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Scrivere, leggere, viaggiare: riflessioni a voce alta

Scrivere, leggere …

Amo scrivere e vorrei firmare le prime pagine dei quotidiani.
Ma, amici Lettori, per vostra fortuna l’inchiostro resta nella penna causa successione di doveri.
Costretto a ridurre le attività ad un paio di articoli a settimana – anche se i «mostri» sono ovunque e prolificano come le zanzare – sogno una Redazione H24 e sempre sul pezzo.

Amo leggere, soprattutto romanzi e biografie (e poi pubblicare le recensioni).
Ma, purtroppo, dopo una giornata di lavoro, la stanchezza morde i polpacci ed il divano-tentatore mi scaraventa, impietoso, verso il buio della notte.

Quante volte, la sera a letto, mentre frequento i personaggi di un romanzo, gli occhi si chiudono e il Kindle scivola via dalle mani?
La resa è totale, Morfeo sferra il colpo del KO e la gara (impari) termina senza ulteriore resistenza (tranquilli, il lettore di ebook protetto da opportuna custodia, è salvo).

Scrivere, leggere, viaggiare: tre innocui sogni da realizzare

… e viaggiare

Terzo desiderio: viaggiare.
Mettere piede fuori di casa, esplorare nuovi orizzonti, conoscere realtà diverse, staccare per un po’.

E raggiungere piccoli obiettivi, come salire su quel caro colle dell”Infinito, a Recanati.

Innocui sogni realizzati, forse è questo il segreto della Vita?

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Scrivere, leggere, viaggiare: e allora?

Concordo l’obiezione: giunti a fine lettura, emerge una sensazione di incompletezza.
Quale il messaggio di questo articolo?
Cosa ci vuole comunicare l’autore?

Chiedo venia: trattasi di riflessioni personali, un ragionamento a voce alta.

Come uno di quei pensieri che di notte, con la testa sul cuscino prima di cedere a Morfeo, sembrano geniali ma, alle prime luci dell’alba, risultano assurdi.

Notte.


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Pedamentina, 414 scale da scoprire (in discesa) [FOTO]

Da San Martino al corso Vittorio Emanuele

La Pedamentina, 414 scale, dalla silenziosa certosa di San Martino fino al traffico caotico del corso Vittorio Emanuele.

Meno di mezz’ora, al piccolo passo, godendo per ogni metro del panorama del golfo, l’eterno Vesuvio sentinella della città, visto e rivisto ma che cattura sempre lo sguardo del viandante.

Un zig-zag di rampe, soffermandosi su dettagli imprigionati dietro ad un cancello chiuso, catturare pezzi di mare celati da «mostri» urbani nati da chissà quale abuso di un lontano passato.

414 scale, immersi nel silenzio, per scoprire angoli nascosti di Napoli – eppure siamo al centro città! – ad osservare la certosa dal basso, il verde mangiato dal cemento selvaggio, un pezzo di storia di Napoli.

Alla scoperta della Pedamentina: da San Martino al corso Vittorio Emanuele

Pedamentina, la galleria fotografica

Mentre scendo, incontro molti coraggiosi percorrere il sentiero in senso opposto: dal corso Vittorio Emanuele su, per 414 scale, fino alla certosa di San Martino!

In salita … chissà … per ora l’idea non mi attira.

Nel mentre, consiglio: la Pedamentina è un luogo assolutamente da scoprire.
Meglio in discesa però 🙂


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A Recanati, sul (caro) colle dell”Infinito: un sogno realizzato [FOTO]

«Sempre caro mi fu quest’ermo colle»

A 293 metri sopra il livello del mare, realizzo un sogno.
Il punto più alto della vacanza, a Recanati, sul colle dove Giacomo Leopardi compose l’Infinito.

A Recanati, sul colle de L'Infinito: un sogno realizzato!

