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Tag: recensione (Page 1 of 6)

Tutto sarà perfetto, di Lorenzo Marone: un romanzo «che non vorresti mai terminare» [RECENSIONE]

Tutto sarà perfetto: storia di ricordi e ritorni

Tutto sarà perfetto del bravo Lorenzo Marone è un romanzo da mare (e di mare).
Da leggere sotto l’ombrellone mentre con lo sguardo ti perdi nel blu e all’orizzonte scruti quella piccola isola dove il tempo sembra fermarsi.

E proprio su quel lembo di terra, la  vita smarrita di Andrea – immaturo fotografo quarantenne – in un imprevedibile week end,  cambia: riemergono quelle giornate trascorse sulla spiaggia, il colore dei limoni, l’odore della salsedine sulla pelle, i ricordi dell’infanzia sfuggita.

Per ritrovare ciò che (da lontano) sembrava definitivamente cancellato.

"Tutto sarà perfetto" di Lorenzo Marone: la mia recensione

Tutto sarà perfetto: letto in tre giorni

Letto in tre giorni (di mare),  il romanzo scorre via veloce tra il presente (i dialoghi serrati tra Andrea il ribelle e il padre, il rigido Comandante) e continui flashback.

Con delicatezza, Lorenzo Marone affronta il difficile rapporto genitori/figlio, l’amore incontrastato di una mamma troppo sensibile, la solitudine dell’isola, la forza delle le proprie origini.

Tutto sarà perfetto rientra di diritto nella categoria di libri che «non vorresti mai terminare».
Perché, ad ogni rilettura, come in un viaggio temporale, ti ritrovi tra le viuzze di Corricella, con i piedi nel freddo mare di Procida, guardi incantato Vivara al tramonto, torni bambino protetto dal dolce abbraccio di tua mamma.

Storia emozionante?
Sì.

E, dopo l’ultimo rigo, resti un po’ confuso, come quando parte un tuo vecchio amico.
Sei felice per lui ma sei anche triste perché non vorresti mai lasciarlo andar via.

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Quando intervistai Lorenzo Marone

Incontro Lorenzo Marone alla Feltrinelli di Napoli per la presentazione del libro Magari domani resto.
Siamo nel febbraio del 2017 e lo scrittore non è ancora noto al grande pubblico nazionale.

Qualche settimana prima, l’avevo contattato via e-mail e lui, gentile, risponde alle mie domande per un’intervista esclusiva!

Alla Feltrinelli, la piccola sala è gremita.
Appena lo scrittore varca l’uscio, con un atto di coraggio anticipo tutti e mi presento per la foto-ricordo.
Ma – come tutti i timidi – tentenno.
L’artista viene subito agganciato dal Tg3 Regionale e  risucchiato dai fans, amici e addetti ai lavori.

Perdo la mia occasione.
Ne seguiranno altre, ne sono certo.

Vero Lorenzo? 🙂

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La storia (forse divertente) di un pluriomicida pentito, di Jonas Jonasson [RECENSIONE]

L’assassino, il prete, il portiere, un libro di Jonas Jonasson

L’assassino, il prete, il portiere di Jonas Jonasson annoia … per due terzi.
Divido il romanzo in tre parti:

  • l’inizio: promettente, con capitoli potenzialmente divertenti
  • la parte centrale: lunga e piatta
  • il finale: in ripresa (ma non evita la bocciatura)

Il racconto, dopotutto, è un giusto mix di situazioni bizzarre: l’assurdo incontro tra il pluriomicida pentito, il responsabile della reception, il pastore della Chiesa protestante potrebbe scatenare una serie di pagine surreali ed esilaranti.

Invece, per lunghi tratti, la narrazione languida con una trama fin troppo lineare, priva di quegli scossoni attesi (invano) dall’eccentrico trio.

