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«Vi spiego perché BetLeague è unico», parola di Luca Monfrecola [INTERVISTA]

BetLeague,  l’idea che ti cambia la vita?

Luca è l’ideatore di BetLeague, il nuovo gioco (gratuito) di sfide tra appassionati di calcio.

Al sottoscritto interessa carpire quel momento magico nel quale scatta la scintilla, quell’istante che illumina il cervello e compare l’idea che ti cambia la vita.

O, se non te la cambia, almeno ti appassiona.
E tu ci credi talmente tanto da dedicare tempo e risorse.

Luca Monfrecola, l'ideatore di BetLeague, il nuovo gioco di sfide tra appassionati di calcio

BetLeague, tra FantaCalcio e TotoAmici

D: Luca, BetLeague era nei meandri del tuo cervello forse da sempre.
Da dove nasce quella scintilla magica che trasforma un pensiero di una notte in un progetto concreto e di successo?
R: Ciao Mario, probabilmente si, era da anni che girava questa idea nella mia testa.
Preferivo giocare al TotoAmici piuttosto che al fantacalcio ma di quest’ultimo gioco mi affascinava la componente “sfida 1 vs 1” che al TotoAmici mancava.
Dal canto suo, però, il TotoAmici era più veloce, snello e immediato … e così è nato BetLeague, precisamente in una domenica pomeriggio di circa cinque anni fa.

D: Quando hai visto la tua creatura online, quali sentimenti hai provato?
Più emozionato per l’inizio di una avventura o preoccupato di un possibile insuccesso?
R: Ho provato una grande gioia.
Le difficoltà in questi cinque anni sono state tante quindi, aggiungerei, anche una piccola liberazione e soddisfazione personale.
La caparbietà premia.
Sicuramente più emozionato, allegro ed euforico: vedere il bicchiere mezzo pieno è nella mia indole.
Anche se ammetto che controllo i dati, il trend, le prestazioni della piattaforma più di una volta al giorno 🙂

D: Ideare un gioco ed interessare il pubblico è azione complessa.
Quali le differenze con gli altri giochi sportivi già online?
R: Credo che BetLeague abbia dalla sua un aspetto fondamentale che al giorno d’oggi conta molto: la velocità della giocata.
Per giocare infatti bastano pochi secondi 😉

BetLeague, il nuovo gioco online per gli appassionati di calcio

BetLeague, come giocare (e vincere)

D: Se dovessi convincere un utente a partecipare, come descriveresti la maggiore peculiarità che rende BetLeague unico nel suo genere?
R: BetLeague fa incontrare due scommettitori in un’emozionante sfida 1 contro 1, senza dover passare dai bookmaker.

D: Dalle faq leggo poche semplici regole.
Spiegaci in tre step come iscriversi e partecipare ad una lega.
R: Giusto Mario, poche e semplici regole:

  • ti registri sul sito
  • scegli una o al massimo cinque leghe a cui partecipare in funzione delle competizioni che preferisci
  • piazzi i tuoi pronostici: se ne indovini più del tuo avversario, conquisti 3 punti in classifica

BetLeague, il nuovo gioco online per gli appassionati di calcio

Questioni di leghe: pubbliche o private?

D: Io, nuovo iscritto, come scelgo la lega alla quale partecipare?
Meglio una lega pubblica o privata?
R: La scelta della lega avviene principalmente in funzione su quali competizioni vuoi giocare: Serie A, Premier League, Champions League ed Europa League.
Una lega privata ti offre la possibilità di scegliere tu contro chi vuoi giocare.
Infatti, solo i giocatori che tu inviterai potranno parteciparvi – mentre, la lega pubblica, è aperta a tutti e puoi conoscere nuovi amici.

D: Luca, siete online dall’inizio del campionato di SerieA.
Quali le reazioni riscontrate dagli utenti? I giocatori partecipano?
Ci puoi raccontare qualche aneddoto divertente?
R: Noto una grande partecipazione.
Gli utenti sentono in modo sana la sfida e la competizione.
I nostri giocatori sono sia social che appassionati di calcio, un bel mix!
Un aneddoto divertente?
Ad esempio, un utente (lungimirante?) mi ha chiesto se sarà possibile – in un futuro prossimo – scommettere anche sul vincitore di talent in tv!

BetLeague, il nuovo gioco online per sfidare gli amici appassionati di calcio

BetLeague, tre trucchi per vincere!

D: Tu sei esperto di BetLeague: bisbiglia in un orecchio dell’ultimo utente registrato tre trucchi da seguire per vincere la lega.
R: Ecco tre consigli pratici da applicare già quando piazzi la prossima bolletta:

  • consultare le statistiche delle squadre (tra non molto sarà online anche un’area dedicata)
  • seguire il cuore, ma soprattutto l’istinto nelle piazzate dell’ultimo istante
  • e, in particolar modo, per vincere i premi consiglio di partecipare a 5 leghe giocando su tutte le competizioni

D: Sei sul blog dei «mostri»: su BetLeague ce ne sono?
R: Ovvio, sono ovunque 🙂
Forse il più temibile è il tempo.
Bisogna essere bravi a tenere sempre alta la tensione degli utenti e stupirli continuamente.

D: Luca, nello sport la vittoria è uno dei possibili risultati.
Come la sconfitta.
L’importante è provarci!
Lancia un messaggio nella bottiglia, il mondo ti ascolta.
R: Mi piace moltissimo quel detto che cita: l’importante non è cosa trovi alla fine del tuo viaggio, ma quello che provi mentre viaggi.
E’ esattamente così.
L’importante è viaggiare.
E provarci, sempre. 🙂

Come giocare (gratis) su BetLeague

Ti è piaciuta questa intervista e vuoi provare BetLeague?
E’ gratis e basta un clic per registrarsi: GIOCA SUBITO


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Amerigo Vespucci, la visita di un bimbo che voleva diventare marinaio [FOTO]

A bordo dell’Amerigo Vespucci

Non chi comincia ma quel che persevera

«Quale significato nasconde questo slogan?»
Lo spirito del cronista non mi abbandona nemmeno sull’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Italiana.