L’Infinito, grafia di Giacomo Leopardi

Chissà perché ho sempre amato Leopardi, fin dai tempi della scuola.
Eppure, alle superiori, brillavo soprattutto nelle materie scientifiche e snobbavo la letteratura.

Forse la scintilla scattò quel giorno, quando per caso – presso la Biblioteca Nazionale di Napoli – visito una mostra dedicata al poeta e leggo una copia del’Infinito con la grafia originale di Leopardi.

Una folgorazione che, a distanza di anni, mi porta a Recanati?

Recanati, la prigione d’oro di Leopardi

Emozionato, dal colle osservo le colline marchigiane.
Con la vista scruto l’orizzonte, il trionfo del verde tra le dolci vette delle montagne in lontananza.

Per il sottoscritto, un panorama affascinante.
Per Giacomo Leopardi, l’Infinito oltre la siepe, la via di fuga dalla prigione di Recanati.

A Recanati, sul colle de L'Infinito

«Come in un libro di storia»

«Sembra di passeggiare tra le pagine di un libro di storia» balbetto appena giungo a Recanati, a pochi passi da Casa Leopardi.
Dalla piazza limitrofa, osservo l’imponente palazzo, sede (ancora oggi) della famiglia del poeta.

All’interno, l’enorme biblioteca privata voluta dal padre, il Conte Monaldo, uomo illuminato pronto ad investire il proprio patrimonio per acquistare e raccogliere libri di storia, scienza, filosofia, astronomia …

Creerà una biblioteca con quasi 14 mila volumi, a disposizione per lo studio dei figli e della popolazione (a fine settecento, uno dei primi casi in Europa di biblioteca privata aperta al pubblico).

A Recanati, casa Leopardi

L’amore per Silvia? Un falso storico

Dalle finestre del palazzo, il giovane Leopardi studia ed osserva la vita nella piccola piazza, al centro di Recanati.

La vivacità dei bambini, il duro lavoro di Teresa Fattorini – figlia del cocchiere di casa Leopardi – morta a soli vent’anni per tubercolosi.
Secondo la guida che ci accompagna, Leopardi non ama Teresa Fattorini ma resta colpito dal suo triste destino.

A lei si ispirerà (nove anni dopo) per comporre A Silvia.

A Recanati, la casa di Silvia

La biblioteca, il Google di Leopardi

Studi recenti asseriscono che il giovane Leopardi consultò il 75% dei 14 mila volumi presenti in biblioteca.

I libri come un moderno motore di ricerca: tra le migliaia di pagine catalogate per argomento, il poeta sfama la sua infinita sete di conoscenza.
E viaggia con la mente lontano da quelle pareti che, ben presto, risulteranno un mondo troppo piccolo per un uomo così straordinario.

Spostandosi col tavolino, da finestra in finestra alla ricerca della luce, Leopardi con la forza dell’immaginazione, da quelle finestre, osserverà il mondo e scriverà versi immortali.

A Recanati, il sabato del villaggio

A Recanati, il sabato del villaggio


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Napoli, stavolta è vera neve [FOTO]

Piazza Carlo III, testimone di una storica battaglia

L’immagine che conservo con affetto è Piazza Carlo III imbiancata, con i ragazzi impegnati in una storica battaglia a colpi di palle di neve.

A Napoli, questa è una guerra rara – secondo le statistiche meteo, l’ultimo scontro di questo tipo, risale al lontano 1956.

Protetto dall’ombrello, chiuso nel giubbotto, armato di guanti e macchina fotografica, passeggio per via Foria in direzione Centro Direzionale.

«Dopotutto è una giornata memorabile» mi ripeto mentre felice osservo cadere tanta neve come mai prima.

Piazza Carlo III, storica battaglia a colpi di palle di neve

«Pegg e Roccaraso!»

Stavolta i fiocchi non si sciolgono.
Ben presto, il marciapiede diviene un lungo tappeto bianco, le auto bloccate ricoperte dal mantello candido.

