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Tag: Renzi (Page 1 of 3)

Giuseppe Martinelli (sei anni) deve tornare a casa

Formia, il tragico incidente

Giuseppe ha sei anni.
La vita gli ha riservato un destino infame: quel maledetto 19 agosto del 2014, a Formia viene travolto da un furgoncino che viaggia ad alta velocità.
Da allora, il piccolo Giuseppe è paralizzato in un letto d’ospedale e non respira autonomamente.

Non conosco la famiglia Martinelli né tanto meno la dinamica del drammatico incidente ma non credo sia importante soffermarsi sui particolari.
Di fronte a tanto dolore, abbiamo il dovere morale di scrollarci dall’anima l’indifferenza perpetua.

Abituati ai drammi quotidiani trasmessi in diretta tv, ci assuefiamo anche alle lacrime mai versate di un bimbo innocente.
L’indignazione dura il tempo di un clic, fino al post successivo – magari un’immagine divertente cattura il nostro sguardo spento.

Giuseppe Martinelli deve tornare a casa!

La richiesta della famiglia: portare a casa Giuseppe

Possiamo aiutare il piccolo Giuseppe?
Sì.

Come?
Con un clic.

Chiediamo al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Repubblica Italiana ed al Presidente Regione Campania Assistenza Specialistica ventiquattro ore al giorno per salvare la vita al piccolo Giuseppe.
A casa sua.

La petizione on-line

La forza della Rete dipende dalla spinta di ognuno di noi, dal singolo clic, dalla sensibilità personale.

Firmiamo la petizione on-line #GiuseppeTornaaCasa.

Crediamoci.

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Repubblica, Renzi: «HP Pozzuoli non chiuderà»

Repubblica, la prima pagina di domani

Repubblica, la prima pagina di domani

HP Pozzuoli, mai più #hpemergency

Il Premier 2.0 interviene personalmente nella spinosa vertenza HP Pozzuoli che coinvolge 161 informatici altamente specializzati.

Renzi – come tutti i lavoratori della multinazionale americana della sede napoletana – non è soddisfatto delle mosse del Ministro Guidi: difatti, dopo l’interpellanza parlamentare di metà luglio, il Governo non ha preso posizione.

Il rottamatore fiorentino dunque, per rimediare all’immobilismo della politica, rilascia un’intervista esclusiva a Repubblica: il Sud è fermo, l’intero Mezzogiorno cresce meno dell’ultima periferia greca.
Il tempo delle parole è scaduto, la rinascita deve partire oggi stesso e la vertenza HP è un’occasione d’oro.

L’intervista si conclude con le parole che tutti noi avremmo voluto ascoltare al MISE lo scorso 27 luglio: tuteleremo HP Pozzuoli che NON CHIUDERA’ anzi il Governo rilancia con nuovi investimenti ed ASSUNZIONI.

L’intervista impossibile

L’intervista integrale sarà pubblicata sul giornale di domani.
Correte in edicola con fiducia, il ruolo della politica è proteggere gli interessi dei cittadini e i diritti dei lavoratori quindi non ci meravigliamo se il nostro Premier scende in campo con azioni concrete a favore del Sud.

Se non troverete le suddette dichiarazioni su nessun quotidiano oppure siete convinti che tali affermazioni siano pura utopia, scaricate l’app gratuita Crea la prima pagina.

Come ho fatto io.

Astensionismo, le quattro mosse di Renzi

1 – Lo streep seggio

L’elettore, dopo aver compiuto il suo dovere, potrà nominare uno scrutatore (o una scrutatrice).
Ogni cento proposte, il prescelto si toglierà un indumento a sua scelta.
Il Presidente – con l’ausilio delle forze dell’ordine – garantirà il regolare svolgimento delle elezioni nonché la correttezza dello streep-tease referendario.

Astensionismo, le quattro mosse di Renzi

2 – I punti regalo

Il cittadino, uscito dalla cabina, presenterà la scheda elettorale al Presidente di seggio.
Verrà posto un timbro con data e firma per confermare la partecipazione.
Tale timbro sarà valido nei supermercati convenzionati ed ogni tre elezioni verrà convertito in un buono spesa da 15€.
L’iniziativa vale per i lavoratori della Pubblica Amministrazione con redditi al di sotto dei 18 mila euro lordi annui (i pensionati sono esclusi perché già possessori di molteplice schede punti).

