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Tag: sport (Page 1 of 7)

«Vi spiego perché BetLeague è unico», parola di Luca Monfrecola [INTERVISTA]

BetLeague,  l’idea che ti cambia la vita?

Luca è l’ideatore di BetLeague, il nuovo gioco (gratuito) di sfide tra appassionati di calcio.

Al sottoscritto interessa carpire quel momento magico nel quale scatta la scintilla, quell’istante che illumina il cervello e compare l’idea che ti cambia la vita.

O, se non te la cambia, almeno ti appassiona.
E tu ci credi talmente tanto da dedicare tempo e risorse.

Luca Monfrecola, l'ideatore di BetLeague, il nuovo gioco di sfide tra appassionati di calcio

BetLeague, tra FantaCalcio e TotoAmici

D: Luca, BetLeague era nei meandri del tuo cervello forse da sempre.
Da dove nasce quella scintilla magica che trasforma un pensiero di una notte in un progetto concreto e di successo?
R: Ciao Mario, probabilmente si, era da anni che girava questa idea nella mia testa.
Preferivo giocare al TotoAmici piuttosto che al fantacalcio ma di quest’ultimo gioco mi affascinava la componente “sfida 1 vs 1” che al TotoAmici mancava.
Dal canto suo, però, il TotoAmici era più veloce, snello e immediato … e così è nato BetLeague, precisamente in una domenica pomeriggio di circa cinque anni fa.

D: Quando hai visto la tua creatura online, quali sentimenti hai provato?
Più emozionato per l’inizio di una avventura o preoccupato di un possibile insuccesso?
R: Ho provato una grande gioia.
Le difficoltà in questi cinque anni sono state tante quindi, aggiungerei, anche una piccola liberazione e soddisfazione personale.
La caparbietà premia.
Sicuramente più emozionato, allegro ed euforico: vedere il bicchiere mezzo pieno è nella mia indole.
Anche se ammetto che controllo i dati, il trend, le prestazioni della piattaforma più di una volta al giorno 🙂

D: Ideare un gioco ed interessare il pubblico è azione complessa.
Quali le differenze con gli altri giochi sportivi già online?
R: Credo che BetLeague abbia dalla sua un aspetto fondamentale che al giorno d’oggi conta molto: la velocità della giocata.
Per giocare infatti bastano pochi secondi 😉

BetLeague, il nuovo gioco online per gli appassionati di calcio

BetLeague, come giocare (e vincere)

D: Se dovessi convincere un utente a partecipare, come descriveresti la maggiore peculiarità che rende BetLeague unico nel suo genere?
R: BetLeague fa incontrare due scommettitori in un’emozionante sfida 1 contro 1, senza dover passare dai bookmaker.

D: Dalle faq leggo poche semplici regole.
Spiegaci in tre step come iscriversi e partecipare ad una lega.
R: Giusto Mario, poche e semplici regole:

  • ti registri sul sito
  • scegli una o al massimo cinque leghe a cui partecipare in funzione delle competizioni che preferisci
  • piazzi i tuoi pronostici: se ne indovini più del tuo avversario, conquisti 3 punti in classifica

BetLeague, il nuovo gioco online per gli appassionati di calcio

Questioni di leghe: pubbliche o private?

D: Io, nuovo iscritto, come scelgo la lega alla quale partecipare?
Meglio una lega pubblica o privata?
R: La scelta della lega avviene principalmente in funzione su quali competizioni vuoi giocare: Serie A, Premier League, Champions League ed Europa League.
Una lega privata ti offre la possibilità di scegliere tu contro chi vuoi giocare.
Infatti, solo i giocatori che tu inviterai potranno parteciparvi – mentre, la lega pubblica, è aperta a tutti e puoi conoscere nuovi amici.

D: Luca, siete online dall’inizio del campionato di SerieA.
Quali le reazioni riscontrate dagli utenti? I giocatori partecipano?
Ci puoi raccontare qualche aneddoto divertente?
R: Noto una grande partecipazione.
Gli utenti sentono in modo sana la sfida e la competizione.
I nostri giocatori sono sia social che appassionati di calcio, un bel mix!
Un aneddoto divertente?
Ad esempio, un utente (lungimirante?) mi ha chiesto se sarà possibile – in un futuro prossimo – scommettere anche sul vincitore di talent in tv!

