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Tag: scuola (Page 3 of 3)

Dante, Beatrice e le altre due

L’amore assoluto di Dante per Beatrice?

Tra le mura delle dissestate scuole italiane, volenterosi professori di Italiano tramandano ai giovani studenti ipertecnologici il romantico amore tra Dante Alighieri e la dolce Beatrice.

Il sentimento simbolico del sommo poeta (lo scrittore si innamorò di Beatrice all’età di nove anni, la vide soltanto una volta e mai le parlò) oggi appare anacronistico ed impossibile, addirittura sbagliato.

Si dirà: «era un’altra epoca», è vero … ma … siamo sicuri che sia andata proprio così oppure la storia ufficiale tralascia (intenzionalmente) un particolare?

le tre donne di dante alighieri

Due donne in cima de la mente mia

Difatti, i letterati dell’intero pianeta concentrano l’attenzione sull’arcinota ed insuperabile Divina Commedia, l’opera che identifica il poeta fiorentino nella galassia della cultura globale.

Eppure, il buon vecchio Alighieri ideò anche altri scritti tra cui la meno famosa rima «Due donne in cima de la mente mia» (fonte Treccani)

Rime (Dante)/LXXXVI – Due donne in cima de la mente mia

Due donne in cima de la mente mia
venute sono a ragionar d’amore:
l’una ha in sé cortesia e valore,
prudenza e onestà in compagnia;

l’altra ha bellezza e vaga leggiadria,
adorna gentilezza le fa onore:
e io, merzé del dolce mio signore,
mi sto a piè de la lor signoria.

Parlan bellezza e virtù a l’intelletto,
e fan quistion come un cor puote stare
intra due donne con amor perfetto.

Risponde il fonte del gentil parlare
ch’amar si può bellezza per diletto,
e puossi amar virtù per operare.

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Dante e l’altra

Le moderne teorie confermano i miei sospetti di uomo di mondo: gli espliciti e doppi riferimenti presenti nella rima non sono riconducibili alla soave Beatrice.

Dunque, oltre alla casta e divinizzata fanciulla, il primo grande amore fonte di ispirazione ed elevatissimi pensieri, quel marpione toscano ambiva a frequentazioni a dir poco discutibili?
Magari utilizzava il suo talento per sedurre giovani popolane che pendevano dalle sue nobili e raffinate labbra?

Le relazioni tra uomini e donne – teorie impossibili da insegnare in una qualsiasi aula scolastica – sono il vero motore della storia dell’Umanità e la breve rima di Dante è l’ulteriore conferma che, dietro ogni grande uomo, si nasconde sempre (almeno) una grande donna.


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L’urlo

L’urlo (del più debole)

Il comandante urla contro il soldato, la maestra urla contro lo scolaro, il capoufficio urla contro il sottoposto, il papà urla contro il figlio.

L’urlo, quello cattivo, rafforza la gerarchia, ripristina le forze in campo e distingue il forte dal debole.
Almeno – all’apparenza – così appare.

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Chi è il più forte?

Ma siamo proprio sicuri?
Il più forte è colui che necessita di alzare la voce per far valere le proprie ragioni?

E quale effetto ottiene il genitore che convince il figlio con la prepotenza?
Forse il suo rispetto?
E la maestra guadagna la stima dei suoi studenti oppure una rabbiosa reazione?

Chi urla, perde sempre.

L'urlo (del perdente)


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Il piccolo ius soli

Il primo giorno di scuola

Al primo giorno di scuola, la giovane maestra della prima elementare di mio figlio ci riceve in aula per le dovute presentazioni.

I bimbi, piccoli angioletti ingenui seduti su minuscole sedie dietro ai banchi disposti a forma di ferro di cavallo, si guardano intorno alla ricerca di un compagno dell’asilo mentre noi genitori (diffidenti) «radiografiamo» la docente.

