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Tag: società (Page 2 of 5)

Arrestate Chicco e Spillo!

Giovani (poliziotti) arrestano giovane

Il lampeggiante gira come una trottola colorata.
Blu, rosso, blu, rosso.
Ma è una trottola triste.

Il quartiere continua la solita vita, la scena sembra non interessare nessuno.

La macchina della Polizia, ferma, attira l’attenzione del sottoscritto.

Lungo la salita di Materdei, chiuso nella maschera antismog, pedalo convinto.
Non c’è dubbio: il viaggio di andata/ritorno dall’ufficio regala infinite scene di vita quotidiana.

Mentre supero la volante parcheggiata, come in un film al rallentatore, osservo i due poliziotti accompagnare il giovane.
Accanto al ragazzo – non ricordo se ammanettato, forse no – gli uomini in divisa ostentano tranquillità.

I giovani poliziotti arrestano un altro giovane.
Ragazzi della stessa età, combattenti di una feroce guerra metropolitana ma su fronti opposti.

Assistere ad un arresto di un giovane: una scena vista mille volte in tv, uno dei tanti Chicco e Spillo dimenticati?

Come in televisione

Col tipico gesto visto mille volte in televisione, il poliziotto poggia la mano sulla testa del ragazzo e l’invita ad entrare in auto.

La scena dura pochi secondi e, ad ogni pedalata, al film si aggiunge un nuovo fotogramma fino a quando l’arrestato scompare nella volante.

L’evento sembra non interessare ai passanti, perlopiù impegnati nei loro tragitti quotidiani.
Chi entra in un negozio, una mamma tiene il bimbo per mano, altri attendono l’autobus … gente qualsiasi abituata o assuefatta all’arresto di un giovane?

Nel silenzio generale, la volante – col lampeggiante che gira ancora come una trottola colorata – a sirene spente, supera il sottoscritto intento a pedalare e sfreccia via decisa.

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Chicco e Spillo?

Magari la vicenda non è così drammatica come appare agli occhi del sottoscritto.
Forse si tratta solo di un semplice accertamento delle forze dell’ordine.

Oppure no.

Dopotutto, in un mondo nel quale l’uccisione di un uomo per mano della criminalità organizzata occupa un trafiletto nella cronaca cittadina, restare indifferente all’arresto di un giovane è una conseguenza quasi ovvia.

Pedalo ed il ritornello della canzone di Samuele Bersani balza prepotente alla mente.
Chicco e Spillo.
Già, quel ragazzo appena arrestato potrebbe essere un Chicco e Spillo qualsiasi.

Ricordo il motivo, i nomi, una rapina se non sbaglio.
E poi?
Come finisce la bravata?

Per fortuna, questa volta, i due giovani poliziotti fermano in tempo Chicco e Spillo.


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Festa della donna, istruzioni per gli uomini

8 marzo, auguri si/no

«Come sto col nuovo taglio?» ecco l’ingenua domanda che ti porta direttamente nel ben mezzo di un campo minato.
Un passo falso e rischi il botto.
Ogni uomo è conscio: qualsiasi risposta potrebbe essere utilizzata contro se stesso.

«Auguri, buona festa per la donna!»: l’8 marzo è una data speciale?
Oppure fingere normalità perché i diritti della donna vanno rispettati ogni santo giorno?

Donne, foto di Luigi Borrone

Festa della donna, le difficoltà di noi uomini

Care donne, rinunciate alla gonna ed indossate i nostri panni.
Non è facile trovare il giusto equilibrio tra galanteria ed emancipazione.

In entrambi i casi, una fetta rosa criticherà la scelta, l’altra sorriderà.

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Come risolvere?

Vuoi vedere che anche oggi, 8 marzo, vale la solita, saggia, regola antica come il mondo?
Il consiglio della mamma al figlio, dell’amica all’amico, dell’innamorata all’innamorato: sii te stesso.

Sarò me stesso.

Care Lettrici, auguri!
Buona festa della donna.