3 – Segnalazione al partito vincitore

L’elettore, cittadino modello, potrà iscriversi ad una lista di «segnalati».
Dopo lo scrutinio, da questo elenco di meritevoli, verranno estratti a sorte cinque nomi che contatteranno il capolista del primo partito per entrare – da subito – tra i primi, stimati raccomandati del nuovo Governo (Regione o Comune).
Unico requisito: il cittadino modello non deve essere un condannato in via definitiva.

4 – Provino al Grande Fratello

Il Presidente di seggio valuterà se l’elettore è fotogenico.
In caso positivo, dopo il consenso al trattamento dei dati personali, il cittadino televisivo potrà compilare il modulo per il casting del prossimo reality show in onda su Canale5.

Il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi

Il Premier, soddisfatto della campagna mediatica lanciata per combattere l’astensionismo, dirama un sentito comunicato stampa di cui cito la parte saliente:

Ringrazio Mario per lo spazio dedicato alle nostre iniziative.
Insieme, possiamo sconfiggere il «mostro» astensionismo.
Prometto che le prossime elezioni per il futuro mio Governo – casomai sarà necessario votare – verranno svolte il pomeriggio del 31 dicembre e le urne resteranno aperte fino alle 19,00 onde evitare ritardi al cenone di fine anno.
La trasparenza prima di tutto: dal primo gennaio sarà elementare contare il numero di anni che resterò in carica #resteraunosolo

 

Politici di professione (a tempo indeterminato)

Lo scout Matteo Renzi

La pagina Chi sono del Premier (e segretario del PD) parla chiaro: Matteo Renzi – laureato in Giurisprudenza – si dedica alla vita politica fin da giovane (alle superiori è già rappresentate d’istituto).
Sul sito ufficiale, cerco “lavoro” e trovo la seguente voce:

Lavora come dirigente nell’azienda di famiglia che si occupa di servizi di marketing, mentre prosegue l’impegno scout, come capo della branca R/S e come caporedattore della rivista “Camminiamo insieme”.

Dunque, il rottamatore – casomai si ritirasse dal Parlamento – potrebbe candidarsi come capo scout oppure conquistarsi un posto nell’azienda di famiglia.
E’ in politica dal 1996 (comitato Prodi).

Anni di professione: dato non pervenuto.
Anni in politica: 2015-1996=19 (quasi la metà della sua attuale età)

Renzi ed i politici a tempo indeterminato

L’Avv. Prof. Sergio Mattarella

Il dodicesimo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è laureato in Giurisprudenza (1964).
Inizia come avvocato e poi intraprende il percorso universitario fino ad ottenere la cattedra di Diritto Parlamentare.
Dal 1983 – tra alti e bassi – è un politico.

Anni di professione: 1983-1964=19
Anni in politica: 2015-1983=32

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Il Cavaliere

Silvio Berlusconi – anch’egli laureato in Giurisprudenza – presenta il problema opposto alla stragrande maggioranza dei politici italiani: proprietario di molteplici aziende, è in perenne conflitto di interesse.
Più imprenditore che parlamentare, scende in campo nel lontano 1994.
Le sue prime attività professionali iniziano nel 1961 (agente immobiliare).

Anni di professione: 1994-1961=33
Anni in politica: 2015-1994=21

Politici di professione

Massimo D’Alema giornalista, Angelino Alfano avvocato, Matteo Salvini – studente fuori corso per dodici anni presso l’l’Università degli Studi di Milano – giornalista (e nei primi anni di università lavoratore presso la catena di fast food Burghy), Umberto Bossi – con diploma di maturità scientifica – operaio, informatico ed insegnante di matematica e fisica …

L’elenco dei politici che preferiscono la poltrona istituzionale alla professione è interminabile come sono interminabili gli anni dedicati ai  rispettivi partiti.

