faCCebook.eu

Sbatti il mostro in homepage!

Tag: riflessioni (Page 1 of 8)

«Goals» di Gianluca Vialli: storie di sport (e di Vita) [RECENSIONE]

Gianluca Vialli racconta lo sport

Chiariamo subito: Goals non è la biografia di Gianluca Vialli.
E tantomeno è imperniato sulla malattia che lo ha colpito.

Goals di Gianluca Vialli racconta storie di sport.
Anche di calcio – ma non solo.

Il libro descrive le gesta di atleti noti e sconosciuti, a volte dimenticati, bambini con sogni olimpici che poi realizzeranno.
Oppure – per vicende della Vita – non potranno mai raggiungere.

Novantotto capitoli, novantotto esempi di sport, talento, duri allenamenti, obiettivi da perseguire con tenacia.
L’ultimo (il +1 del titolo) dedicato a se stesso.
Per raccontare la sua partita più difficile: dallo choc alla reazione.

Gols, di Gianluca Vialli racconta storie di sport

Goals, perché leggerlo

Goals è un libro di pura evasione.
Da leggere sotto l’ombrellone oppure alla stazione, in attesa del treno.

Novantotto storie mai banali, ognuna con il suo insegnamento di vita.
Perché più del campione, all’autore interessa evidenziare l’aspetto umano della storia, quel particolare dettaglio che trasforma il destino di un uomo in una leggenda dello sport.

E, giunti al capitolo 98+1, tifare per il goal più importante di Gianluca Vialli.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Acquista «Goals» su Amazon!

Gli Intellettuali radical chic, razza pericolosa? Un romanzo (divertente) di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Frun, semplificare è bello

Perché tutti quanti usavano la parola “intellettuale” come sinonimo di “radical chic”? […]
Sembrava che la cultura si fosse trasformata in inganno, l’ignoranza in innocenza.

Frun mi mancherà.
Il Funzionario Redattore Ugo Nucci, con i suoi consigli puntuali, semplifica la vita.
Interviene – se necessario – per sostituire termini difficili con parole elementari.
Ed è tutto qui Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi

Sembra poco.
Invece, il romanzo è un’accattivante fotografia dei nostri giorni.

Una mondo (inventato?) dove trionfa lo slogan problemi complessi, soluzioni immediate e la superficialità regna sovrana.

Il censimento dei radical chic, un romanzo di attualità di Giacomo Papi [RECENSIONE]

Il Primo Ministero degli Interni

L’alfiere di questa società «semplificata» è l’onnipresente Ministro degli Interni: a colpi di selfie e tweet, annuncia, proclama e nuota in bagni di folla acclamante.
Un politico astuto che, per piacere alle masse, recita il falso ignorante.

E, a furor di popolo, diventerà il Primo Ministero degli Interni.

“Si vergogni! Lei fa citazioni mentre il popolo muore di fame”.

In un mondo dove sono bandite le parole difficili, gli Intellettuali diventano una razza da controllare.

La Cultura, dunque, ben presto, è percepita come «nemica» del popolo.
I suoi esponenti, una fastidiosa minoranza da ghettizzare.

“Chi sono quelle signore, mamma?”.
“Sono intellettuali, Arturo.”
“E che cos’è un intellettuale, mamma?”
“Qualcuno che legge molto e usa parole difficili, suppongo.”
“E a che cosa serve?”
“Questo devi chiederlo a tuo padre.”

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Un romanzo di pura fantasia?

Il censimento dei radical chic tratta il delicato rapporto tra società e cultura con spensieratezza.
I primi capitoli, i migliori.
Con il trascorrere delle pagine, la sorpresa si attenua ed il romanzo diviene lineare, a volte un po’ ripetitivo – ma sempre leggero.

In caso si termini ostici, ci pensa Frun sotto la sovraintendenza del Funzionario Redattore Capo Salvo Pelucco.

Laddove il lettore ravvisasse ancora parole difficili o intellettualismi astrusi è pregato di segnalarli inviando una raccomandata A/R a: Signor Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana, Lungotevere dei Marescialli 79/A, 00100, Roma.

