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Tag: romanzo

Rosa Ventrella, «Storia di una famiglia perbene» e la voglia di leggere [RECENSIONE]

Voglia di leggere, il merito di Rosa Ventrella

Soddisfatto.
Dopo l’ultima rigo di Storia di una famiglia perbene, provo quella dolce percezione che assaporo ogni volta che leggo un libro «bello».
Utilizzo «bello» come aggettivo con convinzione.
Perché, anche se termine semplice, «bello» descrive un insieme di sensazioni positive.

Il romanzo della brava Rosa Ventrella suscita, nel sottoscritto, l’attesa.

La voglia di leggere, il desiderio di fermare il tempo per trovare quel momento magico e sprofondare nel mondo di Maria, Vincenzo e Giuseppe.
Tremare con loro quando si scatena l’ira del padre, ascoltare le consolatorie parole della mamma, passeggiare nei vicoli di Bari vecchia fino al mare.

E sognare con Michele. l’amico dal cognome difficile.
L’amico di sempre.

Rosa Ventrella, autrice del romanzo "Storia di una famiglia perbene"

Come in un film

La potenza delle parole di Rosa Ventrella scaraventano il lettore in un film.

Un film per descrivere una delle tante periferie italiane.
Dove la vita scorre tra mille pericoli e facili tentazioni.
Tra le parole delle comare e gli sguardi degli abitanti del quartiere.

Così, pagina dopo pagina, scopriamo che Bari vecchia è protagonista della storia, prigione dalla quale evadere e cassaforte di affetti.
E – anche stavolta – i tanti Maria e Michele si ritroveranno nell’atavica domanda che ognuno di noi, prima o poi, affronta: fuggire o restare?

Storia di una famiglia perbene è proprio un bel film.
Un film che, la voglia di leggere, consuma in un tempo troppo breve.

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«La casa in riva al lago», l’importanza del passato secondo Ella Carey [RECENSIONE]

La casa in riva al lago, romanzo di evasione

La casa in riva al lago, di Ella Carey, rientra nella categoria dei libri “non vedo l’ora di vedere come va a finire”.

Tra passato e presente, l’autrice ricostruisce una storia d’amore iniziata nella Germania nazista e mai finita.
Vicende in bianco e nero che, con l’escamotage dell’alternanza dei capitoli, saltano dal 1930 ai giorni nostri, conquistando da subito l’attenzione del Lettore.

Sembra di leggere due storie parallele che, prima o poi, si intersecano.
Nel mentre, l’attesa è ben ripagata da una trama stimolante, con continui flashback ed una narrazione intrigante.

Ella Carey, autrice di "la casa in riva al lago"

Perché leggere «La casa in riva al lago»

Lettura di pura evasione con accenni a concetti profondi: perchè il popolo tedesco fu ammaliato da Adolf Hitler?

Una possibile risposta è legata al destino di Max – il personaggio intorno al quale ruota il libro – giovane rampollo di una famiglia benestante nella Germania scossa dai primi fermenti nazisti.

Toccherà ad Anna, la giovane nipote di Max, scoprire il misterioso segreto legato al passato del nonno.

E, pagina dopo pagina, come in una lunga passeggiata rilassante tra i boschi della Berlino di un tempo, tra le euforie dei balli parigini del novecento e la caotica San Francisco di oggi, giungiamo all’atteso finale.

Chiudiamo il libro col sorriso sulle labbra.
La casa in riva al lago, di Ella Carey, compie in pieno il suo dovere: rilassare il Lettore con una storia leggera, ben scritta, piacevole, soddisfacente.

Come richiesto ad un buon romanzo d’evasione.

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Sfida tra cecchini: un romanzo sui tiratori scelti (buoni e cattivi) di Andrew Peterson [RECENSIONE]

Andrew Peterson, romanzo d’azione (con riflessione)

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson è un romanzo d’azione geneticamente modificato.

Il libro, difatti, non è un insieme banale di inseguimenti, sparatorie e scazzottate.