Cammino lentamente, con attenzione, per non scivolare.
Nonostante i disagi (metropolitana ed autobus fermi), registro un’atmosfera di euforia generale.
Siamo tutti coscienti che, fra qualche ora, al primo sole, la magia svanirà.

Ascolto i commenti divertiti delle persone: «pegg e Roccaraso!».
A conferma che il napoletano non riesce proprio ad andare oltre le montagne dell’Abruzzo!

Neve a Napoli, una giornata da ricordare

Una giornata storica

Immortalo le due panchine ricoperte di neve, alle spalle il maestoso albergo dei poveri.
Sono quasi giunto al Centro Direzionale, felice testimone di una giornata storica, soddisfatto di aver goduto appieno di un evento speciale.

Osservo ancora Napoli imbiancata, stavolta è proprio neve vera!
L’umile cronista, felice, ha compiuto la sua missione: tramandare le immagini ai posteri.

Neve a Napoli, la galleria fotografica


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Dalla terrazza di Castel dell’Ovo, il mare di Napoli in un minuto [VIDEO]

Castel dell’Ovo, aria di mare

«Vogl respirà nu poc e arie e mar» intercetto la mezza frase di un uomo mentre passeggio sul lungomare di Napoli.

Siamo in pieno inverno ma nessuno se ne accorge.

Turisti a mezze maniche, famiglie in bici, ciclisti e sportivi liberi di correre: tutti a godere del sole primaverile … di fine gennaio.

Perché è proprio così: il napoletano, appena può, viene a respirare l’aria di mare.
Forse, vivere in una città di mare, crea un legame naturale con questa enorme distesa d’acqua blu.

Quasi una necessità: guardare l’immensità azzurra rilassa, osservare le barche a vela e sognare – un giorno – di navigare all’orizzonte.

Così, anche il sottoscritto risponde al richiamo e raggiunge il lungomare.

Stavolta, però, scruto l’orizzonte da un punta di vista privilegiato: la terrazza del Castel dell’Ovo.

Dalla terrazza di Castel dell'Ovo, un panorama eccezionale

Dalla terrazza di Castel dell’Ovo, Il video

Una lunga scalinata dalla quale osservo il borgo marinari sovrastato dal caro, vecchio Vesuvio.

Poi, dopo un’ulteriore scarpinata, una prima terrazza che affaccia sul lungomare.
In lontananza Capri, la collina di Posillipo, la città.

Salgo ancora.
Sono nel punto più alto di Castel dell’Ovo con i cannoni a difesa della città, un gabbiano vola libero nel cielo terso ed un panorama immenso, spettacolare, totalmente blu.

Il piccolo smartphone non può catturare cotanta magnificenza.
Ci provo lo stesso.

Un minuto per raccontare il mare di Napoli.
Come promesso.


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Come evitare lo shock da rientro: il consiglio del diretto interessato

Come una rivista estiva

«Ti piacciono i fiori?» SI: continua – NO: vai al punto 5.
«All’asilo piangevi?» SI: continua – A VOLTE: prenditi un altro giorno di ferie – NO: corri in ufficio.

Questo post va letto come uno di quei test presenti nelle riviste estive sotto l’ombrellone.
Leggero, spensierato – per alcuni ha un senso mistico, per molti altri è una perdita di tempo.

Perché prima di rientrare al lavoro, dopo un lungo periodo di vacanze, occorre prepararsi psicologicamente.

Lo shock da rientro colpisce tutti, dunque butta l’oroscopo e continua la lettura.

Un consiglio contro lo shock da rientro

Shock da rientro: il consiglio del sottoscritto

Il weekend prima del giorno X, gioco un euro al Superenalotto.
Una schedina a caso, due colonne di sei numeri qualsiasi generati dal computer della ricevitoria.

Due possibilità su 622.614.630 combinazioni.
Immagino un enorme cesto riempito con 310 milioni palline bianche e solo una rossa.
Ho un tentativo per prelevare dal cesto quell’unica, minuscola, pallina rossa persa nell’infinito bianco.