Ironia e riflessioni, Giacomo Papi diverte e pone dubbi.
Come il compito di un vero intellettuale radical chic impone.

Acquista il libro su Amazon!


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

L’amore impossibile tra un ragioniere ed una matematica


La matematica impossibile

«I conti non tornano» disse lui, il ragioniere.
«È vero» sentenziò lei, dopo qualche frazione di secondo.

«Quanto tempo è trascorso?» chiese il ragioniere, abituato a far quadrare i conti, e, con le mani nervose, intento a torturare le noccioline davanti a lui.
«Necessiti sempre di quantificare, come se dovessi emettere uno scontrino?
5, 14 o 18 che differenza c’è? I numeri hanno tutti lo stesso colore» ripeteva la matematica, forte delle sue certezze mentre, con il cucchiaino disegnava un cerchio nella tazza di verdure, un insieme di ingredienti uniti dal caso più che da una reale ricetta.

«Eppure, all’inizio, contavo i secondi: 1, 2, 3, 5, 8, 11 e poi 19 … sembrava una successione di eventi straordinari anche se, credo, una spiegazione doveva pur esserci. Forse era irrazionalità la mia?» irruppe il ragioniere, colto da un picco di emozione.

«L’irrazionale ha il suo fascino e non riguarda un tipo quadrato come te» sancì lei, la matematica, mentre con lo stuzzicadenti tagliuzzava una piccola zucchina in mille infinitesimali pezzettini, ognuno diverso dall’altro.

La fine di una storia d'amore tra un ragioniere ed una matematica

Il mistero della Susi

Questa storia racconta i primi (o ultimi) istanti dell’amore (in)finito tra un ragioniere ed una matematica.
Lei si chiama Susi, lui Astolfo.

«Per me resti un vero mistero Susi» decretò il ragioniere, incapace di svelare cosa veramente lei celasse dietro quel viso innocente.

All’ennesima affermazione infausta, la rabbia sopita della matematica esplose all’ennesima potenza.

«Sono davvero al limite. Te lo ripeto fino all’infinito: sei troppo primitivo.
I tipo come te vivono in funzione delle azioni altrui. Sei incapace di contemplare comportamenti oscillanti, sei lineare fino a divenire prevedibile, Mai una discontinuità, un salto nel vuoto, una vera azione indeterminata, una mossa impossibile. La tua esistenza – se davvero fosse unica! – ruota intorno alla ripetitività. Sognavo di conoscere un tipo stocastico, mi ritrovo uno stoccafisso!» irruppe tutto d’un fiato la matematica, esausta nell’affrontare cotanta entropia di sentimenti.

«D’un tratto mi è tutto chiaro» dichiarò il ragioniere mentre, stupito, osservava la misteriosa Susi.
«Non farò il pari e dispari, il nostro incontro è giunto alla fine» balbettò il ragioniere mentre sorseggiava l’ultimo brindisi con la matematica.

Dopo qualche minuto di sguardi nel vuoto, l’uomo pagò il conto, conservò lo scontrino, raccolse i suoi affetti e svanì per sempre dalla vita della donna.

La parabola del primo incontro si era consumata definitivamente.

Lei tornò alle sue certezze matematiche.
Lui ai suoi numeri in colonna.

Le vite del ragioniere e della matematica, da quel momento, non si intersecarono mai più.

Il loro incontro casuale, al bar della facoltà, restò un singleton.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Io, un controllore VIP allo SMAU 2018 [13-14 dicembre]

SMAU, l’invito VIP della Regione Campania

Abbandono l’edizione 2017 con l’amara in bocca: una manifestazione troppo canonica, nessuna versa scommessa tecnologica.
L’organizzazione preferisce giocare sul sicuro: spazio ai soliti noti, i giganti del mercato tecnologico, briciole alle piccole start up emergenti.

Da una manifestazione davvero innovativa, attendo scelte ardite.
Puntare sul coraggio invece del solito minestrone, aprire spazi agli sconosciuti anziché ai soliti noti, puntare su idee rivoluzionarie piuttosto che su spot inflazionati.