Anzi.
L’autore approfondisce la psiche dei personaggi, del buono come del cattivo.

Dalla prima all’ultima pagina, assistiamo – col fiato sospeso – ad una intensa caccia all’uomo.

Con un quesito che si ripete pagina dopo pagina: i buoni, fino a che punto possono spingersi pur di difendere la sicurezza dei cittadini?

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson è un romanzo d'azione geneticamente modificato [RECENSIONE]

I fantasmi del tiratore scelto

Dietro la violenza brutale, quale intrigo si nasconde?
Nathan McBride è l’ex cecchino chiamato dall’FBI per fermare i tre folli che disseminano di esplosivi la città.
Userà tutte le armi a sua disposizione – lecite e non – pur di fermare il piano criminale degli assassini.

L’uso autorizzato della violenza per fermare i folli, distingue il romanzo dagli altri del medesimo genere.

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson descrive i fantasmi di chi, per lavoro, è costretto ad ammazzare un altro essere umano.
Anche se il nemico appartiene alla peggiore feccia umana.
Anche se chi è abbattuto da un proiettile di un fucile di precisione, è un killer spietato.

I «mostri» interiori del tiratore scelto, sono i principali nemici da affrontare?

Il primo da uccidere, di Andrew Peterson rientra di diritto tra i libri d’azione.
Un romanzo per conoscere il mondo oscuro di chi, per professione, si sporca l’anima per difendere noi altri.

Consigliato per coloro che amano guardare in faccia la dura realtà (anche se fa male)

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La collina del vento, di Carmine Abate: quando il libro va oltre il finale

La collina del vento ed il destino della famiglia Arcuri

Ecco uno di quei libri che vorresti non finisse mai.
Un romanzo che, dopo l’ultimo rigo, continua nella mente del Lettore.
Perché La collina del vento di Carmine Abate è una storia avvincente.
Conquista il cuore, riempe l’anima.

Personaggi ben descritti, legati alla propria terra da radici profonde.

Il Rossarco diventa l’epicentro della narrazione, i destini di tre generazioni di Arcuri, la famiglia contadina che conquista, coltiva, protegge ed ama la collina.

Dall’inizio del secolo, attraverso il periodo fascista, fino ai giorni nostri: un segreto mai svelato, i sacrifici dei padri per i figli, l’amore, la saggezza, il rispetto.
Ma anche la morte, il dramma, l’orrore.

Carmine Abate racchiude in un romanzo intenso, i veri sentimenti presenti in ognuno di noi, al di là del tempo.

La collina del vento, di Carmine Abate

Calabria, storia di tre generazioni

Avevo già apprezzato Carmine Abate in Gli anni veloci.

Come nel precedente libro (anche se, in ordine cronologico, è più recente di La collina del vento) l’ambientazione è uno dei segreti del successo della storia.

Le tradizioni contadine, la saggezza dei nonni, il rispetto per la campagna, l’amore per la natura, la collina del Rossarco nella Calabria di ieri e di oggi, luogo magnifico e martoriato dall’illegalità, icone del sud del mondo in eterna oscillazione tra bellezza estrema e volgare degrado.

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La collina del vento, perché leggerlo

Respirare il profumo della collina, amare i colori del Rossarco, veder esplodere la natura in primavera, sentire la brezza marina.

Carmine Abate ci fa viaggiare nella Calabria dimenticata, regione affascinante, misteriosa, violentata.

La storia di una famiglia che non si arrende ai mille volti della illegalità, gli Arcuri baluardi e simbolo di lotta per difendere le proprie origini.
E difendere se stessi.

Per amore della propria terra, la Calabria.

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Cristian Martini, perché maltratti il Piccolo Principe?

Occhi profondo mare, storia surreale

Occhi profondo mare di Cristian Martini, non l’ho ben capito.
Una storia fantasiosa ambientata a Senzanome, un piccolo paese di mare, in un luogo indefinito nel tempo e nello spazio.

