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Tag: razzismo (Page 2 of 2)

Il napolecane

A leggere le cronache, il napoletano è un demone capace delle peggiori nefandezze.

La domenica, quando riposa e si dedica allo sport, distrugge treni, stadi, autogrill e qualsiasi struttura pubblica incontri sul suo percorso.

Durante la settimana, invece, se non è impegnato ad intombare rifiuti tossici (perlopiù scorie radioattive nei pressi di un asilo) è un ottimo giardiniere (coltiva marijuana), un cuoco eccellente (i napoletani sono tutti obesi) e nel tempo libero (l’intera giornata poiché non lavora e vive come una sanguisuga sulle spalle dei contribuenti onesti) pensa a come truffare le assicurazioni (nel capoluogo campano, la tariffa RC auto è tra le più costose d’Italia) oppure il malcapitato di turno.

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Sul DNA di questa belva si interroga l’intera nazione: perché il napolecane è diverso?

Il napolecane

La storia condanna il napoletano?

Gli storici scomodano le invasioni barbariche che hanno travolto il sud, per gli scienziati la diversità del napoletano è giustificata da una serie di variabili ambientali non ancora identificate mentre i politici legiferano leggi speciali per risolvere l’emergenza.

Ad essere sinceri, i media evidenziano anche la parte buona del napoletano: la televisione fa cantare in prima serata i piccoli diavoli non ancora infetti e – a volte – il più fortunato dei miei concittadini racconta una barzelletta prima della pubblicità.

Speravo che questi luoghi comuni fossero svaniti, invece – nel moderno ed ipertecnologico ventunesimo secolo –  il pregiudizio è ancora ben radicato nella società (la foto di questo post l’ho scaricata da un becero gruppo facebook).

Ancora una volta, perplesso, sono costretto a chiedere: quando capiremo che l’identità di un popolo si evince dalla storia delle singole persone e non certo dalla geografia?


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Il piccolo ius soli

Il primo giorno di scuola

Al primo giorno di scuola, la giovane maestra della prima elementare di mio figlio ci riceve in aula per le dovute presentazioni.

I bimbi, piccoli angioletti ingenui seduti su minuscole sedie dietro ai banchi disposti a forma di ferro di cavallo, si guardano intorno alla ricerca di un compagno dell’asilo mentre noi genitori (diffidenti) «radiografiamo» la docente.

Dopo il breve discorso, contento per l’inizio di questa importante avventura, vado dal mio studente in erba per il necessario incoraggiamento.
Alla sua sinistra c’è una bimba pakistana (credo), felice, sorridente, intenta a colorare un disegno di Peppa Pig, gentile dono della dolce maestrina a tutti i nuovi arrivati.

Lo ius soli spiegato da un bimbo di sei anni

il vero significato dello ius soli

Appena rientro dall’ufficio, incuriosito chiedo a mio figlio come sia andata.
Con l’innocenza tipica di un bimbo di sei anni, elenca i nomi dei nuovi compagni senza stupirsi per la vicina asiatica.

I suoi occhi puliti osservano un mondo colorato e privo di cattiveria.
Per lui non c’è alcuna differenza tra Marco, Francesca, Dominique e Ginja, questi marmocchi sono solo i suoi nuovi «amici» di scuola.

L’ascolto entusiasta: un bimbo di sei anni se ne frega del «principio dello ius sanguinis»

imperniato sull’elemento della discendenza o della filiazione al contrario dello «ius soli» che fa riferimento alla nascita sul suolo, sul territorio dello Stato

Per un bimbo di sei anni, gli amici di scuola sono tutti cittadini della Terra e – detto tra noi – penso proprio che abbia ragione.

Se il Ministro desidera (finalmente) modificare la Legge del 5 febbraio 1992, n.91 può osservare i piccoli alunni della classe di mio figlio.
Sono certo che, con semplicità, gli mostreranno il vero significato dello ius soli.

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Indifferenza gialla (ipocrisia nera)

Cinesi e Rom, le due bombe sociali

Nelle nostre moderne metropoli convivono due bombe sociali ad orologeria che, difatti, periodicamente esplodono per poi essere subito disinnescate dalle Istituzioni.

La comunità cinese, perlopiù invisibile, vive nascosta negli scantinati di fatiscenti palazzi della periferia.
Uomini, donne, anziani e bambini astratti, anelli vitali del ciclo produttivo occidentale ma non riconosciuti ufficialmente, lavoratori privi dei diritti basilari. Operai incorporei che producono beni materiali.

