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Tag: social network (Page 1 of 3)

Nextdoor, Il social network del tuo quartiere: come funziona (e perchè usarlo)

Nextdoor, io ci sono

Resto stupito.
La discussione sull’extracomunitario spazzino suscita un dibattito con opinioni contrastanti.

Nel mio quartiere alcuni approvano, altri bocciano.
La pulizia della strada da parte di ragazzi di colore, divide gli animi.
Anche su Nextdoor.

Nextdoor, Il social network di quartiere: come funziona (e perchè usarlo)

Nextdoor, perchè registrarsi

Dopo un paio di settimane, la bacheca presenta perlopiù post di negozi e palestre.

Eppure, Nextdoor nasce con uno scopo più alto della semplice (ed ovvia) pubblicità: mettere in contatto i cittadini dello stesso quartiere per affrontare e risolvere problematiche concrete.

E’ interessante notare che – a differenza di facebook – Nextdoor collega le persone non attraverso la famosa richiesta di amicizia bensì tramite la posizione.

Questa importante peculiarità rende diverso il social network: il legame tra me e gli altri utenti registrati non è la conoscenza diretta.
Però ho la certezza di interagire solo con coloro che abitano nelle strade limitrofe.

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Passeremo dalla tastiera alla realtà?

Al momento della registrazione, viene richiesto l’indirizzo.
In molti consigliano di non inserire il numero civico: concordo.
Va bene fidarsi e partecipare però un minimo di tutela non guasta.

Altra difficoltà è passare dalla frenetica attività da tastiera all’operatività reale.
Che, poi, è il fine ultimo di questa nuova arma web.

Chi riuscirà nell’impresa, troverà Nextdoor un importante strumento per migliorare il proprio quartiere.
Chi, al contrario, resterà dietro al monitor a sparare critiche e demolire le buone intenzioni altrui, presto abbandonerà il social network di quartiere.

A noi la scelta.


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Perché ho cambiato la foto del profilo (e perché dovresti cambiarla anche tu)

Il segreto della mia nuova foto del profilo

La nuova foto del profilo?
Sono in redazione, pronto a correre (in bici) per una nuova inchiesta on the road

Svelo il segreto celato dietro la nuova foto ufficiale presente su tutti i miei canali social.

Studioso e uomo d’azione, i due aspetti che – da sempre – caratterizzano la lotta contro i «mostri» di ogni natura, colore, razza.
Il computer sempre connesso, lo smartphone carico per ricevere le soffiate del prossimo scoop, l’impermeabile per ogni stagione, la e-bike parcheggiata per gli eco-spostamenti cittadini.

Lo scatto di Luigi Borrone, il fotografo che ferma il tempo, ha il merito di sintetizzare, in una immagine, i concetti principali nel quale crede il sottoscritto.

La mia nuova foto del profilo

Nuova foto, facebook brucia lo scoop

Le 5 regole pratiche per scegliere l’immagine del profilo sono sempre valide.
Dunque – visto che le ho enunciate – le rispetto.

Commetto un solo, imperdonabile errore: facebook mi ruba lo scoop.

Desideravo un annuncio nello stile Ferrari quando in diretta web, togliendo il velo. per la prima volta si scopre nell’intero globo la nuova monoposto.

Invece, appena modifico l’immagine del profilo facebook, l’impertinente social network – nonostante dalla mia bacheca cancelli subito il messaggio dell’annuncio del cambio foto – pubblicizza l’evento a tutti i miei “amici”.

I successivi “Mi piace” (pochi, per fortuna) bruciano lo scoop.

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Ora tocca a te

L’inverno è alle spalle, di acqua sotto i ponti ne è passata e tu non sei più la stessa persona di un anno fa.
Fuori il sole è alto, la temperatura raggiunge i trenta gradi ma, nella foto del profilo Whatsapp, indossi ancora un pesante ed anacronistico cappotto.

E’ giunta l’ora del cambio di stagione, anche per la tua immagine social.

Una foto recente porta nuovo entusiasmo.

Aggiornati, poi passa in redazione.
Troverai il sottoscritto al computer, con lo smartphone carico e la e-bike pronta per correre verso un nuovo scoop.

Proprio come nella nuova foto del profilo 🙂


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Link in uscita, per approfondire (e crescere in autorevolezza)

Link in uscita, la forza del web

Discuto con il mio amico Lorenzo Izzo (L’unica difesa contro il mondo è conoscerlo bene) sull’importanza dei link in uscita in un post.

Mi chiedo: in un arcipelago, può esistere un’isola scollegata dalle altre?
Credo proprio di no.

Il distacco provoca l’assenza di comunicazione che, per un sito web, rappresenta la morte (virtuale).

In Rete, dunque, l’embargo non ha senso.
Anzi, contraddice la natura stessa di Internet: un mondo in perpetuo movimento nel quale le informazioni viaggiano da sito in sito ed il navigatore rimbalza per approfondire.