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In Italia la politica è un lavoro (a tempo indeterminato)

Il più giovane tra i nostri politici ha alle spalle una carriera (almeno) ventennale tra incarichi di segretaria, enti, commissioni, emergenze, Parlamento e Senato (e galera – ma per pochi sfortunati).

A fronte di cotanto impegno politico, costoro quanto tempo hanno dedicato alla professione?

La politica è lo strumento per lavorare a favore della collettività oppure è il mezzo per conservare la propria occupazione?

E se non fossero politici?

La domanda è lecita: se i vari Mastella, De Mita, Maroni, Mussolini, La Russa … non fossero politici, quale lavoro svolgerebbero?
Dibatterebbero ancora di meritocrazia, tagli al personale, riforma delle pensioni e facili licenziamenti? (chiedo venia, intendevo flessibilità)

Un quesito senza risposta (da aggiungere alla lista infinita dei misteri italiani).

L’irraggiungibile Re Giorgio

L’ex Presidente della Repubblica Re Giorgio Napolitano è il mito irraggiungibile per i moderni politici italiani: eletto deputato nel 1953 (28 anni), è rimasto in sella fino al 2014 quando, stanco e con un gesto di estremo altruismo applaudito da destra e sinistra coese, cede il trono all’Avvocato Professore Sergio Mattarella.

Con i suoi sessantuno anni di incarichi politici – senza soluzione di discontinuità – è lui il «mostro» a cui consegnare questo post.

Anni di professione: 0
Anni in politica: 2014-1953=61


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ARRESTATO ROBERTO SAVIANO [ULTIM’ORA]

Il blitz

Il blitz è scattato questa mattina alle cinque.
Le forze speciali di Polizia, i NOCS, centoventi carabinieri ed i GICO della Guardia di Finanza hanno circondato l’abitazione dello scrittore a Casal di Principe, a pochi metri dal Comune.
Fonti non ufficiali confermano che l’autore di Gomorra, negli ultimi mesi, viveva stabilmente proprio nel paese dei boss di camorra circondato e protetto dalla scorta, complici del folle disegno stragista di Saviano.

Secondo i magistrati antimafia, difatti, Roberto Saviano progettava un attentato contro il clan dei Casalesi.

Subito dopo l’arresto, il ricercato – con la barba sfatta ed il pigiamo di ordinanza – in manette viene spinto in un blindato della Polizia e tenta una labile, disperata difesa: «vi sbagliate, questa storia è la trama del mio prossimo romanzo!».
Ma i PM non gli credono (nel suo personal computer è stato ritrovato un documento Word di 246 pagine con i nomi dei personaggi, i dettagli, i colpi di scena) ed ora Saviano è rinchiuso nel carcere di Secondigliano al 41bis.

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Le reazioni politiche

Il primo a commentare la notizia è Nicola Cosentino, più volte denunciato dallo stesso Saviano come riferimento politico dei Casalesi in Campania.
Dalla cella di massima sicurezza dotata di wifi, l’ex numero uno di Forza Italia invia un tweet al veleno con l’hashtag #savianodentro già divenuto trend su twitter nelle ultime ore.

Il PD, dopo una riunione fiume, si spacca e per evitare la scissione dichiara: «massima fiducia nella magistratura ma anche massima stima per Roberto Saviano».
Forza Italia annuncia una manifestazione a Roma (diretta su Rete4) contro il possibile pentimento di Saviano e chiede al Ministro degli Interni la massima pena per lo scrittore napoletano.
Il Movimento 5Stelle lancia un sondaggio on-line che terminerà fra due mesi: scoppiano le polemiche tra gli iscritti e Casaleggio minaccia di espellere Grillo.
Il Vaticano applaude all’appello dei partiti del centro che, compatti, chiedono il rispetto delle Istituzioni ed invitano a abbassare i toni.

La verità dei fan

I milioni di fan di Roberto Saviano non credono alle menzogne dei media e all’unisono urlano: la notizia è una bufala.
Controllate le fonti, incrociate le informazioni: buon pesce d’aprile Roberto 🙂

L'arresto di Roberto Saviano


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Eclissi di Lupi

La prossima eclissi solare nel 2034

Il fenomeno è eccezionale, accade una volta ogni cinquant’anni e – quando accade – vale la pena ricordalo con un post dedicato.