Impossibile?
Assurdo?

Eppure devo provarci.
Puntare tutto su quella estrazione speciale, la giocata precedente al rientro in ufficio.

Perché succede: alla Dea Bendata piace scherzare e, a volte, premia chi crede in lei.
E, se per assurdo, beccassi quell’unica pallina rossa, ne sono certo: lo shock da rientro diventerebbe l’ultimo dei pensieri.

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Punto 5

A proposito.
Tu torna al lavoro già domani.

Al sottoscritto, invece, piacciono i fiori.
Merito un’altra settimana di vacanza.


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Ferragosto italiano, tre perché (ed una risposta)

Ferragosto, Italia ferma
(come negli anni sessanta)

  • Perché l’esercito dei lavoratori (pubblici e privati) è costretto ad andare in ferie ad agosto?
  • Perché, in Italia, ci comportiamo ancora come negli anni sessanta quando la grande industria regolava i ritmi degli operai?
  • Perché, mentre il lavoro diviene flessibile, la regolamentazione delle ferie resta rigida nel tempo?

Milioni di lavoratori in partenza, tutti nello stesso weekend.
Città vuote, negozi chiusi.
Chi resta, costretto a sobbarcarsi il lavoro dei colleghi vacanzieri.

Al supermercato, la cassiera stressata.
Alla Posta, l’impiegata scorbutica.
Al Pronto Soccorso, il dottore latitante.

Lavorare fino ad estate inoltrata risulta snervante: negli uffici, il nervosismo si taglia con un coltello, ognuno vorrebbe essere altrove.
Eppure, in Italia, continuiamo ad usufruire del periodo di ferie, tutti insieme appassionatamente.

Una regola anacronistica impone ai dipendenti il periodo nel quale spendere le vacanze: dai primi di agosto fino alla settimana dopo ferragosto.

Il ferragosto degli anni 60: le vacanze legate alla catena di montaggio

La regola della catena di montaggio

La piccola utilitaria carica di ogni ben di Dio, la famiglia compressa nella FIAT cinquecento.
Il viaggio è lungo, dal laborioso nord verso il profondo sud.
A salutare i parenti rimasti, per trascorrere l’agognata vacanza.

Ad agosto, la catena di montaggio si ferma: gli operai – e chi lavora nell’indotto – liberi per un mese.

Aveva senso.
Nell’Italia degli anni sessanta.

Oggi, nella società del mordi e fuggi, fermare la nazione – per una settimana! – è un concetto preistorico.

In Italia, la grande industria è praticamente assente.
Il massiccio esercito di operai (moderni), frammentato in mille unità precarie.
Ognuna con regole e tempi diversi, nessuna uniformità, ritmi specifici, diritti e doveri legati al territorio.

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La risposta ai tre perché

Permettere ai lavoratori (pubblici e privati) di consumare le proprie settimane di ferie (due, tre, quattro o cinque) tra il primo giugno ed il trentuno agosto.

Spalmare le vacanze in più mesi, evita:

  • lo stress dei lavoratori costretti a recarsi in ufficio fino ad estate inoltrata
  • il miglioramento della qualità dei servizi offerti in ogni settore
  • gli esodi di massa ed i relativi bollini rossi sulle autostrade italiane (con diminuzione degli incidenti stradali)
  • lo svuotamento delle città e l’azzeramento delle prestazioni (vedi anziani e chi necessita di assistenza)
  • la speculazione dell’alta stagione e lo sfruttamento indegna del turista
  • varie (furti in casa, abbandono degli animali …)

Con questo semplice accorgimento, le aziende (piccole e grandi) non si fermano e raggiungono un doppio obiettivo: soddisfare le esigenze del proprio impiegato, far consumare le ferie al lavoratore come stabilito dal contratto nazionale.

Resta un ultima domanda: in Italia, oggi perché andiamo ancora in vacanza tutti insieme come negli anni sessanta?


