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Tag: periferia

Rosa Ventrella, «Storia di una famiglia perbene» e la voglia di leggere [RECENSIONE]

Voglia di leggere, il merito di Rosa Ventrella

Soddisfatto.
Dopo l’ultima rigo di Storia di una famiglia perbene, provo quella dolce percezione che assaporo ogni volta che leggo un libro «bello».
Utilizzo «bello» come aggettivo con convinzione.
Perché, anche se termine semplice, «bello» descrive un insieme di sensazioni positive.

Il romanzo della brava Rosa Ventrella suscita, nel sottoscritto, l’attesa.

La voglia di leggere, il desiderio di fermare il tempo per trovare quel momento magico e sprofondare nel mondo di Maria, Vincenzo e Giuseppe.
Tremare con loro quando si scatena l’ira del padre, ascoltare le consolatorie parole della mamma, passeggiare nei vicoli di Bari vecchia fino al mare.

E sognare con Michele. l’amico dal cognome difficile.
L’amico di sempre.

Rosa Ventrella, autrice del romanzo "Storia di una famiglia perbene"

Come in un film

La potenza delle parole di Rosa Ventrella scaraventano il lettore in un film.

Un film per descrivere una delle tante periferie italiane.
Dove la vita scorre tra mille pericoli e facili tentazioni.
Tra le parole delle comare e gli sguardi degli abitanti del quartiere.

Così, pagina dopo pagina, scopriamo che Bari vecchia è protagonista della storia, prigione dalla quale evadere e cassaforte di affetti.
E – anche stavolta – i tanti Maria e Michele si ritroveranno nell’atavica domanda che ognuno di noi, prima o poi, affronta: fuggire o restare?

Storia di una famiglia perbene è proprio un bel film.
Un film che, la voglia di leggere, consuma in un tempo troppo breve.

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Lo chiamavano Jeeg Robot, film d’amore e di speranza

Jeeg Robot ci ricorda l’amara verità

Una branco di iene affamato sogna il salto di qualità: da squallida banda della degradata periferia romana a boss della malavita nazionale.

L’inaudita violenza sbalordisce lo spettatore impreparato al Pulp fiction di borgata ma ha un indiscutibile merito: ci sbatte in faccia – casomai girassimo la faccia per non vedere – l’amara verità.

Intere fette della società vivono prive di qualsiasi valore etico ed aspirano a soldi, denaro, successo con ogni mezzo (illecito).
Lo Stato impotente osserva: droga, camorra, prostituzione, delitti efferati (uccidere un amico colpendolo col cellulare perché sbaglia l’acquisto «lo volevo nero, questo è bianco!»), conquistare il potere criminale dimostrando di essere il Capo con una lucida follia criminale.
Ad ogni costo.

Perchè vedere Lo chiamavano Jeeg Robot, film d'amore e di speranza

Jeeg Robot, film d’amore

Lo chiamavano Jeeg Robot è un film d’amore.
Nonostante il fango del Tevere, l’imbarbarimento dei personaggi, l’assenza di qualsiasi indizio di umanità nei protagonisti, il marcio non trionfa.

Perché la scintilla dell’amore può nascere anche nell’angolo più remoto dell’inferno metropolitano.

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Un abbraccio tramuta gli sporchi destini di Enzo ed Alessia – lui caduto nel fiume romano inquinato dai fusti atomici acquista i superpoteri, lei cresciuta tra violenze e degrado si rifugia in un mondo di fantasia e crede in Jeeg Robot il Salvatore.

Un film raccontato come un fumetto dark, ogni fotogramma una denuncia per capire fin dove può sprofondare l’animo umano.
E risorgere.

corri ragazzo laggiù
vola tra lampi di blu
corri in aiuto di tutta la gente
dell’umanità


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