Rifletto mentre studio Google Analytics e mi soffermo sulla frequenza di rimbalzo!

Link in uscita: l’approfondimento

In un post, il link in uscita  rimanda ad un approfondimento.

L’ipertesto è il collante della Rete, il mezzo col quale il cyberspazio si relaziona, il laccio utilizzato dai motori di ricerca per spedire il viaggiatore direttamente alla meta.

Senza link, il web rischia di divenire … asocial.

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Link in ingresso? Sintomo di autorevolezza

Il rovescio della medaglia:  il link in ingresso.

Ricevere un collegamento, essere una fonte di approfondimento, rappresentare un ponte nell’arcipelago (infinito) del web è sintomo di autorevolezza.

Se il sito che ci linka ha un ruolo di primo piano, la citazione è indice di affidabilità – azione molto gradita da Google e compagni (vedi SEO).

Pensiamo a quanti inseriscono nei post dei rimandi a Wikipedia: di fatto, la Rete stessa conferma l’affidabilità dell’enciclopedia online, libera e collaborativa.

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Linkare è gratificante!

Caro Lorenzo, credo tu concorda: senza link in uscita, le nostre case digitali rischiano l’isolamento.

Dopotutto, essere una fonte di approfondimento gratifica lo spirito 🙂


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Anna Pernice si racconta: dieci domande su moda, viaggi e giornalismo

Anna Pernice, travel fashion blogger

Tra le piacevoli novità dello SMAU Napoli 2016, annovero la fashion travel blogger Anna Pernice.

Seguo l’interessante workshop sullo storytelling, «l’arte del narrare» con attenzione.
Restano mille domande da porre.

Un paio di giri per gli stand dello SMAU, prendo coraggio e le chiedo un’intervista.
Gentile, accetta.

Anna Pernice, fashion travel blogger ed autrice del libro “Manuale per aspiranti blogger”

L’intervista: chi è Anna Pernice

D: Anna, dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, intraprendi una strada diversa. Segui la passione (comunicazione, moda, viaggi) invece di cercare un lavoro «standard». Quali riflessioni ti spingono a divenire una «fashionista in giro per il mondo» come cita il tuo sito ufficiale travelfashiontips.com?
R: In realtà, dopo la laurea presa con il massimo dei voti a soli 25 anni, ho iniziato subito a lavorare nella direzione marketing e comunicazione di alcune aziende del fashion retail internazionali, per le quali gestivo i social network, il sito web, organizzavo eventi tra cui fiere e sfilate internazionali e curavo il blog aziendale.
Da lì è nata l’idea di creare un mio blog personale nel quale raccontare le mie passioni (i viaggi e la moda). Un pò alla volta il blog è cresciuto sempre più e mi ha richiesto sempre più tempo diventando il mio lavoro primario.
Mi sono licenziata da un contratto a tempo indeterminato, ma non ho abbandonato il lavoro nella comunicazione.
Infatti continuo a gestire la comunicazione da consulente esterna per alcune aziende moda.

D: Allo SMAU, il tuo workshop ha suscitato molto interesse, la sala era piena con il sottoscritto in prima fila.
Ti osservavo ed ascoltavo i concetti esposti per carpire i segreti di una professionista della comunicazione moderna: quali emozioni suscita un dibattito davanti ad una platea attenta ad ogni tua parola e gesto?
R: E’ stata un’esperienza davvero molto emozionante. vedere la sala piena di persone giunte fin lì solo per me, prendere appunti, registrare le mie parole, farmi domande interessate è stata un’emozione indescrivibile.
Non ti nego che ero un po’ tesa.
Prima di allora non avevo mai parlato davanti ad una platea così vasta, ma fatto solo lezioni a classi di massimo 30 partecipanti, ma è stata un’esperienza davvero gratificante.

Anna Pernice, travel e fashion blogger allo SMAU Napoli 2016

La scuola e la vita

D: Sei una giovane giornalista: quali i cardini per una corretta informazione?
R: Non limitarsi a prendere le informazioni solo dai comunicati stampa, ma vivere le esperienze sul campo sperimentando in prima persona le storie e gli avvenimenti, facendo interviste e vivendo il momento che si vuole andare a raccontare, che si tratti di una sfilata di moda, di una destinazione turistica o di un fatto di cronaca.

D: agli intervistati chiedo sempre il loro rapporto con la scuola.
Che tipo era il tuo professore di italiano? Ha contribuito a modellare la giornalista di oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
R: A scuola sono sempre stata una persona molto studiosa, la cosiddetta “secchiona” in prima fila. La vera formazione penso avvenga alle scuole elementari, è lì che ho imparato la grammatica e l’italiano e la mia maestra era davvero una persona squisita.
La scuola crea solo la formazione iniziale, è poi la vita a creare tutto il resto.

