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Tag: scrittore

«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo», Sante Roperto [INTERVISTA]

L’ispirazione secondo Sante Roperto

L’ispirazione?
E’ il momento in cui sentimenti e ricordi, stati d’animo e sensazioni
si incontrano in una storia e si traducono in parole.

Esploro la mente di un altro scrittore.
Stavolta tocca a Sante Roperto (sito ufficiale), autore del fortunato romanzo La notte in cui gli animali parlano.

Sante è già stato vittima della raffica di domande del sottoscritto.

Oggi, gentile come sempre, si accomoda sulla macchina della verità per la nostra seconda intervista.
Desidero carpire da dove nasce l’ispirazione, la scintilla magica che trasforma un’idea in un’opera.

«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo», Sante Roperto scrittore

«Lo scrittore vive di storie da raccontare»

D: Sante, La notte in cui gli animali parlano era nascosto nei meandri della tua mente, forse da sempre.
Quale la scintilla che tramuta un insieme disordinato di parole in un libro emozionante?
R: Desideravo da anni raccontare la vita avventurosa di mio nonno Alessandro e quando ho trovato nella storia di Claudia e Matteo punti d’incontro e un parallelismo di forte affinità, ho pensato potessero diventare tutti insieme i protagonisti di un romanzo.
Tutte le storie che leggiamo portano alla luce un’esperienza umana universale e quando ho creduto di averla trovata, ho iniziato a scrivere il mio romanzo.

D: Lo scrittore crea racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla propria fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Una storia non è soltanto quello che abbiamo da dire, ma anche il modo in cui lo si dice.
Lo scrittore vive di storie da raccontare o che immagina possano diventare tali e spesso montano dentro per molto tempo, crescono e cambiano fino a maturare e guadagnare la carta o la tastiera.
Non tutte le idee meritano però di diventare un romanzo, non tutte hanno la forza narrativa di trasformarsi in un intreccio di personaggi ed emozioni.
Perché questo succeda, è necessario lo spessore dei protagonisti e di una struttura che abbia sostanza anche nelle ambientazioni, nel climax della storia e nel suo sviluppo.

L'ispirazione secondo Sante Roperto

«L’ispirazione si allena»

D: Sante, l’ispirazione si allena o è un talento innato dell’artista?
R: Se fosse legato solo al talento, avremmo una produzione letteraria decisamente più ridotta.
Per quanto talento possa esserci in uno scrittore, l’allenamento è parte fondamentale di questo mestiere.
Si allena lo stile, la tecnica di scrittura, la capacità di narrare o descrivere e in questo modo si allena anche l’ispirazione.

D: La tua ispirazione, invece, di quali elementi si ciba?
D: Si nutre di vita quotidiana.
Ogni giorno, nelle persone che incontro o nelle situazioni e negli ambienti che vivo, nascono e sopravvivono tante storie che meritano di essere raccontate.
A quelle basta aggiungere un pizzico di fantasia ed escono fuori racconti fantastici.

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«Il mio romanzo d’esordio?
Ho impiegato quasi quattro anni»

D: Sante, oltre a scrivere, coltivi altri talenti?
Non parlo di passioni o studi particolari, intendo capacità tipiche di un’artista (penso alla pittura o alla musica).
R: Passioni e studi particolari in numero quasi eccessivo.
Altri talenti non saprei, se esistono saranno finiti sicuramente nelle varie passioni che coltivo.

D: Sei una persona razionale o istintiva?
La notte in cui gli animali parlano è un’opera nata sulla spinta dell’emotività oppure è una elaborazione lenta e meditata?
R: Dentro più istintivo ed esternamente più razionale, ma il mio romanzo d’esordio è nato grazie a una elaborazione lenta e meditata.
Non facendo lo scrittore di professione, ho dovuto elaborare il racconto in periodi diversi, impiegando quasi quattro anni.
L’intreccio delle due storie e il finale congiunto obbligavano a un ragionamento profondo e hanno richiesto un po’ di tempo.

