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Tag: sport (Page 3 of 7)

Moser, il ciclista napoletano e lo sciopero dei mezzi pubblici

Napoli, traffico in tilt

Pedalo con fatica, il piccolo motore elettrico aiuta ma non risolve.
La gamba accusa la resistenza della salita ed i mille ostacoli metropolitani rendono ancora più ostico il tragitto.

Lungo la strada affollata, tra una fila d’auto parcheggiate oramai arredo urbano permanente, un tizio osserva la scena apocalittica: traffico impazzito, ingorgo totale, l’orchestra disordinata di clacson, smog ed un coraggioso ciclista metropolitano guadagna terreno tra gli autisti esauriti ed imprigionati nelle loro scatolette fumanti.

Mentre avanzo in sella alla mia e-bike, da sotto al casco, una goccia di sudore scivola lungo la fronte.
Attraversa la maschera anti-smog e solletica la guancia accaldata.

Napoli è paralizzata dallo sciopero dei mezzi pubblici.

Il sottoscritto, invece, viaggia libero e felice sulle due eco-ruote.

La mia e-bike, io Moser napoletano^

Moser, Maradona e Maiorca

Intorno si scatena l’inferno metropolitano.

L’esperienza affina la concentrazione: per pedalare a Napoli urge l’autocontrollo del samurai.
Conservo la freddezza e calma olimpica – soprattutto quando la città è preda del blocco totale di metrò, bus e affini.

Avanzo convinto, cauto e prudente.
Dal bordo strada si alza un urlo: «vai Mooooserrrr!»
Mi giro.
E’ il tizio che, dal marciapiede, osserva la scena apocalittica.

Moser!

Nell’immaginario collettivo chi va in bici è Moser, chi gioca a calcio è Maradona e se ti immergi sei Maiorca.

Colgo l’incitamento spontaneo del tifoso.
Pedalo con maggiore forza e determinazione.

Dietro i clacson continuano a strombazzare.

Alzo il braccio, saluto il mio fan.
Sorrido e volo via.

La città è paralizzata,

Moser beato raggiunge il lungomare per il meritato premio.

In bici per Napoli


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Napoli-Copenaghen, un viaggio di duemila chilometri. In bici

Duemila chilometri in bici

Un anno dopo, con tenacia e passione, senza mai rinunciare a pedalare – nonostante i pericoli nascosti ad ogni metro.
Duemila chilometri percorsi, in sella alla mia e-bike.
Duemila chilometri, la distanza che separa Napoli da Copenaghen.

Festeggio il prestigioso traguardo al Centro Direzionale di Napoli: per la precisione, 2015 km, come segnala il display del computer di bordo.

In bici, duemila chilometri. Festeggiati al Centro Direzionale di Napoli

A Napoli non piove mai

Il record dei primi 1000 KM è un lontano ricordo.
Messa da parte l’auto, le statistiche parlano chiaro: nell’ultimo anno, ho pedalato per undici mesi.

Costretto a parcheggiare la bici solo nel giorni di pioggia (concentrati perlopiù nello scorso gennaio), il freddo – quello vero – dalle mie parti non si sofferma a lungo.
Il clima napoletano incentiva l’utilizzo della bici che, però, è un mezzo di trasporto ancora poco utilizzato.

La mattina, libero sulle due ruote, viaggio verso l’ufficio ed osservo l’espressione rabbiosa degli autisti bloccati nei maxi-ingorghi: gli occhi sprizzano odio.
Assuefatti all’uso della macchina anche per comprare il pacchetto di sigarette sotto casa, non immaginano l’eco-alternativa.

Un discorso culturale, è indubbio.
A Copenaghen, ad esempio, il meteo è certamente più rigido eppure i ciclisti metropolitani costituiscono un esercito potente e numeroso.

Con soddisfazione, però, constato: a Napoli, non sono solo.
La truppa di pendolari in bici – seppur esigua – cresce in modo significativo.

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Il viaggio di ritorno

Duemila chilometri, raggiunta Copenaghen è già pronto il successivo obiettivo: tornare a casa.

Un viaggio privo di inquinamento, per apprezzare angoli di città nascosti, osservare scene di vita quotidiana, non incrementare lo smog cittadino, non partecipare al gran caos acustico tra clacson impazziti e motori ruggenti.

Pedalare in città è un buon rimedio per lo stress d’ufficio, uno sport a costo zero, aiuta a vivere meglio.
Una scelta (coraggiosa) alla quale, dopo il primo metro, non rinunci più.

Salgo il sella ed il viaggio inizia.
Mi attendono altri duemila chilometri, il nuovo record è dietro l’angolo.
A portata di pedalata.