Il giorno dopo, pubblico un duro post (con denuncia video) per spronare lo SMAU a tornare quello di un tempo: via lo smoking delle serate istituzionali e gli slogan precotti, ridateci lo spirito da pioniere e riaprite il laboratorio di idee!

Dunque, accetto con soddisfazione l’invito VIP della Regione Campania allo SMAU Napoli 2018 del prossimo 13 e 14 dicembre.

Lo considero una investitura ufficiale, una chiamata alle armi che non posso proprio rifiutare.

Allo SMAU 2018, con l'invito VIP

SMAU 2018, il compito del sottoscritto

Chiedere il controllo degli organi di stampa è un segnale di forte onestà intellettuale.

Considerare le (eventuali) critiche come aspetti da migliorare, pretendere la presenza degli addetti ai lavori – anche di chi immagina il ruolo della tecnologia in modo diverso dal tuo – è indice di trasparenza.

Dunque, registro con sommo piacere la posizione della Regione Campania nei confronti degli oppositori allo SMAU di oggi: confermare il sottoscritto – nonostante la delusione pubblica dello scorso anno – tra i VIP della manifestazione dimostra che la voce di ognuno di noi ha un forte valore.

Ed è ascoltata.

Il prossimo 13-14 dicembre sarò al padiglione 5-6 della Mostra d’Oltremare di Napoli.
Per documentare.

Soddisfatto se il proposito dello scorso anno sarà raggiunto.
Pronto a nuove critiche in caso contrario.

Sogno, nella prossima edizione, di capovolgere gli schemi: novanta secondi alla Regione Campania e alla TIM, il resto dedicato alle piccole start up con idee rivoluzionarie.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Chi stabilisce l’altezza dei palazzi di Napoli? [FOTO]

La strana altezza dei palazzi di Napoli

Una lunga distesa di cemento.
Dall’interno della città, fino al mare.

Un zig-zag di edifici incastrati.
Visti dall’alto, ricordano quelle costruzioni disordinate create dalla fantasia di un bimbo mentre gioca nella sua stanzetta.

Agglomerati cresciuti senza norme, quartieri privi dei criteri di minima vivibilità.
Ecco la prima impressione mentre osservo i palazzi di Napoli dall’autobus bloccato sulla tangenziale.

Siamo fermi nel solito ingorgo mattutino di Corso Malta, noi pendolari racchiusi nelle lamiere del 130 a formare un unico corpo omogeneo e compatto.
In questa piovosa mattina d’autunno, costretto ad appendere la bici al chiodo, sono comunque tra i più fortunati: nell’autobus strapieno, riesco a muovermi – nonostante sia incastrato nella massa di viaggiatori come un pezzo di un puzzle – e guadagno preziosi centimetri verso la porta.

Dal vetro mezzo appannato, guardo la linea continua di costruzioni, le strade sottili che separano gli edifici incastonati.

Pensieroso mi chiedo: quando hanno costruito, con quale criterio stabilivano le altezze dei palazzi di Napoli?

Chi stabilisce l'altezza dei palazzi di Napoli?

Come in una fotografia di gruppo

In una foto di gruppo, i più alti vanno sempre nell’ultima fila.
Una semplice regola per garantire a tutti di guardare avanti senza incontrare ostacoli.

Se a Napoli avessimo seguito la medesima logica, da tutti i palazzi avremmo visto il mare!
E, in alcuni casi, anche il cielo.

Invece, negli anni della corsa al mattone, ogni angolo della città è stato occupato da una colata di cemento anarchica.
Chissà quale disegno prevede il leggendario piano regolatore della città (casomai ce ne fosse uno).

Fossi nelle Istituzioni, vista l’impossibilità di correggere gli orrori del passato e per evitare dissonanze tra la (triste) realtà e la burocrazia comunale, nominerei una apposita commissione (di amici ben stipendiati) per «adeguare i documenti ufficiali alle costruzioni esistenti».

Geniale vero?