Jonas Jonasson , autore di "L'assassino, il prete, il portiere"

Jonas Jonasson, meglio in inverno

Desideravo recensire un’opera da leggere tutto d’un fiato sotto l’ombrellone.
L’assassino, il prete, il portiere non rientra in questa categoria di libri estivi.
Acquistatelo pure e provateci senza pregiudizi ma credo che una dolce pennichella vi colpirà prima di giungere a metà storia.

Questa reazione del Lettore Coraggioso non credo sia necessariamente negativa.
Immagino, però, non alimenti l’ego del bravo Jonas Jonasson.

L’assassino, il prete, il portiere merita una pazienza superiore.
Per iniziare a leggerlo, meglio attendere una fredda e piovosa notte d’inverno.

Tra le sicure pareti di casa, sarà più facile superare lo scoglio centrale e giungere all’agognato finale.

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«Il Palpa». Il più forte (e drogato) di tutti [RECENSIONE]

Palpa, tra tennis ed eroina

«Il Palpa». Il più forte di tutti racconta la partita più dura di Roberto Palpacelli, talento assoluto del tennis italiano degli anni ottanta.

Una biografia scritta con Federico Ferrero, voce tennistica di Eurosport, dalla narrazione avvincente e drammatica.
Perché quando c’è di mezzo il «mostro-droga», la partita la perdi sempre.
Anche se la natura ti regala un talento immenso e possibilità di scalare le classifiche mondiali ATP.

Dal libro-verità, emerge una domanda con due opzioni (non necessariamente esclusive):

  • Roberto Palpacelli spreca la sua vita ed il suo talento tennistico (avrebbe potuto essere un campione se non fosse stato un tossicodipendente)
  • Roberto Palpacelli è ancora vivo grazie all’amore per il tennis (nonostante fosse un tossicodipendente dallo stile di vita estremo)

Roberto Palpacelli detto il Palpa: talento sprecato o vivo per l'amore verso il tennis?

Una vita spericolata

A fine carriera, Il Palpa racimolerà un solo punticino nella classifica ATP.
Avrebbe potuto vincere i tornei più importanti?
Combattere per i trofei del Grande Slam?

«Il Palpa». Il più forte di tutti non è un libro per commiserarsi.
Al contrario, giunti all’ultimo rigo, percepisco la voglia di un uomo di gridare al mondo: «SONO CADUTO MILLE VOLTE MA OGGI SONO VIVO».

Conscio di aver fatto soffrire chi gli è stato vicino – in primis, la sua famiglia.
Razionale nel valutare i suoi limiti psicologici.
Grato alla natura per aver avuto in dono un fisico resistente oltre ogni limite.
Consapevole di aver perso tante opportunità calate dal cielo grazie solo al suo talento tennistico.

Eppure, Roberto Palpacelli non rinnega le sue scelte assurde: alcool, droga, vita spericolata sempre alla ricerca dell’estremo, fino ad un centimetro dal precipizio finale dal quale è impossibile risalire.

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Quando la pallina di tennis colpisce il net

«Il Palpa». Il più forte di tutti ha il merito di presentare al grande pubblico un personaggio controverso, ai molti sconosciuto – anche a chi, appassionato di tennis, segue questo sport da anni.

Davvero bravo Federico Ferrero, capace di raccontare, con equilibrio, il dramma di un uomo caduto nell’inferno dell’eroina.

Dopotutto, basta un nonnulla per cambiare il destino, proprio come la pallina di tennis che, durante un match combattuto punto dopo punto, colpisce il net: dove cadrà?
Un alito di vento e le sorti di una partita (o di una vita?) cambieranno per sempre.

Roberto Palpacelli su Tg2 Storie

Sul web, sono molti i video dedicati al Palpa.
Segnalo il servizio di Tg2 Storie (da facebook).

A proposito, io scelgo l’opzione due: il Palpa non è un campione mancato, è un uomo fortunato ancora vivo grazie al tennis.