BetLeague, il nuovo gioco online per sfidare gli amici appassionati di calcio

BetLeague, tre trucchi per vincere!

D: Tu sei esperto di BetLeague: bisbiglia in un orecchio dell’ultimo utente registrato tre trucchi da seguire per vincere la lega.
R: Ecco tre consigli pratici da applicare già quando piazzi la prossima bolletta:

  • consultare le statistiche delle squadre (tra non molto sarà online anche un’area dedicata)
  • seguire il cuore, ma soprattutto l’istinto nelle piazzate dell’ultimo istante
  • e, in particolar modo, per vincere i premi consiglio di partecipare a 5 leghe giocando su tutte le competizioni

D: Sei sul blog dei «mostri»: su BetLeague ce ne sono?
R: Ovvio, sono ovunque 🙂
Forse il più temibile è il tempo.
Bisogna essere bravi a tenere sempre alta la tensione degli utenti e stupirli continuamente.

D: Luca, nello sport la vittoria è uno dei possibili risultati.
Come la sconfitta.
L’importante è provarci!
Lancia un messaggio nella bottiglia, il mondo ti ascolta.
R: Mi piace moltissimo quel detto che cita: l’importante non è cosa trovi alla fine del tuo viaggio, ma quello che provi mentre viaggi.
E’ esattamente così.
L’importante è viaggiare.
E provarci, sempre. 🙂

Come giocare (gratis) su BetLeague

Ti è piaciuta questa intervista e vuoi provare BetLeague?
E’ gratis e basta un clic per registrarsi: GIOCA SUBITO


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Italia Ucraina, l’indignazione di Alberto Rimedio (dopo un mio tweet)

Alberto Rimedio ed il tweet di protesta

Al minuto ottantatrè di Italia Ucraina il telecronista RAI Alberto Rimedio ed il commentatore sportivo Antonio Di Gennaro censurano gli indegni cori della curva di Marassi.

I due giornalisti, senza appello, bocciano l’assurdo comportamento di una fetta del pubblico genovese.

Ad ogni rilancio del portiere ucraino, un gruppo di idioti, urla a squarciagola l’indicibile epiteto già sentito in molti altri stadi italiani.

La condanna giunge dopo gli innumerevoli messaggi di indignazione via twitter.
Tra i tanti, anche il suddetto cinguettio del sottoscritto.

Alberto Rimedio, il telecronista RAI indignato dai cori della curva

Cultura sportiva, questa sconosciuta

A conferma del raggiungimento del mio tweet, Alberto Rimedio evidenzia un giusto passaggio: «amichevole o partita ufficiale non c’è differenza».
In effetti, il cronista ha perfettamente ragione e corregge una imprecisione del messaggio scritto sull’onda dell’emozione.

L’insulto risulta ancora più grave per la presenza delle tante scuole calcio sugli spalti di Marassi.
Quali insegnamenti mostriamo ai baby calciatori?
Che esempio sportivo presentiamo ai giovani telespettatori?

Denigrare l’avversario con un coro divenuto «normale» in molti stadi è proprio insopportabile.
Ma, purtroppo, è una triste normalità italiana.
Basta guardare le partite della SerieA ed ascoltare l’urlo della curva al rilancio del portiere avversario.

Ricordavo un romantico «volaaaa» per accompagnare il pallone calciato con forza dal portiere.
Oggi, invece, un volgare insulto gridato da una parte dello stadio cancella e sporca anche quel volo magico.

Forse, noi che guardiamo quella palla viaggiare in cielo, nella sua fantasiosa traiettoria, dall’area al centrocampo in attesa che atterri tra i piedi dei nostri giocatori, siamo anacronistici ingenui?

No, mi dispiace.
Non confondiamo la realtà.
Sono quegli idioti che urlano oscenità i veri «mostri».

Un sincero grazie ad Alberto Rimedio per aver dato voce alla nostra indignazione.


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«La mia vita» di Sir Alex Ferguson, per gli amanti del calcio inglese [RECENSIONE]

Alex Ferguson, da Govan a leggenda del calcio

Acquisto la biografia ufficiale di Alex Ferguson prima del malore dello scorso maggio.
Da quanto leggo sul web, l’ex allenatore del Manchester United è fuori pericolo (anche se resta in terapia intensiva).