Guadagno spazio tra la folla e immortalo lo scatto.

«Ogni nave della Marina ha il suo motto, questo è il nostro» risponde il giovane marinaio alla domanda del sottoscritto.

A bordo dell'Amerigo Vespucci

Dopo un’ora e mezza di fila ..

A Napoli, evidentemente, non sono l’unico a desiderare un giro sul famoso veliero.
Dopo un’ora e mezza di fila, barcollo lungo la rampa e salgo sul ponte della storica nave.

Ho la netta sensazione di passeggiare in un luogo speciale, uno di quei posti dove si è scritta la Storia.
Ogni angolo trasuda emozione: quelle corde vissute, le scali complicate da salire, le scialuppe, il ponte che vola verso l’orizzonte, l’imperioso timone.

A conferma, osservo – sempre nel porto di Napoli – una enorme nave da crociera attraccata.
Lo stile tra il veliero e la nave da crociera è abissale: l’Amerigo Vespucci conserva l’eleganza e la gentilezza di una nobil donna, l’enorme «mostro» poco distante appare come una ferraglia cafona e senza anima.

L’attesa è stata ripagata.
Girare per l’Amerigo Vespucci è un avventuroso viaggio nel tempo.

A bordo dell'Amerigo Vespucci

Il bambino che voleva diventare marinaio

Com’è eroica la vita del marinaio!
La forza del mare in tempesta, il coraggio di questi uomini che domano le onde, la quiete del mare piatto, il lungo viaggio, l’attesa in cabina, la vita di bordo, l’odore del sale che ti entra nelle ossa, l’amore di chi aspetta.

Potevo essere io un marinaio?
Non credo proprio.

Lascio il sogno ai tanti bimbi che esplorano la nave con i loro genitori 🙂

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Amerigo Vespucci, la galleria di immagini


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E se andassi al teatro in bici?

La svolta in città: far la spesa in bici

Con l’occhio sinistro controllo la e-bike, col destro parlo con la commessa.
In bilico sulle scale della libreria, non ho il coraggio di lasciare la bici.
Nonostante l’abbia incatenata ad un palo, temo che all’uscita dal negozio, avrò un libro in più ed una bici in meno.

Per i ciclisti, a Napoli manca tutto: dalla agognata pista ciclabile ad un ovvio parcheggio dove sostare (in sicurezza) il proprio mezzo a due ruote.

Un vero sistema di mobilità alternativa permette, a chi ama pedalare in città, di raggiungere il supermercato, parcheggiare la bici (con la certezza di ritrovarla al ritorno), far la spesa e continuare gli spostamenti.
Andare alla posta, recarsi al cinema, visitare un museo.

Senza auto.

Usare la bici in città per far la spesa, andare al teatro ... quando accadrà a Napoli?

Foto: in un piccolo centro della Toscana …

Ad oggi, utilizzo la e-bike per il solo tragitto casa-lavoro / lavoro-casa.
Desidero il salto di qualità ma il contesto cittadino opprime l’iniziativa.
Troppe insidie: la difficoltà nel trovare un posto sicuro dove lasciare l’amata bici è l’ostacolo principale da superare.

Sembra una banalità, invece, è un problema reale.

Ad esempio, quando partecipai alla riunione con il Sindaco De Magistris a palazzo San Giacomo, nei pressi di piazza Municipio, trovai un solo garage disposto ad accettare la bici.
Dopo tre ore di sosta, pagai la tariffa di una moto!
(per la cronaca: 7€ se la memoria non mi inganna)

Eppure, basta spostarsi di qualche Regione, per verificare come – altrove – la bici sia un normale mezzo di trasporto di uso quotidiano.

La foto l’ho scattata questa estate in un piccolo centro della Toscana.
Turisti e cittadini si spostano, raggiungono i lidi, pranzano al ristorante pedalando.

Fuori ogni locale, le rastrelliere.

Per incentivare l’uso delle due ruote, facilitarne l’uso, convincere gli indecisi, dimostrare che, in un sistema organizzato, spostarsi in bici conviene (a tutti).

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Primo passo: parcheggiare la bici

La richiesta del sottoscritto: permettere ai ciclisti metropolitani l’utilizzo della bici per muoversi in città.

Come?
Installiamo le rastrelliere nei vari angoli di Napoli.

Fuori gli uffici postali, lungo le strade dello shopping, nei musei, cinema e teatri, nei cortili delle scuole (poi, un giorno non troppo lontano, anche nei pressi delle stazioni della metropolitana).
Partiamo dalle zone a traffico limitato, più facili da controllare.

Permettere di parcheggiare – in sicurezza – è l’inizio per incentivare l’uso della bici ogni giorno.

Una richiesta semplice e di immediata efficacia.
Attendiamo risposte – anzi, rastrelliere.


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«L’immaginazione? E’ un viaggio nel tempo», Luciano Esposito, scrittore di nuovi mondi [INTERVISTA]

L’ispirazione secondo Luciano Esposito

Scavo ancora nei meandri della fantasia.
Nella mente dello scrittore, dove nasce la scintilla.

Per carpire quel momento magico nel quale un pensiero diviene un’idea felice.

L’ispirazione: da dove nasce? L’ispirazione: chi la possiede?

L’ispirazione nasce dal sentimento, quindi ce l’abbiamo tutti, dobbiamo solo imparare a riconoscerla e a sprigionarla per darle voce.
In un qualsiasi momento puoi vedere, ascoltare, pensare, qualcosa che ti fa dire: Sì, questa è un’idea!
A quel punto devi subito annotarla da qualche parte per catturarla (io di solito uso il blocco note dello smartphone), perché le idee sono evanescenti e se non le afferri al volo sfumano via come nebbia al sole.
Mi piace pensare che l’ispirazione rappresenti un viaggio nel tempo, nel senso che ciascun pensiero illuminante è figlio di tutto ciò che si è vissuto fino a quel momento, di qualcosa che è venuta prima e sta diventando presente; è quindi un processo creativo che può portarti avanti, nel futuro, in un posto in cui bisognerebbe cercare di restare il più a lungo possibile.