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Napolitudine, di Luciano De Crescenzo e Alessandro Siani e le colpe di Fabio Fazio [RECENSIONE]

Napolitudine: colpa di Fabio Fazio

La colpa è (anche) di Fabio Fazio.
Il presentatore RAI a Che tempo che fa dello scorso 24 marzo, parla del libro con entusiasmo.
Dalle risate di Fazio, il testo appare come un capolavoro della letteratura comica italiana.

Invece, Napolitudine non è un libro divertente.
Non è nemmeno un trattato di filosofia aperto a tutti con il tipico stile di De Crescenzo.

E’ solo un incontro al bar, una chiacchierata informale tra due simpatici personaggi.
Pagine senza pretese, prive di quel tocco che rende la lettura piacevole.
In alcuni tratti, poi, è davvero semplice.

Forse, adatto ad un pubblico infantile?

Napolitudine, di Luciano De Crescenzo e Alessadro Siani: la mia recensione

Napolitudine, era proprio necessario?

Mi chiedo perché Luciano De Crescenzo e Alessadro Siani abbiano scritto Napolitudine. Dialoghi sulla vita, la felicità e la smania ‘e turnà.
Di questa opera, credo, il mondo ne possa fare a meno.

Comunque, sottolineo che, per motivi diversi, amo i due autori.

De Crescenzo per l’immortale Bellavista, Siani per il buon umore generato dalle infinite gag.
Entrambi diffondono al grande pubblico le personali riflessioni attraverso la spensieratezza.
E, in un mondo indifferente come il nostro, la leggerezza di una risata è un raggio di luce inatteso.

Insieme, però, non funzionano.

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Io non sono Fabio Fazio

Quando Fabio Fazio ospita Alessandro Siani per presentare il libro, doveva porre una prima, fondamentale domanda: perché scrivere questo libro?

Il presentatore RAI doveva recensire con un minimo di obiettività.
Invece, l’assenza di critica promuove automaticamente il testo a possibile LIBRO da leggere.

Il sottoscritto, invece, ama scrivere la verità per rispetto di chi legge.

Dunque, se dovessi utilizzare un solo aggettivo, definirei il volume inutile.
Per essere cortese nei confronti dei due autori, potrei usare l’eufemismo “libro di pura evasione”.

Ma sarebbe eccessivo.
Perché anche la pura evasione merita dei contenuti interessanti.

PS: un’ultima osservazione: la napolitudine esiste.

Alessandro Siani a Che tempo che fa

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«La nostra casa è in fiamme», il libro di Greta Thunberg sul clima (e la sua famiglia) [RECENSIONE]

Il mondo ha bisogno di Greta Thunberg?

La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico di Greta Thunberg è un caso letterario da analizzare con attenzione.
Come afferma la mamma di GretaMalena Ernman, famosa cantante lirica svedese – e vera autrice del libro:

Il mondo necessita di un account instagram di una ragazzina di 16 anni per comprendere la gravità del cambiamento climatico in atto?

Domanda lecita visto che l’azione della figlia smuove l’opinione pubblica mondiale e suscita dibattiti tra gli studenti in ogni angolo del Pianeta.

Greta Thunberg in sciopero per denunciare la gravità dei cambiamenti climatici in atto

Il libro, tra pubblico e privato

La nostra casa è in fiamme descrive due aspetti, il primo privato, l’altro pubblico.
L’autrice (la mamma di Greta), alterna la narrazione tra il dramma familiare scoppiato dopo la scoperta della sindrome di Asperger della figlia e le drammatiche conseguenze causate dal cambiamento climatico in corso.

Le osservazioni della piccola Greta sul clima sono il contorno ad una storia ben più ampia: la profonda crisi dei genitori di fronte al disturbo della bimba occupano parte importante dell’opera.

L’impossibilità di comprendere il comportamento della ragazzina, le difficoltà degli insegnanti ad integrare la studentessa-Greta, l’isolamento scolastico e sociale: La nostra casa è in fiamme è anche una forte denuncia contro il sistema-Svezia, perfetto per i «normali» ma discriminatorio verso chi presenta una diversità.