D: Razionalità e ispirazione possono convivere nella medesima mente?
Oppure chi crea deve necessariamente avere una mente libera da schemi logici?
R: Possono coesistere e in tutti credo esistano una componente razionale e una istintiva.
Ogni giorno e a seconda dei momenti, in una continua lotta tra le due, prevale una parte oppure l’altra.
E’ quasi naturale sia così.

Sante Roperto, l'autore di "La notte in cui gli animali parlano"

«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo»

D: Sante, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo.
Quindi, chi coltiva questa passione deve ritagliarsi momenti da riservare alla scrittura che rimane un lavoro da compiere in solitudine, lontano da tutto quello che possa distrarre l’attenzione.
Un luogo magnifico deve essere prima fisico e poi mentale.

D: Prima di chiudere, condivido una riflessione di Paola: chi scrive lo fa per se stesso o per gli altri?
R: Se scrivi e hai il desiderio che tu venga letto, vuol dire che scrivi per te stesso ma soprattutto per gli altri.
Altrimenti scriveresti un diario segreto e lo terresti chiuso in un cassetto.

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Sante Roperto, come sfuggire all’amore non vissuto [INTERVISTA]

Sante Roperto, lo scrittore

Conflenti esiste per davvero.
Dopo l’ultimo rigo di La notte in cui gli animali parlano, il romanzo di Sante Roperto, cerco il nome del piccolo paese in Rete.

Col sorriso stampato sul volto, navigo sul sito ufficiale del Comune in provincia di Catanzaro, alla ricerca di notizie sulla festa della Madonna e – perchè no? – dell’amore non vissuto tra Matteo e Claudia, delle avventure di guerra di nonno Alessandro.

Le dita scorrono veloci sulla tastiera, pubblicare la recensione del libro è semplice come bere un bicchiere d’acqua.

Merito di un romanzo nel quale è facile ritrovarsi, merito di Sante Roperto capace di nascondere tra le righe i pensieri ed i dubbi della nostra giovinezza.

Sull’onda dell’entusiasmo, chiedo un’intervista all’autore.
Gentile, accetta.

Sante Roperto, autore del libro "La notte in cui gli animali parlano"

Conflenti, la Calabria della mia infanzia

D: Sante, esagero se affermo che Conflenti, il piccolo paese calabro dove si svolge la vicenda, è il personaggio principale di La notte in cui gli animali parlano, il tuo romanzo d’esordio?
R: Non esageri. Il libro inizia con un viaggio, quello del ritorno al paese, che volevo rappresentasse un po’ il ritorno alle origini.
Il paese è inizialmente lo sfondo della storia, poi pagina dopo pagina i vicoli, le persone e le tradizioni entrano di prepotenza nella trama e finiscono per influenzare alcune scelte dei protagonisti.

D: Amo la Calabria, amo le storie narrate in riva al mare, forse perché mi ricordano le vacanze dell’infanzia.
Perché decidi di ambientare il racconto proprio a Conflenti?
Oggi vivi a Caserta: quale legame conservi con la Calabria?
Una curiosità: dopo il successo di La notte in cui gli animali parlano, i conflentesi si son fatti vivi? 🙂
R: Conflenti è il paese dei miei nonni e dei miei genitori.
Nel libro la storia di Alessandro è la vera storia di mio nonno, quella di Matteo e Claudia è invece figlia della mia fantasia.
Sono nato a Caserta, ma avendo origini calabresi sono molto legato a Conflenti e alla Calabria in genere.
Purtroppo è un terra distante da molte cose, oltre che dal resto d’Italia, per tanti motivi e non solo geograficamente. Ma conserva, nel calore della gente e nella forza delle tradizioni, alcuni valori che senza dubbio sono tra i migliori che si possano trovare.
Il romanzo è ambientato in un paese del tutto simile a tanti altri paesi di cui l’intera Italia è piena.
I conflentesi si son fatti vivi?
Molto, e li ringrazio per l’affetto dimostrato nei confronti del libro e per quanto hanno fatto per aiutarmi nella promozione.
Hanno contribuito al successo.