Lo spettacolo (naturale) acceca chiunque alzi la testa, due secondi e si resta scottati.
Lo sdegno politico, invece, colpisce e dura anche meno.

Gli scienziati annunciano: per ripetere lo stesso straordinario evento, dovremmo attendere altri diciannove anni.

La prossima eclissi solare nell’equinozio di primavera  cadrà nel 2034 (e poi 2053).
Le prossime dimissioni di un politico coinvolto in questioni etiche opinabili, invece, nessun esperto può prevederle.

In statistica, un’eclissi solare nell’equinozio di primavera e le dimissioni di un ministro nella stessa giornata è definito «evento impossibile» cioè ha una probabilità zero di accadere.

Eppure è accaduto.
In Italia però, aleggia un dubbio: quale dei due eventi è eccezionale?

Elissi di Lupi


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I buoni ed i cattivi (politici)

La riforma del lavoro in tv

Concentrato, guardo un talk show.
Si parla della riforma sul lavoro, l’argomento – nonostante la seconda serata e la stanchezza galoppante – mi interessa.
Raccolgo le ultime energie e provo a resistere: la forza di attrazione del divano è un potente sonnifero.

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Entropia

Il Ministro del Lavoro dichiara: «da oggi l’occupazione crescerà perché è più facile licenziare».

Al sottoscritto, dipendente privato, l’affermazione appare un preoccupante paradosso ma probabilmente, visto l’orario, sono io poco lucido.

La confusione aumenta quando lo scaltro presentatore annuncia gli illustri ospiti:
– un politico del centro-sinistra esponente del Governo
– un politico del centro-destra esponente del Governo
– un politico del centro-sinistra esponente dell’opposizione
– un politico del centro-destra esponente dell’opposizione
– un ex sindacalista poi ex politico del centro-sinistra che critica il Governo del suo ex partito
– una personalità di Confindustria felice delle scelte del Governo

Il caos: i buoni ed i cattivi (politici)

Il dibattito

Parte la discussione.
Tutti contro tutti, la rissa è servita.

Le colpe rimbalzano tra disfattisti e cercatori di soluzioni, tra chi scommette sulla crescita e chi teme il perdurare della crisi.
«Le ricette sono note, perché non le avete applicate e completate le riforme quando eravate voi al Governo?» denuncia un esponente del centro-destra di maggioranza ad un esponente del centro-destra di opposizione.
Lo scaricabarili impazza, i meriti anche.

Per mettere ordine e sentenziare verdetti certi, in collegamento da Milano (perché i numeri li danno sempre da Milano?), interviene l’esperto nei sondaggi: il centro-sinistra è in crescita mentre il centro-destra perde due punti.

La perplessità dei politici presenti in studio dura un attimo, il tempo di scambiarsi occhiatacce complici e poi il teatrino riparte tra finte accuse e falsi sorrisi.
La confusione regna sovrana, la relatività dei verdetti è la teoria regina.

Nel mentre, cedo alle lusinghe del divano e cado in un dolce e profondo sonno conciliatorio
Domani la sveglia suona all’alba, devo andare a lavoro.

Il caos: i buoni ed i cattivi (politici)


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Mattarello

Il tweet ufficiale del Premier

Matteo Renzi ufficializza la candidatura di Sergio Mattarella come futuro #PresidentedellaRepubblica.