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I viaggi

D: Anna, viaggiare è il lavoro più bello del mondo.
L’entusiasmo di partire, la scoperta di nuovi mondi, il confronto con culture diverse: il viaggio, l’arma contro l’ignoranza.
Riesci a trovare una corretta definizione di «casa» ed una giustificazione a chi urla «difendiamo i nostri confini»?
R: La mia casa è il mondo. Viaggio sin da quando era bambina.
Una passione trasmessami da mio padre e mio nonno che navigavano.
Scoprire posti e culture diverse è un’esperienza bellissima che ti apre la mente e ti aiuta a crescere intellettualmente e culturalmente.

D: Anna, non ti chiederò il luogo più affascinante visitato.
Indicaci, invece, le tre caratteristiche alle quali non rinunci per scegliere la futura meta.
R: A me piacciono viaggi culturali, sport avventurosi e mete romantiche quindi questi sono gli ingredienti che mi fanno selezionare una meta piuttosto che un’altra, anche se il mio obiettivo è girare tutto il mondo.

Anna Pernice, capodanno a Dublino (foto dal sito ufficiale travelfashiontips.com)

La moda

D: In Statistica, «la moda è l’elemento che si ripete con maggior frequenza».
Come si può seguire la moda ed essere originale?
R: Avendo un proprio stile ed attingendo dalla moda solo ciò che realmente ci piace.

D: L’uomo ha la mania di misurare tutto, dallo spazio al tempo.
Non trovi ridicolo misurare la bellezza?
Ci suggerisci, invece, tre trucchi per risultare eleganti?
(nel vestire e/o nei comportamenti, scegli tu)
R: La bellezza è soggettiva. L’eleganza è qualcosa di innato.
In linea di massima, essere sobri è la forma più alta di eleganza.

D: Ho sempre detestato la domanda «vuoi più bene a mamma o papà?» quindi eviterò di chiederti se ami di più viaggiare, seguire una sfilata di moda o scrivere.
Quali interessi oltre il lavoro?
(magari «vuoi più bene alla zia»)
R: Come si evince dal mio blog travelfashiontips.com i miei interessi sono molteplici.
Mi piace il cinema, il teatro, andare ad un concerto, uscire con gli amici… 😉

Anna Pernice, fashion travel blogger ed autrice del libro “Manuale per aspiranti blogger”

Manuali per aspiranti blogger, il libro di Anna Pernice

D: Manuale per aspiranti blogger edito dalla Dario Flaccovio Editore è la tua prima opera.
A chi è rivolto e quali argomenti tratta?
R: Manuale per aspiranti blogger è un libro pensato per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo del blogging e dello storytelling o che vogliano trasformare il proprio blog da un semplice hobby ad uno strumento di lavoro a tutti gli effetti, stipulando contratti con enti, agenzie o concessionarie di pubblicità.
Un libro nel quale non spiego solo come aprire e scrivere un blog, ma anche come gestire tutto ciò che c’è intorno: la community da creare, i rapporti da intrattenere, i social network da gestire e come creare un media kit professionale per proporsi ad aziende ed agenzie per collaborazioni.

D: La stesura del libro, ti ha prosciugato ogni energia oppure volavi sull’onda dell’entusiasmo? Quali i momenti di difficoltà?
Mai affrontata la «crisi della pagina bianca»?
R: La stesura del libro mi ha portato via molto tempo, ma in contemporanea avevo il mio lavoro da gestire ed i viaggi da fare.
Spesso ho scritto di notte, tante volte in treno.
No, mai sofferta la sindrome da pagina bianca.
Avevo già in mente come volevo che fosse, spesso quello che mancava era proprio il tempo.

D: Anna, ultimo libro letto?
R: Calendar Girl di Audrey Carlan

D: Per un divertente gioco del destino, sei capitata sul «blog dei mostri».
Quali i peggiori «mostri» affrontati?
R: Per un curioso gioco del destino, sono capitata sul blog dei mostri proprio ora che ho conosciuto una persona che mi sta facendo appassionare alla storia del mostro di Firenze 😀

D: Anna, l’intervista termina con una riflessione libera.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
R: Credete sempre nei vostri sogni, perchè con costanza e determinazione, anche il sogno più difficile può realizzarsi.

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Bimbi scomparsi, la mia pagina 404 per la ricerca

La tragedia dei bimbi scomparsi

Aderisco con rabbia alla campangna lanciata da notfound.org.
Per ricordare il volto di un bimbo scomparso.
Per non assuefarsi ad un dramma immenso.

Bimbi scomparsi, la pagina 404 Not found di faCCebook.eu

Da Concita De Gregorio a Riccardo Scandellari

Prima Mi sa che fuori è primavera, il drammatico libro di Concita De Gregorio che racconta la storia di Irina Lucidi, la mamma di Alessia e Livia di sei anni rapite nel 2011 dal folle marito/padre e non ancora ritrovate.
Poi il post Dona la tua pagina 404 alla ricerca dei bimbi scomparsi di Riccardo Scandellari per pubblicizzare l’iniziativa di notfound.org.