Conflenti, il paese raccontato in "La notte in cui gli animali parlano" di Sante Roperto

La notte in cui gli animali parlano, l’esordio

D: L’amore non vissuto, il sentimento sul quale è incentrato il romanzo, è un’arma potente: alimenta il ricordo ed il ricordo idealizza, pone su un immeritato piedistallo l’oggetto del desiderio.
L’amore non vissuto può essere una pericolosa prigione?
Come rompere le sbarre d’acciaio del «come poteva essere se …» ?
R: L’amore non vissuto, come tutte le cose che potevano essere e non sono state, può essere una trappola.
Perché ti spinge a non vivere il quotidiano, ti imbriglia in una realtà parallela e spesso fortemente idealizzata, fino a diventare un alibi che ti impedisce di vivere tutto quello che la vita ti ha riservato e ti scorre davanti.
Nel libro il filo conduttore è questo, ma al di là delle scelte che i tre protagonisti faranno nel finale, credo che non abbia troppo senso vivere con la testa rivolta al passato.
Ha più senso usare quella nostalgia e quel rapporto col passato come un sentimento di slancio verso il futuro.

Sante Roperto, l'autore di "La notte in cui gli animali parlano"

Nando Gentile, il Maradona napoletano

D: Avevi già pubblicato Dinastia Gentile. L’uomo dell’ultimo tiro dedicato al campione di basket. Mai sofferto della crisi della pagina bianca?
Chi i tuoi maestri di penna?
R: Mai sofferto, finora.
Forse aver lavorato in radio per vent’anni mi aiuta a trovare sempre una frase o una considerazione da dire o scrivere.
Devo dire che scrivendo per passione però non sono molto assiduo, quindi ci sono momenti in cui alterno abbuffate di scrittura ad altri di stasi. È normale per molti.
Tra tanti maestri, ho sempre apprezzato Italo Calvino, uno dei più grandi scrittori italiani per lo stile, l’onestà con la quale instaura il rapporto col lettore e la semplicità.

Sante Roperto, autore di " Dinastia Gentile. L'uomo dell'ultimo tiro"

La scuola, il nostro futuro

D: Sante, agli intervistati chiedo sempre il proprio rapporto con la scuola.
Che tipo era il tuo professore di italiano?
Ha contribuito a modellare lo scrittore di oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
R: Senza dubbio i professori che, dalle elementari in poi, ho incontrato mi hanno lasciato qualcosa di importante che ha contributo a realizzare la persona che sono oggi.
La Scuola, come l’Università (nella quale insegno da una decina di anni), ha un compito fondamentale: quello di formare la classe dirigente del futuro, la mente del cittadino e di creare il background culturale di un paese.
L’Italia è il paese col più alto tasso di analfabetismo funzionale d’Europa.
Al sistema educativo spetta il compito di riportare a galla il paese che ha diffuso cultura in tutto il mondo.

D: Contro il degrado (morale), lo scrittore – come l’insegnante – ha un ruolo fondamentale: è un soldato dell’«Esercito del Bene».
Perché, nella Battaglia per la Cultura, lo Stato – il Generale che dovrebbe comandare eroicamente le forze – è il primo a non credere nella vittoria?
R: Sei italiani su dieci leggono meno di un libro all’anno.
Su queste basi lo Stato, così come altre istituzioni, segue altri canali.
Non è detto che non ci creda, semplicemente utilizza percorsi e strategie diverse.

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La cultura contro il degrado morale

D: Una parte dei cittadini considera «normale» situazioni altrove assurde, penso ad esempio alla veloce accettazione dell’incendio di Città della Scienza e del Museo della Musica di Reggio Calabria, due icone della civiltà.
L’indifferenza annulla l’indignazione e rende normale ciò che normale non lo è: concordi?
Quali strumenti abbiamo per contrastare il dilagare del degrado morale?
R: Ne abbiamo tanti. 
Ma la società, come in altri paesi, partecipa di meno in generale: è meno coinvolta, meno intraprendente e non si identifica più in nulla.
Questo porta ad avere meno senso civico e meno rispetto per le cose.
Basti pensare a cosa succede con la terribile tutela e gestione di molti monumenti in Italia.
Ci siamo ormai assuefatti e da questo nasce il degrado morale.