Dopo il breve discorso, contento per l’inizio di questa importante avventura, vado dal mio studente in erba per il necessario incoraggiamento.
Alla sua sinistra c’è una bimba pakistana (credo), felice, sorridente, intenta a colorare un disegno di Peppa Pig, gentile dono della dolce maestrina a tutti i nuovi arrivati.

Lo ius soli spiegato da un bimbo di sei anni

il vero significato dello ius soli

Appena rientro dall’ufficio, incuriosito chiedo a mio figlio come sia andata.
Con l’innocenza tipica di un bimbo di sei anni, elenca i nomi dei nuovi compagni senza stupirsi per la vicina asiatica.

I suoi occhi puliti osservano un mondo colorato e privo di cattiveria.
Per lui non c’è alcuna differenza tra Marco, Francesca, Dominique e Ginja, questi marmocchi sono solo i suoi nuovi «amici» di scuola.

L’ascolto entusiasta: un bimbo di sei anni se ne frega del «principio dello ius sanguinis»

imperniato sull’elemento della discendenza o della filiazione al contrario dello «ius soli» che fa riferimento alla nascita sul suolo, sul territorio dello Stato

Per un bimbo di sei anni, gli amici di scuola sono tutti cittadini della Terra e – detto tra noi – penso proprio che abbia ragione.

Se il Ministro desidera (finalmente) modificare la Legge del 5 febbraio 1992, n.91 può osservare i piccoli alunni della classe di mio figlio.
Sono certo che, con semplicità, gli mostreranno il vero significato dello ius soli.

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Amicizia, quando la fiamma si spegne

L’amicizia è a rischio

L’amicizia, oggi, l’immagino come una fiammella di una candela da tenere sempre accesa.
Il vento alimentato dal «non ho tempo» soffia minaccioso e rischia di soffocare il gracile fuoco che mi lega alle persone care.

Basta un nonnulla e la fiamma si spegne.
Il lavoro, i continui impegni, la famiglia, il periodo difficile, la crisi economica, lo stress, lo spread, il mutuo … sono intimidazioni per le nostre relazioni sociali.

Se questi «mostri» prendono il sopravvento, cala il buio.

E così, a quarant’anni (e passa) suonati, mi guardo intorno e mi chiedo: sono riuscito a preservare la mia personalissima fiammella?

LA fiamma dell'amicizia

Laurea-lavoro, i nuovi amici

Gli amici di infanzia hanno preso strade diverse e vivono in altre città.
Del gruppo di adolescenti dell’azione cattolica, non vi è più traccia.
I compagni delle scuole superiori sono scomparsi dopo il diploma.
Il tempo libero sempre più rosicato non favorisce nuovi incontri ed i conoscenti sono rimasti perlopiù tali. 

La mia delicata fiammella resiste grazie ai miei ex-colleghi di università e gli attuali compagni di sventura dell’ufficio.
Laurea-lavoro, il legame tra un passato spensierato ed un presente impegnativo.

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L’autocritica

Mi chiedo se, prima o poi, giunga un momento della vita nel quale ci si chiude in se stessi e non si ha più la forza (o la volontà) per aprirsi agli altri.

In effetti, con autocritica, osservo malinconico: negli ultimi anni non ho creato nessuna nuova amicizia significativa.
Anzi, al contrario, col trascorrere del tempo, ho perso altri pezzi.

D’altronde, basta un momento di debolezza ed – anche a nostra insaputa – un soffio d’aria è capace di spegnere il fuoco alimentato per anni.

Oggi la fiammella è ancora accesa, labile resiste alle intemperie della vita.
Non è più intensa come un tempo ma, per fortuna, non è nemmeno esile come un fiammifero.

Io ce la metto tutta, provo a proteggerla come posso ma, devo ammettere, non sempre vi riesco,

dedicato a tutti gli amici che – per svariati motivi – non frequento più.