Per anni trascuri il dramma, poi – all’improvviso – due clic ti sbattono in faccia la tragedia.

Ogni anno in Europa viene denunciata la scomparsa di 250.000 bambini, una ogni due minuti

A riflettere, c’è da impazzire.

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Cos’è la pagna 404 not found

Il messaggio «404 Not found» indica l’accesso ad un contenuto del sito inesistente.
Accade, ad esempio, quando cancelliamo un post ma restano attivi i link condivisi sui social.

Questioni rare, concordo, ma non impossibili.

La causa dei bimbi scomparsi è talmente raccapricciante che vale la pena sfruttare ogni angolo remoto del web per combatterla.

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La propria pagina 404 per Missing Children Europe

Per i webmaster, basta seguire i seguenti, semplici passi:

  • registrare il proprio sito web su notfound.org
  • scaricare il pacchetto
  • copiare ed incollare il codice nel file .htaccess
  • trasferire la pagina 404.html sul server

Per i siti WordPress

  • registrare il proprio sito web su notfound.org
  • accedere alla pagina 404.php presente in wp-content/themes
  • incollare il codice generato nel file 404.php

Ecco un esempio di appello per la pagina 404 not found.


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facebook, la barzelletta

Le amicizie su facebook?

Le amicizie su facebook, una bzrzeletta per riflettere

La barzelletta (o la riflessione?)

Ieri trovo un amico che mi dice:

Siccome non ho Facebook, provo a farmi degli amici al di fuori del vero Facebook, applicando gli stessi principi.
Allora tutti i giorni io scendo in strada e spiego ai passanti che cosa ho mangiato, come mi sento, cosa ho fatto la sera prima, quello che sto per fare, quello che farò domani, gli do delle foto di mia moglie, dei miei bambini, del cane che ho avuto, di me che sto lavando la macchina e di mia moglie che sta cucendo.
Ascolto anche le conversazioni della gente e gli dico “mi piace!”

E sta funzionando!

Attualmente ho già 5 persone che mi seguono: due poliziotti, uno psichiatra, un psicologo e un infermiere.


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Amarsi a distanza: è possibile? [Domande perBeni]

Credi nell’amore a distanza?

“Gentile Beni, la scorsa estate ho conosciuto una tipa.
Ci siamo incontrati ad una festa, vomitavamo tutti e due nella stessa tazza.
Due giorni di passione poi lei è tornata nel suo Paese.
Io in Italia e lei in Messico. Credi nell’amore a distanza?”
Pippoepluto3

Amarsi a distanza, è possibile? Risponde Antonio P. Beni, esperto in aMORE (con la a minuscola)

Antonio P. Beni risponde

Caro Pippoepluto3,
il vostro amore ricorda le epiche storie di passione dell’ottocento.

Storie in cui tutti erano contro l’amore della coppia e nessuno pensava che la vita media fosse sotto i quarant’anni.
Premetto che credo dell’amore a distanza sono un fun fin da quando a dieci anni mi innamorai del pianeta Giove.

Se la distanza tra due punti si calcola così:
Per due punti con la stessa ordinata, la distanza è definita dal valore assoluto della differenza tra le ascisse e si indica con d(A,B)=|xAxB| …

La distanza tra voi non è matematica, ma geografia.

Ogni giorno ti chiederai sei in Messico qualcuno sta inzuppando il pane nella Sopa de limon della tua ragazza.

Così come ogni giorno, con il fuso orario, la tua chamaca ti vedrà su skype con occhiaie che fanno pensare a complessi lavori manuali.
Cosa che la costringerà a pensarti troppo impegnato con donne digitali.

Sono però un fun degli amori a distanza, per questo voglio fornirti qualche consiglio:

  1. Evitate di litigare, soprattutto se uno dei due ha problemi di emorroidi e ogni cibo che tocca è piccante o fritto. O fritto nel piccante
  2. Vietata la gelosia.
    Se sui Social la vedi sempre semi nuda alle feste, ricorda che solo con te ha vomitato nella stessa tazza!
  3. Momenti Speciali.
    Ogni chiamata, video, o messaggio, deve essere un momento speciale. Momenti unici, come quando vinci per la prima volta a tombola con la cartella di tua nonna morta l’anno prima.

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Chi è Antonio P. Beni, esperto in aMORE

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Come scegliere (e quando cambiare) la foto del profilo

Quante volte?

Almeno una volta all’anno.
Ma non più di tre.

Quando?
All’arrivo degli equinozi e dei solstizi.

Immediata scatta la protesta: non esistono più le mezze stagioni!
Vero.
Aggiorno l’immagine del profilo social un paio di volte all’anno?
Esatto.