La parola a Luciano Esposito, autore di Abbi fortuna e dormi, per comprendere dove e come sia nato il suo primo libro.

Per conoscere colui che è dotato della scintilla.

«L'ispirazione? E' un viaggio nel tempo» (Luciano Esposito, autore di "Abbi fortuna e dormi"

Abbi fortuna e dormi, il primo libro di Luciano Esposito

D: Quel giorno alla Ubik di Napoli, io c’ero.
Era evidente la tua emozione nel presentare al pubblico  Abbi fortuna e dormi, la tua prima opera.
Oggi, a distanza di tempo, che ricordi hai di quel momento speciale?
R: Ho un meraviglioso ricordo, vivido e indelebile.
Venerdì 24 febbraio 2017, Ore 18:00.
Fino a quel momento non avevo mai presentato un libro e quello è stato il modo migliore per festeggiare il mio compleanno.
Per me un gran motivo di soddisfazione ritrovarmi tra le frizzanti parole del prof. Gerardo Salvadori, il profondo intervento dello scrittore Sergio Saggese, le emozionanti letture animate dal prof. Michele Farina e le magiche esecuzioni live con chitarra classica del Maestro Federico Quercia.
Ricordo ancora uno ad uno tutti i partecipanti, parenti e amici insieme a persone mai viste prima.
Grazie a tutti!

Ad esser sincero, all’inizio ero un po’ teso perché non avevamo steso alcun programma per la serata, a parte la scaletta delle letture di Michele.
Passati i primi momenti d’emozione, mi sono sciolto, le parole sono uscite fluide dalla mia bocca senza stare troppo a pensarle.
Fosse stato per me, avrei continuato per ore ed ore.

Colgo l’occasione per ringraziare ancora una volta la prof.ssa Ermelinda Federico (che ci guarda da lassù) che ha creduto in me fin dall’inizio, lo scrittore Nando Vitali per avermi sostenuto col suo meraviglioso modo di pensare, la Robin Edizioni che mi ha offerto la possibilità di pubblicare il mio romanzo e la libreria Ubik che ci ha ospitati.

Sento infine di ringraziare i miei genitori, che mi hanno sopportato e supportato durante le innumerevoli revisioni del testo.

D: Luciano, Abbi fortuna e dormi era da sempre nei meandri della tua mente.
Un giorno speciale hai trasformato l’ispirazione in trama.
Come è nata la scintilla del tuo primo libro?
R: Le scintille sono state varie.
La prima è stata l’idea centrale intorno a cui la trama si svolge, un sogno che avevo in testa da tempo, tra me e me non finivo mai di dirmi:
prima o poi dovrò scriverne.
La seconda scintilla è scoccata con la nascita di mia figlia.
Le lunghe attese in clinica prima del parto hanno alimentato la mia ispirazione.

Posso solo dire che il giorno della venuta al mondo della mia bambina è stato quel momento speciale che ha trasformato l’ispirazione in trama.

Abbi fortuna e dormi  è una storia incentrata sulla scintilla di un sentimento puro di vero amore da parte di un uomo nei confronti di due donne.
Non stiamo parlando di un volgare tradimento ma di
polifedeltà, termine (coniato da Sergio Saggese) che sintetizza perfettamente in una parola la trama del mio racconto.
Infine, a trasformare la trama in libro, ci ha pensato la scintilla della
Robin Edizioni.  

Abbi fortuna e dormi, il primo libro di Luciano Esposito

«La creatività massima nasce dai sogni»

D: Tu scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Amo scrivere sia racconti brevi che scritti più lunghi.
Quasi sempre i primi sono ispirati a fatti realmente accaduti o piccole storie derivanti da esperienze vissute durante la vita di tutti i giorni.
In uno scritto breve riversi su carta, in poco tempo (qualche ora al massimo), una serie di emozioni, argomentazioni che logicamente organizzate possono suscitare una riflessione od un sorriso.
Diversamente, in un romanzo bisogna tener sotto controllo la storia, i personaggi, il modo di esprimersi, i tempi, in maniera tale che ogni parola sia giustificata e alla fine tutto abbia un senso.
Quando mi dedico ad uno scritto breve, ogni momento è buono: giorno, notte, in treno, all’Autogrill, al mare, in montagna.
Al contrario, ai romanzi mi ci dedico prevalentemente a casa, durante i week end.

D: Luciano, l’ispirazione nasce dal mondo che ti circonda?
Quale è il segreto per alimentare l’immaginazione?
R: L’immaginazione è una creatura che vive dentro la nostra anima, io la nutro con pochi ingredienti naturali: viaggi, libri e film.
A volte mi capita di trarre un’ispirazione inconscia dai sogni, sono loro a suggerirmi lo spunto per alcune stesure letterarie, lì raggiungo il mio picco massimo di creatività.
Dimenticavo la vita!
Tutte le esperienze vissute, belle o brutte che siano, alla fine diventano ricordi su cui si basano le fondamenta dell’immaginazione.

"Ogni momento + buono per scrivere", (Luciano Esposito)

I progetti futuri: il secondo, atteso libro

D: Luciano, ci hai già rilasciato una sincera ed interessante intervista nella quale abbiamo affrontato vari temi.
Parliamo, invece, del prossimo futuro: a quale opera stai lavorando?
Nuovi progetti?
R: Essendo architetto, ho diversi progetti in cantiere (risatina).
Riferendomi alla produzione letteraria, sono in procinto di ultimare il mio nuovo romanzo, completamente diverso dal precedente per genere, struttura e stile narrativo.
Questa volta ho affrontato uno dei temi più insidiosi e tenebrosi della riflessione umana: la morte.
Ho cercato di esorcizzarla a modo mio attraverso gli occhi di un vecchio impresario.
La storia si svolge in un remoto paesino di montagna.
Per il momento non aggiungo altro, posso solo dire che non mancheranno sorprese e un gran finale.