L’interesse del sottoscritto per una leggenda del calcio moderno, nasce dalla curiosità di carpire quali elementi rendono eccezionale un anonimo scozzese partito dal quartiere dei cantieri navali di Glasgow ed arrivato fin sulla vetta del mondo (sportivo).

Sir Alex Ferguson sintetizza le doti di un manager di successo in poche, significative righe:

gli elementi più importanti per una leadership di successo: etica del lavoro, determinazione, il saper prendere decisioni

La mia vita, la biografia ufficiale di Alex Ferguson

Chiedete a Cristiano Ronaldo

In La mia vita, Alex Ferguson racconta i ventisette anni (consecutivi) come allenatore/manager del Manchester United.
Un record imbattuto che rimarrà tale a lungo (vista la frenesia degli attuali presidenti di club).

Il libro è ricco di storie inedite: dalla maturazione del giovane Cristiano Ronaldo ai mille altri talenti scoperti nei campi di periferia e poi lanciati in prima squadra.
Il rapporto con i media inglesi, le simpatie/antipatie con gli altri allenatori della Premier League (la stima per Mourinho ma anche la diffidenza con Rafa Benitez).

Mille racconti tra i tanti successi e qualche utile sconfitta.
Un libro imperdibile per chi ama il calcio inglese, talmente condensato di aneddoti da sembrare un romanzo fantasy.

Invece, La mia vita è il giusto tributo ad un uomo di sport fuori dall’ordinario.

non abbiamo perso la partita è solo scaduto il tempo

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Italia90 e Francia98: la mia doppia esperienza ai Mondiali di calcio

Italia90, a Napoli contro l’Argentina di Maradona

Tifammo per gli azzurri fino all’ultimo rigore.
Tra i sessantamila del San Paolo, in quella maledetta notte che non fu magica, c’era anche il sottoscritto.

Da giovane universitario – oltre alle immancabili ripetizioni private – lavoro come steward allo stadio.
Più che un lavoro, si tratta di vero sfruttamento giovanile.

Entri se un amico è già nel giro e ti segnala.
Ragazzi sottopagati lasciati indifesi contro le belve che, da ogni angolo del San Paolo, sbucano per intrufolarsi senza biglietto.

Dopo la battaglia per regolare gli ingressi tra curva e distinti,  posso assistere ad un tempo della partita.
E, in quel periodo, a Napoli gioca un certo Diego Maradona.

Così, grazie ad un amico steward in servizio, quel martedì 3 luglio del 1990, entro gratis per assistere ad una partita storica.

La montatura mediatica è ridicola: «Napoli tifa Argentina» titolano molti giornali.

Non fischiammo l’inno argentino, non insultammo gli avversari, applaudimmo alle azioni e alle giocate di Maradona, è vero.
Ma, rispettare l’avversario e tributargli i giusti meriti, non dovrebbe essere la normalità sportiva?

Oggi, quel falso storico, appare come l’ennesima fake news montata ad arte per nascondere l’allora fallimento calcistico.

Ed io, ne fui testimone.

Ai Mondiali di calcio, Francia del 1998, io c'ero!

A Francia98 come vincitore di un concorso

Nel 1998 lavoro in EDS, una multinazionale americana dell’IT, sponsor del mondiale francese.

Un concorso interno mette a disposizione – per ogni sede dell’azienda – quattro biglietti per la partita Italia Austria, a Parigi.

Partecipo per curiosità, siamo in tanti e non aspiro alla vittoria.
Ma, a volte, la fortuna bussa alla porta dell’ultimo arrivato (ero un neoassunto).
Vinco due biglietti per la partita più un soggiorno tutto pagato in giro per la capitale francese!

Per lo stupore dei colleghi, senior, manager e amministratori delegati.

Ecco, la seconda avventura del sottoscritto ad un mondiale di calcio, è legata alla buona sorte.

Una volta nella vita ma è successo 🙂

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A Russia 2018, stavolta non ci sono

Per il Mondiale di Russia, giungono da ogni parte del mondo, cinque milioni di turisti.

Tra loro, manca il sottoscritto.

Stavolta non conosco amici steward e non vinco concorsi.
Attendo la prossima occasione.

La vita, quando meno te l’aspetti, bussa alla tua porta.
E quando accade, devi avere la valigia pronta.


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Dopo il sogno nel cuore, l’anno sabbatico

Comandante, dove sei?

Osservo la “N” azzurra con nostalgia.
L’immagine sulla borsa poggiata sul pedalò riapre ferite (sportive) non ancora rimarginate.