I vostri amici (utenti) avranno il tempo di affezionarsi alla nuova foto e metabolizzare il cambiamento per associare il volto al numero di telefono, ai contenuti facebook, ai tweet.

Dopo sei mesi – più o meno, meglio non essere algebrici – la svolta: una nuova immagine attirerà l’attenzione con rinnovato interesse.

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Whatsapp batte facebook

Oggi è restrittivo pensare alla propria reputazione digitale come l’insieme dei contenuti pubblicati (solo) sul web.
Whatsapp e Telegram – ma anche Instagram – appartengono di diritto alla galassia social.

In un giorno, quanti messaggi inviamo via smartphone e quanti post pubblichiamo su facebook?
Vince di gran lunga l’app di messaggistica.

Come scegliere la foto del profilo?

La foto su Whatsapp (come l’immagine sui social) deve trasmettere chi sei oggi.
Come la carta di identità, l’immagine del profilo è il tuo biglietto da visita, l’impatto visivo sentenzia il successo o il flop di un account.

Oltre ad aggiornarla con regolare periodicità, la foto deve rappresentare il tuo stato d’animo, possedere lo sguardo che ti contraddistingue, comunicare la tua personalità.

Chi dallo smartphone pigia col pollicione sull’immagine del tuo profilo, mentre osserva la foto, deve sentire la tua voce.

Un’ultima, importante raccomandazione: una foto senza trucchi ed inganno, sul web, come nella vita, meglio la sincerità.

Questione di look

Il sottoscritto preferisce presentarsi con un look informale: nella mia casa digitale, accolgo i visitatori con il tu invece di un distante lei, più professionale ma meno ospitale.
Questione di gusto.

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Foto del profilo: cinque regole pratiche

Alcune indicazioni pratiche per schivare errori comuni.
La foto del profilo deve:

  • essere recente
  • riguardare te stesso (evitare figli, consorte, cagnolino, panorama, tramonto, monumenti, Messi, Angelina Jolie …)
  • mostrare la tua solita espressione, spontaneo è bello (non necessariamente un primo piano a distanza ravvicinata)
  • essere priva di interferenze (eludere tizi alle spalle, fastidiosi oggetti come sedie, bicchieri, auto …)
  • tenere le braccia (se visibili) in posizione non banale: in tasca, conserte, con la mano sotto il mento per esprimere «riflessione» e mai a peso morto lungo i fianchi

E tu, da quanto tempo non aggiorni la foto del profilo?

La mia foto del profilo, ieri ed oggi

La mia vecchia foto del profilo oramai datata e l’attuale immagine social

 


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L’amore non è mai una cosa semplice, di Anna Premoli (recensione)

Target: adolescenti ed universitari

Dopo la prima pagina di lettura incredula, la domanda è sorta spontanea: che ci fa sul mio Kindle, «L’amore non è mai una cosa semplice» storia di passione e scelte difficili di una giovane universitaria confusa?

Con uno sforzo pari allo spostamento del massiccio armadio della nonna, termino il capitolo e svelo l’arcano: il lui è un informatico, io sono un informatico 🙂

Superato lo sconforto iniziale, procedo tra le solite ovvietà sui nerd e la prevedibilità della trama con i ruoli (piatti) dei protagonisti e nessun sussulto nel racconto.

Forse è il sottoscritto avanti con l’età e non apprezza i sogni di una giovane universitaria?

Può essere.

Dunque – esausto per la fatica dell’armadio della nonna – digito le ultime battute buoniste: libro consigliato ad un pubblico adolescenziale o universitario.

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Non è contemporaneo (nonostante facebook)

Non amo criticare un autore – seppure giovane come la nostra Anna Premoli – ma, per rispetto dei Lettori, devo pubblicare l’amara recensione.

Un libro, per definirsi contemporaneo, non basta mescolare le amicizie via facebook, la forza dei social network, la privacy violata di un profilo, Bitcoin – la moneta virtuale – ed i soliti comportamenti chiusi del genio informatico ed i mille tentativi di conquista dell’universitaria aperta col sorriso a trentadue denti!

A tutto c’è un limite.

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Ovvietà (chiedo venia ad Anna Premoli)

La trama?
I personaggi?
I dialoghi?

Trovate sul dizionario dei sinonimi «ovvietà» ed otterrete la lista dei termini che descrivono – ahimè – «L’amore non è mai una cosa semplice».

Sconsolato, cancello l’ebook dal Kindle e passo alla successiva lettura.
Di «L’amore non è mai una cosa semplice» non vi è più traccia 🙁

L'amore non è mai una cosa semplice, di Anna Premoli - recensione

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Mario Cavaliere, i segreti di un instagramer di successo

Mario Cavaliere, amico di una vita

Mario Cavaliere è una persona di cultura.
Le nostre discussioni sotto l’ombrellone, tra il serio ed il faceto, sono un mix di ironia e approfondimenti.
Ascolto con attenzione le sue teorie: col sorriso che lo contraddistingue da sempre, mi spiega la passione per la fotografia.
Difatti, il mio vecchio amico è oggi un instagramer multipremiato.