Il romanzo è incentrato nel rapporto tra un forestiere ed un bimbo solitario di dieci anni.

Problema: i colloqui tra l’adulto ed il fanciullo appaiono “costruiti” e difficili da accettare come «reali».
Risposta: l’immaginazione dovrebbe aiutare il Lettore a superare ostacoli tutto sommato razionali.
Concordo.
Però se l’intero libro è incentrato sulla relazione adulto/bimbo, accettare per buono i dibattiti surreali è questione non secondaria.

Cristian Martini, autore di "Occhi profondo mare"

Un Piccolo Principe italiano

Accettata la fase surreale, la lettura continua e pagina dopo pagina, saltano alla mente elementi vicini al leggendario Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry (con le dovute distanze).

La vita è un lungo viaggio, l’esplorazione del mondo intrapresa dal forestiero – come ogni viaggio – si conclude da dove è iniziato.
A Senzanome.

Da dove, ben presto, ripartirà un nuovo viaggio.

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Il finale inopportuno

La trama dolce e pacata cade in un finale inopportuno.

Le ultime righe del romanzo, infatti, ricordano il violento scivolone del viaggiatore esperto in un burrone senza uscita, un imprevisto che stona con il lungo, curioso, amorevole viaggio percorso durante l’intera lettura.

L’autore viola una regola non scritta: i personaggi delle fiabe sono intoccabili!
E come tali non possono (anzi, non devono) essere maltrattati.

Il finale-choc spezza l’atmosfera da favoletta e getta il romanzo in un genere indefinito.
Per il sottoscritto, resta incomprensibile.

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Una domanda per Cristian Martini

Davvero strana la scelta.
Invio a Cristian Martini questo post per chiedere lumi:  perché far cadere la favoletta di Senzanome nel limbo letterario?

Peccato.
Il cerchio non si è chiuso.
Resto con l’amaro in bocca.

Attendo delucidazioni dall’autore.

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Catherine Bybee, il coraggio di una scrittrice rosa

A chi potrebbe interessare?

Sono prudente con le recensioni negative perché rispetto il lavoro di ogni autore.
Immagino il sudore dello scrittore che, rigo dopo rigo, fatica per il suo amato libro.

Non proprio un appuntamento di Catherine Bybee, però, merita una menzione speciale.

Mi chiedo: a chi potrebbe interessare una simile storia?
Al sottoscritto sicuramente no (deduco che questo ebook sia un regalo di Amazon: resta un mistero come sia finito sul mio Kindle Paperwhite)

Giunto all’ultimo rigo, credo di poter affermare:

  • trattasi di un romanzo rosa
  • adatto ad un pubblico giovanile/semi adulto sognatore/adulto romantico
  • lettura di pura evasione
  • trama non originale
  • personaggi stereotipati ma simpatici
  • facile da leggere come bere un bicchiere d’acqua (e come tale, sparisce dopo l’ultimo sorso)

Catherine Bybee, la coraggiosa autrice di "Non proprio un appuntamento"

Il coraggio di Catherine Bybee

Senza nessun sforzo, raggiungo il finale (piatto).
Colpi di scena nulli, emozioni zero, divertimento minimo.

Il merito di Catherine Bybee?
La storia è autoconclusiva.

Il coraggio di Catherine Bybee?
Il romanzo contiene un estratto della puntata successiva, uno spin off incentrato sulla sorella della protagonista di Non proprio un appuntamento.

E’ troppo anche per un Lettore paziente come il sottoscritto.
Cancello l’ebook e proseguo verso nuovi mondi letterari.

Addio Catherine Bybee.

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Sante Roperto e quelle magiche atmosfere della Calabria dimenticata

Sante Roperto, La notte in cui gli animali parlano

Ho un debole per i romanzi ambientati in Calabria, l’ammetto.

Il mare alto già a riva, le lunghissime giornate trascorse in spiaggia (piena di sassolini), la pelle arrostita, gli alberi di fichi, il verde intenso, i paesini arroccati sulle colline, le strade desolate sotto il sole cocente, i volti degli anziani scavati dal tempo, le vacanze dell’infanzia.