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«La scrittura è una necessità»

D: Luciano, prima di chiudere, condivido una riflessione di Paola: chi scrive lo fa per se stesso o per gli altri?
R: Anche se la scrittura è un modo per esternare al mondo qualcosa di noi, sono convinto che chi scrive lo fa per sé stesso.
Mettere alcune storie nero su bianco è, per me, una necessità.
Non c’entrano fama, soldi o ritorni d’immagine, è un semplice bisogno naturale, come mangiare, bere o respirare.
Una cosa che non ha nulla a che vedere con la razionalità, ma riguarda il cuore, l’istinto, la passione.
Scrivere, nel mio caso, ha anche un effetto rilassante perché mi permette di mettere da parte i pensieri pesanti e regalarmi alcune ore di pace e serenità.
Perchè creare con le parole significa inventare nuovi mondi, ed io, in quei mondi, mi ci perdo puntualmente …

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Valeria Corciolani, la scrittrice di gialli che ama i cattivi (e cita Einstein) [INTERVISTA]

Valeria Corciolani, quando la scintilla?

Conosco Valeria attraverso gli occhi di Guia e Lucia, le protagoniste del giallo appena finito, La mossa della cernia.
Giunto all’ultimo rigo, col sorriso stampato in viso, contatto l’autrice.

Desidero carpire l’attimo nel quale Valeria Corciolani diventa scrittrice (di successo), comprendere quando nasce la scintilla che cambia il flusso degli eventi, quel momento magico nel quale Valeria mette in discussione le certezze per rovesciare il suo mondo e seguire la passione, l’amore per la scrittura.

Valeria Corciolani, autrice di commedie noir

Dalle immagini alle parole

D: Valeria, quando e come hai compreso di essere una scrittrice?
Prima della scintilla, che vita conducevi?
R: “Scrittrice” mi pare sempre un sostantivo troppo grande e inarrivabile riferito a me che nasco lettrice ingorda e sempre eternamente grata a tutti gli autori che mi hanno trascinata nelle loro storie.
In realtà la mia vita non è cambiata molto, ho solo modificato “prospettiva”: prima raccontavo storie solo con le immagini, ora le racconto anche con le parole.
Ho realizzato che scrivere poteva diventare una faccenda seria dopo, grazie all’inaspettato e travolgente riscontro dei lettori, un po’ come partire con l’idea di assaggiare con l’alluce l’acqua del bagnasciuga e trovarsi felicemente catapultati nella traversata a nuoto della Manica.

D: Ci vuole più coraggio a svoltare e seguire la passione oppure a rimanere negli schemi prestabiliti privi di calore e colore?
R: Più che coraggio forse si tratta di abbandonarsi a quel pizzico di incoscienza che appartiene ai sogni.
Il coraggio viene dopo, quando dai la martellata al grillo parlante che ti saltella dentro ripetendoti allo sfinimento “ma che diavolo stai facendo?”.
Un grillo che non ha tutti i torti in effetti, perché l’editoria di questi tempi è forse il settore più sdrucciolevole e zeppo di incognite, ma per ora – nonostante le fatiche e le inevitabili delusioni – ne è valsa davvero la pena.

Valeria Corciolani, scrittrice di noir ed amante dell'arte in tutte le sue forme

Valeria Corciolani, Chiavari (ed il mare)

D: Valeria, le vicende di Guia e Lucia si svolgono a Chiavari, paese nel quale vivi e lavori. Che rapporto hai con la tua terra?
R: E’ un rapporto di grande affetto e di grande rabbia, molto simile a quello che nutro per il nostro Paese, l’Italia.
Viviamo in un luogo splendido, ricco di tesori, storia, arte, meraviglie naturali e … e sembra che la cosa non ci riguardi: non sappiamo valorizzarlo, non sappiamo sfruttarlo in modo consapevole, rispettoso e adeguato, non sappiamo viverlo e amarlo come merita, e questo mi fa una grande rabbia, ecco.

D: Chiavari è la tua “prigione d’oro” mentre l’infinito del mare è la fuga (letteraria)?
R: Chiavari è una cittadina di provincia, con tutti i pregi e i difetti delle piccole cittadine di provincia, qui sta il suo bello: è una miniera di spunti, di microstorie gustose, brulicante di vite e segreti che si gonfiano e sgonfiano passando di bocca in bocca.
Siamo liguri: parchi di convenevoli ma, scavando la scorza, ricchi di cuore e di poesia.
E poi c’è il mare, sconfinato immenso e nello stesso tempo culla e rifugio.
E’ la mia fuga sì, nel suo abbraccio ritrovo il mio “centro”: l’acqua si ingoia i pensieri molesti e tornano a galla solo le intuizioni migliori.

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Valeria Corciolani, autrice di “La mossa della cernia”

D: i personaggi di “La mossa della cernia” trasmettono umanità.
Non ho identificato nessun vero «cattivo» nel libro, nemmeno l’assassino.
Per un giallo, trovo sia un punto di debolezza ma anche una sorpresa inattesa.
Perché questo buonismo totale?
R: In realtà non si tratta di buonismo, piuttosto lo definirei uno sguardo che cerca di andare oltre il “cattivo” – che c’è, intendiamoci, ma non è detto che sia necessariamente il colpevole – figure che impari a conoscere nelle loro fragilità, nelle loro scelte e a cui tutto sommato ti affezioni.
Amo frugare nelle vite, entrare nelle loro storie e farci entrare chi legge, per scoprire le motivazioni umane che portano al delitto, dove non c’è separazione netta tra Bene e Male ma un’infinita varietà di sfumature.
Questo mi interessa più di una ricerca pedissequa degli indizi, che trovo sempre un poco arida e noiosa.
Simenon diceva:

“bisogna comprendere e mai giudicare, perché non ci sono solo vittime e non colpevoli”

Io credo sia davvero così e mi piace raccontarlo accompagnandoci il lettore, con lievità e anche un pizzico di ironia.
Infatti i miei romanzi sono più delle commedie noir che dei veri e propri gialli, la suddivisione in generi a volte costringe a queste piccole inesattezze che non corrispondono alla cuore vero dei romanzi, ma mi pare che i lettori in fondo non ci badino più di tanto.