Mario Cavaliere, instagramer di successo

Il terzo occhio

In sella allo scooter, vede angoli della città che ai molti sfuggono.
E’ il terzo occhio, la capacità del repoter on the road: catturare immagini con una prospettiva originale.
E la community dei fotografi da smartphone apprezza e premia il nostro mcmathematic.

D: Mario le tue pubblicazioni, oltre per lo scatto unico, si caratterizzano anche per le storie narrate: viene prima l’immagine oppure la parola?
R: Assolutamente prima l’immagine poi la parola!
L’immagine sopra ogni cosa ma il racconto i dettagli sono il vero 3D della foto.  Non quello tecnologico ma intendo il 3d quello dell’anima!
Ti racconto un aneddoto: da giovane sono stato alla Galleria degli uffizi a vedere la Venere di Botticelli e dopo cinque ore di fila mi sono trovato di fronte a questo capolavoro e dopo aver ammirato i colori e l’immagine per qualche minuto stavo andando via.
Quando accanto a me c’era una uno che aveva un libro sulla Venere!?!?
Leggeva ad alta voce e diceva che in alto a destra c’è un angelo che la Venere sembra intravedere ecco perchè la sua posizione di profilo gli alberi il cielo … e continuava con la descrizione … insomma la foto per me all’improvviso stava prendendo vita.
Il sapere dei dettagli di un’immagine aumentava il tempo di osservazione!
Questa esperienza mi ha letteralmente segnato!

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Il segreto? La diversità

D: il Vesuvio è il medesimo da secoli: come realizzare una foto originale?
R: Eh vecchio Monf! Questo è il vero segreto della foto! E cioè il segreto non è fotografare ciò che nessuno ha mai visto ma fotografare quello che tutti vedono ma in maniera diversa!
Il Vesuvio è sempre diverso come i tramonti..l’occhio, lo stato d’animo può fare la differenza. Posso dirti che nonostante io sia solare non amo le foto con il sole forte, adoro quelle un po’ noir … gotiche boh! Secondo me così sono più realistiche!
E il Vesuvio è perfetto in questo tipo di scenario.

D: quale è il sentimento principe che ti spinge a fermare lo scooter, passeggiare per i vicoli, documentarti, indagare per scovare un angolo di città da catturare?
R: Ciò che mi spinge è assolutamente il sentimento di quanto Napoli sia sottovalutata! Cioè moltissimi pensano di conoscerla ma Napoli è terribilmente misteriosa.
Spesso le foto banali di Napoli ne racchiudono solo la punta di un iceberg.
Ci sono vicoletti spesso bui e con scarsa igiene ma poi basta guardare all’interno di qualche palazzo del 700 e trovi storia a fiumi, la cosa che m’infastidisce di più è proprio che tutti pensano di conoscere poi appena indago su qualcosa che scopro tutti mi dicono: ah non lo sapevo!
Tutti si preoccupano dei turisti ma Napoli va raccontata ai napoletani non ai turisti! Quelli verranno di conseguenza!!
Se si va avanti col prototipo pizza mandolino e sfogliatella (peraltro buonissima) è terribilmente svilente per una città come Napoli

D: è tempo di rivincite: quale è lo scatto nel quale credevi ed invece è passato perlopiù inosservato?
R: Bah Monf puoi non credermi ma non sono un catcher di premi.
Ci sono tante foto che io definisco marchette: basta un babà col vesuvio di sfondo o una foto ad una pizza col golfo in sottofondo vedrai premi a gogò! 😀
Io cerco il desueto! O comunque se è qualcosa è strafotografato deve avere un valore aggiunto!
Ecco che la didascalia può aiutare.
Comunque, per rispondere alla tua domanda: quella che pubblicai del Campanile della Madonna del Carmine: per me è meraviglioso!
Ma sono di parte! 😀

Il Campanile della Madonna del Carmine, di Mario Cavaliere

La foto è uno stato d’animo

D: le persone sono assenti dalla tua galleria: perché non catturi lo sguardo di una donna, il volto di un anziano, il sorriso di un bimbo?
R: Lo faccio ma solo con la mia famiglia. Perchè credo sia un tipo di foto troppo intima e io non ho intimità con gli sconosciuti.
E poi la verità è che non sono così introspettivo. La foto è un percorso, io sono ancora dietro. Come anche la foto bianco e nero sono fortemente introspettive e io non ho ancora raggiunto questo livello, questa capacità!

D: Mario, la tua bacheca è affollata di piccole e grandi soddisfazioni, premi ricevuti da importanti community online. La gratificazione fa piacere, è innegabile: cosa provi quando ricevi la meritata coppa? Dai peso alla fama oppure, in caso di indifferenza generale, avresti abbandonato Instagram?