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Greta Thunberg, perché leggere il libro

Il Pianeta è ancora vivo perché l’80% della popolazione mondiale è povera.
Se il resto del mondo utilizzasse le medesime risorse dell’Occidente ricco, la fine sarebbe prossima.

Greta ci pone una semplice domanda: siamo disposti, da subito, a cambiare il nostro stile di vita?

Dal suo punto di vista – nero o bianco, non esistono compromessi – scivoliamo velocemente verso il baratro.
L’opinione pubblica non dedica attenzione ad una crisi irreversibile, l’economia sfrutta l’ambiente e nonostante le conseguenze siano sotto gli occhi di tutti, i Governi non muovono un dito.
Sottoscrivono accordi che poi smentiscono con i fatti.
A partire dall’avanzatissima Svezia.

Dunque, il mondo necessita di un account instagram di una ragazzina di 16 anni per comprendere la gravità del cambiamento climatico in atto?
Si, signora Malena: sembra proprio che preferiamo girarci dall’altra parte fingendo che tutto vada bene.

Il sorriso di Greta, le sue osservazioni semplici e lineari, il suo volto innocente ci ricordano che il tempo delle promesse è scaduto.

Occorre agire.
Ora o mai più.

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«Fino al palazzo», alla presentazione del libro sul Sarrismo [FOTO]

Come in quelle assemblee scolastiche

Riuniti, per cambiare il mondo.
Come a scuola, quando in assemblea, il dibattito vola alto spinto dall’utopia adolescenziale.
Convinti che la protesta renda giustizia ai più deboli e migliori questo mondo che non va.
La forza dei sogni per rompere gli schemi e combattere il Sistema.

Ecco, sabato pomeriggio ritrovo quello spirito piratesco nei duecento sarristi seduti sulle scale del Vomero, all’ingresso della libreria IoCiSto di Napoli.
Duecento persone di ogni età, sesso e ceto sociale.

Riuniti, come in un’assemblea di tanto tempo fa.
A dibattere di Sarrismo.

Alla presentazione del libro "Fino al palazzo", dedicato al Sarrismo

Fino al palazzo, tra sogno e divertimento

La presentazione del libro “Fino al palazzo”, l’opera dedicata ai tre anni di Maurizio Sarri alla guida degli azzurri, ci emoziona.

Con il giornalista/tifoso Sandro Ruotolo nelle vesti del convinto (e ironico) Ministro della Propaganda (Sarrista), il dibattito scivola via tra le leggendarie sigarette del Comandante ed il sano divertimento calcistico.

Non c’è spazio per la nostalgia.
Ci concediamo solo il ricordo della indimenticabile testata di K2 a Torino (chi non comprende l’acronimo, è pregato di non continuare la lettura).

Poi, solo bellezza come forma di espressione sportiva (e non), condivisione, coinvolgimento, alchimia.

«Maurizio Sarri uno di noi» l’urlo sale spontaneo, tra i duecento assiepati sulle scale del Vomero.

E’ ora di andare.

L’assemblea si scioglie felice di aver sognato: per due ore, con spensieratezza, abbiamo cambiato questo mondo che non va.

Merito del nostro Comandante.

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I 200 sarristi: le foto


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La chiesa di San Nicola, l’ebook gratuito di Lorenzo Izzo [DOWNLOAD]

Chiesa di San Nicola, di Lorenzo Izzo

Immagino il mio amico Lorenzo Izzo chino sulla scrivania di una dimenticata biblioteca, in un angolo della sconfinata periferia casertana.

Come un archeologo scava tra la polvere, Lorenzo investiga tra le pagine di un vecchio manoscritto.
Alla scoperta di quel dettaglio che conferma (o smentisce) un aneddoto ascoltato tra gli anziani del paese, quell’informazione mancante che incastra tutti i pezzi del puzzle storico.