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Napoli, la scuola ecomostro

La scuola ecomostro abbandonata

Ogni giorno dalla mia auto, mentre raggiungo l’ufficio, osservo indignato l’ecomostro e resto sbigottito: una megastruttura incompleta, abbandonata al suo triste destino e mangiata dal degrado galoppante

Un edificio mastodontico tra Fuorigrotta e Bagnoli (due importanti quartieri di Napoli al confine con Agnano) in uno stato di incuria, icona dello sperpero dei soldi pubblici e del fallimento della politica locale.

La scuola economostro in Via Terracina, storia di uno scandalo

VIA TERRACINA EX CAPALC/2

Questa mattina non ho resistito e mi sono fermato davanti al «mostro», indignato l’ho fotografato perché assuefarsi a tali visioni è contro la mia natura.

Le immagini non credo rendano bene l’idea di cosa sia questa complesso, quanto estesa è la superficie occupata e come sia triste osservare una simile dissipazione di fondi statali, tempo ed energie.

Mi avvicino al cartello posto a ciò che un tempo era un ingresso (ora sigillato) e leggo “AREA PROGETTAZIONE E MANUTENZIONE EDILIZIA SCOLASTICA … COMPLESSO SITO IN VIA TERRACINA EX CAPALC/2“.
L’altra informazione che mi colpisce “Contratto in data 11/12/2006”.

Guardo per l’ultima volta lo scheletro in putrefazione e fuggo via pensando «wow, i lavori sono fermi da sette anni … e che schifo! Con la carenza cronica di scuole sul territorio, si lascia quest’opera così?».

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Il cantiere infinito (1976)

Infine, la vergognosa verità.
Basta digitare su Google “CAPALC/2” e lo scandalo è servito: gli studenti del collettivo del Liceo Labriola di Bagnoli hanno pubblicato l’indecente storia di questa pseudo-costruzione che va avanti dal 1976!

A me resta lo sconforto, a Voi le immagini del «mostro» (o di ciò che ne rimane).


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Smau Napoli, l’università delle idee

L’esperto informatico

Un professionista del campo informatico sa bene come il termine «esperto» – in questo settore – sia privo di un significato profondo.

L’Information Technology è una giungla in continua evoluzione: ciò che ieri era uno must imprescindibile oggi rischia l’estinzione sostituito da un click.
La Rete, poi, rende tutti gli smanettoni improvvisamente competenti: la conoscenza della grammatica di base di un qualsivoglia linguaggio di programmazione (meglio se JAVA) rende il newbie un assertore della new economy, un professionista del web pronto a sfornare siti internet come il pane caldo. In tempi difficili come i nostri, poi, la qualità non è più un parametro di valutazione (purtroppo)  ed il settore dell’IT rischia un pericoloso crollo verso il basso (tra tagli e risparmi) giustificato dalla crisi economica.

Difatti, un complesso progetto informatico oppure una semplice sito web possono essere realizzati in molteplici modi ed il risultato può apparire ai molti identico ma, ad un occhio esperto, non sfuggiranno le infinite sfumature (e scelte tecniche) che separano un lavoro di qualità da un’operazione – magari più economica – ma distante anni luce da ciò che io definisco professionale.

Allo SMAU di Napoli

Fabrizio Caccavello, un vero esperto

Le mie convinzioni si sono rafforzate dopo aver assistito ai workshop presentati allo Smau di Napoli.
In particolare, segnalo Fabrizio Caccavello, esperto (in questo caso, penso sia il termine giusto da usare) in strategie web. 

Ho apprezzato la sua esposizione – chiara e semplice – e le sue idee a proposito di qualità del lavoro, esperti (o presunti tali), ruolo del web ed obiettivi della Pubblica Amministrazione (un sito istituzionale deve assolvere ad un obbligo di legge oppure offrire dei servizi reali al cittadino?).

Non è possibile operare – in nessun settore – senza una preparazione teorica adeguata e la regola vale anche nell’universo volatile internettiano: la superficialità rende nell’immediato (in termini di costi) ma poi presenterà il salato conto domani.