I rom vivono in campi degradati ai bordi della città, quasi sempre abusivi, in condizioni igienico sanitarie da terzo mondo, senza un lavoro fisso sopravvivono con le elemosina e spesso sono sfruttati dalla criminalità organizzata. Gente disperata ignorata dallo Stato.

Contesti paradossali, teoricamente inaccettabili per un «paese civile» ma, in pratica, una triste e quotidiana realtà: i cinesi segregati in bui seminterrati illuminati solo dai neon bianchi, i rom oramai stanziali in fatiscenti baraccopoli dimenticate da Dio, alla luce del sole.

Indifferenza gialla (ipocrisia nera)

L’indifferenza dello Stato

E lo Stato?
Impotente, non interviene.

La politica dell’indifferenza prevede la non-azione, l’abbandono di queste persone senza tutela al loro tragico destino per poi scandalizzarsi quando – puntualmente – avviene la tragedia annunciata (una stufa brucia una baracca rom sterminando un’intera famiglia oppure un incendio incenerisce gli operai cinesi di Prato).

Il copione prevede la squallida passerella dei politici e le dovute dichiarazioni di circostanza davanti le telecamere affamate, il circo mediatico accende i riflettori e – per un paio di giorni – noi onesti cittadini, turbati, ci offendiamo per quelle immagini scomode (ma note a tutti).

Poi, spente le luci, l’indifferenza copre i lutti e torna il colpevole e conveniente silenzio.
Fino ai prossimi inevitabili morti.

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Juventus Stadium, se i bambini fanno «oh che me@d@»

La lezione mai dimenticata

Ricordo l’ora di Educazione Fisica alla scuola superiore come se fosse oggi: il buon professore – un tipo giovane ed atletico, baffo curato e sempre in tuta ginnica – giunge in classe con l’unica preoccupazione dell’appello.

Svolto l’iter burocratico, impartisce agli scolari (tutti maschi) il profondo insegnamento sportivo: dall’armadietto tira fuori il Super Santos e serafico annuncia: «andate a giocare nel cortile, non vi fate male. Ci vediamo dopo la lezione».

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Due squadre di adolescenti incoscienti, gli zaini a fungere da pali delle porte immaginarie e palla al centro: sessanta minuti di puro divertimento sul campo d’asfalto sotto lo sguardo dell’integerrimo professore, un arbitro vigile tollerante per la prestazione ma pronto ad intervenire in caso di scorrettezze morali, un adulto seduto su una sedia da studente, rilassato si gode il sole (e lo stipendio).

A fine match, sudati e contenti, tutti a casa grazie ad un’organizzazione perfetta (dopo il triplice fischio del prof seguiva la campanella-TheEnd).

Lezioni d’altri tempi si dirà (e non c’è dubbio, sono trascorsi quasi trent’anni, che vetusto che sono!).
Oggi la scuola è cambiata (spero) e gli atteggiamenti non idonei al ruolo del docente sono inconcepibili (auspico): d’altronde, il mio professore di Matematica – tra un polinomio ed un teorema – fumava, un gesto che ora implicherebbe una denuncia immediata (mi auguro).

Juventus Stadium, se i bambini fanno «oh che me@@a»

Juventus Stadium, curva di bimbi razzisti?

Juventus-Udinese, la curva dello stadio è piena di tifosi-bambini: sostituiscono gli ultrà razzisti sospesi per comportamenti palesemente offensivi.

Al rinvio del portiere friulano, i pargoletti scimmiottano (ingenuamente) l’urlo tipico dei tifosi ufficiali, imitano il peggio del calcio italiano: l’offesa dell’avversario, un coro di volgarità gratuite, un viscido sentimento di violenza indiretta, il non rispetto dei valori sportivi, un subdolo razzismo strisciante, l’ignoranza al potere, l’umiliazione del fair play.

Ascolto indignato l’onda di inciviltà alzarsi dalla curva di adolescenti e mi chiedo turbato: in Italia chi insegna ai bambini la cultura sportiva?

Non serve intervistare lo psicologo oppure disturbare esperti infantili, non sforziamoci nemmeno di trovare inutili alibi morali, ammettiamo senza false ipocrisie: anche la curva di bimbi andrebbe chiusa.

Sarebbe una dura lezione onde evitare la nascita e crescita dei futuri «mostri».
Il mio professore di Educazione Fisica sarebbe d’accordo, ne sono certo.