La scoperta

Via Google cerco notizie sul candidato ma un refuso inganna il risultato: una maldestra «o» al posto della «a» ed il futuro Presidente si trasforma in un mattarello.
Nonostante la differenza palesi, lo strumento tuttofare e l’uomo politico non sono poi così distanti come una prima, superficiale analisi potrebbe far apparire.
Non mi resta che rispondere al tweet del Premier con i 140 caratteri del #Mattarello

Mattarello e Mattarella

Le 10 parole magiche di Renzi

Matteo Renzi avanza a colpi di hashtag

Segue la lista delle parole-chiave estratte dalle dichiarazioni del Primo Ministro (considerata la notevole esposizione mediatica del segretario del PD, l’elenco è in continuo aggiornamento):

  1. da domani si svolta
  2. cambiamo tutto
  3. non molliamo di un centimetro
  4. nessun alibi
  5. il tempo è scaduto
  6. non cambiamo idea
  7. non trattiamo
  8. non accetto diktat
  9. non ci fermeranno
  10. cambiamo l’Italia

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La lista-Mario

Il Premier ama la propaganda sintetica in contrasto con la politica chiacchierona dei salotti romani indice di accordi segreti e lavori infiniti sui quali lucrare.
Renzi, invece, punta sull’immediatezza dei titoli, piccoli slogan che colpiscono il cittadino sconfitto dalla mala-politica e stanco di guardare le macerie nascoste oltre il muro appena ritinteggiato.

Al futuro elettore – probabile astensionista – piacciono gli elenchi cose da fare perché trasmettono concretezza e scadenze temporali certe, dettagli che non sfuggono ad un mago dei social media come il nostro Premier twitterino.
Utilizzando lo stesso linguaggio stringato, contrappongo alla lista-Renzi la lista-Mario.
Scegliete voi quale preferite:

  1. oggi è il giorno della svolta
  2. cambiamo tutto con l’esempio personale
  3. andiamo avanti insieme
  4. le scuse non servono
  5. il tempo è prezioso
  6. discutiamo per gli interessi comuni
  7. non trattiamo mai con i delinquenti
  8. non accetto compromessi morali
  9. non fermeranno gli onesti e la legalità
  10. distruggiamo la mafia e cambieremo l’Italia

le 10 parole chiave di Renzi


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Lavoro, la vera alternativa non è il piano B

Generazione Fantozzi

La ripresa economica? Un cavallo che insegue la carota

Basta, è giunto il tempo del piano B.

Stanco di inseguire la ripresa economica come un cavallo con la carota davanti la bocca, medito una alternativa concreta (start up).

La generazione-Fantozzi con sacrificio e qualche ideale in più è vissuta con la certezza del lavoro, concetto cancellato per noi giovani del duemila (new generation).

Per mascherare l’amara verità, i media ed i politici ci bombardano: non esiste più il posto fisso, bisogna rimboccarsi le maniche e convincersi che la crisi economica – dopotutto – genera nuove opportunità (job act).

Ed io, ottimista per natura, voglio crederci (I want to believe)

Aggiorno periodicamente il profilo Linkedin, incremento le conoscenze tecniche (skill), partecipo a forum informatici (programmer analyst), studio costantemente (knowledge) e miglioro l’inglese (well done!).

Ma non basta.

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Il perchè della crisi

Perché la crisi – non circoscritta ad un periodo di tempo limitato – non indietreggia di un centimetro e da tempesta passeggera è divenuta oramai quotidianità.

Perché la politica incentiva le nuove assunzioni precarie ma non garantisce il mantenimento duraturo del lavoro per i pochi fortunati che ne hanno (ancora) uno.

Perché se è vero che non esiste più il posto fisso è altrettanto innegabile che – se licenziato – un giovane di quarant’anni non troverà un’altra occupazione.

Rammento a me stesso: devo essere realista.

Conscio che una tempesta nel sud est asiatico oppure una giornata di sole eccessivo in Florida implicano una crisi economica planetaria con conseguente taglio del 40% del personale di una qualsiasi multinazionale in tutto il mondo, non resta che vivere giorno dopo giorno con un ritrovato equilibrio.

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Il piano B

Col sorriso e convinzione, investo un euro a settimana nel Super Enalotto ma confido anche nella pensione con una giocata spot al WinForLife.

Perché per battere gli effetti imprevedibili ed incontrollati della globalizzazione ed affrontare il futuro prossimo con ottimismo e positività, razionalmente concludo che il piano B non serve: oggi non resta che affidarsi ad un grande lato B (the End).