Forte delle mie convinzioni, continuo a studiare, aggiornarmi, visitare siti, leggere blog e – soprattutto – non restare chiuso nel mio ufficio-bunker ad operare con i soliti strumenti. Contrasto l’avanzata della sciatteria informatica con la cultura perchè la cultura farà sempre la differenza.

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Il primo pensiero appena svegliati: c’è il sole?

Il sole si sveglia insieme a noi!

«C’è il sole?»
«Si c’è il sole!» e allora la giornata inizia più leggera, perché ti mette allegria sentire un po’ di calore del sole appena sorto e perchè per uscire di casa devi metterti meno cose addosso.

E poi sai che qualcuno si è svegliato insieme a te: il sole!

Se anche lui è nascosto dietro le nuvole allora ti vien voglia di restare nascosta tra le coperte ad aspettare che esca un raggio di sole tra quel doppio strato di nuvole lattiginose. 
Se poi addirittura piove e fà freddo allora la giornata cambia inesorabilmente.
Eh sì diciamo che una volta il freddo e la pioggia mi piacevano, perchè l’aria si rinfrescava e si diceva che ci voleva proprio un pochino di pioggia, ve lo ricordate?

Napoli tra nuvole e sole

La preparazione per andare a scuola

Ora quando sento le previsioni vado anch’io in modalità allerta meteo bimbi: allora Galoshes, cappottina antipioggia, ombrello, sciarpe e guanti, ricambio scarpe e calzini.
Una trasferta programmata ogni volta e l’uscita da casa sembra l’uscita prima di una sfilata di moda: c’è tutta la fase dell’addobbo e a fine lavoro escono dei cucciolotti in formato Michelin!

Quando si esce tutti coperti come se fosse lo sbarco sulla luna, il fiume in piena ti travolge e se poi c’è anche il vento rischi che i due cucciolotti volino via.

E allora si va a scuola in macchina e quindi, scopri e spoglia i tuoi cucciolotti (perchè poi c’è traffico e si suda in macchina) per poi rivestirti di tutto punto per i quattro passi dalla macchina al portone della scuola.

E come dice un mio amico: «ma che ne sai tu!» .

Davvero un’avventura.

Ma i cucciolotti per fortuna si divertono sotto l’ombrello per loro è un gioco e quindi cerchi di ricordarti che non devi stressarti ma goderti l’avventura di andare a scuola in macchina sotto la pioggia, come se fosse con una navicella spaziale.

CaroBabboNatalepensacitu.

This post was written by: MammaSmemorina – who has written 2 posts on faCCebook.eu.

Sono nata a Cusano Mutri un piccolo paesino del Beneventano nel 1971, con la neve alta così! Dal beneventano ho girato tutta la Campania inseguendo con la mia famiglia il lavoro di mio padre e alla fine mi sono ritrovata a Napoli. Qui mi sono laureata in matematica. La mia passione per i numeri mi ha fatto diventare un’informatica. La tecnologia mi circonda e mi sconvolge tutti i giorni, mi usa e la uso, mi svuota e mi aiuta, mi stressa e mi diverte, mi smemorizza? Ed io la memorizzo… per futura memoria! Think in big!

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Il primo pensiero appena svegliati: cosa c’è oggi nel calendario dell’avvento?

L’attesa dei due cucciolotti

E’ arrivata anche questa nuova tradizione del calendario dell’avvento.
Personalmente non ricordo nulla del genere quando ero piccola, ma figurati smemorina come son diventata non c’è da fidarsi!

E dopo i primi due giorni i due cucciolotti sono talmente sul pezzo che addirittura si ricordano che giorno è oggi. «No, mamma oggi è 5!».

Ed ecco che la memoria si fa avanti, se si tratta di ricevere un regalino.
Ma se domandi loro cosa hanno mangiato a scuola, la risposta della miaCucciolotta1 è sempre vaga e solo se trattasi di pasta al sugo se lo ricorda.
IlmioCucciolotto2 ancora non risponde a queste domande però ha chiesto e preteso il suo regalino appena tornato da scuola…

«Babbo Natale … regalino» chiedeva in lacrime pretendendo un regalino anche al ritorno da scuola.