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Perché Be Time, l’Università del (nostro) tempo libero

Be Time, cosa offre

Una visita in un luogo speciale, un angolo nascosto di città, un monumento famoso ed un castello sconosciuto, il museo ricco di storia, una gita fuori porta, un viaggio in una capitale europea.

Ma anche un corso di cucina, una lezione di un professore universitario, un workshop, la lettura di un libro, la convenzione con il cinema ed i biglietti scontati del teatro.

Mille idee.
Mille iniziative.

Per spendere e valorizzare il proprio tempo libero.

Amodio D'amodio, Presidente Be Time, l'Università del tempo libero

Be Time, il valore del tempo libero

Be Time, l’Università del tempo libero, è un’associazione di persone che credono nella cultura e nell’intrattenimento.
Perché, a ben pensare, il tempo libero è una risorsa dal valore inestimabile.

Dal lunedì al venerdì il tempo – sempre lui! – vola via.
Come piccoli granelli di sabbia, sfugge tra le dita e si perde tra il vento dei mille impegni professionali e svariati doveri.

Doveri, doveri ed ancora doveri.

Be Time si pone un obiettivo semplice ed importante: spendere al meglio il prezioso tempo libero.

Il logo di Be Time, l'università del tempo libero

Amodio D’Amodio, il Presidente

Amodio D’Amodio è il (primo) Presidente di Be Time.

Un vulcano di idee, capace di coinvolgere intorno ad un tavolo – negli orari più assurdi – un gruppo di colleghi (tra i quali, lo scrivente) per definire lo statuto dell’associazione, nominare il consiglio direttivo, studiare il programma delle prossime iniziative.

Il cimitero delle Fontanelle, il rione Sanità e la casa di Totà prima e la certosa di San Martino poi (ho saltato la visita al monastero di Santa Chiara, mi autodenuncio) i due appuntamenti che hanno aperto la stagione di Be Time.

Il successo (per partecipazione e – soprattutto! – per l’interesse suscitato) dei primi vagiti dell’associazione, sono l’indice dell’entusiasmo : cultura ed intrattenimento, un binomio perfetto per spendere il proprio tempo libero.

Be Time, lA visita al monastero di Santa Chiara

Io, socio (convinto) di Be Time

Il sottoscritto, per amore della cultura e la voglia di costruire un progetto nel quale credere, accetta con convinzione l’invito di Amodio: sono un socio felice di Be Time!

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Be Time, come aderire

Tutte le info ed i futuri eventi, sono pubblicati sull’aggiornata fanpage ufficiale.

Aderire ad un evento è semplice: basta una e-mail, una telefonata o un messaggio.
I costi sono sempre contenuti e l’impegno e la disponibilità massima, come ci si aspetta tra buoni amici.

Mi piace pensare a Be Time come all’Università dalle infinite sorprese.
Per il tuo, il mio, per il nostro tempo libero 🙂


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Perché una partita di calcio in spiaggia è speciale (ad aprile)

In spiaggia ad aprile

Il vento non ferma la partita.
Ci vuole ben altro per smorzare la voglia di correre, l’entusiasmo dei giovani sogni, l’energia della tenera età.

Dal lido, osservo i piccoli organizzare una partita di calcio in spiaggia.

Correre senza scarpe, con i piedi nella sabbia calda, liberi dai vincoli e dalle restrizioni cittadine: questi ragazzi, sono consci della fortuna che vivono?

Quanti altri coetanei italiani, ad aprile, possono sfidarsi con le onde del mare a far da spettatore?

Questi bimbi, sono consci della fortuna di giocare una partita di calcio in spiaggia ad aprile?

Nonostante i mille «mostri»

Dalle nostre parti, la lista dei problemi e disagi sociali è lunga mezzo chilometro (o forse più) e, nel prossimo futuro, anche i giovani calciatori dovranno affrontare i vari «mostri» (ed ecomostri).