Lavoro e piano B? Meglio il latoB per battere la crisi economica


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Job Act, da oggi sarà possibile licenziare via WhatsApp

Il nostro Premier ama le nuove tecnologie ed il recente tour presso la Silicon Valley conferma il convincimento: occorre inserire nel moderno Job Act elementi innovatori rivoluzionari.
La premessa è chiara ed accettata pure dai Sindacati: la riforma del lavoro è necessaria, cambiano le regole del gioco e chi non si adegua è superato dai giovani paesi emergenti ove le norme sono elastiche ed i diritti un optional.

La Commissione di Saggi voluta fortemente da Matteo Renzi, dopo sette giorni di duri dibattiti in un cottage di Cortina d’Ampezzo, giunge alla choccante conclusione: da oggi sarà possibile licenziare il lavoratore con un semplice messaggio via Whatsapp.

Job Act, da oggi sarà possibile licenzionare via whatsapp

La nuova opportunità riguarda tutti i dipendenti privati assunti dopo il primo gennaio del 1923 e solo le aziende con più di due impiegati. I lavoratori della Pubblica Amministrazione sono – al momento – esclusi (si parla di una deroga fino al 2043).

Su questa norma, il PD si spacca, Forza Italia parla di «occasione di crescita per il Paese», l’UCD chiede di «abbassare i toni nel rispetto delle Istituzioni» mentre il M5S lancia un referendum on-line. La CGIL, dopo una estenuante trattativa con Confindustria, entusiasta annuncia: «sarà anche possibile assumere con un semplice messaggio via Whatsapp».

E Renzi?
Dalla sua residenza privata, twitta: «questa nuova possibilità non provocherà l’aumento delle tasse e favorirà le comunicazioni».

Bene.
Smartphone acceso, da oggi non resta che attendere una notifica.

Silenzio, parla (solo) Renzi

In fila alla posta ascolto i commenti degli utenti, gente normale con una vita normale.
L’attesa ispira gli sfoghi, la solidarietà tra chi si sente perseguitato dalle tasse e dalle bollette rende l’ufficio una camerata, tutti insieme si combatte la battaglia contro i privilegiati ed il bersaglio ideale resta sempre la famigerata Casta.

Il campione è esaustivo: c’è il pensionato deluso («con novecento euro al mese, perché non prendo gli 80€?»), la casalinga disperata («i prezzi continuano ad aumentare»), il disoccupato generalista («e che devo dire io, non tengo nemmeno o posto»), il casso integrato («ho perso il lavoro da quattro mesi ma le bollette continuano ad arrivare. E come campo?»), l’imprenditore frustrato («lo Stato si piglia tutto quello che guadagno») e poi l’altra marea di persone che, in silenzio, si astiene dal dibattito.

Dietro lo sportello, gli impiegati postali assomigliano a polli in batteria: protetti da un vetro antisfondamento, digitano cifre, ricevono bollettini, controllano i conti e si beccano pure gli insulti della platea spazientita («datevi una mossa!» è l’epiteto più dolce).

Eppure, l’unanimità popolare si spacca quando il discorso si sposta su Matteo Renzi.

 Il selfie di Renzi poi cancellato

C’è chi lo difende («diamogli tempo, è l’unico che veramente ha fatto qualcosa») e chi non crede più negli hashtag del Premier («è come tutti gli altri, promette e non fa nulla per la povera gente»).

Di certo la massa non boccia ma nemmeno promuove l’operato del Governo e forse il merito (o la colpa?) dell’ex sindaco di Firenze è proprio il limbo che ha generato, uno spazio atemporale ed indefinito nel quale l’Italia è precipitata, una palude dalla quale non è possibile uscire perché «non c’è alternativa».

 
In coda, in attesa, a noi cittadini  non resta che galleggiare arrampicati alle parole di Renzi: il dato che registro – da osservatore imparziale – è l’aumento del consenso se lui proferisce e promette ma quando tace e la parola passa ai suoi ministri, i sondaggi sono spietati ed il gradimento cala paurosamente.

Finalmente giunge il mio turno, pochi minuti ed il solerte impiegato-pollo mi licenzia.
Vado via mentre l’infinito dibattito continua.

La palude della politica italiana

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