PS: stai bene col nuovo taglio 🙂

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Luigi Borrone, fotografo per passione

«Amo la fotografia perchè unico strumento per fermare il tempo. due foto scattate nello stesso istante non saranno mai uguali».
Luigi Borrone, fotografo per passione, è l’autore della foto presente in questo post.
A Luigi il mio sincero ringraziamento.

Per chi volesse seguirlo, segnalo la fanpage ufficiale Luigi Borrone – Fotografo Per Passione oppure i profili twitter ed Instagram.


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Al semaforo, la quotidina guerra dei disperati. Per sopravvivere

La guerra di due disperati

Il vecchio proviene (forse) dall’Europa dell’Est.
Il giovane, dall’Africa.
Il volto del vecchio è ad un centimetro dal volto del giovane: sbraita, urla, minaccia.
Il giovane africano resta impassibile.

Sembra una di quelle scene che si vedono durante una partita di calcio, con i due giocatori che – dopo un fallo pericoloso – si affrontano a muso duro.
Invece il match della disperazione si gioca ad un semaforo di via Duomo, nella centralissima strada a pochi metri dal tesoro di San Gennaro.

La disperazione cancella ogni segno di umanità?

Io, osservatore impotente

Fermo al semaforo, in sella alla mia bici, chiuso ermeticamente nel casco e protetto dalla mascherina antismog, attendo il verde.

Osservo i due discutere per il predominio dell’incrocio.

Parlano lingue diverse ma i gesti sono eloquenti: il vecchio teme di perdere il monopolio della strada, il giovane cerca spazio per il suo business.
Il primo pulisce i fari delle auto, il secondo vende fazzolettini e cianfrusaglie.

E’ una questione di sopravvivenza, non c’è spazio per il dialogo.

Il volto cattivo della disperazione

Entrambi vivono di elemosina.
Sono due persone disperate eppure combattono invece di aiutarsi reciprocamente.
L’uno respinge l’altro, non cercano nessun compromesso.

La paura di perdere l’unica fonte di guadagno è un cane rognoso che morde i polpacci.
La solidarietà è un concetto astratto, utopia per chi combatte nella giungla metropolitana contro «mostri» di ogni razza, colore e forma.

La disperazione rende cattivi?
La fame cancella ogni segno di umanità?

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L’armistizio impossibile

Scatta il verde.
Auto, moto, bici e pedoni riprendono il viaggio.

I due disperati, tra l’assuefazione generale, si dileguano a bordo strada in attesa del prossimo stop.

Li osservo per un ultimo, lungo istante: lontani, i due uomini si guardano in cagnesco.
Nessun armistizio.

Continueranno la loro, personale battaglia per il monopolio del semaforo nell’indifferenza generale.

Pedalo e vado via impotente.


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Amarsi a distanza: è possibile? [Domande perBeni]

Credi nell’amore a distanza?

“Gentile Beni, la scorsa estate ho conosciuto una tipa.
Ci siamo incontrati ad una festa, vomitavamo tutti e due nella stessa tazza.
Due giorni di passione poi lei è tornata nel suo Paese.
Io in Italia e lei in Messico. Credi nell’amore a distanza?”
Pippoepluto3

Amarsi a distanza, è possibile? Risponde Antonio P. Beni, esperto in aMORE (con la a minuscola)

Antonio P. Beni risponde

Caro Pippoepluto3,
il vostro amore ricorda le epiche storie di passione dell’ottocento.

Storie in cui tutti erano contro l’amore della coppia e nessuno pensava che la vita media fosse sotto i quarant’anni.
Premetto che credo dell’amore a distanza sono un fun fin da quando a dieci anni mi innamorai del pianeta Giove.

Se la distanza tra due punti si calcola così:
Per due punti con la stessa ordinata, la distanza è definita dal valore assoluto della differenza tra le ascisse e si indica con d(A,B)=|xAxB| …

La distanza tra voi non è matematica, ma geografia.

