonali, impariamo dall’Europa

Osservo la coppia francese.
Il loro atteggiamento è normale: in qualsiasi altra città d’Europa, alla vista di un pedone nei pressi delle strisce pedonali, le auto si bloccano a distanza di sicurezza.
I veicoli attendono il passaggio delle persone, poi ripartono.

I «mostri» siamo noi che, incuranti, sfrecciamo con auto e scooter a tutta velocità senza rispettare una ovvia norma di civiltà.

Il comportamento dei tanti turisti stranieri che affollano Napoli ci serva da denuncia sociale: non dobbiamo assuefarci alla anormalità.
Pretendere lo stop della auto e scooter per attraversare è un nostro sacrosanto diritto, non un piacere dell’automobilista gentile di turno che, mosso da pietà, ci permette di raggiungere la sponda opposta.

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Come una squadra di rugby

Con il piede destro, conquisto il primo pezzo di striscia pedonale.
Le auto più vicine rallentato, le altre continuano a gareggiare, indifferenti alla nostra presenza.

La coppia francese capisce l’antifona e – come in una squadra di rugby pronta alla meta – si posiziona dietro al sottoscritto.
Formiamo una piramide, io la punta, loro la base.

Tocca a me guadagnare campo, d’altronde il mio DNA è l’evoluzione di anni di guerre napoletane, pronto per questa piccola, ennesima battaglia quotidiana.

Guardo a destra, poi a sinistra.
Di nuovo a destra e con un altro piccolo passo conquisto centimetri.
I francesi, fiduciosi, seguono la medesima strategia.

Come in un patto atavico, una volta lanciato il messaggio non scritto, gli automobilisti napoletani si fermano a pochi passi dalle strisce, col rombo del motore ad urlare minaccioso.
Gli occhi oscillano destra/sinistra/destra e, con prudenza, attraversiamo per raggiungere il ciglio opposto.

Missione compiuta.

Con uno sguardo d’intesa, saluto la simpatica coppia di francesi e li ringrazio.
La loro ingenuità mi rammenta la normalità violata delle strisce pedonali napoletane.


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Universiadi, il murales verticale di Jorit troncato [FOTO]

Universiadi, il murales verticale di Jorit

Osservo la parte superiore del murales di Jorit mentre attendo il verde al semaforo di Poggioreale.
A pochi passi dal Centro Direzionale di Napoli, in sella al carro armato rosso, fotografo l’opera e proseguo dubbioso verso l’ufficio.

Pedalo fino alla base della torre Telecom, la “tela” sulla quale lo street artist – per celebrare le Universiadi 2019 – immortala il volto di cinque campioni dello sport campano.

Dal basso, percepisco meglio la verticalità dell’opera.
Un disegno sottile che sale lungo la stretta facciata della torre per toccare il cielo.

Che, però, risulta troncato se osservato da lontano.

Il murles verticale di Jorit al Centro Direzionale di Napoli per celebrare le Universiadi 2019

Universiadi, i cinque campioni dello sport campano

Dall’alto verso il basso:

  • Patrizio Oliva (Napoli)
  • Carmelo Imbriani (Salerno)
  • Antonietta De Martino (Benevento)
  • Nando De Napoli (Avellino)
  • Nando Gentile (Caserta)

La prospettiva boccia De Napoli e Gentile, i due campioni posti alla base del murales assediati e nascosti dalle altre costruzioni che circondano la torre.

Dal semaforo, intravedo i vertici della raffigurazione.
Il robusto muro del carcere di Poggioreale, gli altri edifici dello stesso Centro Direzionale, impediscono la visuale completa del progetto.

Un dettaglio voluto?
Una scelta necessaria?

Peccato.

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L’incontro con Jorit

Perdo l’occasione per chiedere, proprio all’autore, il perché di questa prospettiva.

Infatti chi, come il sottoscritto lavora al CDN, ha visto nascere l’opera pennellata dopo pennellata con Jorit aggrappato lungo il grattacielo a disegnare i volti dei cinque personaggi.

Un giorno, durante la pausa pranzo, sotto la torre Telecom incontro lo street artist mentre rilascia un’intervista ad un televisione tedesca.
Incerto e titubante, non trovo il modo di stabilire un contatto con l’artista.

L’attimo fuggente vola via, la domanda resta nell’etere: perché il murales verticale troncato?