Chi stabilisce l'altezza dei palazzi di Napoli?

Una nuova prospettiva

Il 130 riparte, l’ingorgo mattutino è superato.
Da lontano intravedo il Centro Direzionale.

Scendo dall’autobus con una consapevolezza in più: osservare la città dall’alto è una prospettiva interessante, permette di vedere ciò che dal basso sfugge.

Così, dall’ingorgo traggo la giusta lezione: da oggi, quando passeggio, alzerò lo sguardo con maggior frequenza.
Per verificare le altezze dei palazzi, indice della storia della città.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

L’extracomunitario spazzino (con il consenso del netturbino ufficiale)

Via Orsi e l’extracomunitario spazzino

«Ha visto l’extracomunitario che pulisce il marciapiede?» chiedo al netturbino dell’ASIA Napoli, l’azienda di igiene ambientale della nostra città.

Sabato mattina, via Orsi, quartiere Vomero.
La scena è anomala: da una parte, il ragazzo di colore spazza la strada ed i passanti elargiscono mance piene di gratitudine.
Dall’altro estremo del marciapiede, l’operatore “ufficiale” compie il suo dovere senza preoccuparsi dell’opera del volontario.

Alla mia osservazione, lo spazzino “ufficiale” alza lo sguardo, ferma la scopa per un istante, mi scruta ma non comprende la domanda.

Specifico meglio: «guardi, c’è un extracomunitario che vi sta aiutando a pulire il marciapiede» ripeto ed indico il ragazzo di colore, a pochi metri da noi.

«Ah, si … bene» farfuglia l’uomo come se fosse una scena di ordinaria normalità.
E torna a spazzare la parte di strada di sua competenza.

L'extracomunitario spazzino: pochi centesimi per tener pulita la strada

Il fallimento del netturbino “ufficiale”

Speravo in una reazione offesa del netturbino “ufficiale”.
Richiamare la sua attenzione, mostrargli l’extracomunitario spazzino operare sullo stesso marciapiede, pensavo provocasse un gesto di rabbia istintiva.

Sognavo che il netturbino “ufficiale” urlasse «ci penso io, non c’è bisogno del tuo aiuto!».
Un picco di orgoglio, una risposta per salvare la dignità calpestata.

Invece, calma piatta ed accettazione passiva del suo fallimento professionale.

L'extracomunitario spazzino: via Orsi pulita

E se si applicasse il «Modello Via Orsi» in tutta Napoli?

Procedo lungo via Orsi.
Registro l’evidenza: l’opera congiunta del netturbino “ufficiale” e dell’extracomunitario spazzino funziona.

La strada è pulita, senza gli escrementi di cani ad infestare il marciapiede, niente cartacce e mozziconi.
L’extracomunitario spazzino è ben visto dai cittadini, integra il lavora dei netturbini “ufficiali”, si tiene occupato, rappresenta un primo step di integrazione sociale.

Bene.
Allora perché non ufficializzare ed estendere il «modello via Orsi» in tutta Napoli?


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Italia Ucraina, l’indignazione di Alberto Rimedio (dopo un mio tweet)

Alberto Rimedio ed il tweet di protesta

Al minuto ottantatrè di Italia Ucraina il telecronista RAI Alberto Rimedio ed il commentatore sportivo Antonio Di Gennaro censurano gli indegni cori della curva di Marassi.

I due giornalisti, senza appello, bocciano l’assurdo comportamento di una fetta del pubblico genovese.

Ad ogni rilancio del portiere ucraino, un gruppo di idioti, urla a squarciagola l’indicibile epiteto già sentito in molti altri stadi italiani.

La condanna giunge dopo gli innumerevoli messaggi di indignazione via twitter.
Tra i tanti, anche il suddetto cinguettio del sottoscritto.

Alberto Rimedio, il telecronista RAI indignato dai cori della curva

Cultura sportiva, questa sconosciuta

A conferma del raggiungimento del mio tweet, Alberto Rimedio evidenzia un giusto passaggio: «amichevole o partita ufficiale non c’è differenza».
In effetti, il cronista ha perfettamente ragione e corregge una imprecisione del messaggio scritto sull’onda dell’emozione.

