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Tag: pay-tv

Amore in the Sky [Domande perBeni]

Sky, la passione dopo la disdetta

“Ciao Beni,
spero che almeno tu abbia passato un felice Natale.
Io no.
Sono stato ore e giorni a leggere quella lettera. 
Lacrime e rabbia, pazzia e disperazione.
Sentimenti contrastanti per un amore contrastato.
Il primi dicembre ho fatto disdetta a Sky ma ho ricevuto una lettera struggente in cui mi chiedevano di non terminare il nostro rapporto.
Cosa devo fare?”
CieloMiaMoglie76

La lettera struggente di Sky dopo la disdetta, come comportasi? I consigli di Antonio P. Beni, esperto in AMORE (con la «a» minuscola)

Antonio P. Beni risponde

Mio triste CieloMiaMoglie76,
ho passato un felice Natale, grazie.
Mi dispiace che il tuo non sia stato degno del consumismo occidentale.

Anche alcuni dei miei amici hanno provato a lasciare Sky o Premium, e anche loro non ci sono riusciti.

Ricordo come se fosse ieri, ma era l’altro ieri, che Giorgio, il mio amico appassionato di Lirica rupestre, ricevette la lettera da Sky.
La moglie, pace alla sua anima, gli consigliò di non aprirla, di non farsi tentare.

Purtroppo Giorgio non riuscì a resistere e lesse quelle parole tristi, speranzose e piene di promesse.

La sua parabola, come per la tua, iniziò in quel preciso momento a scendere, mentre risaliva quella di Sky.

Il mio amico non aveva mai ricevuto una tale lettera d’amore, non aveva mai sentito tanto affetto.
La moglie, che riposi in pace, non lo amava, o meglio non come Sky.

Se il tuo cuore non ha mai galleggiato sui canali della pay tv, allora non puoi dire che abbia amato.

I nostri avi, pace alla loro anime in bianco e nero, vivevano nell’arido etere di due canali, di assenza di telecomandi e di tasti analogici grandi quanto l’ombelico di un lottatore di Sumo.

CieloMiaMoglie76, non devi sentirti in colpa per avere tentato di lasciare il Satellitare, perché “lui” è al di sopra di tutto e perdona gli ingrati, soprattutto se tutte le fatture sono saldate.

Non posso dirti cosa fare, solo tu, pace alla tua anima, puoi decidere, ma posso darti tre avvertimenti:

  • Lasciare qualcuno comporta sempre dei costi.
    In questo caso la penale sarà peggiore di un divorzio
  • La TV generalista non ha più nessuna novità.
    Tornare a Rai o Canale 5 potrebbe spingerti a pensare di essere tornato nel passato. Costanzo, Pippo Baudo e KristalBall ci sono ancora!
  • Ti sentirai solo, perché chi vive senza PayTV non ha amici, non ha famiglia e spesso non ha moglie.
    Infatti la tua è andata via, pace alla sua anima.

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Figuraccia Sky: perché censurare CAG-ATA in CA-ATA?

CAG-ATA, l’abbreviazione da ripulire

Torino-Empoli è sintetizzata con un regolare TOR-EMP.
Cagliari-Atalanta, invece, necessita di una ripulita.

La CAG-ATA evidentemente disturba la digestione dello spettatore televisivo.
Sdraiato sul divano-stadio, telecomando alla mano, pancia all’aria, il tifoso ingrassato dal pranzo domenicale attende con ansia le gesta degli eroi del pallone.
Da guardare comodamente in pay-tv.

A Sky nulla è lasciata al caso.
Nemmeno un divertente gioco di parole.

Dalla stanza dei bottoni, l’ordine parte repentino: depennate quella maleodorante «G»,

Sky: Cagliari - Atalanta trasformato in CA-ATA invece di CAG-ATA

I calciatori-fotomodelli

Nel calcio dei giocatori-fotomodelli che, prima della partita testano il terreno da gioco vestiti a puntino dallo stilista di fiducia, non è prevista una malsana CAG-ATA.

Una sigla politicamente scorretta?
Quale astrusa spiegazione vige dietro la censura della colpevole «G»?

Il segreto di stato rimarrà tale nei secoli a venire.
Se indagassimo, con un perfetto gioco di squadra scarica-barile all’italiana, non conosceremo mai il nome del dirigente Sky che ha depennato il puzzolente carattere.

La colpa sarà del tecnico che ha digitato la sigla censurata.

Peccato.
La CAG-ATA poteva regalarci una domenica diversa.
Anzi, liberatoria.

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Con mio figlio al San Paolo, perchè il vero calcio è allo stadio

Calcio e pay-tv

Una recente indagine svela l’ignoranza di molti bimbi metropolitani: «le uova si sviluppano sui banconi del supermercato» è una delle risposte più gettonata.

Tra televisione, videogames e realtà virtuale l’infanzia ignora gli sporchi processi del mondo reale e la distanza tra la ciò che si «tocca» ed i fotogrammi trasmessi da un monitor aumenta di generazione in generazione.

Lo stesso ragionamento vale anche per il calcio e su come viene “percepito” l’evento sportivo dai più piccoli.

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Assuefatti alla poltrona del salotto, i pargoletti guardano le partite col telecomando tra le mani ignorando la vera atmosfera che circonda la gara.
Tra spot pubblicitari, i commenti pilotati dei telecronisti e le riprese ipertecnologiche ma pur sempre limitate del tubo catodico, lo spettacolo agonistico si riduce ad reality show.