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Il calcio non è (più) uno Sport

Il calcio è solo profitto

La distanza tra il calcio e lo Sport è ormai siderale.
Il paradosso è evidente: da una parte gli ultras legati a stupidi ed anacronistici rituali, dall’altro i club vere e proprie aziende dal business milionario.

Ma anche: da un lato gli ingenui tifosi ed i colori delle squadre, dall’altro i calciatori professionisti senza nessun legame con la città che rappresentano.

L’industria del pallone è priva di scrupoli, la fedeltà in bianco e nero di un tempo lascia il posto ai petrodollari degli sceicchi, i sentimenti di ieri sono una cartolina sbiadita difronte all’unico, vero comandamento a cui oggi tutti rispondono: il profitto.

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Il becero razzismo delle curve

Eppure, le opposte tifoserie continuano a darsi battaglia sugli spalti e fuori dagli stadi, persistono i beceri cori Nord contro Sud, il razzismo di curva prevale sul fair-play ed i delinquenti domenicali trasformano uno spettacolo in una violenta ed assurda guerra civile.

I poliziotti in divisa antisommossa presidiano stazioni e scortano i pullman degli ospiti che – magari – sognavano solo di visitare un’altra città col pretesto della trasferta.
Le antiche rivalità di quartiere,poi, sono benzina sul fuoco ed i derby costituiscono l’occasione ideale per manifestare la mai sopita ignoranza cafona di pochi idioti.

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Segnali di vero sport? Non pervenuti

Del calcio, almeno come evento sportivo da gustare all’aria aperta, sotto la pioggia oppure in una calda giornata di sole primaverile, vi è rimasto ben poco.
Si preferisce la comoda poltrona del salotto alle gradinate dello stadio, il telecomando per lo zapping della diretta su tutti i campi ed il campionato-spezzatino da digerire tra il venerdì ed il lunedì.

E così  lo sport più amato dagli italiani si è trasformato miseramente in un volgare reality-show.
Da vietare ai minori, loro credono ancora nei sogni.

Il benvenuto dei tifosi della Juve ai napoletani


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L’uomo invisibile imparò a volare

Una presenza impercettibile

Via Toledo è – come sempre – un viavai anarchico di gente impegnata nello shopping del sabato pomeriggio.

La strada è un fiume in piena di voci e colori, una folla omogenea in viaggio senza una meta precisa.
Lui vive ai margini della strada e la sua presenza è impercettibile alla marea umana di (finti) consumatori.

L’Uomo Invisibile ha varie personalità.

Una statua immobile di gesso bianco e un arlecchino colorato, un pagliaccio impacciato su un velocipede, un acrobata spericolato, un mangiafuoco e un generatore di bolle di sapone a forma di nuvole.

Gli unici capaci di percepire la sua esistenza sono i bimbi.

Agli occhi degli adulti, invece, l’Uomo Invisibile non è un supereroe moderno ma solo un fantasma fastidioso da evitare, qualcosa di seccante al pari di una mosca ronzante, un rumore di sottofondo da annullare con un gesto risoluto.

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E lui – pur di esistere – con la forza della disperazione inventa esibizioni sempre più spettacolari.

Addirittura, l’Uomo Invisibile ha imparato a volare o – per essere più precisi – a galleggiare in aria con un’espressione che non tradisce sforzi.

Questo ulteriore superpotere sembra abbattere il muro di indifferenza di noi adulti occidentali assuefatti alla visione di persone prostrate ai bordi strada.

Il trucco del pakistano volante riscuote un discreto successo: c’è chi lo fotografa, chi gli gira intorno per indagare, la curiosità spinge la generosità e le monetine riempono lo scatolino viola ai piedi dell’uomo fluttuante.

Al momento la folla apatica si ferma e per pochi minuti l’Uomo Invisibile torna ad esistere.

Sono certo però che lo stupore non durerà molto: se non vuole sparire nuovamente, l’Uomo Invisibile – oltre a volare – dovrà presto inventarsi un nuovo incantesimo.

E l'uomo invisibile imparò a volare


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«George Alexander Louis, il Royal Baby, è un bimbo di colore»

George Alexander Louis, finalmente!

IL mondo tira un sospiro di sollievo, finalmente è nato il nuovo rampollo della monarchia inglese, il piccolo George Alexander Louis.

William e Kate mostrano entusiasti il bebè alla stampa mondiale, i volti rilassati dei neo genitori non presentano i tipici segni della prima notte insonne.