Il murales verticale di Jorit al Centro direzionale di Napoli per celebrare le Universiadi 2019


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Galleria Principe di Napoli, la good news (con riflessione) [FOTO]

Galleria Principe di Napoli: riaperta!

Stiamo lavorando per l’immediata riapertura della Galleria Principe
(Luigi De Magistris, sindaco di Napoli – 24 gennaio 2019)

Sei mesi dall’‘annuncio-video del Sindaco e dopo un anno dalla chiusura per caduta calcinacci, riapre la Galleria Principe di Napoli.

Ancora incerottata ma restituita alla città.
I bar ed i vari esercizi commerciali con le saracinesche mezze alzate, preparano i locali per l’apertura totale.

Un passo avanti rispetto al desolante cancello sbarrato di inizio anno.
Ma anche l’ennesima conferma dei tempi biblici dell’operatività delle Istituzioni: il passaggio dalla dichiarazione ufficiale del politico di turno alla realizzazione concreta (e finale) dell’opera, equivale ad una imprevedibile traversata nel deserto.

Nel caso della Galleria Principe di Napoli, la traversata è durata solo sei mesi (dopo un anno di attesa).

Sei mesi dall’‘annuncio-video del Sindaco: resto indeciso se essere felici per l’apertura oppure critico per l’inaccettabile prolungarsi dei tempi?

La Galleria Principe di Napoli riaperta

Le foto della Galleria riaperta

Felice per la good news oppure assuefatto alla burocrazia malata?

Mi porto il dubbio in sella alla mia e-bike.
Ogni giorno, per recarmi al lavoro in bici, passo d’avanti la Galleria.
Quel cancello sbarrato era il simbolo di un paese ingessato, malato di cavilli e in perenne emergenza con l’assenza di fondi pubblici.
Davvero inguardabile.

La Galleria Principe ora è accessibile.
Non operativa al cento per cento, con le reti metalliche a garantire la sicurezza dei visitatori.
Ma di nuovo viva.

Per il momento, dalla sella della e-bike, posso tirare una sana boccata di smog.
Mi fermo, parcheggio, poggio il casco sul manubrio, spengo il motore elettrico, entro, fotografo.

Oggi voglio godermi la good news.


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Europeizzare Napoli: con la bici, sul battello nel golfo [FOTO]

In bici, ovunque

Il mondo non ha bisogno di parole ma del tuo esempio

Abituare gli altri alla presenza della bici.
Dimostrare ai napoletani una semplice teoria: in città è possibile spostarsi con la bicicletta.
E lo dimostro con i fatti: il tragitto casa-lavoro è certezza, ora utilizzo l’e-bike come mezzo di trasporto quotidiano.

Alla Posta, per comprare un paio di scarpe, al supermercato.
E, per un giro sul battello turistico nel golfo di Napoli.

Sul battello in bici: per europeizzare Napoli

Come (e più) di Amsterdam

Rifletto su vantaggi e svantaggi partenopei:

  • il clima è benevole quasi tutto l’anno e rispetto ad Amsterdam, Berlino o Copenaghen siamo baciati dalla fortuna (ripeto: sul meteo)
  • siamo penalizzati dalla morfologia del territorio con continue salite/discese e strade strette
  • assenza completa di cultura ciclistica (cittadini)
  • politica per la mobilità alternativa nulla (istituzioni)

Sfrutto la bontà del clima per pedalare tutto l’anno, con la bici a pedalata assistita annullo l’handicap delle continue salite/discese napoletane.
Per gli altri punti, invece, l’esempio diretto risulta lo strumento più significativo.

Ne ho conferma quando – in sella alla e-bike – incrocio lo sguardo stupito dei bambini, (incolpevoli) passeggeri sullo scooter dei genitori (veri colpevoli).
Mi scrutano come se fossi un alieno, poi, superato lo stupore iniziale, comprendono: esiste una alternativa!

Ecco, in quegli sguardi innocenti, mi illudo (e spero) di fare breccia, guadagnare consenso, mostrare e costruire una nuova realtà urbana.

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Sul battello, in bici: la galleria fotografica

Partecipo all’evento organizzato da BeTime, l’Università del tempo libero
Partecipo, in bici.
Per rendere concreto li concetto di mobilità alternativa, ogni giorno, per divertimento, shopping, lavoro.
Come se fossi ad Amsterdam.