Ne è trascorso di tempo dalla fine dell’ultima SerieA ma il sottoscritto prova ancora delusione per l’amaro epilogo.
Continuo a rivivere quei momenti: dove abbiamo sbagliato?
E incredulo chiedo; perchè?
L’assenza di una risposta convincente mi lascia nel limbo dell’incertezza.

Come l’abbandono di un amico senza una plausibile spiegazione.
Già, un caro vecchio amico con il quale cresci, ti confronti, provi emozioni e poi sparisce senza nemmeno una telefonata.
Il vuoto che non puoi colmare con la logica di un ragionamento.

Osservo la “N” azzurra in una domenica qualsiasi, in riva al mare.
Con lo sguardo raggiungo l’orizzonte e la domanda dell’io-tifoso riemerge prepotente: perchè il nostro Comandante non guida il Napoli campione d’Italia?

 
Avevo un sogno nel cuore

Confermare Sarri, l’unico rimedio?

Chiodo schiaccia chiodo, è una regola falsa.
Il nuovo allenatore Ancelotti non cancella la malinconia per la storia appena terminata.

Il nostro epico Comandante, fautore di emozioni e bellezza calcistica mai vista prima, resta impresso nella mente dello scrivente.

La grande ingiustizia poteva essere riparata solo con la permanenza di Maurizio Sarri alla guida sel suo (nostro) seducente Napoli.
Avrei preferito mille volte la conferma dell’uomo con la tuta a qualsiasi altro nome, anche risonante.

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Per ritrovare la passione perduta

Troppe delusione tutte insieme: via il Comandante, via (forse) il Capitano.

E così, dopo l’ultimo campionato avvelenato, decido: prendo una pausa dal calcio.

La decisione ponderata è suffragata da mille validi motivi.
Ne elenco alcuni:

  • amo il fair play e nel calcio non esiste il fari play
  • amo la sana competizione ed il calcio è competizione scorretta
  • amo la trasparenza e nel calcio la trasparenza è stata cancellata
  • amo la riconoscenza e nel calcio la riconoscenza è surclassata dal soldi
  • amo la fedeltà ma nel calcio vincono i mercenari
  • amo la correttezza e lealtà ma nel calcio il risultato conta più di tutto.

Amo lo sport ma il calcio non è più uno sport.

Stanco e privo di passione, oggi necessito di ripulire la mente dalle gioie regalate dal Comandante.
Un reset emozionale.
Perché cotante emozioni sono impossibili da ripetere.

Quel feeling squadra-tifosi che ci ha spinto ad un metro dalla vetta, quell’atmosfera magica di un sogno prossimo alla realizzazione.

Prendo atto: il sogno nel cuore si è infranto contro l’ingiustizia del calcio malato, deluso parto per il mio anno sabbatico.

Per ritrovare la passione perduta.
E, per riconoscenza al Comandante.


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Salvator Rosa, stazione Linea1: svelato il mistero delle scale mobili ferme da tre mesi [FOTO]

Linea1, stazione Salvator Rosa: l’avviso ANM

Impianto temporaneamente fuori servizio.
Stiamo lavorando per ripristinarlo nel più breve tempo possibile.
Ci scusiamo per il disagio
(avviso ANM, stazione Linea1 Salvator Rosa)

Il Comune di Napoli fa sul serio.
Le scale mobili ferme da tre mesi alla stazione di Salvator Rosa, dimostrano la ferrea volontà politica di raggiungere l’obiettivo-salute entro l’estate.

E’ assurdo immaginare il perché l’impianto, da diverso tempo guasto, non funzioni ancora.
E’ davvero così complicato riparare delle ordinarie scale mobili?
Non ci credo.

L’unica spiegazione razionale è il piano segreto delle Istituzioni: combattere la pigrizia del cittadino costringendolo al movimento.

Come?
Riducendo gli autobus pubblici, fingendo di non possedere le risorse per potenziare la metropolitana, fermando sistematicamente le funicolari, abolendo qualsiasi forma di mobilità alternativa.

I primi risultati sono incoraggianti.
La resistenza del napoletano è superiore alla media nazionale e – caratteristica sviluppata negli anni di disservizi continui – si adatta in ogni altro luogo senza difficoltà alcuna.
(da una testimonianza recente di una cavia napoletana)

Stazione di Salvator Rosa, scale mobili ferme da tre mesi

Salvator Rosa, ingresso secondario: le foto

Di fatto, chiunque entri per l’ingresso secondario di Salvator Rosa, è costretto a percorrere una lunga scalinata prima di giungere all’interno della stazione.