E dunque, riconosco ed amo le atmosfere profumate raccontante dal bravo Sante Roperto in La notte in cui gli animali parlano.

Sante Roperto, l'autore di "La notte in cui gli animali parlano"

Gli amori non vissuti

La notte in cui gli animali parlano è ambientato tra le viuzze di Conflenti, piccolo paesino in provincia di Catanzaro che, scopro con divertimento, esistere per davvero.

Il protagonista è proprio Conflenti – il paese – il luogo dove la storia inizia e tutto finirà.

La trama, come un cerchio ideale, si chiude alla perfezione: passato e presente confluiscono nell’unico punto capace di concentrare i destini dei vari personaggi.

Matteo e Claudia, l’amore giovanile non vissuto, si alimenta del ricordo.
Ma il ricordo idealizza, pone su un immeritato piedistallo l’oggetto del desiderio.
Il desiderio è anche forza: le mille vicissitudini di Alessandro, il nonno di Matteo, partito per la seconda guerra mondiale con il sogno di tornare dall’unico, grande amore della sua vita.

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Perché leggere La notte in cui gli animali parlano

Trattasi un romanzo di pura evasione.
Storia leggera, il libro alterna il presente (Matteo) col passato (nonno Alessandro), sempre incentrato sui sentimenti puri, tipici del tempo che fu.

Scritto con uno stile lineare, le pagine corrono via veloci fino all’atteso finale.
Piacevole, nostalgico al punto giusto, Sante Roperto non scade mai nei facili sentimenti.

Dopotutto, chiunque di noi potrà ritrovarsi nelle riflessioni di Matteo e Claudia.
Ed è il risulato al quale aspira l’autore:

Ogni Lettore, quando legge, legge se stesso
(Marcel Proust)

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«House of cards», il capolavoro di Michael Dobbs (recensione)

L’intreccio tra politica e media

House of cards di Michael Dobbs è un libro intrigante.
Ambientato nella Londra degli anni ottanta, descrive con dovizie di particolari il (forte) legame tra la politica ed i media.

Nel romanzo non esiste Internet e lo scandalo corre sulle prime pagine dei giornali.
Lo scoop per distruggere l’avversario di partito, la foto compromettente per annientare l’oppositore: cambiano i tempi, restano i soliti (sporchi) trucchi.

Perché leggere «House of cards», il capolavoro di Michael Dobbs (recensione)

La notizia distrugge (anche se falsa)

Perché la notizia urlata in diretta tv e sparata sui giornali della domenica, macchia la carriera dell’uomo pubblico.

A nessuno interessa verificare l’affidabilità della fonte: toccherà al malcapitato dimostrare la sua innocenza.
Ma sarà troppo tardi.

Il trita-notizie è già in moto, il «mostro» sbattuto in prima pagina dal giornalista compiacente farà il resto.

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La forza della stampa (corrotta)

Esiste un tradimento più subdolo di un giornale che sponsorizza un partito politico?
Un editore al servizio del potere sposta voti, convince gli elettori, demolisce – con le parole – gli avversari.
Ed inganna i Lettori.

House of cards narra una storia attuale.
L’ipocrisia degli uomini assetati di gloria, accecati dal Potere personale, disposti a tutto per la poltrona è sempre esistita.
Da sempre.
E sempre esisterà.
Perché cambiano i mezzi di comunicazione – dal giornale al web – ma l’animo umano resta vulnerabile.

La politica è per forza sporca?
Chi governa deve necessariamente scendere a compromessi col malaffare?

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House of cards: il finale superbo

Il finale di House of cards è all’altezza dell’intera storia.
Anzi, chiude il cerchio in modo perfetto.
Michael Dobbs riesce nell’impresa: l’ultima pagina lascia il Lettore interdetto.

Romanzo da leggere.
Perché è un piccolo capolavoro letterario.

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