Nel mentre, si godano i vantaggi di vivere e crescere in una città di mare.
Un piccolo privilegio in una regione sofferente.

Dopotutto, giocare a calcio sulla spiaggia ad aprile rafforza il fisico.
E, soprattutto, lo spirito.

Ben presto, i giovani calciatori, ne avranno bisogno (purtroppo).


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Come preparare 12 Muffin in 15 minuti

Muffin, gli ingredienti

  • 1 vasetto di yogurt (al cocco, ad esempio)
  • 3 vasetti di farina (integrale)
  • 2 vasetti non colmi di zucchero (di canna)
  • 1 vasetto di olio di semi
  • 1/2 limone grattugiato
  • 1 bustina di lievito pan degli angeli
  • 2 uova (biologiche)

La preparazione dei 12 muffin in 15 minuti è davvero semplice.
Anche il sottoscritto – totalmente inesperto – è riuscito nell’impresa.

Il risultato, a detta delle coraggiose cavie, è piaciuto.
A voi la foto: niente male, vero?

I 12 muffin pronti in 15 minuti (preparati dal sottoscritto)

La ricetta dei sette vasetti di yogurt

Gli ingredienti sono i medesimi utilizzati per la preparazione del plumcake.
A conti fatti, bastano 7 vasetti di yogurt per completare l’impasto.

Da aggiungere i seguenti ferri del mestiere:

  • la teglia per le 12 forme dei muffin
  • gli stampini usa-e-getta per contenere i singoli muffin

Gli ingredienti per preparare i 12 muffin in 15 minuti

La preparazione

Il sottoscritto, chef in erba, segue l’ordine nel quale sono descritti gli ingredienti ed uno ad uno li versa – con la meticolosità tipica di chi è privo di esperienza – in una teglia.

La preparazione dei muffin

Mescolo il tutto con la frusta finché l’impasto diviene liquido.
Da notare: il miscuglio ottenuto è il medesimo per cucinare un saporito plumcake (cambiano i tempi di cottura).

Mentre amalgamo gli ingredienti, preriscaldo il forno per dieci minuti a 180 gradi (ottimizzazione dei tempi!)

A fine frustate (dieci minuti di sbattimento sono più che sufficienti), gli ingredienti sono oramai un’unica soluzione liquida.

L'impasto dei muffin dopo i dieci minuti di frustate

Con un cucchiaio ed un pizzico di concentrazione, verso il liquido nelle singole stampe dei muffin.

E’ preferibile riempire a metà le vaschette poiché – per esperienza diretta – l’impasto, durante la cottura, nel solidificarsi cresce fino a raddoppiare (quasi) le dimensioni.

I primi mostracciattoli cucinati dal sottoscritto, difatti, hanno sofferto di un inatteso gigantismo andando ben oltre l’altezza consentita.

I muffin sono quasi pronti: occorre solo infornare

Il forno: 14 minuti a 180 gradi

Il lavoro è terminato.
Ora tocca infornare e verificare la cottura: da varie prove, posso affermare che, una volta introdotto lo stampo con i 12 muffin nel forno (precedentemente riscaldato), il tempo ideale per la cottura si attesta sui 14 minuti ad una temperatura di 180 gradi.

Durante il quarto d’ora, noterete la crescita dei dolcetti ed il cambiamento del colorito fino a trasformarsi in veri, saporiti e salutari muffin da pasticceria.

Provate per credere.

Attendo feedback.
Nel mentre, buon muffin 🙂

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Al Capri Watch Cup con Filippo Volandri [FOTO]

Capri Watch Cup , Volandri vs Naso

Giungo sui campi rossi del Tennis Club Napoli pochi istanti dopo l’inizio del terzo e decisivo set.

L’incontro tra l’esperta racchetta di Filippo Volandri e lo sconosciuto (per il sottoscritto) Gianluca Naso attira un pubblico che, dall’applausometro personale, sembra tifare per il tennista meno illustre.