PS: parcheggio la e-bike fuori ad un negozio di scarpe.
Entro.
Con un occhio osservo le scarpe, con l’altro controllo la bici.
Europeizzare si, fesso no 🙂


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Pedalare a Napoli: il sacrificio del giovane paraurti

Paraurti anteriore: volato via

Appena quattro mesi e poco meno di ottocento chilometri.
E il paraurti anteriore della mia nuova e-bike vola via.

Qualche giorno fa, i primi sinistri scricchiolii.
Proseguo fiducioso: dopotutto, ho comprato un carro armato su due ruote proprio per affrontare i peggiori «mostri» urbani!

Ma, nulla è possibile contro le continue vibrazioni provenienti dalla pista ciclabile immaginaria più lunga d’Italia.

Il paraurti volato via

Nemmeno la fat bike resiste

In sella alla fat bike, non temo nulla.
Batteria più telaio, 24 kg di peso per una velocità massima di 25 km/h.
Ammortizzatori professionali, coprisella imbottito, ruote di scooter.

Organizzato come se combattessi al fronte: io, ciclista napoletano compio il mio dovere e ogni giorno vado al lavoro in bici.

I sampietrini di via Foria, le montagne russe di piazza Carlo III, la guerra al Museo Nazionale.
Lo zig zag tra le auto in sosta con le quattro frecce napoletane accese sulla pista ciclabile di Corso Umberto, progettata, finanziata e ferma nel cassetto di qualche assessore.

Basta!

E’ troppo anche per il novello carro armato.
In funzione solo da quattro mesi.
Dopo appena ottocento chilometri.

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La fine di un giovane paraurti servirà?

Paraurti, vola via!
Il tuo sacrificio è la sconfitta della mobilità alternativa.
La tua ribellione dimostra l’assenza totale di una vera politica ambientale.

Una nuova carrozzeria spezzata dal disinteresse istituzionale, dalle mille promesse sbandierate, intrappolate dalla burocrazia malata e rimaste prigioniere nei meandri dei palazzi governativi.

Ma non mi arrendo.
Continuo a pedalare.
Perché il sacrifico di un giovane paraurti non resti inascoltato.


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La battaglia (vinta) del marciapiede dissestato [FOTO PRIMA/DOPO]

Prima email: 18 maggio

Buonasera,
Segnalo un prevedibile incidente: via Confalone (Napoli) da mesi pezzo di marciapiede inutilizzabile per un pericoloso ferro arrugginito che spunta da una recinzione per buca.
Presenza di bimbi per piscina
Chi interviene?
Grazie per l’attenzione

Destinatario: l’Urp del Comune di Napoli.
Dopo l’email con foto allegate, segue la segnalazione sul sito del Comune.

La risposta giunge dopo qualche ora:

Si inoltra, per quanto di competenza, la segnalazione relativa
all’oggetto.
Cordiali saluti
Servizio URP

L’Urp inoltra l’email alla municipalità di competenza (in questo caso, la V Municipalità).

Il marciapiede di via Confalone

Un pericolo per anziani, mamme e bambini

Questo primo messaggio nasce dalla indignazione nel constatare lo stato di incuria del marciapiede a via Confalone, recintato da svariati mesi.

Un buco, un ferro arrugginito che sporge, i pedoni costretti ad abbandonare il marciapiede per scendere lungo la strada, subito prima della curva.
Una via a senso unico, in pendenza, con le auto parcheggiate a restringere la carreggiata ed una pavimentazione estremamente sconnessa.

Una piscina nei pressi frequentata da mamme e bambini che, mentre risalgono, sono obbligati a deviare con il pericolo di essere investiti da auto e scooter che giungono in senso opposto.

Il cantiere, dunque, rappresenta un pericolo quotidiano per chiunque percorre quella via.

Dunque, ci si sarebbe atteso un ripristino veloce del manto stradale, un intervento nel più breve tempo possibile.
Invece, chiunque abiti in zona può testimoniare l’assoluta mancanza di manutenzione e tanto meno un intervento perentorio.

Via Confalone, la prima riparazione

Riparato dopo una settimana ma …

Dopo una settimana dalla prima segnalazione, ripasso per via Confalone e, con stupore, trovo la buca riparata ma il piccolo cantiere ancora in piedi.