D: Valeria, è il giorno della rivincita.
Tra tutti i tuoi romanzi quale credi sia stato sottovalutato dal pubblico?
R: Mah, sottovalutato magari no, però La mossa della cernia è tra tutti i miei romanzi forse quello che ha avuto meno visibilità, ma non mi pare che se la sia presa troppo 😉

Valeria Corciolani, l'autrice de La mossa della cernia

Valeria Corciolani, la scuola e la cultura

D: Agli scrittori chiedo sempre il proprio rapporto con la scuola.
Che tipo era il tuo professore di italiano?
R: Era una professoressa severissima e terribile eh, ma strepitosa!
Pensate che dopo una sua memorabile lezione su Émile Zola, uno all’insaputa dell’altro, ci siamo catapultati in libreria a comprare Teresa Raquin.
In classe eravamo in trentadue, l’abbiamo letta tutti fino all’ultima pagina.
E senza che nessuno ce l’avesse imposto.
Non aggiungo altro.

D: Ha contribuito a modellare la scrittrice di oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
R: Come si suol dire “la scuola la fanno gli insegnanti”: se l’insegnante è innamorato di ciò che insegna fa innamorare chi lo ascolta, sempre.
La cultura fatta solo di nozioni non è vera cultura, bisogna amare e “praticare” ciò che si studia, solo così si impara davvero.
Conoscere la regola serve solo se poi diventa parte interattiva del nostro viverla, leggere, ad esempio, è un modo meraviglioso e perfetto per imparare a scrivere, per conoscere la grammatica, i verbi, la costruzione del periodo … divertendosi.

Valeria Corciolani, scrittrice ed amante dell'arte in tutte le sue forme

I tre libri (o ebook?) consigliati da Valeria

D: Ci segnali i tre libri che non possono mancare nella tua libreria?
R: Questa è una domanda che mi mette sempre in crisi, ogni momento della mia vita è stato siglato da libri che hanno lasciato il segno e quindi l’elenco si allunga con l’età (lunghissssssimo, quindi).
Io amo molto rileggere, per cui mi baserò sui quelli che ho tenuto più tra le mani, potrebbe essere un compromesso accettabile?

  • I racconti di Dino Buzzati
  • A che punto è la notte di Fruttero&Lucentini
  • L’affare Saint – Fiacre di George Simenon
  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg

Eh, alla fine ne ho messi quattro, perdonata?

D: Una curiosità personale: Valeria sei legata al tabù devo-toccare-la-pagina e quindi leggi solo libri cartacei oppure sei una fautrice degli ebook (come il sottoscritto)?
R: Nessun tabù di sorta, e poi diciamolo, queste diatribe che sento tra digitale\cartaceo non hanno molto senso.
Ciò che conta veramente è LEGGERE, il come e dove non importa.
Uno non potrà mai soppiantare l’altro perché sono due facce di quella meravigliosa realtà che si chiama LIBRO.
Gli ebook sono pratici, leggeri, in vacanza ho finalmente tutta la valigia a disposizione (che prima tre quarti era dedicata ai libri) e in casa poi ho libri dappertutto, anche in bagno, per dire che stava diventando davvero complicato stivarne ancora.
Insomma, per me che leggo ovunque è davvero comodo: pesa niente e contiene più romanzi di una libreria a quattro pareti.
Ho il modello basico, quello che richiede la luce esterna e alla vista sembra proprio di leggere la pagina di un tascabile, si può ingrandire, sottolineare, evidenziare e fare le “orecchie” all’angolo della pagina senza patire (ebbene sì, non sopporto i libri rovinati e ciancicati, mi procura proprio un dolore fisico), sull’ebook lo faccio senza remore e le posso richiamare in modo pratico e veloce
Con questo il cartaceo lo compro ancora e lo amo, perché mi piace andare in libreria, perché certi libri sono proprio belli da vedere, da mostrare e da toccare e perché l’unica pecca dell’ebook è che non te lo puoi fare autografare, mannaggia…

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Valeria ed i «mostri»

D: dalla tua biografia scopro che ami l’arte in tutte le sue forme: scrittura, fotografia, creatività.
L’arte contro il degrado morale ed urbano: esiste un’arma più potente per combattere i «mostri»?
R: Bella domanda.
A cui vorrei esistesse davvero una risposta.
Nel blog dei “mostri” ho notato con piacere come si alternino le due facce di “mostritudine”, quasi a mettere l’accento sul “se si vuole cambiare si può davvero cambiare”.
Sono convinta che l’arte potrebbe essere un ottimo strumento per contrastare il degrado morale e urbano, si evince nel suo piccolo anche nella scelta di decorare sottopassi e palazzi, prima deturpati da scritte oscene e disegni ancor peggio, con i meravigliosi graffiti e murales degli street artist.
Un’educazione alla bellezza, una lezione visiva di educazione civica, rispetto e tutela dell’ambiente.
Gli stessi messaggi che possono passare attraverso la lettura di un buon libro, la visione di un buon film o di una pièce teatrale, o il piccolo universo racchiuso in uno scatto fotografico.

D: Valeria, sei capitata sul blog dei «mostri».
Quali i peggiori affrontati?
R: I peggiori “mostri” sono quelli impastati dall’ottusità.
La difficoltà di far capire che spendere per la cultura è l’unico modo per ricevere indietro il centuplo.
Ma il più delle volte è rimbalzare invano contro un muro di gomma.
Frustrante.

D: E come li hai contrastati?
R: Con l’evidenza dei fatti, ma ho scoperto che l’ottusità è spesso refrattaria anche all’evidenza.
Uno zoccolo durissimo difficile da scalzare, insomma.
Bisogna solo confidare nella fortuna di incappare in un pizzico di lungimiranza in più.
A volte capita, ma è raro più dei vetrini blu sulla spiaggia.