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Caserta, Napoli, tra basket e calcio

D: Sante, sei (anche) un giornalista sportivo e collabori con la Juve Caserta Basket.
A Caserta il basket, a Napoli il calcio.
Quali passioni ti ispirano questi due sport?
R: Il basket a Caserta e il calcio a Napoli vivono di grande tradizione, perché hanno scritto pagine importanti della storia dei due sport, e della passione di un pubblico competente ed esigente, linfa vitale di molti successi.
Ma rispetto ai fasti che Caserta e Napoli hanno vissuto negli anni ’80 è cambiato molto.
Lo sport è business e questo richiede organizzazione e professionalità.
Se vuoi farlo ad alti livelli, dobbiamo uscire dal provincialismo, adeguandoci e impegnandoci a creare società strutturate e dirigenti professionali ed efficienti.
Negli ultimi anni, tanto a Caserta quanto a Napoli, questa cosa è in parte mancata.
E i risultati sono andati a corrente alternata.

Sante Roperto e Vinecnzo Montella, allentatore del Milan (foto dal profilo twitter della Juve Caserta)

Mauro Felicori, nuovo manager della Reggia

D: Ho lavorato a Caserta per sei anni.
Era il 1998 e trovai la città ospitale, troppo caotica per essere così piccola, una entità distaccata dalla magnifica, imponente e prorompente Reggia.
Perché Caserta e la Reggia sembrano una coppia annoiata che non si parla più?
L’economia della città non dovrebbe ruotare intorno al suo importante monumento conosciuto in tutto il mondo?
R: Negli anni ’90 Caserta era una città piena di tante caserme e di migliaia di militari.
Ora, dopo l’abolizione dell’obbligo di leva, non è più così.
La città si è svuotata e vive nei grandi centri commerciali.
Sulla Reggia dico che è dovuto venire un manager da Bologna, Mauro Felicori, per riportarla al suo antico ruolo.
In due anni, uno dei monumenti più belli al mondo è stato finalmente rivalutato e apprezzato per quello che merita.
Nel solo 2016 i visitatori sono aumentati del 30%.
C’è tanto ancora da fare e la competenza di Felicori aiuterà la Reggia a tornare ai fasti di un tempo.
Così facendo, magari, la città riacquisterà un senso di appartenenza e di identificazione che talvolta non mostra di avere.

Reggia di Caserta di sera

Napoli? Una delle città più belle al mondo

D: Napoli, città dai mille paradossi.
Quali sentimenti ti ispira un luogo capace di attirare turisti da ogni angolo del pianeta, stupire con le sue imparagonabili bellezze e caratteristiche uniche, inorridire per la violenza della camorra ed il degrado dietro il vicolo?
D: Vivo Napoli quotidianamente per lavoro da vent’anni.
Rispetto ad allora devo dire che la città è cambiata tanto, come altre metropoli hanno fatto.
Da Bassolino a De Magistris si è lavorato per avere una città migliore.
E credo ci siano riusciti.
Conserva ancora mille incongruenze difficili da risolvere, ma non è così violenta e degradata come nell’immaginario collettivo si pensa.
Lo è nella stessa misura in cui lo sono altre metropoli del mondo.
Napoli è solo l’avamposto di molte verità, bistrattata da molti e spesso dagli stessi napoletani, ma rimane una delle città più belle del mondo.

D: Sante, sei capitato sul blog dei «mostri».
La domanda è obbligatoria: quali i peggiori «mostri»  affrontati?
D: Questa intervista!… Scherzo!

Anche Radio Kiss Kiss e Pippo Pelo leggono 'La notte in cui gli animali parlano' (foto dal profilo twitter di Sante Roperto)

Perché il libro

D: Sante, nel ringraziarti per la disponibilità, ti lascio l’ultimo rigo: l’intervista termina con una riflessione libera.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
D: Grazie per lo spazio offerto al mio romanzo e spero di tornare ‘a trovarvi’.
Alla Rete posso solo dire di allenarsi a leggere qualche libro in più: il libro è la tecnologia più resistente che la storia conosca.
Ci sarà un motivo.