Il Comune non fa sconti a nessuno: mamme con le carrozzine, anziani, i diversamente abili, infortunati vari.
Tutti a piedi, costi quel che costi.

Il cittadino deve curare la forma fisica: o corri giù scalino dopo scalino oppure raggiungi l’ingresso principale (sempre a via Salvator Rosa, distante un quattro/cinquecento metri dall’entrata secondaria) e prendi l’agognato ascensore.

Stazione di Salvator Rosa, l'avviso ANM

Stazione di Salvator Rosa, l'altra scala mobile è solo in salita

Linea1, quando arriva il prossimo treno?

Oltre la forma fisica, il Comune lavora per temprare anche l’aspetto psicologico del cittadino napoletano.

Da tempo immemore, infatti, i display presenti nelle stazioni della Linea1, invece di annunciare quando giungerà il prossimo treno dei desideri, visualizzano (se accesi) un asettico messaggio: “Prove tecniche”.

Ecco l’altro punto del piano segreto delle Istituzioni: un corpo sano è inutile se guidato da una mente fragile.

Occorre fortificare il carattere del passeggero: il mistero sui tempi d’attesa forgia lo spirito, sprona la comunicazione, allena la pazienza.

Salvator Rosa, i tempi d'attesa del prossimo treno restano un mistero

Scale mobili, è finito l’esperimento?

Ora che il sottoscritto ha reso pubblico il vero motivo dello stop delle scale mobili di Salvator Rosa, chiedo ufficialmente agli organi competenti di interrompere l’esperimento.

Il guasto simulato, dopo tre mesi di finta inefficienza, falso disinteresse, cattiva gestione delle stazioni, può ritenersi concluso.

I cittadini ringraziano le Istituzioni per la ritrovata forma fisica.
Ora, però, rimettete in funzione le scale mobili della stazione di Salvator Rosa.
Desideriamo un sano riposo.

Dopotutto, dopo tre mesi di allenamenti, lo meritiamo.

Salvator Rosa, quando finirà l'esperimento?


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Calcio, la sfida impossibile tra il Golia Bianconero e il piccolo Davide Azzurro

Il calcio è del gigante Golia?

Per noi spettatori, quale è il divertimento nel seguire un campionato con il vincitore già assegnato?

Mentre scrivo, il Golia Inglese potrebbe aver già tagliato il traguardo.
Al Golia Tedesco e Francese, manca un metro.
Il Golia Spagnolo ha un margine significativo sugli avversari, impotenti attori di un film dal finale scontato.

In tutta l’Europa calcistica, contro lo strapotere del gigante Golia, resiste solo il piccolo Davide Azzurro.

Lui, giovane ed impertinente, se ne frega dello strapotere del Golia Bianconero e tiene viva la sfida.

Il calcio europeo senza mordente: solo il Napoli tiene vivo il campionato italiano

Calcio, si gioca per il secondo posto?

Il microscopico Davide Azzurro ha un indiscutibile merito: tiene col fiato sospeso il gigante abituato a comandare.

Il piccolo eroe, non possiede la potenza dell’avversario, però è veloce.
Non conosce i trucchi del mestiere ma ha l’entusiasmo dei giusti.
Combatte con mezzi rudimentali, ma non ha nulla da perdere.

E, come tutti i paladini, il nostro Davide Azzurro è l’orgoglio del suo popolo.

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Davide Azzurro vs Golia Bianconero

Un battuto d’ali ed il campionato termina.

Ma, nonostante manchi davvero poco, la sfida italiana tra il gigante bianconero ed il minuscolo eroe azzurro, è l’unico finale ancora da scrivere.
In tutta Europa.

Sfida ancora in gioco grazie all’intraprendenza del nostro piccolo, coraggioso Davide Azzurro.

Il gigante Golia è certo della vittoria, la mano del piccolo Davide Azzurro trema.
La paura annebbia la vista, la pressione piega le gambe.

Giunti al momento fatidico, i dubbi assalgono l’inesperto.
La stanchezza diviene un macigno, la missione è troppo grande per il piccolo Davide Azzurro?