Il malefico ferro arrugginito minaccia i passanti costretti ad abbandonare il marciapiede.
Segue altra e-mail sempre all’Urp del Comune di Napoli:

Buongiorno,
a cinque giorni dalla segnalazione (e vari mesi di incuria), la questione non è risolta.
Ieri sera, il foro ed il ferro arrugginito erano circondati come in foto allegata.
Resta il problema: i pedoni sono costretti a scendere dal marciapiede occupando la strada (stretta) con scooter e auto che giungono in senso opposto in curva.
Per cortesia, potreste ripristinare la pavimentazione del marciapiede in modo da tornare alla *normalità*?

Via Confalone, marciapiede riparato ma ...

Fu vera gloria?

L’happy end giunge a fine maggio: ripasso per via Confalone e trovo il marciapiede finalmente ripristinato!

Mi chiedo: le segnalazioni hanno modificato il flusso degli eventi?
Se non avessi scritto, l’indifferenza avrebbe trionfato?
Oppure, le email sono giunte in un periodo nel quale – comunque – era prevista la manutenzione?

Dubbi amletici di un cittadino non assuefatto.

Forse, c’è ancora speranza.

Via Confalone, marciapiede riparato ma ...


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Napolitudine, di Luciano De Crescenzo e Alessandro Siani e le colpe di Fabio Fazio [RECENSIONE]

Napolitudine: colpa di Fabio Fazio

La colpa è (anche) di Fabio Fazio.
Il presentatore RAI a Che tempo che fa dello scorso 24 marzo, parla del libro con entusiasmo.
Dalle risate di Fazio, il testo appare come un capolavoro della letteratura comica italiana.

Invece, Napolitudine non è un libro divertente.
Non è nemmeno un trattato di filosofia aperto a tutti con il tipico stile di De Crescenzo.

E’ solo un incontro al bar, una chiacchierata informale tra due simpatici personaggi.
Pagine senza pretese, prive di quel tocco che rende la lettura piacevole.
In alcuni tratti, poi, è davvero semplice.

Forse, adatto ad un pubblico infantile?

Napolitudine, di Luciano De Crescenzo e Alessadro Siani: la mia recensione

Napolitudine, era proprio necessario?

Mi chiedo perché Luciano De Crescenzo e Alessadro Siani abbiano scritto Napolitudine. Dialoghi sulla vita, la felicità e la smania ‘e turnà.
Di questa opera, credo, il mondo ne possa fare a meno.

Comunque, sottolineo che, per motivi diversi, amo i due autori.

De Crescenzo per l’immortale Bellavista, Siani per il buon umore generato dalle infinite gag.
Entrambi diffondono al grande pubblico le personali riflessioni attraverso la spensieratezza.
E, in un mondo indifferente come il nostro, la leggerezza di una risata è un raggio di luce inatteso.

Insieme, però, non funzionano.

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Io non sono Fabio Fazio

Quando Fabio Fazio ospita Alessandro Siani per presentare il libro, doveva porre una prima, fondamentale domanda: perché scrivere questo libro?

Il presentatore RAI doveva recensire con un minimo di obiettività.
Invece, l’assenza di critica promuove automaticamente il testo a possibile LIBRO da leggere.

Il sottoscritto, invece, ama scrivere la verità per rispetto di chi legge.

Dunque, se dovessi utilizzare un solo aggettivo, definirei il volume inutile.
Per essere cortese nei confronti dei due autori, potrei usare l’eufemismo “libro di pura evasione”.

Ma sarebbe eccessivo.
Perché anche la pura evasione merita dei contenuti interessanti.

PS: un’ultima osservazione: la napolitudine esiste.

Alessandro Siani a Che tempo che fa

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Pedamentina, 414 scale da scoprire (in discesa) [FOTO]

Da San Martino al corso Vittorio Emanuele

La Pedamentina, 414 scale, dalla silenziosa certosa di San Martino fino al traffico caotico del corso Vittorio Emanuele.

Meno di mezz’ora, al piccolo passo, godendo per ogni metro del panorama del golfo, l’eterno Vesuvio sentinella della città, visto e rivisto ma che cattura sempre lo sguardo del viandante.

Un zig-zag di rampe, soffermandosi su dettagli imprigionati dietro ad un cancello chiuso, catturare pezzi di mare celati da «mostri» urbani nati da chissà quale abuso di un lontano passato.