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Sante Roperto, note

Sante Roperto, nato nel 1977, vive a Caserta ed è professore associato di Medicina veterinaria presso l’Università Federico II di Napoli.
È autore di oltre 50 lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali.
Giornalista dal 1997, per dieci anni è stato corrispondente di Superbasket e ha creato e diretto l’area marketing della JuveCaserta. 
Ha lavorato con le reti del gruppo Lunaset e scritto per molti quotidiani campani. Conduce trasmissioni sportive su Radio Prima Rete dal 1999.
Nel 2010 ha scritto 40 minuti dal paradiso, e nel 2012 ha pubblicato L’uomo dell’ultimo tiro – La biografia di Nando Gentile, partecipando al Bancarella dello Sport.
La notte in cui gli animali parlano è il suo romanzo d’esordio.
(dal sito ufficiale Goware)


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Luciano Esposito e la storia dell’uomo innamorato di due donne (contemporaneamente)

Tra Eco e Fallaci sbuca Luciano Esposito

Luciano, partiamo dalla fine.
Quali emozioni ti suscita l’immagine di Abbi fortuna e dormi sugli sugli scaffali delle librerie?
R: Chi l’avrebbe mai detto. Non posso negare che vedere esposto il mio romanzo in libreria, tra Umberto Eco e la Fallaci, mi ha fatto un certo effetto.
Per carità, lungi da me qualsiasi tipo di accostamento, è solo questione di iniziali di cognome.

Luciano Esposito è un amico di famiglia.
Gioviale, disponibile, ospitale.
Pochi sospettano che, dietro quel sorriso bonario, si cela l’animo sensibile dello scrittore.

«Chiunque ha una storia da raccontare, basta porgli le giuste domande» è la scintilla per le interviste del sottoscritto a personaggi perlopiù sconosciuti al grande pubblico.

Oggi tocca al novello scrittore, il tipo di personaggio sul quale amo accendere il riflettore.

Per scoprire un possibile talento, per ascoltare e conoscere il mondo di una persona che ha realizzato un’opera immortale: un libro.

Luciano Esposito, l'autore di «Abbi fortuna e dormi»

L’intervista

D: Luciano, perché un bel giorno senti l’esigenza di raccontare una storia che, forse avevi dentro da sempre, e pubblichi Abbi fortuna e dormi, il tuo primo libro?
R: Mi è sempre piaciuto raccontare storie. Era mia intenzione lasciare sul comò dei miei figli un romanzo scritto dal padre. La pubblicazione è stata conseguenza di un evento fortuito, devo tutto all’incontro con la prof.ssa Ermelinda Federico (persona eccezionale recentemente scomparsa) che ha trovato un editore (Robin Edizioni) disposto a pubblicare il mio manoscritto.

D: dunque, che significa scrivere? Trovi valida la teoria: «più leggo, più scrivo, più leggo»
R: Scrivere vuol dire mettersi in gioco per raccontare e, inevitabilmente raccontarsi. E’ un atto creativo che ha il potere di trasformare la realtà, oltre ad essere un modo indiretto per parlare con qualcuno e sentirsi meno soli, anche se spesso quel qualcuno sei tu.
Scrivere è linfa vitale.
Trovo che la teoria «più leggo, più scrivo, più leggo» funzioni alla perfezione, anche se, ultimamente «più scrivo».

D: Puoi anticiparci qualcosa della trama del tuo romanzo?
R: Premetto che non è un romanzo autobiografico.
Tutto comincia con un viaggio in treno.
Stefano è un architetto con un unico grande amore, Barbara, che però l’ha lasciato. Un giorno incontra Cleo, una ragazza tanto bella quanto misteriosa; lei è la donna dei suoi sogni e diventerà l’unica ragione per continuare a esistere.
Quando un’altra donna inaspettatamente entrerà a far parte del suo cuore, Stefano affronterà l’esperienza travagliata di una doppia relazione.
Si possono amare due persone contemporaneamente?
L’esito finale, per nulla scontato, arriverà dopo un lungo tragitto interiore costellato di domande che troveranno sorprendenti risposte.