Ma, quando tutto sembra perso, Davide Azzurro lancia l’ultimo colpo.

Perché attraverso i suoi occhi, un milioni di occhi azzurri incrociano lo sguardo del Golia bianconero. 
Un coro di un milioni di voci azzurre rimbomba nella mente del piccolo eroe:
«vai Davide, provaci! Noi siamo con te!»

La fionda lancia l’ultimo colpo.
Il proiettile vola dal basso verso l’alto disegnando una perfetta parabola.

Non sapremo come finirà finchè la botta non colpirà la fronte del gigante bianconero, sorpreso da tanta audacia.

Però di una cosa siamo certi: Davide Azzurro ha reso l’esito della sfida impossibile, incerto fino alla fine.

Ed era proprio ciò che il milione di occhi azzurri chiedeva e desiderava.
Grazie piccolo, coraggioso Davide Azzurro.
Siamo tutti con te.


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Davide Astori, il dramma negli occhi di due bambini

Davide Astori, un dramma collettivo

«Hai visto, è morto Astori, il giocatore della Fiorentina».
«Si, ce l’ho nell’album delle figurine».

Il dramma di Davide Astori si riflette negli occhi preoccupati di due bambini.
In fila fuori al seggio, in attesa di votare, ascolto lo scambio di paure tra piccoli appassionati di calcio.

Avranno una decina d’anni, magari frequentano proprio la scuola dove stiamo votando, dedicano il loro tempo (infinito) al gioco e con la mente immaginano un mondo sicuro.

La tragedia sconvolge le loro (e nostre) certezze.
Si chiedono, come tutti noi: è possibile morire a trentuno anni?

Davide Astori, il dramma che colpisce l'immaginario collettivo

In pochi istanti, la notizia raggiunge tutti

La notizia ci sbatte in faccia l’amara verità: anche un’atleta professionista – simbolo di salute, benessere e prevenzione medica – è vulnerabile come un qualsiasi, comune mortale.

La fine dell’«eroe» ben presto viaggia su tutti gli schermi: tv, tablet, smartphone.
E, in pochi minuti, giunge al seggio.

Fino a coprire di dubbi gli occhi innocenti dei due fanciulli.
Le parole rassicuranti dei genitori, un abbraccio e torna il sereno.
I due marmocchi si inseguono per il corridoio della scuola, urlano, giocano.

Per noi adulti, invece, resta la ferita.
E l’atroce domanda, priva di una risposta sensata: è possibile morire a trentuno anni?


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Vendo vero smog (sporco e nero) [FOTO]

Vendo dati smog luglio – settembre 2017

Periodo di pedalate: primi di luglio, fine settembre.
Come ogni tre mesi, sostituisco il filtro della maschera antismog.

Perchè recarsi al lavoro in bici è un’ottima idea – per la mente e per il fisico – ma richiede le opportune difese.
In primis, la maschera antismog contro le polveri sottili, il «mostro» invisibile.

D’altronde, il suddetto filtro (lercio) ricopre un ruolo statistico importante: in assenza di dati credibili sull’inquinamento reale a Napoli, lo stato di usura del filtro della maschera antismog è un ottimo indice di misurazione dell’avvelenamento dell’area cittadina.

Il sottoscritto, vista la perenne crisi economica che attanaglia le Istituzioni, è disposto a vendere agli enti interessati, il filtro sporco di smog per eventuali misurazioni.

Il filtro della maschera antismog dopo tre mesi di utilizzo

Al museo nazionale non c’è smog?

Il sito dell’ARPAC CAMPANIA riporta le tabelle riassuntive relative alle “Mappa interattiva Rete di Monitoraggio della Qualità dell’aria” con le zone ed una media giornaliera dell’U.M.
Tabelle comprensibili solo ad un esperto.

Ad esempio, nel momento in cui scrivo, al Museo Nazionale di Napoli, per ottobre 2017, viene indicata una media giornaliera pari a 39. 
Ad Acerra, invece, nello stesso periodo, nei pressi della scuola Caporale, c’è un pericoloso 54 digitato in rosso – credo, per indicare, un valore superiore alla media consentita.

I dati dell'ARPAC CAMPANIA ottobre 2017 non indicano smog al Museo Nazionale?

Dunque, dalla dati ARPAC, si evince che nella zona del museo nazionale di Napoli, congestionata dal traffico H24 e smog alle stelle, l’inquinamento non supera il livello di pericolo?
Interpreto bene i dati pubblicati?