D: L’intervista termina con una riflessione a piacere.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
D: E’ una citazione di Albert Einstein, che racchiude in sé ciò di cui sono convinta e che non saprei dire meglio:

“L’immaginazione è più importante della conoscenza.
La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo.”

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L’aquilone, l’ultimo viaggio [FOTO]

L’aquilone, il filo alla mia infanzia

Alcuni ricordi sono indelebili, impossibile da cancellare anche per l’inesorabile tempo che passa.

L’aquilone rientra tra questi.

E così, ogni volta che il Panda colorato si alza in cielo, gli dedico uno scatto.
 
Il mio aquilone

Io, maestro di aquiloni

L’aquilone, in cielo nel suo dolce ondeggiare, è l’icona della libertà e fantasia.
Ma quanti sono in grado di far volare il vecchio Panda, amico decennale del sottoscritto?

Occorre un pizzico di magia per far decollare il sogno di ogni bambino.

Lo scrivente – modestia a parte – è un maestro e possiede il tocco magico.
Stavolta la sfida è ardua: il veterano è stanco, con le ali ferite ed il filo spezzato e ricucito in mille punti.

Ce la farà per un nuovo viaggio?

Il piccolo gruppo di giovani spettatori, ansiosi di guidare il Panda fino a superare le grosse nuvole bianche in questa bollente giornata di luglio, attende speranzoso il decollo.

Aiutato da un vento generoso, il mio vecchio amico di giochi – provato da mille voli colorati – non delude i sogni dei fanciulli.
Barcolla, si alza, poi oscilla, perde quota e con una folata di entusiasmo cattura il cielo!

Passo il controllo ai bimbi festanti.

Il sogno continua.

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Epilogo

Il vecchio aquilone regala l’ultima emozione.
Poi cade come un uccello abbattuto da un bracconiere.

Mentre riavvolgo il filo, il Panda striscia sulla sabbia e si avvicina sofferente.
Lo raccolgo.
E’ davvero messo male: ali spezzate, dorsale fratturata, il filo ridotto ad una matassa impossibile da sciogliere.

E’ finita.

Guardo con tenerezza il mio amico Panda.

Non mi resta che accettarea l’amara verità: é giunta l’ora di comprare un nuovo aquilone.
Dopotutto, i sogni non hanno età 🙂


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Io ci sto, la libreria dei sogni (realizzati)

«Io ci sto», la libreria di tutti

«Io ci sto» è un esempio da invidiare.
Un gruppo di amici realizza un sogno: aprire, nel cuore del Vomero, una libreria.

Nonostante la crisi editoriale, tre anni fa (nel luglio del 2014) – contro ogni pronostico commerciale – sorge «Io ci sto», la libreria di tutti.

«Io ci sto», alla presentazione di L'ombra e la notte di Gino Giaculli

Alla presentazione del libro di Gino Giaculli

Alla presentazione dell’interessante libro L’ombra e la notte di Gino Giaculli (giornalista de Il Mattino), medito.

La piccola sala non contiene gli spettatori, molti ascoltano dall’uscio, altri gironzolano in libreria e ogni tanto si affacciano.

In sala, l’autore saluta e ringrazia gli intervenuti.
Quasi tutti conoscono Gino Giaculli che sembra di casa.
Lo scrittore ringrazia, spiega, descrive.

Emozione genuina, la platea apprezza.

«Io ci sto», alla presentazione di L'ombra e la notte di Gino Giaculli

«Io ci sto», l’orogoglio del sogno realizzato

Osservo gli scaffali pieni di libri, percepisco l’entusiasmo della relatrice, la felicità di aver realizzato un centro culturale, l’orgoglio per un progetto avverato.

La presenza dell’intellettuale Aldo Masullo, del giornalista Vincenzo Esposito (Corriere del Mezzogiorno), attestano l’autorevolezza di questa realtà napoletana.

Ma soprattutto, la loro testimonianza valorizza il lavoro dei tanti volontari e degli innumerevoli soci.

«Io ci sto», alla presentazione di L'ombra e la notte di Gino Giaculli

Le domande del sottoscritto

Convinzione?
Volontà?
Amicizia?
Opportunità?

Quale è li segreto per realizzare un progetto?
Perché gli amici di «Io ci sto» sono riusciti laddove la maggioranza delle persone fallisce? (a partire dal sottoscritto)

Desidero carpire il segreto che si nasconde tra gli scaffali, l’entusiamo per le cento iniziative, da dove nasce la forza per portare avanti un sogno.

La cultura, il motore del successo?

Seguirò l’evoluzione di «Io ci sto».
Con gli occhi di un ammiratore sincero 🙂


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Carnevale, il giorno dei supereroi

Carnevale e quel segreto inconfessabile?

Dietro ad una maschera di Carnevale, si cela un desiderio.
Chi vorrei essere ma non sono.
Il segreto inconfessabile: il destino sognato da piccolo e mai realizzato.

Teoria assurda?
E se invece fosse realtà?

Carnevale, il giorno dei supereroi | Foto di Luigi Borrone

Carnevale, tra Principesse e Supereroi

Alla cassa del supermercato, la giovane Principessa sorride ai clienti.
In coda, nessuno utilizza i poteri speciali.

«Paghi solo l’insalata, prego» Batman gentile cede il posto ad una sorridente Cenerentola.
Spiderman è in bolletta (come sempre), compra un tubo di Baci per Mary Jane e salta via concentrato: «da un grande potere, derivano grandi responsabilità»

Per strada, Pinocchio gira le spalle allo sceriffo Woody: non è giunta ancora l’ora di rispettare le regole.
Una giovane Biancaneve osserva il burattino con dolcezza.

Carnevale, il giorno dei supereroi | Foto di Luigi Borrone

Sandokan e Zorro, il mio Carnevale

Da piccolo amavo Sandokan, l’eroe di Emilio Salgari.

Lo alternavo con Zorro, il ladro che, alla fine, difendeva sempre i più deboli.
Ricordo, però, anche l’eccezione: un vestito da cowboy, col cappello da Far West e cinturone con pistole penzolanti.
Un look da vero duro per un film di Sergio Leone.