Ogni giorno ti chiederai sei in Messico qualcuno sta inzuppando il pane nella Sopa de limon della tua ragazza.

Così come ogni giorno, con il fuso orario, la tua chamaca ti vedrà su skype con occhiaie che fanno pensare a complessi lavori manuali.
Cosa che la costringerà a pensarti troppo impegnato con donne digitali.

Sono però un fun degli amori a distanza, per questo voglio fornirti qualche consiglio:

  1. Evitate di litigare, soprattutto se uno dei due ha problemi di emorroidi e ogni cibo che tocca è piccante o fritto. O fritto nel piccante
  2. Vietata la gelosia.
    Se sui Social la vedi sempre semi nuda alle feste, ricorda che solo con te ha vomitato nella stessa tazza!
  3. Momenti Speciali.
    Ogni chiamata, video, o messaggio, deve essere un momento speciale. Momenti unici, come quando vinci per la prima volta a tombola con la cartella di tua nonna morta l’anno prima.

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Malick, 25 anni ed un figlio in Senegal (una storia di diffidenza quotidiana)

Malick, un extracomunitario qualsiasi

Affacciato sul mare, osservo Malick (un nome di fantasia per una persona reale) girovagare per il borgo marinari.
«Hai la barba come noi, sei un fratello africano» esordisce mentre si avvicina col sorriso.

Malick è giovane, alto ed esile.
Vende cinte e collane.
Lui un extracomunitario come tanti, io un ciclista metropolitano in giro per Napoli.

Borgo marinari di Napoli, parla Malick,un extracomunitario di 25 anni giunto dal Senegal su un barcone

Extracomunitario, barcone, Libia, scafisti

«Quanti anni hai? Sei giovane» chiedo.
«Venticinque» ribatte mentre lega un cinturino sottile al mio braccio sinistro.
«Oggi sono felice, è nato mio figlio. Questo regalo è per te» ribadisce.
«Grazie ma non li uso» respingo l’offerta diffidente.
«E dove è tuo figlio? Parli bene italiano, da quanto tempo sei qui?» incalzo incuriosito.
«Tre anni, mio figlio è giù in Senegal».

Venticinque anni, da tra anni in Italia e con un figlio appena nato che chissà quando incontrerà.

Extracomunitario, assuefatti al dramma?

«Come sei arrivato? In aereo?»
«Non avevo i soldi per il biglietto, col barcone».
«Dalla Libia
«Certo»
«Siete partiti di notte?»
«Si»
«E quanti eravate sul barcone?»
«Una trentina»
«Tutti salvi o ci sono verificati incidenti?»
«Tutti salvi»
«Hanno arrestato gli scafisti
«No»

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Persone, numeri statistici, vu cumpà

Guardo Malick: non capisco se racconta la verità o descrive ciò che io desidero ascoltare per soddisfare la mia curiosità di occidentale «che non capirà mai cosa accade laggiù».

Barcone, Libia, scafisti: quante volte ascoltiamo queste tre drammatiche parole in televisione?
Stavolta d’avanti a me ho una persona in carne ed ossa – un numero statistico per i Governi, un fastidioso vu cumprà per molti, un servizio al telegiornale per i media – un ragazzo scappato da casa a vent’anni e Dio solo sa da quali «mostri».

«Prendi una cinta» taglia corto Malick.
Ha dedicato troppo tempo per una vendita, la sua condizione non gli permette di restare oltre.
«Non ho soldi con me, mi spiace» mento.

Stavolta è Malick ad essere diffidente.
«Riprenditi il braccialetto, è più utile a te che a me. Magari lo vendi a qualcun altro».

Restituisco il regalo.
L’extracomunitario saluta e prosegue il suo cammino.

La diffidenza e l’assuefazione al dramma prevalgono anche nella mia coscienza.
Scusami Malick.


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Referendum sulle trivelle, e la scuola chiude (nell’indifferenza generale)

Scuole pubbliche chiuse per quanti giorni?