414 scale, immersi nel silenzio, per scoprire angoli nascosti di Napoli – eppure siamo al centro città! – ad osservare la certosa dal basso, il verde mangiato dal cemento selvaggio, un pezzo di storia di Napoli.

Alla scoperta della Pedamentina: da San Martino al corso Vittorio Emanuele

Pedamentina, la galleria fotografica

Mentre scendo, incontro molti coraggiosi percorrere il sentiero in senso opposto: dal corso Vittorio Emanuele su, per 414 scale, fino alla certosa di San Martino!

In salita … chissà … per ora l’idea non mi attira.

Nel mentre, consiglio: la Pedamentina è un luogo assolutamente da scoprire.
Meglio in discesa però 🙂


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«Fino al palazzo», alla presentazione del libro sul Sarrismo [FOTO]

Come in quelle assemblee scolastiche

Riuniti, per cambiare il mondo.
Come a scuola, quando in assemblea, il dibattito vola alto spinto dall’utopia adolescenziale.
Convinti che la protesta renda giustizia ai più deboli e migliori questo mondo che non va.
La forza dei sogni per rompere gli schemi e combattere il Sistema.

Ecco, sabato pomeriggio ritrovo quello spirito piratesco nei duecento sarristi seduti sulle scale del Vomero, all’ingresso della libreria IoCiSto di Napoli.
Duecento persone di ogni età, sesso e ceto sociale.

Riuniti, come in un’assemblea di tanto tempo fa.
A dibattere di Sarrismo.

Alla presentazione del libro "Fino al palazzo", dedicato al Sarrismo

Fino al palazzo, tra sogno e divertimento

La presentazione del libro “Fino al palazzo”, l’opera dedicata ai tre anni di Maurizio Sarri alla guida degli azzurri, ci emoziona.

Con il giornalista/tifoso Sandro Ruotolo nelle vesti del convinto (e ironico) Ministro della Propaganda (Sarrista), il dibattito scivola via tra le leggendarie sigarette del Comandante ed il sano divertimento calcistico.

Non c’è spazio per la nostalgia.
Ci concediamo solo il ricordo della indimenticabile testata di K2 a Torino (chi non comprende l’acronimo, è pregato di non continuare la lettura).

Poi, solo bellezza come forma di espressione sportiva (e non), condivisione, coinvolgimento, alchimia.

«Maurizio Sarri uno di noi» l’urlo sale spontaneo, tra i duecento assiepati sulle scale del Vomero.

E’ ora di andare.

L’assemblea si scioglie felice di aver sognato: per due ore, con spensieratezza, abbiamo cambiato questo mondo che non va.

Merito del nostro Comandante.

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I 200 sarristi: le foto


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La piccola Noemi e quel killer spietato: quale futuro?

Come recuperare uno spietato killer?

Immagino il giorno (spero prossimo) dell’arresto del sicario coinvolto nel folle raid in piazza Nazionale a Napoli lo scorso 3 maggio.
Il «mostro» che, nel video choc, dopo gli spari scavalca il piccolo corpo di Noemi riverso sull’asfalto.

Per questa belva, quale possibile futuro immagino?

La Giustizia segue il suo corso, il killer imprigionato in un carcere di massima sicurezza, una vita al 41bis con la chiave smarrita appena chiusa la cella.
Privato della libertà, esiste una minima possibilità affinché il «mostro» (ri)diventi un essere umano?

Il killer che ha colpito la piccola Noemi

Lo scopo della galera

La prigionia ha il solo compito di difendere la società civile da un pericoloso assassino?
Oppure, la solitudine della galera può far rinascere un briciolo di umanità anche in uno spietato killer di camorra?

Ragionamenti a voce alta, privi di una conclusione razionale.
Perché proprio non immagino a quale futuro aspiri quel maledetto «mostro».
Può un uomo continuare a vivere con un tale macigno sulla coscienza?
(ma avrà una coscienza?)

Solo domande.
E preghiere per Noemi.
Affinché guarisca, torni ad una spensierata quotidianità insieme alla sua famiglia.

Per il «mostro», invece, non intravedo nessuna via d’uscita.
Né dalla prigione.
Né, tantomeno, dal pozzo nero nel quale è precipitato.


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Quel maledetto, ultimo 33esimo piano [FOTO]

33esimo piano, perchè?

Cosa diavolo pensavo di trovare su quel maledetto 33esimo piano?