La chiesa di San Nicola, l'ebook gratuito di Lorenzo Izzo

Un’opera senza scopo di lucro

La chiesa di San Nicola è un’opera frutto di un lavoro certosino di ricerca, ricostruzione e interpretazione delle fonti scritte e orali.
(Lorenzo Izzo)

Lo scrupolo dello storico per ricostruire, con novizia di particolari, la storia della chiesa di San Nicola, a Calvi Risorta (CE).

Un ebook gratuito frutto della passione di Lorenzo per la storia – basta leggere i suoi interessanti post per carpire la profondità delle vicende narrate.
Un’opera (senza scopo di lucro) messa a disposizione per la collettività, per ricordare le nobili origini del tempio di Calvi Risorta – chiesa edificata tra il 1623 e il 1650.

Per i concittadini di Lorenzo, un regalo da cogliere con un clic, leggere con attenzione, divulgare, condividere, tramandare ai posteri.
Un ebook per apprezzare al meglio un tesoro del proprio territorio.

Per chi non è della zona, invece, un saggio ed un pretesto per visitare Calvi e conoscere l’autore.

Dopotutto, come afferma da sempre Lorenzo, «L’unica difesa contro il mondo è conoscerlo bene».

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Chiesa di San Nicola, come scaricare l’ebook

L’ebook è gratuito e disponibile nei formati PDF, MOBI e EPUB.
Segue il link per il download:  +++ scarica l’ebook +++

Buona lettura.


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«Goals» di Gianluca Vialli: storie di sport (e di Vita) [RECENSIONE]

Gianluca Vialli racconta lo sport

Chiariamo subito: Goals non è la biografia di Gianluca Vialli.
E tantomeno è imperniato sulla malattia che lo ha colpito.

Goals di Gianluca Vialli racconta storie di sport.
Anche di calcio – ma non solo.

Il libro descrive le gesta di atleti noti e sconosciuti, a volte dimenticati, bambini con sogni olimpici che poi realizzeranno.
Oppure – per vicende della Vita – non potranno mai raggiungere.

Novantotto capitoli, novantotto esempi di sport, talento, duri allenamenti, obiettivi da perseguire con tenacia.
L’ultimo (il +1 del titolo) dedicato a se stesso.
Per raccontare la sua partita più difficile: dallo choc alla reazione.

Gols, di Gianluca Vialli racconta storie di sport

Goals, perché leggerlo

Goals è un libro di pura evasione.
Da leggere sotto l’ombrellone oppure alla stazione, in attesa del treno.

Novantotto storie mai banali, ognuna con il suo insegnamento di vita.
Perché più del campione, all’autore interessa evidenziare l’aspetto umano della storia, quel particolare dettaglio che trasforma il destino di un uomo in una leggenda dello sport.

E, giunti al capitolo 98+1, tifare per il goal più importante di Gianluca Vialli.

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Typee.it: il mio esordio da scrittore con un racconto sul razzismo

Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene

Il commento di un conoscente, quando legge un mio articolo (post, racconto, brano) è, per forza, influenzato dal grado di relazione che ci lega.

L’idea di ricevere il giudizio imparziale da lettori/scrittori sconosciuti, invece, stimola.

Così, un po’ per gioco un po’ per curiosità, mi butto in pista e senza prendermi troppo sul serio, attendo il giudizio asettico della comunità di Typee.it:

TYPEE, la comunità di lettura e scrittura online della scuola Belleville, nasce per scoprire nuovi scrittori.
Su TYPEE puoi pubblicare racconti, saggi o poesie, e crescere grazie ai voti della comunità.
Si comincia come Esordiente, si diventa Scrittore e infine Autore.

Decido di esordire con un argomento a me caro: i «mostri» celati dietro la presunta diversità.

Il breve post Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene affronta con delicatezza il tema del razzismo – almeno nelle intenzioni del sottoscritto.
Così, sulle ali dell’entusiasmo e con la bizzarria di sottopormi alla gogna mediatica del web, il racconto d’esordio nasce con naturalezza in poco meno di un’ora.