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Nando Vitali, il maestro e l’amico

D: La stesura dell’opera, ti ha prosciugato ogni energia oppure volavi sull’onda dell’entusiasmo? Quali i momenti di difficoltà? Mai affrontata la «crisi della pagina bianca»?
R: Mi ci sono volute parecchie energie per volare sull’onda lunga di un entusiasmo sempre più crescente. Avevo la trama bene in mente fin dall’inizio ma ho dovuto lavorare non poco per chiudere la storia come volevo.
La difficoltà più grande che ho incontrato è stata dare coerenza e scorrevolezza alla narrazione per oltre trecento pagine. Problematiche tante, tutte superate grazie al sostegno professionale dello scrittore Nando Vitali, mio maestro e amico, senza il suo contributo il mio romanzo non sarebbe così riuscito.
Non ho mai affrontato la crisi della pagina bianca, quando decido di sedermi davanti al PC lo faccio per scrivere.

D: Come immagini i tuoi Lettori? Sei curioso di carpire la loro espressione quando, col volto immerso nelle pagine del tuo libro, leggono le parole uscite da dentro la tua anima?
Sorrideranno? Rifletteranno? Si emozioneranno?
R: Nel mondo dei miei lettori c’è di tutto: amici, amici di amici, parenti, persone conosciute, persone sconosciute e persone che forse non conoscerò mai.
Abbi fortuna e dormi è una storia trasversale, rivolta a lettori di ogni età, leggibile anche dai più giovani per la scorrevolezza significativa del testo.
Spesse volte mi chiedo quale sia l’espressione dei miei lettori mentre leggono i diversi passaggi, sono sicuro che sorrideranno, rifletteranno e si emozioneranno.

«Abbi fortuna e dormi» di Luciano Esposito, sugli scaffali della Feltrinelli tra Umberto Eco e Oriana Fallaci

La scuola e la prof.ssa di Italiano

D: La fan page ufficiale di Abbi fortuna e dormi è ricca di commenti e foto.
I veri amici sono rari. sei felice di tanto affetto e stima oppure temi di deluderli?
R: La paura di deludere qualcuno è sempre dietro l’angolo, devo dire, però, che i complimenti e i giudizi positivi ricevuti fino ad ora mi hanno riempito di gioia e mi hanno dato un grande slancio per continuare a scrivere.

D: Luciano, torniamo sui banchi di scuola: che tipo era il tuo professore di italiano? Ha contribuito a modellare la scrittore di oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
R: Cominciamo col ricordare che la mia professoressa di italiano, alle superiori, era una bella donna. Spesso durante l’interrogazione si distraeva guardando fuori dalla finestra con occhi assenti ed io me ne accorgevo, allora, per allungare il brodo, cominciavo a raccontarle di tutto, da Pinocchio a Biancaneve, l’importante era non interrompere l’esposizione.
Alla fine me ne tornavo al banco con un bel voto. Giuro!
Anche se la scuola mi ha formato infondendomi le nozioni base, la passione per la scrittura è nata in età matura.
Scrivere deve essere un atto libero, non un’imposizione.

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Povertà di spirito: il «mostro» da sconfiggere

D: Se avessi la possibilità – anche temporale – quale scrittore vorresti incontrare?
R: Mi piacerebbe incontrare George Orwell, per chiedergli come ha fatto a prevedere eventi futuri.
Il suo 1984 (scritto nel 1948) è straordinariamente avveniristico.
Stupefacente.

D: Chi consideri i tuoi «maestri» di penna?
R: Tutti gli autori che ho letto, e il mio maestro Nando Vitali, ovviamente.

D: ultimo libro letto?
R: Il suonatore di pietre, di Sergio Saggese.