R: Assolutamente no! La foto per me è uno stato d’animo, non mi sento in competizione. Sono una persona molto competitiva ma sulla foto no!
Come si può pensare di competere con uno stato d’animo?!?!?
Poi c’è una frase di un famoso fotografo che dice: “Se hai una bella foto che fai? la conservi nel cassetto?” dunque ovvio che fa piacere mostrarla. Non nego che fa piacere l’attenzione di chi sceglie la tua foto tra tante e ne coglie il tuo stesso spirito. E’ una forma di comunicazione meravigliosa ma questo comunque non crea in me ossessione. I premi poi sono punti di partenza non di arrivo! Li ripubblico solo temporaneamente perchè fa piacere agli admin che ti premiano,
Vedo profili zeppi di premi io invece dopo un po’ cancello tutto.

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Instagram, per intrattenere ed informare

D: Mario, sei su faCCebook.eu, il blog ufficiale dei «mostri»: a tal proposito, ne hai mai immortalato uno?
R: No Monf sai che seguo moltissimo il tuo blog! Perchè in un certo senso ha uno spirito simile al mio, cioè la ricerca del desueto, talvolta la critica, il mostro!
Ovviamente il tuo è un blog famoso, io scatto solo qualche foto e sono molto criticato dai follower perchè partorisco foto con gestazioni da elefante! 😀

D: credi nella foto denuncia oppure utilizzi il tuo canale solo per informare ed intrattenere?
R: credo nella foto denuncia ma non utilizzo questo tipo di canale ma solo intrattenere. Informare poi sarebbe pretestuoso da parte mia, io scopro delle cose e le racconto a chi come me non ne era a conoscenza. Tutto qua: un gioco semplice!

Fotografia e Matematica

La foto per me è geometria decorata con i colori della realtà … e la foto spesso mi aiuta a raccontare …

D: Mario la tua stessa citazione ed il nome dell’account Instagram mcmathematic ti inchiodano: la Matematica (con la “M” maiuscola) è parte della tua visione della vita? E influenza anche i tuoi scatti? La Matematica non è noiosa? Che relazione c’è tra tutti quei numeri grigi e le tue foto colorate?
R: Devo dirti che la matematica è ovunque: la geometria di un golfo, quella di una volta di una chiesa …
Ricordo in una foto del golfo di Napoli con una scogliera: sembrava il grafico del logaritmo! Perchè poi tutti dicono di odiare la matematica ma poi moltissimi ne sono affascinati!
Dunque la relazione tra matematica e fotografia è fortissima! Se ti riferisci alla parte numerica quella no, è solo uno dei tanti aspetti della matematica che credo non ha assonanza con le foto.

D: Mario, lasciaci con una promessa: nel prossimo scatto catturerai l’anima di una persona.
R: Ci proverò! Monf! Se diventerò bravo ce la farò!
Ho una vita davanti e se non ci riuscirò oltre questa vita fotograferò l’anima del mio fantasma.
Per accontentarti 🙂

Scopri il canale Instagram di Mario Cavaliere!


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#SaveBikeSharingNapoli: se il MIUR mi ruba la bicicletta

Burocrazia del MIUR: il «mostro»

L’ultima «pedalata condivisa» risale allo scorso ottobre (2015).
Da allora, le bici arrugginiscono in chissà quale deposito mentre sale l’indignazione tra i cittadini: perché il progetto Bike Sharing di Napoli è fermo?

Il post Ridateci le bici! #SaveBikeSharingNapoli svela il mistero.
Il «mostro» ha un volto: la burocrazia, termine astratto per indicare l’inefficienza della farraginosa macchina pubblica capace di complicare (e fermare) un’idea tanto geniale quanto semplice.

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In 15.000 per tre giri intorno alla Terra

Muoversi in città con il bike sharing presenta mille, innegabili vantaggi ed i numeri incredibili del progetto partenopeo lo dimostrano (io stesso ho provato il servizio con estrema soddisfazione).

Dal sito ufficiale::

Forse non lo sapevate, ma ci abbiamo creduto in più di 15.000 e insieme abbiamo percorso in bici oltre 120.000 km.
Circa 3 volte il giro della Terra, per intenderci!

Bloccare un’idea vincente a favore dei cittadini è tipico della burocrazia italiana, capace di ingessare un paese per una firma dimenticata su un modulo o la vacanza di un dirigente.
Oppure per negligenza ed incapacità.

#SaveBikeSharingNapoli, l’hastag dell’SOS

Gli organizzatori non si arrendono e lanciano l’SOS social.
L’hashtag #SaveBikeSharingNapoli vola su twitter: al MIUR giunge la rabbia, le proteste, richieste, testimonianze e foto dei tanti napoletani ai quali hanno scippato le bici.