Concordo: sarebbe stato meglio un travestimento da Toro Seduto ma certe verità si comprendono col tempo.

Carnevale, il giorno dei supereroi | Foto di Luigi Borrone

Napoli, città colorata

Raggiungo l’ufficio, in città l’aria di festa è tangibile.
Le scuole chiuse, i coriandoli per strada, i bimbi viaggiano con l’immaginazione in mondi migliori.

Molti quartieri attraversati da parate colorate, un gioioso rumore invade luoghi troppo spesso lasciati nel degrado (culturale e non).

Una ventata di creatività, un fiume di sogni tra i vicoli ed il centro di Napoli..
Aria fresca, aria buona, aria di festa.

Per un giorno niente «mostri», per Napoli solo la fantasia dei piccoli supereroi.

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Luigi Borrone, fotografo per passione

«Amo la fotografia perché unico strumento per fermare il tempo. due foto scattate nello stesso istante non saranno mai uguali »
Luigi Borrone, fotografo per passione, è l’autore delle foto presenti in questo post.
A Luigi il mio sincero ringraziamento.

Per chi volesse seguirlo, segnalo la fanpage ufficiale Luigi Borrone – Fotografo Per Passione, il profilo twitter ed i canale Instagram.


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Sante Roperto e quelle magiche atmosfere della Calabria dimenticata

Sante Roperto, La notte in cui gli animali parlano

Ho un debole per i romanzi ambientati in Calabria, l’ammetto.

Il mare alto già a riva, le lunghissime giornate trascorse in spiaggia (piena di sassolini), la pelle arrostita, gli alberi di fichi, il verde intenso, i paesini arroccati sulle colline, le strade desolate sotto il sole cocente, i volti degli anziani scavati dal tempo, le vacanze dell’infanzia.

E dunque, riconosco ed amo le atmosfere profumate raccontante dal bravo Sante Roperto in La notte in cui gli animali parlano.

Sante Roperto, l'autore di "La notte in cui gli animali parlano"

Gli amori non vissuti

La notte in cui gli animali parlano è ambientato tra le viuzze di Conflenti, piccolo paesino in provincia di Catanzaro che, scopro con divertimento, esistere per davvero.

Il protagonista è proprio Conflenti – il paese – il luogo dove la storia inizia e tutto finirà.

La trama, come un cerchio ideale, si chiude alla perfezione: passato e presente confluiscono nell’unico punto capace di concentrare i destini dei vari personaggi.

Matteo e Claudia, l’amore giovanile non vissuto, si alimenta del ricordo.
Ma il ricordo idealizza, pone su un immeritato piedistallo l’oggetto del desiderio.
Il desiderio è anche forza: le mille vicissitudini di Alessandro, il nonno di Matteo, partito per la seconda guerra mondiale con il sogno di tornare dall’unico, grande amore della sua vita.

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Perché leggere La notte in cui gli animali parlano

Trattasi un romanzo di pura evasione.
Storia leggera, il libro alterna il presente (Matteo) col passato (nonno Alessandro), sempre incentrato sui sentimenti puri, tipici del tempo che fu.

Scritto con uno stile lineare, le pagine corrono via veloci fino all’atteso finale.
Piacevole, nostalgico al punto giusto, Sante Roperto non scade mai nei facili sentimenti.

Dopotutto, chiunque di noi potrà ritrovarsi nelle riflessioni di Matteo e Claudia.
Ed è il risulato al quale aspira l’autore:

Ogni Lettore, quando legge, legge se stesso
(Marcel Proust)

Acquista il libro di Sante Roperto su Amazon!


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Se perdi un amico (e lo ritrovi per caso)

Un incontro inatteso

Livia è ad un passo.
Il taglio degli occhi, il sorriso, il solito entusiasmo nel parlare.
E’ proprio lei.
Nonostante non l’incontri da più di vent’anni, la riconosco.

Sliding doors e le possibili scelte

Diciotto anni, stessa comitiva di amici

Le caotiche uscite del sabato sera, in coda al freddo o sotto la pioggia per una pizza, in lotta per conquistare i migliori posti al cinema (negli anni ottanta, la prenotazione era fantascienza), le chiacchierate infinite, «faremo», diremo, «mai», «sempre».

Io, Livia, compagni di gioventù, insieme a pochi amici – quelli che si contano sulle dita di una mano – con i quali condividere sogni, vacanze, momenti indimenticabili, emozioni.

Poi svaniti col tempo.

La vita scorre e scioglie quel gruppo di amici: da «inseparabili» a distanti, il passo è breve.
Fino a perdersi, ognuno per la sua strada.

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Amici ieri, estranei oggi

La metro viaggia veloce, affollata di pendolari ansiosi di rientrare, ognuno immerso nei propri pensieri.

Osservo le stazioni scorrere: Garibaldi, Municipio, Università.

Con gli occhi nel finestrino, intercetto il riflesso di un volto familiare.
Giro lo sguardo, metto a fuoco, tra i tanti c’è Livia.

Siamo a pochi passi l’uno dall’altro ma non ci intercettiamo.
Lei conversa amabilmente con un tizio, c’è confidenza tra loro.
La guardo ma lei non guarda me.

Oggi Livia è una donna, della ragazzina di vent’anni fa restano i lineamenti delicati, il taglio degli occhi, il sorriso, la voce allegra.
Dopotutto, è sempre la stessa.

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Amicizia, questione di evoluzione

Inchiodato al mio posto, ascolto ma non oso avvicinarmi.
Livia sembra non accorgersi del sottoscritto e nemmeno scruta gli altri passeggeri.
La sua attenzione è assorbita dall’interlocutore.
Ha una borsa a tracolla, tipica di chi porta documenti.
Sarà un avvocato?

La metro continua il suo percorso, indifferente agli incontri casuali consumati nei vagoni.

Giungo a destinazione, il treno frena, le porte scorrono, fuggo via, con un pensiero saluto Livia.
Mentre cammino verso l’uscita della stazione, un quesito guadagna spazio: dovevo avvicinare Livia?