L'imperdibile calendario dell'avvento

Il regalino dell’avvento

E così nell’attesa del Natale il primo pensiero appena svegliati è diventato il regalino dell’avvento, se poi si tratta di cioccolato nascosto nella taschina del giorno, il sorriso è assicurato.

Provare per credere.

Di calendari ne ho visti tanti su internet, il mio è uno strofinaccio da cucina con tante finestrelle, ma ho visto calzini stesi con le le mollettine, cartoncini a forma di alberello, guantini appesi a tanti fili pieni ognuno con una sorpresa ….

Eh sì è proprio la sorpresina il fattore vincente e se poi nel frattempo imparano anche a contare i giorni, la maestra a scuola se ne accorgerà!

CaroBabboNatalepensacitu.


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Juventus Stadium, se i bambini fanno «oh che me@d@»

La lezione mai dimenticata

Ricordo l’ora di Educazione Fisica alla scuola superiore come se fosse oggi: il buon professore – un tipo giovane ed atletico, baffo curato e sempre in tuta ginnica – giunge in classe con l’unica preoccupazione dell’appello.

Svolto l’iter burocratico, impartisce agli scolari (tutti maschi) il profondo insegnamento sportivo: dall’armadietto tira fuori il Super Santos e serafico annuncia: «andate a giocare nel cortile, non vi fate male. Ci vediamo dopo la lezione».

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Due squadre di adolescenti incoscienti, gli zaini a fungere da pali delle porte immaginarie e palla al centro: sessanta minuti di puro divertimento sul campo d’asfalto sotto lo sguardo dell’integerrimo professore, un arbitro vigile tollerante per la prestazione ma pronto ad intervenire in caso di scorrettezze morali, un adulto seduto su una sedia da studente, rilassato si gode il sole (e lo stipendio).

A fine match, sudati e contenti, tutti a casa grazie ad un’organizzazione perfetta (dopo il triplice fischio del prof seguiva la campanella-TheEnd).

Lezioni d’altri tempi si dirà (e non c’è dubbio, sono trascorsi quasi trent’anni, che vetusto che sono!).
Oggi la scuola è cambiata (spero) e gli atteggiamenti non idonei al ruolo del docente sono inconcepibili (auspico): d’altronde, il mio professore di Matematica – tra un polinomio ed un teorema – fumava, un gesto che ora implicherebbe una denuncia immediata (mi auguro).

Juventus Stadium, se i bambini fanno «oh che me@@a»

Juventus Stadium, curva di bimbi razzisti?

Juventus-Udinese, la curva dello stadio è piena di tifosi-bambini: sostituiscono gli ultrà razzisti sospesi per comportamenti palesemente offensivi.

Al rinvio del portiere friulano, i pargoletti scimmiottano (ingenuamente) l’urlo tipico dei tifosi ufficiali, imitano il peggio del calcio italiano: l’offesa dell’avversario, un coro di volgarità gratuite, un viscido sentimento di violenza indiretta, il non rispetto dei valori sportivi, un subdolo razzismo strisciante, l’ignoranza al potere, l’umiliazione del fair play.

Ascolto indignato l’onda di inciviltà alzarsi dalla curva di adolescenti e mi chiedo turbato: in Italia chi insegna ai bambini la cultura sportiva?

Non serve intervistare lo psicologo oppure disturbare esperti infantili, non sforziamoci nemmeno di trovare inutili alibi morali, ammettiamo senza false ipocrisie: anche la curva di bimbi andrebbe chiusa.

Sarebbe una dura lezione onde evitare la nascita e crescita dei futuri «mostri».
Il mio professore di Educazione Fisica sarebbe d’accordo, ne sono certo.