Lo scrivente, ogni giorno, in bici attraversa la suddetta zona.

Continui zig-zag tra le auto bloccate nel solito mega-ingorgo, incrocio paralizzato a tutte le ore del giorno, vigili eroici per il rispetto del semaforo, autobus che sbuffano fumo nero e l’esercito di scooter guidati da mille Valentino Rossi senza regole.
Tutti davanti al museo nazionale di Napoli.
Ogni giorno.
Per tutto l’anno.

La testimonianza dei livelli di smog sono stampati sul filtro della maschera antismog: le macchie scure parlano chiaro – al contrario dei numeri dell’ARPAC.

Il filtro della maschera antismog dopo tre mesi di utilizzo

Proposta: un filtro al posto della centraline

Se ho ben inteso le informazioni divulgate dall’ARPAC CAMPANIA, deduco il malfunzionamento delle centraline installate nei pressi del Museo Nazionale.

Propongo di sostituire questi costosi macchinari – forse, privi della corretta manutenzione? – con i filtri della maschera antismog dei vari ciclisti napoletani.
Per risparmiare i soldi dei contribuenti ed ottenere dei dati reali dell’inquinamento.

Per i mesi precedenti, metto a disposizione i miei vecchi filtri.
Lerci, sporchi, usurati ma veri indicatori dello smog cittadino.


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Il pallonaro, misteri e segreti dei calciatori gay [RECENSIONE]

Calciatori, nessun coming out

In Italia vige l’assioma: nessun calciatori è gay.
Da questo dogma (ipocrita), nasce Il pallonaro di L.R. Carrino.

L’autore pone un quesito irrisolto: perché i calciatori gay – dalla SerieA all’ultima lega dilettanti – non dichiarano la propria omosessualità?

Dalle cronache sportive, non emergono coming out.

Da quanto il calcio si giocava solo la domenica pomeriggio fino al campionato spalmato dal venerdì al lunedì e trasmesso dalle pay-tv in mezzo mondo, gli atleti rispettano un patto segreto, inviolabile: i calciatori non possono essere gay.

Perchè la realtà è occultata?

L.R. Carrino, autore de Il pallonaro

Il pallonaro: a tratti scurrile, perchè?

La narrazione scorre veloce come i dribbling di Diego De Martino, il personaggio intorno al quale ruota l’intera vicenda.

Il libro si sviluppa come il Campionato: dietro ogni capitolo, una partita.
Dettagli che evidenziano la passione calcistica dell’autore, l’amore per lo sport di molti giovani, il talento di chi vuole solo giocare a calcio e viene sfruttato dal sistema inquinato che ruota intorno al pallone.

Però un’osservazione è necessaria: perché, in alcuni tratti, il romanzo scade nello stile e l’autore utilizza termini triviali che, al sottoscritto, infastidiscono?

Se avrò la possibilità di intervistare L. R. Carrino, chiederò lumi.

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Occultare la verità per conservare il Sistema

Il pallonaro descrive l’ottusità di chi manovra i fili (calcistici).

Procuratori, dirigenti ed ultras nascondono la verità.
Perché?
Scoprire l’omosessualità del Capitano della squadra del cuore, sarebbe sconvolgente?

Secondo l’autore, l’omosessualità rischia di inceppare il Sistema-Calcio.
E dunque, bloccare il flusso di denaro indotto.

Costruire un prodotto (televisivo) che non muti nel tempo, uguale a se stesso, con le certezze di sempre, senza shock per lo spettatore-tifoso.
Con censura della realtà.

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Omosessualità, a chi interessa?

La lettura de Il pallonaro non scioglie un dubbio amletico: a me, tifoso, perché sconvolge l’omosessualità nel calcio?
A me, appassionato di sport, perché importa conoscere i gusti sessuali del Capitano della Nazionale?
A me, cittadino, perché scombussola scoprire l’omosessualità del vicino di casa?
A me, impiegato d’ufficio, perché sorprende il collega-gay?

E’ davvero così importante individuare se un amico/collega/parente frequenta una persona del suo stesso sesso?

Il libro di L.R. Carrino. non risponde a tale quesito.

Però ha il merito di affrontare l’argomento e scoperchiare una verità mal celata: l’omosessualità nel calcio esiste.
Fatevene una ragione.