La prima conseguenza del referendum abrogativo sulla durata delle trivellazioni in mare del prossimo 17 aprile sembra non interessare nessuno, nemmeno a Stefania Giannini, l’attuale Ministro dell’Istruzione.

Tra preparazione dei seggi, pulizie generali, spoglio e disinfestazione le scuole pubbliche sedi del referendum chiudono venerdì e riaprono mercoledì (nel migliore dei casi).

Giorni di assenza nel un momento topico dell’anno scolastico passano nel silenzio generale.

Risulta normale e scontato sospendere le lezioni ad aprile: migliaia di genitori-lavoratori dovranno organizzarsi per affidare i figli a nonni (i più fortunati), baby sitter o altro.

La scuola pubblica risulta, anche per simili scelte, totalmente insufficiente per le reali esigenze delle famiglie di oggi.

L'attuale ministro del MIUR, Stefania Giannini, nessuna nota contro la chiusura della scuola pubblica per il referendum sulle trivelle

Referendum sulle trivelle, votare o non votare?

E’ una questione di scelta: partecipare ad un evento democratico oppure disertare?
L’opinione personale sulle trivelle non è in discussione: ognuno di noi si informi, rifletta e decida come votare.

E’ opinabile, invece, l’astensione.

Snobbare le urne per non raggiungere il quorum è un tradimento verso chi, al contrario, crede nello strumento popolare per abrogare una legge ritenuta ingiusta.

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Domenica 17 aprile, due elementari domande

Se poi lo Stato, arbitro imparziale, ci mette lo zampino, i conti non tornano proprio.
Ingenue osservazioni sulla data del referendum:

  • Spesa pubblica ed astensionismo
    Perché non accorpare il referendum sulle trivelle con le prossime elezioni comunali per risparmiare soldi ed ottimizzare i tempi?
    Questa scelta avrebbe contrastato anche il temuto astensionismo.
  • Scuole chiuse
    La chiusura dell’anno scolastico è vicina: perché non votare fra qualche mese onde evitare la perdita di ulteriori giorni di lezione?
    Perché le Istituzioni sono indifferenti a tale anormalità che, troppo spesso, passa inosservata?
    Fino a ieri, in molti, ignoravano il problema delle trivelle in mare: procrastinare di due mesi non era poi così grave.

Attendo una nota ufficiale del MIUR che – temo – non giungerà mai.


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Il muro di Poggioreale

Il confine tra il Bene ed il Male

Un pesante muro alto come il primo piano di una casa.
Scuro, massiccio, sverniciato, vecchio, si estende per centinaia di metri.
Divide il mondo dei vivi dall’inferno.

Al di qua del muro

Il tempo scorre veloce: il solito caotico traffico cittadino, impiegati sempre di corsa, uffici-arnie incastrati in torri e grattacieli, open space luminosi ed affollati, veloci pause pranzo consumate tra i mille ristorantini dalle offerte cattura-cliente, bimbi che tornano a casa ed impugnano la mano sicura della mamma, studenti innamorati che marinano la scuola per rubare baci d’amore dopo un «per sempre» convinto.

Al di qua del muro, scorre la vita di ogni giorno.

Osservo il muro di Poggioreale ...

Osservo il muro di Poggioreale …

Al di là del muro

Casermoni degradati con cento celle oscure.
Alveari silenziosi senza via d’uscita.
Buchi neri dietro i quali non battono segnali vitali evidenti.
La parte oscura dell’animo umano.
Luoghi di non-spazio.
La prigione dei «mostri».

Al di là del muro, il carcere di Poggioreale

La finestra su Poggioreale

Dalle finestre dell’ufficio, intravedo i due mondi contrapposti: il muro separa la società civile dal regno dei dannati.

Osservo con angoscia e mi domando perplesso: questo luogo sinistro impiantato nel cuore di Napoli, guarirà le coscienze sporche di chi ha sbagliato?

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Io, pendolare felice

Addio stress da guida

Per il sottoscritto, il 2016 porta una salubre novità: al lavoro con i mezzi pubblici!