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Il teorema Cancellieri

La matematica non vale in Parlamento?

Ai bimbi delle scuole elementari viene insegnata una regola che rimarrà scolpita nelle loro menti per tutta la vita: la Matematica non è un’opinione.

Difatti, trascorrono gli anni, si susseguono le stagioni, cambiano i tempi ma tre più cinque fà sempre otto.
Il risultato non dipende dall’emotività del momento, non cambia a secondo di chi esegue l’operazione ma soprattutto è un procedimento trasparente e dimostrabile in ogni istante.

Non vi è trucco, non c’è inganno: la stessa azione ripetuta più volte fornisce sempre lo stesso esito.

Questo assioma è valido in ogni punto dell’Universo tranne in quell’unico luogo dove il tempo si è fermato ed i numeri non rispondono più a regole certe: il Parlamento italiano.

Il teorema Cancellieri

La Cancellieri senza morale

In questo limbo della nazione l’aritmetica impazzisce e la realtà non è descrivibile con modelli scientifici.
A parità di ipotesi, le tesi dei teoremi (politici) cambiano a secondo di chi l’enuncia; il ragionamento – in passato corretto – mostra le crepe dell’incoerenza, i corollari si confondono con gli interessi personali, le conclusioni (illogiche) dipendono dalle simpatie, le frazioni algebriche dai colori dei partiti e gli unici dati evidenti sono i numeri irrazionali.

L’ultima accademica lezione risale a quale giorno addietro: nell’università della politica è stato dimostrato il teorema Cancellieri.

Stavolta, però, i numeri erano chiari ed il risultato prevedibile anche se eticamente opinabile: purtroppo la Matematica non tiene conto della morale.


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L’esame di maturità? Un «mostro» buono

Esame di maturità tra emozione e paura

«L’esame è una battaglia tra il professore e lo studente: il professore che a tutti i costi vuole promuovere lo studente e lo studente che ce la mette tutta per farsi bocciare».

Con queste sagge parole il docente di Analisi Matematica ci congedò: era l’ultima lezione e noi matricole del primo anno della facoltà di Matematica, dopo un anno di intensi studi, eravamo pronti a sostenere il nostro primo esame (di una lunga serie).

L’emozione il sentimento predominante, la preoccupazione per una possibile bocciatura la paura inconfessata.

L’esame di maturità? Un «mostro» buono

 Il mio ricordo

Eppure, a distanza di anni, ricordo con gioia quei magici momenti: la logorante attesa prima di essere convocato dalla commissione, l’agognata interrogazione, lo scarico di adrenalina post esame “comunque sia andata”, il verdetto liberatorio, il voto sul libretto la conferma di una nuovo, faticoso, passo in avanti.

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Ogni esame lo stesso iter: l’apprensione fuori l’aula condivisa con gli altri compagni di corso, l’assurdo tentativo di ripetere fino all’ultimo istante utile quel teorema incomprensibile, l’incoraggiamento, le mani sudate, il conforto, la felicità dei promossi e la disperazione dei bocciati.

Parole, sguardi, solidarietà, sensazioni ed emozioni tra ragazzi acerbi difronte alle difficoltà universitarie, radici di future amicizie che ti accompagnano poi fino alla vecchiaia.

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L’esame di maturità non è un «mostro»

Con gli occhi «adulti» di oggi, sorrido pensando a quelle paure tutto sommato innocenti.
L’angoscia per una possibile bocciatura la massima pena prevista, un’inezia rispetto ai problemi – quelli seri – riservati dalla Vita.

Sono anche conscio che ogni età ha i suoi problemi e l’esperienza è la giusta sommatoria di errori: ad ogni fase della crescita vanno riconosciuti i relativi ostacoli.

Nonostante la dovuta premessa, rassicuro tutti gli studenti che a breve sosterranno la maturità: tranquilli ragazzi, niente incubi e stress, l’esame non è da annoverare nella categoria dei «mostri».


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