La setta dei poeti estinti?
Una riunione degli scrittori anonimi contro la sindrome della pagina bianca?
Il Sindaco col comitato di accoglienza?

Forse, un angolo di città con una prospettiva diversa?
Una visuale ispiratrice?

La vista dal 33esimo piano di un grattacielo del Centro Direzionale di Napoli

In cima alla torre del Centro Direionale

Desidero raggiungere quel maledetto ultimo piano da anni.
Il richiamo degli ascensori volanti è forte: «prima o poi salgo in cima» mi ripeto ogni volta che passeggio nei viali del Centro Direzionale di Napoli.

Pigio il bottone con curiosità.

Chiuso nella ermetica cabina, scruto il display scorrere veloce.
1, 2, …, 17, … 26 … …. 33!
Il bip sancisce la fine dell’ascesa.

Le porte dell’ascensore si spalancano e, prudente, sbarco lassù in cima, dove mai ero giunto prima!

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La delusione di quel maledetto 33esimo piano

Un alveare di uffici.
Impiegati alienati nascosti dietro ai monitor, chiusi in piccole prigioni come in qualsiasi altro ufficio del mondo.

Guadagno le prime finestre.

Fotografo nell’indifferenza generale.

Armato di smartphone, punto il panorama ma gli scatti sono filtrati dai vetri delle finestre sigillate.
La visuale non è diretta.
La presenza della barriera alimenta la delusione.

La vista dal 33esimo piano di un grattacielo del Centro Direzionale di Napoli

Ritorno alla realtà

Ritorno sui miei passi.
33 … 26  …  … ….  17 … 2 … 1
Il bip sancisce la fine della discesa.

Raggiungo l’uscita.

Alzo lo sguardo, con la mano proteggo la vista mentre un raggio di sole taglia quel maledetto 33esimo piano.

«Che diavolo mi aspettavo di trovare?» rimugino disilluso.
Qualsiasi cosa cercassi, non l’ho trovata.


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Salone del libro, le magnifiche immagini da Castel Sant’Elmo (e la coraggiosa vita di Mario Francese) [FOTO]

Mario Francese, giornalista ucciso dalla mafia (1979)

Divenuto giornalista professionista si occupò della strage di Ciaculli, del processo ai corleonesi del 1969 a Bari, dell’omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e fu l’unico giornalista a intervistare la moglie di Totò Riina, Antonietta Bagarella.
Fu uno dei primi a capire cosa stesse accadendo all’interno di Cosa nostra negli anni Settanta, raccontando l’ascesa dei corleonesi Riina e
Provenzano […]

Al salone del libro di Napoli, scopro Mario Francese, giornalista siciliano ucciso dalla mafia davanti casa, la sera del 26 gennaio 1979, a soli 54 anni.
A ricordare le sue coraggiose inchieste, il figlio Giulio.

Con commozione, Carlo Verna, presidente del consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, insieme ad altri autorevoli colleghi siciliani, ricorda Mario Francese.
Una vita dedicata all’informazione con le prime inchieste sulla mafia di Totò Riina e le denunce pubbliche contro la violenta ascesa dei corleonesi alla spietata conquista di Palermo.

Una guerra contro lo Stato che raggiungerà l’apice nella tremenda stagioni delle stragi del 1992 ed annunciata, molti anni prima, dagli articoli di Mario Francese.

La sua figura viene ricordata anche dal Ministero degli Interni in una biografia da leggere e condividere.

a Castel Sant'Elmo, il salone del libro di Napoli

Salone del libro, felice di esserci

Prima Renzo Arbore, poi la scrittrice Cinzia Leone, infine il giornalista Mario Francese.

Dopo le irrinunciabili foto, lascio Castel Sant’Elmo soddisfatto.

Un pomeriggio costruttivo in una location magnifica.
Dove trionfano i tanti libri (famosi e non) e si vive il giusto mix tra intrattenimento e impegno.

In altre parole, dove tocchi con mano i mille volti della cultura.

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La galleria fotografica

Tra le immagini della galleria, si riconosce il poliedrico Renzo Arbore, la scrittrice Cinzia Leone durante la presentazione del suo ultimo libro Ti rubo la vita.
Tra le ombre di Castel Sant’Elmo, Carlo Verna – giornalista RAI – ricorda Luigi Necco e conduce l’incontro in memoria di Mario Francese.


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