Considero l’opportunità una vera rivoluzione culturale.

Dopo svariati anni, lascio l’auto in garage e viaggio in metropolitana.
Felice di non impestare l’aria cittadina con i gas di scarico, scendo a piazza Garibaldi – finalmente la stazione centrale con un nuovo e moderno restyling – e passeggio per circa tre chilometri.

Raggiungo il Centro Direzionale di Napoli, la nuova sede di lavoro, soddisfatto.

Il lungo giorno degli scatoloni è alle spalle ed appartengono al passato anche il traffico impazzito, gli ingorghi folli, le anarchiche code agli incroci, l’ingiusto pedaggio della tangenziale partenopea, lo stress da parcheggio.

Io, pendolare felice

Io, pendolare felice

Ad un anno dalla scomparsa, le musiche di Pino Daniele si diffondono tra le stazioni dell’arte e mi accompagnano lungo il nuovo viaggio quotidiano.

Certamente in futuro affronterò giornate complicate tra scioperi e ritardi ma per ora mi godo il sonno dell’auto e la passeggiata pre-ufficio.
Da oggi sono un pendolare felice.

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ActionAid, regaliamo una seconda vita al magazine?

ActionAid, pubblicizzare è bello!

Perché gettare nel cestino della carta il magazine di ActionAid?
Il giornale della importante associazione per il sostegno a distanza presenta cento notizie interessanti e mille iniziative che meritano di essere diffuse.

Dunque, ricevo per posta la rivista e, dopo la lettura, decido di regalare al periodico (trimestale) una seconda vita: la pubblicizzo nella sala d’attesa di una palestra vicino casa.

Il magazine di ActionAid: dopo la lettura, invece di gettarlo, perchè non condividerlo?

Il magazine di ActionAid: dopo la lettura, invece di gettarlo, perchè non condividerlo?

Non getto, condivido Il magazine

«Posso lasciare la rivista?» chiedo al gestore del centro sportivo.
Tra i tanti genitori che sostano nella sala in attesa dei piccoli atleti impegnati negli allenamenti settimanali, magari c’è qualcuno più sensibile che necessita solo di essere informato su come aiutare un bimbo dell’età del figlio in un angolo bisognoso del Pianeta con 25€ al mese.

«Certamente» risponde il gentile responsabile della palestra.
Appoggio la rivista sopra le altre, il sorriso dei tre bimbi in copertina attirerà sicuramente l’attenzione degli adulti …

Hnin, mia figlia di cinque anni

Io sono un papà felice: sapere che, grazie ad un piccolo contributo, la piccola Hnin Su (mia figlia adottiva di cinque anni) studia invece di lavorare nei campi aiuta il mio personale senso di giustizia.

Sono cosciente: l’irrisoria quota mensile non risolve il problema perchè percorre un metro non significa scalare una montagna di un chilometro.
Ma se non iniziamo a camminare, mai arriveremo in cima.

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Halloween, il selfie (d’autore)

Nel sito di «mostri» per eccellenza, nel weekend di Halloween non può mancare un post a tema.

Regalo agli amati Lettori, un «selfie d’autore» …

Halloween, selfie d'autore

Halloween, selfie d’autore


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L’ombrello napoletano

Un ombrello, due euro

«Solo due euro, dotto’».
Il venditore propone la sua merce con maestria, conscio dell’urgenza del momento.
La pioggia improvvisa ci coglie impreparati, «non esistono più le mezze stagioni» è il mantra che si diffonde subito nel mercato di Antignano, al Vomero.

Il prodotto è ricercato, l’uomo deve solo allungare il braccio ed incassare.
Gli ombrelli on the road vanno via come il pane.

L'ombrello napoletano

Un mondo «usa e getta»

«Due euro, avete battuto pure la concorrenza degli extracomunitari» commento.
«Dotto’ roba cinese» ammette l’esperto (a sua insaputa) sales management.
«Ma è buono?» do corda al venditore marketing napoletano.
«Dotto’ si deve aprire con delicatezza» conferma il sales consultant (sempre a sua insaputa).