Evidentemente, il poppante è venuto al mondo già regale ed evita i soliti piagnistei dei comuni mocciosi.
Pochi scatti e la nobile famiglia si dilegua portandosi dietro le mille curiosità globali: a chi assomiglia il pargoletto?
E’ tutto suo padre?
Oppure ha i caratteri della mamma?
Latte materno o artificiale?
La Corona è favorevole all’uso del ciuccio già nei primi giorni di vita?
Quali pannolini userà?

Domande lecite alle quali la stampa mondiale sta lavorando freneticamente e – prima o poi – fornirà le giuste risposte.

Ciò che nessuno vi dirà mai, invece, sono le indagini alle quali George Alexander Louis è stato sottoposto.

«George Alexander Louis, il Royal Baby, è un bimbo di colore»

Lo choc

Appena nato, infatti, il potente MI6 (per chi non è del settore, è la sigla dei temibili servizi segreti inglesi) insieme ad un importante centro africano specializzato sugli studi genetici dei cetacei, tramite un innovativo software sperimentale ha simulato la crescita del bimbo nei prossimi due anni.

Ebbene, il dossier catalogato subito top-secret dalla Regina Madre, evidenzia una insolita carnagione «scura» del neonato.

L’esito, secondo gli specialisti, è sconvolgente: «George Alexander Louis è un marmocchio di colore.  Più precisamente, il giusto termine scientifico riportato dai tecnici africani, è “di colore nero” (con una probabilità del 97,6%)».

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La reazione di Buckingham Palace

Nessuno può prevedere le conseguenze di questa inchiesta sull’intero ecosistema.

Al momento, da Buckingham Palace, non trapelano reazioni ufficiali né tantomeno smentite scandalizzate.

Il più importante studio di avvocati anglosassone è pronto a distruggere chiunque osi parlare dell’argomento, il primo ministro del Regno Unito di Gran Bretagna ha prontamente alzato il livello dei controlli negli aeroporti e nelle stazioni, la Banca Centrale Europea monitorizza costantemente lo spread tedesco, il Vaticano invita «a non strumentalizzare la concezione» mentre la nazionale di calcio inglese ha ufficialmente chiesto di giocare con la foto del piccolo stampata sulla maglietta bianca.

Il diritto di George Alexander Louis

Mentre il mondo impazzisce dietro le stupide congetture sul colore della pelle di un essere umano, l’innocente George Alexander Louis come si comporta?
Ha appena aperto gli occhi e piange, chiede solo di essere coccolato dall’amore della sua mamma e del suo papà.

Che poi, a ben riflettere, è lo stesso improrogabile, elementare, naturale diritto che spetta ad un qualsiasi altro bimbo nato in un altro angolo del Pianeta, ultimo imperatore o comune moccioso che sia.


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Le scuse scadute

Calderoli e gli insulti razzisti

Sono sempre più convinto: Calderoli è un idiota.
Chiedo scusa, credo di essere stato frainteso e la precisazione è d’uopo.
Il mio epiteto non è riferito all’uomo bensì al personaggio politico, il dirigente leghista che durante i comizi (s)parla con toni razzisti e volgari sparando imbecillità a raffica.

Evidentemente considera la platea un branco di trogloditi capaci di comprendere solo concetti rozzi …

Calderoli e le scuse scadute

La  «porcata» del vice Presidente del Senato

Ricordo che l’attuale legge elettorale (a tutti nota come «Porcellum») fu formulata dall’allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli dopo che egli stesso – in un lapsus freudiano – la definì «una porcata».

E’ chiaro che nel suo intimo il nostro vice Presidente del Senato si considera un porco (senza offesa per i maiali, animali di atavica generosità).

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L’equivoco

Lo sapevo, sono stato equivocato!
Possibile che voi Lettori siate sempre in malafede?

Mi vedo costretto subito a rettificare ciò che ho scritto: non intendevo certo ironizzare sulle tendenze dell’uomo Calderoli, la mia deduzione è legata al solo desiderio di veder presto abolita la legge elettorale voluta dal governo Berlusconi (era il 2005) di cui Calderoli fu meritevole ministro.

Spero che il nostro (indegno) vice Presidente del Senato non si offenda nel leggere questo post, meglio dedicare il tempo ai veri problemi dell’Italia (anzi, della padania).

E comunque, anche se leggesse queste farneticanti considerazioni di un anonimo cittadino italiano, non capirebbe.
Chiedo scusa, sono stato di nuovo travisato.


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