L’insulto risulta ancora più grave per la presenza delle tante scuole calcio sugli spalti di Marassi.
Quali insegnamenti mostriamo ai baby calciatori?
Che esempio sportivo presentiamo ai giovani telespettatori?

Denigrare l’avversario con un coro divenuto «normale» in molti stadi è proprio insopportabile.
Ma, purtroppo, è una triste normalità italiana.
Basta guardare le partite della SerieA ed ascoltare l’urlo della curva al rilancio del portiere avversario.

Ricordavo un romantico «volaaaa» per accompagnare il pallone calciato con forza dal portiere.
Oggi, invece, un volgare insulto gridato da una parte dello stadio cancella e sporca anche quel volo magico.

Forse, noi che guardiamo quella palla viaggiare in cielo, nella sua fantasiosa traiettoria, dall’area al centrocampo in attesa che atterri tra i piedi dei nostri giocatori, siamo anacronistici ingenui?

No, mi dispiace.
Non confondiamo la realtà.
Sono quegli idioti che urlano oscenità i veri «mostri».

Un sincero grazie ad Alberto Rimedio per aver dato voce alla nostra indignazione.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

L’Idiota che sogna Napoli: tre aforismi di un uomo troppo buono

L’idiota, di Fëdor Dostoevskij (1869)

Un uomo buono e gentile scambiato per stupido.
Il Principe, personaggio amorevole fino a disarmare il prossimo, negli interlocutori suscita prima ilarità poi un dubbio atroce: trattasi di un uomo dall’intelletto superiore alla media oppure di un vero idiota?

Già nel lontano 1869, il geniale Fëdor Dostoevskij gioca con l’animo umano.
Bontà o arrendevolezza?
Capacità di comprensione estrema oppure ignoranza cieca?
Sana ingenuità o stoltezza?

Resto affascinato dalla lettura dell’Idiota.
Lettura lunga e non ancora terminata.

Pagina dopo pagina, assaporo le conversazioni del principe Myskin, le divertenti reazioni degli altri personaggi alle risposte argute o semplici del presunto … idiota.

E rifletto: dopo un secolo e mezzo (il romanzo risale al 1869), anche oggi, un uomo troppo buono ed aperto al prossimo, suscita dubbi?

Forse, perché la diffidenza è nell’animo umano.
Nel 1869 come nel 2018.

L'idiota di Dostoevskij, alcuni passaggi

Le chiacchiere 

E’ una scienza, quella delle chiacchiere, che ha le sue seduzioni.
Io ho conosciuto politici, letterati e poeti che proprio grazie a questa, sono riusciti a fare carriera

L’ingiustizia della Vita

Come la nuvola di Krylov che passa sopra le terre aride per andare a scaricarsi nell’oceano

Napoli e la bellezza

L’idiota, costretto per motivi di salute in una clinica di un piccolo paesino svizzero, sogna di evadere alla ricerca di colori ed emozioni.
E, nel 1869, cita Napoli come meta di un viaggio fantastico.

Sognavo sempre una grande città come Napoli, ricca di palazzi, di grida, di movimento, di vita (1869)

Il Principe riconosce, nella nostra città, un luogo colorato dove regna l’emozione.
Notevole considerazione del 1869.

Nella sua semplicità, il principe Myskin ha ben chiaro un concetto: la gentilezza, la bontà d’animo, la comprensione verso il prossimo, sono gli unici strumenti capaci di sostenere la società.

Voi, Principe, una volta avete detto che la bellezza avrebbe salvato il mondo … 

La bellezza, l’arma contro il degrado (morale e non).
L’arte,  la cultura, la supremazia del Bene contro il Male.

La bellezza, dunque, salverà li mondo.
E Napoli.


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Amerigo Vespucci, la visita di un bimbo che voleva diventare marinaio [FOTO]

A bordo dell’Amerigo Vespucci

Non chi comincia ma quel che persevera

«Quale significato nasconde questo slogan?»
Lo spirito del cronista non mi abbandona nemmeno sull’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Italiana.