Chissà se avrò una seconda chance.

Forse non sarà necessaria.
Avvicinarsi o perdere i contatti con un amico è un’evoluzione, positiva o negativa che sia resta comunque un’evoluzione.

Frequentare o seguire l’inerzia è un comportamento non casuale.

Nessun alibi, nessun «mostro» celato nell’animo umano.
Solo una libera scelta dipendente dalla volontà di ognuno di noi.
O sbaglio?


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Donald Trump, l’intervista (mai pubblicata) di un ignoto giornalista di Napoli [FOTO]

Io e l’intervista a Donald Trump

«Hai due ore per scrivere un pezzo su Trump» ordina il Capo.
Il faccione del nuovo Presidente USA campeggia sulle prima pagine di tutti i siti web, non può mancare proprio sul nostro faCCebook, il blog dei «mostri».

«Mandami alla Casa Bianca per un’intervista esclusiva» rispondo convinto.

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Il premio Pulitzer al sottoscritto!

Fiuto lo scoop.
Il premio Pulitzer è già sulla mia scrivania.

Sono pronto per azzannare la preda, sento l’odore del sangue, la notizia scorre nelle vene, l’adrenalina a mille!

La valigia è pronta, a noi reporter basta lo spazzolino da denti, una penna ed un bloc notes.
Oggi sei al fronte per denunciare una guerra dimenticata, domani alla sagra della castagna di Montella.
Tutto è notizia.

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Il sogno interrotto

«Non vai da nessuna parte, non ci sono i soldi nemmeno per comprare il biglietto della metropolitana» il Capo interrompe con tono brusco i sogni di gloria.
«Inventati un pezzo, dalla tua scrivania» gira le spalle e scappa via.

Il rumore della porta che sbatte rispedisce lo sguardo del sottoscritto sul monitor.

Donald Trump a Mappatella Beach

Se il sottoscritto non può andare alla Casa Bianca, allora sarà Donald Trump a raggiungere il sottoscritto.
A Napoli.
Sul lungomare.
L’intervisterò alla rotonda Diaz.
Location perfetta, con vista sul Castel dell’Ovo.

Per l’occasione, magari il Comune libererà Mappatella beach dai turisti e napoletani e riserverà l’esclusiva spiaggia per lo scoop dell’anno.

Lo scorso venerdi 4 novembre ho effettuato un giro di perlustrazione: la foto immortala la sala stampa.
Magnifica.
Fotogenica.
Virale.

E’ tutto pronto.
Manca solo Donald Trump.

Il lungomare di Napoli, la location perfetta per l'intervista esclusiva a Donald Trump


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Quale è la vincita minima per smettere di lavorare?

Vincere al Superenalotto: sì, ma quanto?

Basta un milione di euro.
La cifra copre l’intera esistenza di un adulto italiano con partner e prole.
Il milione d’euro permetterà all’intero nucleo di non lavorare mai e trascorrere una vita serena con uno stile medio.

Non navigherete nell’oro ma, almeno, non sopporterete più le angherie del capoufficio (o equivalenti) e potrete dedicare tutte le ventiquattro ore della giornata a ciò che veramente amate.

E questo non ha prezzo.

Vincere al Superenalotto? Sì, ma quanto?

Un euro a settimana

Il calcolo deve essere analitico.
Depenno l’emotività, la cifra è da capogiro: cento milioni più briciole è l’attuale montepremi del Superenalotto.

Investo l’euro settimanale, la lotteria per spegnere il computer dell’ufficio per sempre e dedicare il tempo – finalmente! – ai sogni irrealizzati.

Dunque: quale è la vincita minima per licenziarsi e vivere felice?

I reddito medio italiano: 20 mila euro

Reddito medio italiano: 20 mila euro

Secondo le statistiche, la vincita milionaria bussa alla porta una volta nella vita: ragiono con le mani bucate e prendo le stime massime.

Parto dall’ultimo dato Istat disponibile: il reddito medio in Italia è pari a 20.070€ e varia a secondo della zona.
Per eccesso, consideriamo il reddito massimo del nord ovest: 22.820€.

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Dopo quanti anni la pensione?

Il secondo parametro da fissare è il numero di anni lavorativi prima di giungere alla agognata pensione.

Tutte le riforme si basano su un concetto elementare: un lavoratore, più anni resta in ufficio (o qualsiasi altro posto) più tempo versa (i contributi) e meno riscuote (la pensione).

Dunque, lo Stato prolunga la vita media del lavoratore finché l’Alzheimer galoppante non prende il sopravvento.

Fisso a 40 anni la vita media del lavoratore moderno.
Evito di specificare come giungerà il Fantozzi del ventunesimo secolo alla meta, sono algebrico e scevro di considerazioni personali.

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La formula

Il calcolo è bell’è fatto, la soluzione elementare:

  • reddito massimo italiano moltiplicato il numero di anni lavorativi
  • 23.000 x 40 = 920.000
  • sommo 80.000 tra inflazione, rivalutazione e le spese dal dentista

il cerchio si chiude: il milione è servito.

L’appello

Discorsi folli di un informatico sognatore?
Riflessioni estive sotto l’ombrellone?
Cifre sballate e numeri irraggiungibili?

Forse.
O forse no.

Ora mi rivolgo a te, amico Lettore alla ricerca continua di «mostri» da sconfiggere.

Fornisci una possibilità alla fortuna, altrimenti il milione lo vedrai sempre e solo dal binocolo.

D’altronde, sei giunto fino a questo punto, qualcosa significherà.
Interpreto il tuo impegno come la volontà di cambiare vita.
Concordo.

Investi un euro, il montepremi supera i cento milioni.
Se vinci, un paio tieniteli pure, il resto distribuiscilo.

Ricorda: basta un milione di euro per smettere di lavorare (per sempre).

A proposito, non essere ingordo altrimenti il prossimo «mostro» potresti essere proprio tu.
D’accordo?

PS: se vinci, ricordati del sottoscritto (mi accontento anche di centomila euro)

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