Al Capri Watch Cup per assistere all'incontro di Filippo Volandri

Mi bastano pochi minuti per anticipare il verdetto : la vecchia volpe Volandri avrà la meglio e porterà a casa il derby italiano.
Dopotutto parliamo del tennista che nel 2007 batté Re Roger Federer in una indimenticabile sfida al foro Italico di Roma.

L’esperienza – soprattutto al terzo set – aiuta.

Capri Watch Cup, Volandri alla battuta contro Naso

Capri Watch Cup all’ultima moda

L’atmosfera è quella solita: giovani hostess dettano i giusti tempi per assistere agli incontri, ragazzi del circolo assunti come felici racchettapalle, tipi abbronzati vestiti all’ultimo grido, spuntano i tatuaggi sulle braccia denudate per l’occasione.

Alcuni stand vendono auto inaccessibili mentre il costoso sponsor fornisce l’ora esatta.

Al Capri Watch Cup, fasi di gioco tra Volandri e Naso

Il tennista torinese – numero uno d’Italia dal 2003 al settembre 2007 – chiude in bellezza: regala al pubblico non pagante un’elegante volee come ultimo punto dell’incontro!

Volandri vola ai quarti di finale del torneo partenopeo, io volo sul vicino lungomare.

Arrivederci Capri Watch Cup, tornerò il prossimo anno.


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Il fascino dell’isola (vista dalla terraferma)

L’isola vista dalla terraferma

«Bella Capri! Appena possible torno per un weekend!» sospiro mentre da Pozzuoli osservo l’isola.

Il vento spazza via le nuvole, il panorama è limpido, la visuale nitida.
Capri sembra una donna distesa, affascinante.
Già, affascinante osservata con i piedi saldi sul continente, con la possibilità di girare le spalle e fuggire via dove desidero.

Auto, metropolitana, treno ed aereo sono – in teoria – disponibili.
Spazio infinito, nessun confine fisico limita la mia libertà.
Scatto la foto, «proprio bella Capri!».

Gli isolani come vivono sull'isola?

La vita sull’isola

Come sarà l’inverno su un’isola?
A quale velocità scorrono le giornate a Procida, un fazzoletto di terra raccolto in un palmo di mano?
Col maltempo ed i collegamenti sospesi, quale sensazione pervade un luogo immerso nel mare?

La realtà, poi, si capovolge con la bella stagione.
L’invasione dei turisti – pendolari e non – sconvolge gli equilibri e porta nuova linfa vitale.
Per un paio di mesi il caos travolge l’isola per poi far posto di nuovo al silenzio assoluto.

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Come nel libro di Enzo G. Napolillo

Penso alla vita di Salvatore, il protagonista del bel libro di Enzo G. Napolillo,
Le tartarughe tornano sempre ambientato a Lampedusa.

Perché Lampedusa può essere una prigione per chi ci nasce e la terra promessa per chi sogna una vita diversa da guerra e violenza.
Dipende dal destino quale prospettiva ti regala.

Forse la citazione vale per tutti i luoghi?

Per quanto tempo resisti?

Chi nasce su un’isola, fin da piccolo, si abitua ai ritmi dell’oasi.
Prigione o Paradiso?
Dipende dalla prospettiva (personale) con la quale osservi il mondo.

Per il sottoscritto – cittadino metropolitano – trascorrere la vacanza in un luogo isolato è un piacere: niente affollamento, zero stress, calma e relax.
Il piacere è totale perché terminata la settimana di ferie, torno a casa a respirare boccate di sano smog, passeggiare per la città, ritrovare i miei piccoli, grandi «mostri» di sempre.

Riuscirei a vivere su un’isola?

Mentre rifletto, immagino che dal belvedere di Capri – proprio nello stesso istante – un isolano guarda Napoli, punta con lo smartphone la costa e scatta una foto.
Perplesso, si domanda: «come riescono a vivere in città?».


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