Su Typee.it il mio racconto di esordio: "Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene"

typee.it: da esordiente a scrittore

L’idea mi piace: parto come Esordiente.
Se ricevo voti positivi e commenti lusinghieri, dopo un certo numero di pubblicazioni, salgo il gradino ed ottengo il prestigioso titolo di Scrittore!

Solo i più talentuosi aspirano al vertice supremo: Autore.

Emozionato, digito e pubblico.
Pochi minuti e giunge la notifica sullo smartphone: il primo voto!
Riflessioni (senza pietà) di un uomo perbene continua a sorprendere: a fine giornata, una manciata di voti ed un commento:

Idea particolare, piaciuta la sospensione, la sensazione di incertezza. Parte centrale forse un po’ troppo razionale

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typee.it: pronto il secondo racconto

Temevo mi facessero a pezzi, invece non è andata poi così male.
Con il racconto d’esordio scendo in pista, osservo gli altri ballare, muovo i primi timidi passi.
Insomma, il ghiaccio è rotto!

A breve, il secondo inedito racconto di un esordiente a caccia di «mostri».


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Gli Intellettuali radical chic, razza pericolosa? Un romanzo (divertente) di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Frun, semplificare è bello

Perché tutti quanti usavano la parola “intellettuale” come sinonimo di “radical chic”? […]
Sembrava che la cultura si fosse trasformata in inganno, l’ignoranza in innocenza.

Frun mi mancherà.
Il Funzionario Redattore Ugo Nucci, con i suoi consigli puntuali, semplifica la vita.
Interviene – se necessario – per sostituire termini difficili con parole elementari.
Ed è tutto qui Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi

Sembra poco.
Invece, il romanzo è un’accattivante fotografia dei nostri giorni.

Una mondo (inventato?) dove trionfa lo slogan problemi complessi, soluzioni immediate e la superficialità regna sovrana.

Il censimento dei radical chic, un romanzo di attualità di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Il Primo Ministero degli Interni

L’alfiere di questa società «semplificata» è l’onnipresente Ministro degli Interni: a colpi di selfie e tweet, annuncia, proclama e nuota in bagni di folla acclamante.
Un politico astuto che, per piacere alle masse, recita il falso ignorante.

E, a furor di popolo, diventerà il Primo Ministero degli Interni.

“Si vergogni! Lei fa citazioni mentre il popolo muore di fame”.

In un mondo dove sono bandite le parole difficili, gli Intellettuali diventano una razza da controllare.

La Cultura, dunque, ben presto, è percepita come «nemica» del popolo.
I suoi esponenti, una fastidiosa minoranza da ghettizzare.

“Chi sono quelle signore, mamma?”.
“Sono intellettuali, Arturo.”
“E che cos’è un intellettuale, mamma?”
“Qualcuno che legge molto e usa parole difficili, suppongo.”
“E a che cosa serve?”
“Questo devi chiederlo a tuo padre.”

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Un romanzo di pura fantasia?

Il censimento dei radical chic tratta il delicato rapporto tra società e cultura con spensieratezza.
I primi capitoli, i migliori.
Con il trascorrere delle pagine, la sorpresa si attenua ed il romanzo diviene lineare, a volte un po’ ripetitivo – ma sempre leggero.

In caso si termini ostici, ci pensa Frun sotto la sovraintendenza del Funzionario Redattore Capo Salvo Pelucco.

Laddove il lettore ravvisasse ancora parole difficili o intellettualismi astrusi è pregato di segnalarli inviando una raccomandata A/R a: Signor Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana, Lungotevere dei Marescialli 79/A, 00100, Roma.

Ironia e riflessioni, Giacomo Papi diverte e pone dubbi.
Come il compito di un vero intellettuale radical chic impone.

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«Storia della mia ansia»: il tumore di Daria Bignardi in un romanzo emozionante [RECENSIONE]

Un romanzo nato da una vicenda personale

“Nessuno è più di buon umore di un ansioso, di un depresso o di uno scrittore quando gli succede qualcosa di grosso”

Dovevo immaginarlo.
Il romanzo Storia della mia ansia di Daria Bignardi è ispirato al vero male che ha colpito l’autrice.

