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Tag: reputazione digitale

Come scegliere (e quando cambiare) la foto del profilo

Quante volte?

Almeno una volta all’anno.
Ma non più di tre.

Quando?
All’arrivo degli equinozi e dei solstizi.

Immediata scatta la protesta: non esistono più le mezze stagioni!
Vero.
Aggiorno l’immagine del profilo social un paio di volte all’anno?
Esatto.

I vostri amici (utenti) avranno il tempo di affezionarsi alla nuova foto e metabolizzare il cambiamento per associare il volto al numero di telefono, ai contenuti facebook, ai tweet.

Dopo sei mesi – più o meno, meglio non essere algebrici – la svolta: una nuova immagine attirerà l’attenzione con rinnovato interesse.

la mia nuova foto del profilo

Whatsapp batte facebook

Oggi è restrittivo pensare alla propria reputazione digitale come l’insieme dei contenuti pubblicati (solo) sul web.
Whatsapp e Telegram – ma anche Instagram – appartengono di diritto alla galassia social.

In un giorno, quanti messaggi inviamo via smartphone e quanti post pubblichiamo su facebook?
Vince di gran lunga l’app di messaggistica.

Come scegliere la foto del profilo?

La foto su Whatsapp (come l’immagine sui social) deve trasmettere chi sei oggi.
Come la carta di identità, l’immagine del profilo è il tuo biglietto da visita, l’impatto visivo sentenzia il successo o il flop di un account.

Oltre ad aggiornarla con regolare periodicità, la foto deve rappresentare il tuo stato d’animo, possedere lo sguardo che ti contraddistingue, comunicare la tua personalità.

Chi dallo smartphone pigia col pollicione sull’immagine del tuo profilo, mentre osserva la foto, deve sentire la tua voce.

Un’ultima, importante raccomandazione: una foto senza trucchi ed inganno, sul web, come nella vita, meglio la sincerità.

Questione di look

Il sottoscritto preferisce presentarsi con un look informale: nella mia casa digitale, accolgo i visitatori con il tu invece di un distante lei, più professionale ma meno ospitale.
Questione di gusto.

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Foto del profilo: cinque regole pratiche

Alcune indicazioni pratiche per schivare errori comuni.
La foto del profilo deve:

  • essere recente
  • riguardare te stesso (evitare figli, consorte, cagnolino, panorama, tramonto, monumenti, Messi, Angelina Jolie …)
  • mostrare la tua solita espressione, spontaneo è bello (non necessariamente un primo piano a distanza ravvicinata)
  • essere priva di interferenze (eludere tizi alle spalle, fastidiosi oggetti come sedie, bicchieri, auto …)
  • tenere le braccia (se visibili) in posizione non banale: in tasca, conserte, con la mano sotto il mento per esprimere «riflessione» e mai a peso morto lungo i fianchi

E tu, da quanto tempo non aggiorni la foto del profilo?

La mia foto del profilo, ieri ed oggi

La mia vecchia foto del profilo oramai datata e l’attuale immagine social

 


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Se l’amico é (solo) social

L’amico virtuale

Sei davvero convinto che basti un poke via facebook per renderti migliore?
L’affetto non si misura dai messaggi inviati con WhatsApp il giorno del compleanno o un gratuito “mi piace” sulla fan page ufficiale di faCCebook.eu.

Anzi.

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Un profilo social non si nega a nessuno

Un “+1” sul profilo GooglePlus non può che peggiorare la situazione.
Divenire un follower su twitter potrebbe giocare a tuo favore ma la piacevole sorpresa durerebbe il tempo di un battito di ciglia.

Seguire su instagram non gioverebbe alla causa.
Potresti confermare  il  curriculum on-line in linkedin e rendere la reputazione digitale più credibile ma il click non attirerebbe le attenzioni del sottoscritto.

Se l'amico é solo social

L’amico (che non c’è)

Rassegnati, le lusinghe virtuali sono peggiori dell’amara realtà: un poke non ravviva l’amicizia ne tantomeno rende uomini migliori.

Crea solo l’illusione di rimanere in contatto.
E come ogni illusione prima o poi svanisce.


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E tu, che reputazione digitale hai?

Identità digitale per tutti

La mia reputazione digitale è misurata dai contenuti che pubblico sul web.
Perché oggigiorno è scontato avere una identità digitale: chi non possiede un account social?

Se fossimo al Comune, allo sportello Facebook risulterebbe la calca più rumorosa: un miliardo e trecento milioni di persone in fila a ritirare la carta d’identità.
Registrarsi su Twitter, Google+ ed affini garantisce una presenza più discreta su Internet, altri sportelli – meno affollati – pronti a rilasciare il medesimo documento dopo il primo post.

A questa moltitudine incontrollata di volenterosi, il documento d’identità virtuale spetta di diritto.
Il certificato di qualità, invece, nessun ente lo potrà mai formalizzare.

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La reputazione va guadagnata

Di fatto, siamo noi stessi i fautori dell’apprezzamento altrui.
La stima ed il credito della comunità dipenderanno dai contenuti proposti che compileranno – nel tempo – il curriculum con il quale saremo giudicati.

Digitare periodicamente il nome e cognome su un qualsiasi motore di ricerca è un utile esercizio di autovalutazione: significa scandire la propria presenza in Rete e, ad un’analisi più approfondita, fa emergere la propria personalità.
La reputazione digitale, appunto.

Risulteremo apprezzati, coinvolti, partecipi o indifferenti a secondo del comportamento tenuto verso gli altri.
Come nella vita.

La mia reputazione digitale


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