Guadagno spazio tra la folla e immortalo lo scatto.

«Ogni nave della Marina ha il suo motto, questo è il nostro» risponde il giovane marinaio alla domanda del sottoscritto.

A bordo dell'Amerigo Vespucci

Dopo un’ora e mezza di fila ..

A Napoli, evidentemente, non sono l’unico a desiderare un giro sul famoso veliero.
Dopo un’ora e mezza di fila, barcollo lungo la rampa e salgo sul ponte della storica nave.

Ho la netta sensazione di passeggiare in un luogo speciale, uno di quei posti dove si è scritta la Storia.
Ogni angolo trasuda emozione: quelle corde vissute, le scali complicate da salire, le scialuppe, il ponte che vola verso l’orizzonte, l’imperioso timone.

A conferma, osservo – sempre nel porto di Napoli – una enorme nave da crociera attraccata.
Lo stile tra il veliero e la nave da crociera è abissale: l’Amerigo Vespucci conserva l’eleganza e la gentilezza di una nobil donna, l’enorme «mostro» poco distante appare come una ferraglia cafona e senza anima.

L’attesa è stata ripagata.
Girare per l’Amerigo Vespucci è un avventuroso viaggio nel tempo.

A bordo dell'Amerigo Vespucci

Il bambino che voleva diventare marinaio

Com’è eroica la vita del marinaio!
La forza del mare in tempesta, il coraggio di questi uomini che domano le onde, la quiete del mare piatto, il lungo viaggio, l’attesa in cabina, la vita di bordo, l’odore del sale che ti entra nelle ossa, l’amore di chi aspetta.

Potevo essere io un marinaio?
Non credo proprio.

Lascio il sogno ai tanti bimbi che esplorano la nave con i loro genitori 🙂

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Amerigo Vespucci, la galleria di immagini


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Se la torre di Pisa fosse dritta [FOTO]

A Pisa per sostenere la torre pendente

Cerco la miglior posizione per la foto di rito.

Piazza dei Miracoli pullula di turisti giunti da ogni angolo del Pianeta.
Con le mani ferme per aria, alla ricerca della giusta distanza, sostengono la torre.

Ognuno è convinto della propria tecnica: c’è chi sovrappone le mani di fianco la torre, chi si stende pancia all’aria per sorreggere il monumento dalla base, chi si piega sulle ginocchia e finge uno sforzo per non far cadere la torre da un lato.

Alcuni preferiscono lo scatto nei pressi del monumento, altri si allontanano per sfruttare la prospettiva.

La pendenza stimola la fantasia, tutti alla ricerca della foto perfetta.

La prima fila è occupata dall’organizzatissimo esercito di giapponesi.
Con disciplina, attendono che si liberino le migliori posizioni occupate dai connazionali con gli occhi a mandorla per immortalare la torre pendente.

I professionisti, dotati del piedistallo.
I più giovani, alzano al cielo lo smartphone agganciato all’asta pakistana, un sorriso per il selfie d’ordinanza da condividere in tempo reale via social.

Se la torre di Pisa fosse dritta, a chi interesserebbe?

A chi interessa la torre di Pisa dritta?

La massa di turisti – compreso il sottoscritto – è attratto proprio dal difetto che rende unico il monumento.

Se la torre di Pisa fosse dritta, piazza dei Miracoli si ridurrebbe ad uno de tanti magnifici luoghi d’arte italiana.
La torre verrebbe ricordata come «il campanile della cattedrale di Santa Maria Assunta» ma non sarebbe presa d’assalto come oggi.

«La pendenza è dovuta a un cedimento del terreno sottostante verificatosi già nelle prime fasi della costruzione»

Mi pongo una domanda: la curiosità per la torre pendente, stimola i visitatori a studiare anche la storia dell’intero complesso?
Oppure ci si limita ad osservare senza approfondire?

Tra una riflessione ed un sorso d’acqua, con pazienza sfrutto un varco tra la folla di turisti e – finalmente – giunge il mio turno: pochi istanti ed immortalo la torre di Pisa!