D: Luciano, domanda d’obbligo: quali sono i peggiori «mostri» affrontati?
Convieni che una delle armi più potente per sconfiggerli sia la cultura?
R: Credo che il mostro più grande di tutti sia la povertà.
Povertà, non solo intesa come condizione di chi si trova ad avere un limitato accesso a beni e servizi d’importanza primaria.
Sto parlando di un altro genere di povertà, per certi aspetti ancora più grave: la povertà di spirito, che spesso equivale a ignoranza.
È un po’ come un cane che si morde la coda, l’ignoranza genera povertà che genera ignoranza (la peggiore delle povertà).
Se vogliamo fare un esempio, l’ignoranza è anche la principale causa di un’infinità di guerre. Non a caso, le zone del mondo teatri di conflitti sanguinosi coincidono con quelle dove è maggiormente diffuso l’analfabetismo.
In altre parole, l’ignoranza rende succubi nei confronti di chi ne sa di più.
La crescita culturale è l’unica vera possibilità di riscatto e di liberazione per l’umanità.

D: Luciano, l’intervista termina con una riflessione libera.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
R: Se avete voglia di sognare e di passare qualche ora spensierata, di sorridere, riflettere ed emozionarvi, leggete Abbi fortuna e dormi.
E se l’avete già letto, rileggetelo!

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Antonio P. Beni, esperto in aMORE (con la “a” minuscola)

«Domande perBeni»

Conosco Antonio P. Beni dal primo cambio di pannolini: è mio cugino.
E’ un tipo silenzioso, non ama apparire in prima serata e, come tutti gli scrittori, preferisce il libro alla televisione.

Nonostante la sua giovane età, la Vita (con la «V» maiuscola) l’ha triturato nello sbattitore dei destini tormentati ed oggi è un uomo migliore.

Dopo innumerevoli tentativi, finalmente Antonio P. Beni esce dal tunnel ed accetta di tornare in sella: curerà la rubrica «Domande perBeni».

Una rara immagine di Antonio P. Beni, esperto in aMORE (con la "a" minuscola)

Esperto in aMore, (con la «a» minuscola)

Il giovane scrittore risponderà alle e-mail inviate dai Lettori sul tema dellì’aMORE, quello con la «a» minuscola.

L’aMORE degli sconfitti, l’aMORE di chi è abbandonato, l’aMORE di colui che cerca di capire ma non comprende e necessita dell’aiuto di «chi le ha viste tutte».

Il sentimento che muove il mondo da sempre, il mistero dell’Umanità raccontato dalle vostre domande e svelato dalle argute – a volte inspiegabili – risposte del Beni.

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Chi è Antonio P. Beni

(dal suo blog ufficiale)

Antonio P Beni nasce improvvisamente più di  quarant’anni fa nel centro del mediterraneo.

Di lui conosciamo solo la sua biografia estratta, grazie al sapiente uso del laser, da un pool di esperti di chimica del gelato.

Ricco di famiglia, con i suoi dieci fratelli e quindici sorelle fonda il partito «genitori: fatevi una pizza».

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La sua prima opera: «Le cose degli Altri»

Dieci anni fa a Roma trovammo una copia clandestina della sua prima raccolta di racconti «Di Beni in meglio» ma come per le statue del Modigliani, molti pensarono che fosse un falso.
Altri che fosse un falsario.

Ad ogni modo, questi racconti descrivono chiaramente il carattere di Beni, ma non le caratteristiche psicosomatiche.

Alcuni anni fa un certo Umberto diede Eco al primo romanzo di Beni «Le cose degli altri».
Grazie a questa critica molti giornali parlarono dell’avvento del nuovo Messia e in terza pagina anche di Beni.

Oggi Beni , dopo un letargo di soli dieci mesi in una tomba etrusca, torna su faCCebook per fissare un punto preciso nella storia della letteratura mondiale.

Quale che sia speriamo di trovarlo presto
Almeno prima che la pubblicità termini …

Scrivi ad Antonio P. Beni





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Le cose degli Altri è anche cartaceo


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