La sofferenza che trasuda tra le pagine del libro si tocca con mano.
Le considerazioni di Lea – la protagonista della storia, guarda caso una scrittrice – troppo intime per essere il frutto di pura fantasia.

Rigo dopo rigo, di fronte alla reale sofferenza di Lea/Bignardi, alle precise descrizioni del suo stato d’animo e dell’impatto della malattia (anche) sulla famiglia, deduco che Daria Bignardi è stata testimone oculare del dramma.
La convinzione cresce con il progredire della storia: Lea/Bignardi ha provato sulla sua pelle gli effetti devastanti della chemioterapia?

L’intervista di Daria Bignardi a Vanity Fair, pubblicata il 14 febbraio del 2018, scioglie ogni dubbio.

Daria Bignardi, "Storia della mia ansia" il libro ispirato alla sua lotta contro il cancro

Storia della mia ansia: non lascia indifferenti

Storia della mia ansia colpisce.
Il libro è un lungo, intenso viaggio che inizia con la sconvolgente scoperta e continua lungo l’insidioso, quotidiano percorso per per ritrovare l’equilibrio perduto.

L’autrice apre le porte di casa e ci permette di respirare l’atmosfera, le sensazioni di una famiglia disorientata e la tenace battaglia contro il dolore.

Ma, sopratutto, il libro non lascia indifferenti.
Perché quando c’è un «mostro» da combattere, c’è sempre da raccontare un’emozionante storia di coraggio e di amore.

«la chemioterapia fa schifo, ma serve.
Curarsi o operarsi non è divertente.
Non ho rimosso niente, ma ho elaborato tutto anche scrivendo questo libro. Non è un libro sulla malattia e non è un libro sul tumore, è una storia d’amore, e sul rapporto tra l’amore e l’ansia.
Il cancro è soltanto un evento che lo attraversa».

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«… che Dio perdona a tutti», da leggere (solo) se ami Pif [RECENSIONE]

Per amore di Pif (e del Cristianesimo)

Giungo all’ultimo rigo di … che Dio perdona a tutti per la simpatia che nutro verso Pif.
Con un altro autore, mi sarei fermato a metà lettura.

Eppure l’inizio promette bene.
I primi capitoli di … che Dio perdona a tutti strappano sorrisi.
Tra le pagine, sembra emergere il faccione sornione di Pif che, per estirpare l’ennesima spina dal cuore, addenta una cassata siciliana.

Perché il romanzo è una lunga, travagliata, storia d’amore.
Il percorso accidentato di un ragazzo immaturo pronto a schivare decisioni e responsabilità.
Sempre a colpi di cannoli, sciù e leccornie siciliane.

Fin qui, nulla di nuovo.
Ma, a chi segue Pierfrancesco Diliberto, è ben nota la prospettiva originale o quantomeno storta che egli ha del mondo.
L’autore palermitano è maestro nell’affrontare temi importanti con ironia e leggerezza.

… che Dio perdona a tutti non fa eccezione.

Così, tra una partita di calcetto con i colleghi ed un’irrisoria incomprensione con la fidanzata, giungiamo al cuore del problema: fino a che punto siamo disposti ad applicare, nella quotidianità, l’insegnamenti di Cristo?

... che Dio perdona a tutti, la mia recensione al romanzo di PIf

Le conseguenze della coerenza?

Giunto (con fatica) all’ultimo rigo, mi pongo un interrogativo: quale messaggio desidera inviare l’autore?
Essere un cristiano fervente comporta delle conseguenze spiacevoli?
La coerenza fa a cazzotti con l’ipocrisia?
Siamo disposti a perdonare le nostre contraddizioni ma non quelle del prossimo?

Oserei affermare: ovvio.
Stavolta ingurgito io un pezzo di cioccolato (fondente) per superare la delusione.

Ma Pif merita credito.
Fiducioso, attendo la sua prossima opera.

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