La trasferta toscana termina.
Torno a Napoli con la risposta che cercavo: la torre, meglio se resta pendente 🙂

La torre di Pisa


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Salvator Rosa, stazione Linea1: svelato il mistero delle scale mobili ferme da tre mesi [FOTO]

Linea1, stazione Salvator Rosa: l’avviso ANM

Impianto temporaneamente fuori servizio.
Stiamo lavorando per ripristinarlo nel più breve tempo possibile.
Ci scusiamo per il disagio
(avviso ANM, stazione Linea1 Salvator Rosa)

Il Comune di Napoli fa sul serio.
Le scale mobili ferme da tre mesi alla stazione di Salvator Rosa, dimostrano la ferrea volontà politica di raggiungere l’obiettivo-salute entro l’estate.

E’ assurdo immaginare il perché l’impianto, da diverso tempo guasto, non funzioni ancora.
E’ davvero così complicato riparare delle ordinarie scale mobili?
Non ci credo.

L’unica spiegazione razionale è il piano segreto delle Istituzioni: combattere la pigrizia del cittadino costringendolo al movimento.

Come?
Riducendo gli autobus pubblici, fingendo di non possedere le risorse per potenziare la metropolitana, fermando sistematicamente le funicolari, abolendo qualsiasi forma di mobilità alternativa.

I primi risultati sono incoraggianti.
La resistenza del napoletano è superiore alla media nazionale e – caratteristica sviluppata negli anni di disservizi continui – si adatta in ogni altro luogo senza difficoltà alcuna.
(da una testimonianza recente di una cavia napoletana)

Stazione di Salvator Rosa, scale mobili ferme da tre mesi

Salvator Rosa, ingresso secondario: le foto

Di fatto, chiunque entri per l’ingresso secondario di Salvator Rosa, è costretto a percorrere una lunga scalinata prima di giungere all’interno della stazione.

Il Comune non fa sconti a nessuno: mamme con le carrozzine, anziani, i diversamente abili, infortunati vari.
Tutti a piedi, costi quel che costi.

Il cittadino deve curare la forma fisica: o corri giù scalino dopo scalino oppure raggiungi l’ingresso principale (sempre a via Salvator Rosa, distante un quattro/cinquecento metri dall’entrata secondaria) e prendi l’agognato ascensore.

Stazione di Salvator Rosa, l'avviso ANM

Stazione di Salvator Rosa, l'altra scala mobile è solo in salita

Linea1, quando arriva il prossimo treno?

Oltre la forma fisica, il Comune lavora per temprare anche l’aspetto psicologico del cittadino napoletano.

Da tempo immemore, infatti, i display presenti nelle stazioni della Linea1, invece di annunciare quando giungerà il prossimo treno dei desideri, visualizzano (se accesi) un asettico messaggio: “Prove tecniche”.

Ecco l’altro punto del piano segreto delle Istituzioni: un corpo sano è inutile se guidato da una mente fragile.

Occorre fortificare il carattere del passeggero: il mistero sui tempi d’attesa forgia lo spirito, sprona la comunicazione, allena la pazienza.

Salvator Rosa, i tempi d'attesa del prossimo treno restano un mistero

Scale mobili, è finito l’esperimento?

Ora che il sottoscritto ha reso pubblico il vero motivo dello stop delle scale mobili di Salvator Rosa, chiedo ufficialmente agli organi competenti di interrompere l’esperimento.

Il guasto simulato, dopo tre mesi di finta inefficienza, falso disinteresse, cattiva gestione delle stazioni, può ritenersi concluso.

I cittadini ringraziano le Istituzioni per la ritrovata forma fisica.
Ora, però, rimettete in funzione le scale mobili della stazione di Salvator Rosa.
Desideriamo un sano riposo.

Dopotutto, dopo tre mesi di allenamenti, lo meritiamo.

Salvator Rosa, quando finirà l'esperimento?


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Francesco, l’uomo che mi salvò la vita. Per due volte.