Il sudore e la fatica degli atleti non è colto, le voci dei tifosi filtrate dai microfoni ed i colori dello stadio depurati dai cameraman della pay-tv.

Al San Paolo per Napoli Lazio

Prima che sia troppo tardi, decido di rompere questo ciclo vizioso e – alla tenera età di sei anni – giunge il battesimo per mio figlio: tutta la famiglia al San Paolo per Napoli Lazio!

Napoli Lazio, la prima volta di mio figlio al San Paolo

Tripletta di Higuain!

All’ingresso del settore “Family”, osservo gli occhi del mio pargoletto non appena  intravede il prato verde: lo stupore è evidente e la gioia emerge sul suo viso innocente.

Le due squadre ci regalano una domenica con gol ed adrenalina pura: prima lo svantaggio azzurro, poi il fantasmagorico pareggio di Dries Mertens ed infine la fenomenale tripletta del Pipita-Higuain.

Novanta minuti di sentimenti ancestrali: il coinvolgimento emotivo è spontaneo, le nostra urla si confondono con lo sfogo degli altri tifosi, la disperazione per il gol subito che – nello stesso istante – gela tutti gli spettatori ed il salto dal sediolino dei cinquantamila del San Paolo al missile del folletto belga.

Il rito del panino prima dell’inizio del match, la musica e la coreografia delle curve, il caffè borghetti, il papà che abbraccia il figlio, lo strepitare contro l’arbitro, la sensazione di svuotamento al triplice fischio finale.

La sofferta vittoria è giunta, possiamo tornare a casa stanchi ma soddisfatti.

Per mio figlio – come fu per me e per ogni altro bimbo amante del calcio – la prima volta allo stadio è indimenticabile.
«Papà, torniamo un’altra volta?» chiede felice.
Missione compiuta, il telecomando è già un lontano ricordo.

Napoli Lazio, la prima volta di mio figlio al San Paolo

 


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Calcio e soldi: a Napoli si paga pure l’amichevole …

Amichevole estiva: 10€

E’ normale pagare dieci (10!) euro per assistere in televisione ad una partita di calcio amichevole di fine luglio?

Siamo tutti d’accordo: tifiamo Napoli e c’è un enorme attesa per conoscere i nuovi campioni azzurri, curiosità per l’inno, desiderio per le magliette della prossima stagione.

Il popolo partenopeo ringrazia il suo infaticabile Presidente Aurelio De Laurentis per l’impegno e la passione profusi, è davvero un fenomeno del marketing come i risultati (sportivi ed economici) dimostrano.

Ma pagare un allenamento – perché di questo si tratta, seppur coreografico – quanto un incontro di Champions League è davvero troppo, anche se sei il più sfegatato tra i tifosi.

Inoltre, per gli abbonati alla pay-tv (sia Mediaset Premium Calcio che Sky) la beffa è doppia: nonostante versino già la quota mensile per vedere tutti gli incontri di serieA, l’amichevole del Napoli è al di fuori del pacchetto standard.

Napoli Galatasaray, amichevole a 10euro in pay-tv

Paga solo il tifoso del Napoli?

Difronte alle cifre astronomiche che circolano nel (cinico) mondo del calcio, i proventi dell’acquisto di una singola partita come evento televisivo, quanto potranno mai fruttare alle casse azzurre?
Credo spiccioli.

E allora, perché il nostro amato Presidente non si comporta come gli altri club impegnati in altrettanti match altisonanti (il cui risultato sportivo è oltretutto irrilevante) ma visibili in chiaro?

Tifosi azzurri, non è una (ingiustificata) esagerazione pagare dieci auro per la partita contro il simpatico Galatasaray di questa sera?
A Voi la risposta.


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Andrea Antonelli, il rispetto del silenzio

Le regole (spietate) del circo mediatico

Lo spettacolo deve continuare, sempre.
Anche se c’è di mezzo una giovane vita spezzata, il circo mediatico non concede sconti.

I motori rombano, gli sponsor pagano, la pay-tv investe e lo spettatore esigente ha «fame» di immagini, meglio se drammatiche.

Difronte alla tragica morte di Andrea Antonelli, ancora una volta, nessuno ha il coraggio di fermarsi: è successo a Mosca, lo stesso sarebbe accaduto a Monza, Indianapolis oppure alla Parigi-Dakar.

I piloti sono solo attori, gladiatori moderni nell’arena globale, dipendenti del network televisivo, uomini di sport ridotti a testimonial di merendine (solo i volti più popolari però).

Sono consci di essere marionetta in moto, talentuosi impiegati obbligati a rispettare il contratto firmato col sangue, alcuni si considerano fortunati altri diventano famosi, tutti – in ogni gara – (consapevoli) rischiano la vita

Andrea Antonelli

Sempre dopo

Il giorno dopo la sciagura, si torna a parlare di sicurezza delle piste.
Per rispetto della famiglia del pilota e di tutti i suoi cari, sarebbe delicato evitare la solita litania: «in quelle condizioni, non si doveva correre» (Marco Melandri), «viene a tutti la voglia di tornare a casa» (Valentino Rossi) … perché dopo l’onda emotiva del momento e le (finte) polemiche, ognuno rientrerà nel suo box, dai suoi meccanici, dal proprio ingegnere di pista per chiedere rassicurazioni sul domani.

Le parole non sono necessarie, le regole sono note a tutti: uno sguardo di intesa ed il circo mediatico continuerà la sua inarrestabile, folle, mostruosa corsa.

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