L’astuto commerciante sfila il piccolo ombrello dalla custodia nera, lo apre e mostra con fierezza la robustezza dello scudo: le aste sono ben rigide ed il tessuto impermeabile resistente.
Richiude la spada nel fodero e mi porge il parapioggia.

«Spero di farci tutto l’inverno» azzardo.
«Se l’usate con delicatezza …» insiste.
«Ma se piove, lo posso usare?» porgo il quesito mentre la pioggia d’ottobre bagna l’intraprendenza napoletana.

Napoli, l’etica inversa del parcheggiatore abusivo

L’accusa del parcheggiatore abusivo

«Dotto’, non è giusto».
L’accusa giunge dal parcheggiatore abusivo, un tizio autoproclamatosi proprietario dei posti auto di fronte l’ingresso principale del bosco di Capodimonte.

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Un paio di ore prima …

Domenica 4 ottobre, la giornata al museo di Capodimonte è gratis.
C’è il pienone di visitatori, napoletani e non.
La pattuglia di carabinieri controlla l’affluenza, una squadra di vigili urbani dirige il traffico, presidia gli incroci, tutela il pullman scoperto dei turisti incantati.

Nessuno, però, interviene contro l’azione illegale del parcheggiatore abusivo.

L’uomo si avvicina e mentre sosto, con tono amichevole cela la minaccia: «dotto’, un’offerta a piacere».
«Ci vediamo dopo» ribatto, allenato a combattere questa malsana abitudine.
«Dotto’ si paga in anticipo» incalza con insistenza e stavolta il tono è meno amichevole e più cattivo.

E’ chiaro: questo «mostro» non teme la presenza delle forze dell’ordine, conosce bene il luogo e scommetto che presidia l’area ogni weekend.

«Pago dopo» taglio corto e vado via.
L’esattore farfuglia qualcosa, rientra alla base e confabula con un altro «mostro» posizionandosi al centro del viale pronto a chiedere l’estorsione a chiunque parcheggi.

Al bosco di Capodimonte, in lotta contro il parcheggiatore abusivo

Al bosco di Capodimonte, in lotta contro il parcheggiatore abusivo

L’ingiustizia?

Dopo un paio d’ore torno a riprendere l’auto.
Il parcheggiatore abusivo è in agguato: «Dotto’, allora?».
«Non è passata nemmeno un’ora …» mi giustifico senza motivo.
«Dotto’, non si comporta così, non è giusto» ribatte il testimone vivente dell’illegalità quotidiana.

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L’etica inversa del parcheggiatore abusivo

Questa storia di piccola, grande ed ordinaria follia napoletana evidenza un aspetto inquietante: al mio rifiuto di pagare la tangente, il parcheggiatore abusivo si sente vittima di un’ingiustizia.

Lui, colpevole di estorcere soldi con la minaccia a persone indifese, autore dell’impunito racket del parcheggio, attore di continue sopraffazioni, è convinto di subire una prepotenza.

Abituato a ricevere senza insistere, assuefatto alla anormalità del pagamento non dovuto, avvezzo all’indifferenza delle istituzioni, addestrato a combattere l’uno-contro-uno contro il cittadino perbene, educato alla cultura inversa della violenza, l’uomo non accetta ciò che altrove è ovvio: la sosta libera.

Secondo la sua distorta visione del mondo, ha subito una violazione di un diritto acquisito.

La rivoluzione

E se da oggi nessuno pagasse più la tangente al parcheggiatore abusivo?
Un gesto rivoluzionario che colpirebbe un’atavica abitudine partenopea, talmente antica da far accettare normale ciò che normale non è.

Siamo ancora in tempo, coraggio il «mostro» può essere sconfitto.
Con l’aiuto delle Isttituzioni, la tutela delle forze dell’ordine, la rivoluzione abbia inizio: provandoci in prima persona.


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