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Invece di ampliare, chiudono

Il sottoscritto, fermo d’avanti la ciclostazione «fuori servizio» di Castel dell’Ovo, pone un quesito elementare: invece di combattere per ripristinare il servizio (gratuito) di condivisione della pedalata, non dovremmo festeggiare l’estensione del progetto e le aperture di nuove ciclostazioni?

In una città (o nazione?) normale la domanda sembrerebbe assurda, da noi invece assume un tono provocatorio che suscita la risposta cinica del Lettore assuefatto: «ma dove credi di vivere? A Stoccolma?».
Domanda rispedita al mittente: anche a Napoli abbiamo il diritto di pedalare!

Ridateci le bici! #SaveBikeSharingNapoli

Ciclostazione di Castel dell’Ovo di Napoli: il bike sharing fermo dall’ottobre 2015. Perché?

Col casco ma senza le bici

Sul lungomare di Napoli, alla visione dell’ennesima ciclostazione in disuso, con i monitor spenti, i display privi di qualsiasi segnale vitale, l’assenza delle bici colorate, abbandonata al suo triste destino per colpe non sue, sorrido amaro alla mia stessa battuta:

 a Napoli usiamo il casco ma ci hanno tolto le bici

Mettiamo la parola fine a questa (ennesima) vergogna.
Ridateci il Bike Sharing.


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Che cos’è la frequenza di rimbalzo, perché è importante e come migliorarla?

Che cos’è la frequenza di rimbalzo?

La frequenza di rimbalzo indica la percentuale di visitatori che, dopo aver visitato una pagina, esce dal sito.

Il dato è fornito da Google Analytics.
Il Grande Fratello è installato sotto i pavimenti, dietro le pareti, nascosto sul soffitto di faCCebook.eu.

In ogni angolo della mia piccola casetta digitale, si nasconde un sensore pronto a carpire ogni sospiro del visitatore per trasformarlo in un numero che misura un’azione.

Ad esempio, leggere un desolante 75% come frequenza di rimbalzo media, significa che tre utenti su quattro giunti sull’articolo del giorno di faCCebook.eu, a fine lettura, non visitano un’altra pagina del sito ma scappano veloci verso altri lidi.

Succede quando il post è raggiunto da un link diretto via social oppure se l’argomento viene trovato mediante un motore di ricerca.

Da Facebook o Google con un unico salto l’ospite raggiunge il salottino, prende ciò che gli interessa e subito dopo abbandona la casa digitale senza curiosare nelle altre stanze.
E la frequenza di rimbalzo sale …

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Il tempo medio della visita: due minuti

Altra domanda esistenziale: quanto tempo dura la visita del navigatore?
La durata della sessione media di Google Analytics misura i minuti spesi dall’ospite nella casetta digitale.

Incrociare la frequenza di rimbalzo con la durata della sessione media svela importanti dettagli e conferma il comportamento mordi e fuggi della maggior parte degli utenti (mondiali).

Rifletto mentre studio Google Analytics e mi soffermo sulla frequenza di rimbalzo!

Rifletto mentre studio Google Analytics e mi soffermo sulla frequenza di rimbalzo!

La delusione del padrone di casa

Come ti sentiresti se nove ospiti su dieci, una volta giunti nella tua amata casetta, dopo due minuti scappassero via?

Eppure ti sei preparato al meglio per ricevere i visitatori, sei convinto di aver curato ogni dettaglio, reso l’ambiente confortevole ed accogliente.
Come spiegare il motivo della fuga e prolungare il soggiorno degli ospiti?

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Come ridurre la frequenza di rimbalzo?

Il quesito è motivo di studio giornaliero da parte di sedicenti esperti e non presenta soluzioni certe.
Valgono i soliti consigli:

  • pubblicare contenuti di qualità
    (emozionare, coinvolgere, risolvere, informare sono le leggi base di ogni post di successo che invoglia il Lettore a tornare)
  • fidelizzare, il principio d’oro del marketing
    (sii presente su tutti i canali social e cura la newsletter)
  • inserire link ad altre pagine interne
    (senza esagerare, le eccessive autocitazioni infastidirebbero chiunque, anche Napoleone Bonaparte)
  • link ai post collegati
    (Potrebbe interessarti anche …) da aggiungere a fine articolo quando l’ospite è più generoso e propenso a leggere un nuovo contenuto – soprattutto se divertente

Il valore del clic di fine articolo

Il clic di fine articolo vale oro e va utilizzato con intelligenza.
Se il Lettore giunge all’ultimo rigo del nostro post, sarà coinvolto positivamente dal contenuto dell’articolo e propenso ad un’azione emotiva.

Sfruttiamo il momento di debolezza!
Proponiamo un’azione che legherà il Lettore al nostro sito per invitarlo a tornare.
Ad esempio, io mi gioco la carta della registrazione alla newsletter 🙂


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