Quegli eroi silenziosi

La vicenda narrata è vera.
Francesco, invece, è un nome di pura fantasia utilizzato in questo post per tutelare l’anonimato del mio salvatore.

Francesco, come tutti gli eroi invisibili, vive dietro le quinte e non ama le luci della ribalta.
Opera in modo silenzioso, compie il suo dovere senza mai un lamento ed, in alcuni casi, compie gesta straordinarie.
Per dileguarsi, subito dopo, tra le ombre dell’anonimato.

Al sottoscritto, cronista per caso, il dovere di riportare due episodi nei quali Francesco è protagonista.
Grazie al suo intervento, lo scrivente può (ancora) raccontare la vicenda ai posteri.

Francesco e gli eroi invisibili: l'uomo che mi salvò la via per due volte

Il primo salvataggio

Bloccato nel bagno dell’ufficio, guardo sconsolato le pareti della gabbia.
La serratura inceppata, giro e rigiro ma la porta non si apre.

Osservo il rotolo di carta igienica attaccato al muro, con un gesto meccanico abbasso il coperchio della tazza del water.
L’igiene va perseguito, anche nei momenti di emergenza.

Lo spazio ristretto annebbia le idee.
La claustrofobia ben presto scende nel piccolo loculo.
Come posso uscire?
Passato i minuti e nessuna voce amica intercetta i rumorosi tentativi di evasione.

Rassegnato, mi accomodo sul water-sedia.

«C’è qualcuno chiuso nel bagno?»
Quanto tempo sarà passato?
Un minuto ? Mezz’ora?

La voce di Francesco riaccende la speranza.

Con un cacciavite, il mio salvatore forza la serratura del bagno-prigione e dopo pochi minuti sono un uomo libero.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Il secondo salvataggio

Esco dall’ascensore e la reception – stranamente – è al buio.
Il portiere è andato via, ha staccato la luce, chiuso le porte d’ingresso/uscita del palazzo (scoprirò poi di aver preso l’ultima corsa che riporta l’ascensore al piano terra prima dello stop programmato fino alla mattina successiva).

Le cinque e mezza del pomeriggio, quasi tutti i colleghi sono andati via.
Stavolta il sottoscritto è prigioniero nella sala d’ingresso del palazzo dove risiede l’ufficio.

Mi muovo come un leone in gabbia.
Pigio il bottone per richiamare l’ascensore.
Nessuna risposta.
Il cellulare – ovviamente – non ha campo.
Tutto tace.

Guardo intorno, il luogo familiare attraversato ogni giorno, ora è ostile.
Perplesso, rovisto dietro il bancone del custode.
Non trovo attrezzi utili per la fuga.

Dalla vetrata, osservo lo spazio vuoto davanti l’ingresso.
Nessuna anima viva.
Silenzio assoluto.
La serata cala rapidamente mentre resto prigioniero nella reception bloccata.

«Che ci fai là dentro?»
Quanto tempo sarà passato?
Un minuto ? Mezz’ora?

Qualche telefonata, l’attesa, il recupero delle chiavi e ritrovo l’agognata libertà.

A distanza di quattro anni dal primo salvataggio, è sempre Francesco a tirarmi fuori dai guai per la seconda volta.

Porta con te i «mostri» di faCCebook ovunque tu vada! Scarica l'app ufficiale di faCCebook per Android

Il lavoro oscuro degli eroi invisibili

Chi è Francesco?
Francesco esiste per davvero, lavora nel mio ufficio ma non è un collega.
E’ il tuttofare: ripara ciò che si rompe, coordina la logistica, consegna i pacchi, sposta i computer …
Se desiderate conoscerlo – e se lo trovate libero da impegni – chiedete in giro, lo conoscono tutti.

A distanza di anni, ringrazio Francesco con questo post.
A lui – e tutti gli eroi invisibili che non saranno mai premiati con una medaglia pubblica – la mia riconoscenza.

Francesco, senza il tuo prezioso intervento, per il sottoscritto, il mondo sarebbe una vera prigione 🙂


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Page 1 of 8

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Translate »