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Top Ciuccio

Il Ciuccio, primo in classifica!

Per chi è abituato a vivere a livello del mare, ritrovarsi in cima alla montagna più alta d’Italia, è un’esperienza da ricordare (nel caso del sottoscritto, un post celebrativo).

Dall’alto della vetta, il Ciuccio azzurro protegge gli occhi con la zampa e guarda lontano.
Giù, lungo il pendio, un gruppetto tenta – con fatica – la scalata.

La zebra, in testa agli inseguitori, è arrabbiata: non abituata a rincorrere, arranca mentre scalcia per tener dietro gli altri.

La lupa passeggia senza convinzione: conscia di non poter mai raggiungere il Ciuccio, partecipa alla competizione perché costretta.

I diavoli cinesi perdono terreno al primo ostacolo mentre i cugini (sempre cinesi) tallonano la zebra (ma, detto tra noi, scalano con uno stile inguardabile).

Più distante, un’aquilotto impaurito prova a decollare senza successo.

Top Ciuccio, il momento magico del Napoli

Il Ciuccio? Il più bello di tutti!

Il Ciuccio respira a pieni polmoni, l’aria frizzantina della vetta rinvigorisce e mette di buon umore.
E, grazie al calendario favorevole, resterà in cima indisturbato per altre due settimane.

Poi, la corsa riprenderà.

Tutti a rincorrere il Ciuccio trasformatosi in lepre.

La caccia è aperta, la stagione è ancora lunga, impossibile prevedere come andrà a finire.
Però una certezza aleggia nel disordinato gruppo degli inseguitori: il Ciuccio è il più forte e bello di tutti, merita la vetta.


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Un saluto speciale. Dopo 3000 chilometri e 200 ore. In bici.

Napoli, dopo 3000 KM in e-bike …

Al chilometro tremila registro un importante evento: ricevo un segnale contro l’indifferenza.

Fine agosto, rientrato da qualche giorno dalle vacanze, ricomincio a pedalare nel solito tragitto casa-lavoro-casa.

Al semaforo di via Duomo, all’incrocio con la sempre trafficata via Foria, fermo sulla e-bike, attendo il verde.
Come ogni pomeriggio, dal lunedì al venerdì.

L’uomo sembra felice di vedermi.
Quasi mi aspettasse, io, ciclista metropolitano chiuso nella maschera antismog.
Lui, mendicante, la strada la sua casa.

Vive di elemosina, chiede pochi centesimi alle auto in attesa del via, a volte racimola una sigaretta da qualche automobilista generoso, spesso la sua presenza invisibile non merita l’attenzione dei passanti.
Come se fosse normale vedere una persona in perenne povertà, al semaforo, a mendicare per sopravvivere.

L’osservo: dignitoso, umile, mai maleducato o aggressivo.
Da qualche tempo, ogni pomeriggio, quando giungo all’incrocio, sorride e mi saluta.

Al km.3000, un saluto speciale contro l'indifferenza

200 ore in sella ma …

Taglio l’importante traguardo delle 200 ore in sella – 3000 km. di pedalata cittadina – ma da qualche giorno, nessuna traccia dell’uomo.
Giunto al semaforo di via Duomo, mi guardo intorno ma non lo vedo più.

Chiuso nel mio mondo, non ho mai rotto il muro della diffidenza per rivolgergli la parola.
Mi limitavo a rispondere al suo saluto speciale.
Dopotutto, non sono migliore dei tanti automobilisti indifferenti alle richieste di elemosina dell’uomo.

Chissà se domani l’incontrerò.
Mi auguro di no.

Magari il suo saluto indicava un cambio di vita, un addio alla povertà.
Magari avrà giocato una schedina vincente al Superenalotto.
Oppure, qualche automobilista non indifferente – perché esistono! – avrà offerto all’uomo una seconda possibilità?

Duecento ore in e-bike e tremila chilometri di pedalate dopo.
Penso positivo.
E’ possibile cambiare ciò che appare ineluttabile, lo dimostra l’esercito dei ciclisti napoletani in costante crescita.

Magari domani è un giorno migliore.
Anche per l’uomo al semaforo capace di scegliere un destino diverso?

forse la vita non è stata tutta persa 
forse qualcosa s’è salvato 
forse davvero non è stato poi tutto sbagliato 
forse era giusto così 

Un saluto speciale, dopo 200 ore in sella


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