Basta crederci 🙂Duemila chilometri in bici, pari alla distanza tra Napoli e Copenaghen.


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RealNapoli, serata leggendaria

Real Madrid vs Napoli, serata epica

Dal barbiere, in metro, al bar.
Tre luoghi clou per testare il polso al tifoso partenopeo.
La sfida è di quelle epiche, non capita spesso di affrontare la squadra più forte del mondo.
In Champions League addirittura!

Eppure, nonostante gli undici alieni da affrontare, carpisco un ottimismo diffuso.

Real Madrid vs Napoli, serata leggendaria

Cristiano Ronaldo contro il Ciuccio organizzato

Il barbiere è convinto: Cristiano Ronaldo sbatterà contro l’astuto muro azzurro.
Al bar, tra un caffè e l’altro, si elogia l’organizzazione del Napoli di Sarri.

Il collettivo contro il singolo: la regola dello sport convince.

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Serata sociale

L’occassione riunisce.
Stasera la partita Real Madrid – Napoli si guarda obbligatoriamente in gruppo.
Parenti, amici, vicini di casa, tifosi abituali o tifosi per una sera: senza distinzione, insieme per godersi l’evento.

Lo spirito di partecipazione che si respira in ogni angolo della città.
La convinzione di poter sfidare i galattici.
L’ottimismo intorno alla squadra.
Lo spettacolo del Santiago Bernabeu.

A poche ore dal match, Napoli dimentica – per una sera – i soliti «mostri» per concentrarsi su un evento sportivo.
Divertimento allo stato puro.

Vada come vada, stavolta il successo del Napoli è garantito.
La città merita questa serata da campioni.


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Sante Roperto, come sfuggire all’amore non vissuto [INTERVISTA]

Sante Roperto, lo scrittore

Conflenti esiste per davvero.
Dopo l’ultimo rigo di La notte in cui gli animali parlano, il romanzo di Sante Roperto, cerco il nome del piccolo paese in Rete.

Col sorriso stampato sul volto, navigo sul sito ufficiale del Comune in provincia di Catanzaro, alla ricerca di notizie sulla festa della Madonna e – perchè no? – dell’amore non vissuto tra Matteo e Claudia, delle avventure di guerra di nonno Alessandro.

Le dita scorrono veloci sulla tastiera, pubblicare la recensione del libro è semplice come bere un bicchiere d’acqua.

Merito di un romanzo nel quale è facile ritrovarsi, merito di Sante Roperto capace di nascondere tra le righe i pensieri ed i dubbi della nostra giovinezza.

Sull’onda dell’entusiasmo, chiedo un’intervista all’autore.
Gentile, accetta.

Sante Roperto, autore del libro "La notte in cui gli animali parlano"

Conflenti, la Calabria della mia infanzia

D: Sante, esagero se affermo che Conflenti, il piccolo paese calabro dove si svolge la vicenda, è il personaggio principale di La notte in cui gli animali parlano, il tuo romanzo d’esordio?
R: Non esageri. Il libro inizia con un viaggio, quello del ritorno al paese, che volevo rappresentasse un po’ il ritorno alle origini.
Il paese è inizialmente lo sfondo della storia, poi pagina dopo pagina i vicoli, le persone e le tradizioni entrano di prepotenza nella trama e finiscono per influenzare alcune scelte dei protagonisti.

D: Amo la Calabria, amo le storie narrate in riva al mare, forse perché mi ricordano le vacanze dell’infanzia.
Perché decidi di ambientare il racconto proprio a Conflenti?
Oggi vivi a Caserta: quale legame conservi con la Calabria?
Una curiosità: dopo il successo di La notte in cui gli animali parlano, i conflentesi si son fatti vivi? 🙂
R: Conflenti è il paese dei miei nonni e dei miei genitori.
Nel libro la storia di Alessandro è la vera storia di mio nonno, quella di Matteo e Claudia è invece figlia della mia fantasia.
Sono nato a Caserta, ma avendo origini calabresi sono molto legato a Conflenti e alla Calabria in genere.
Purtroppo è un terra distante da molte cose, oltre che dal resto d’Italia, per tanti motivi e non solo geograficamente. Ma conserva, nel calore della gente e nella forza delle tradizioni, alcuni valori che senza dubbio sono tra i migliori che si possano trovare.
Il romanzo è ambientato in un paese del tutto simile a tanti altri paesi di cui l’intera Italia è piena.
I conflentesi si son fatti vivi?
Molto, e li ringrazio per l’affetto dimostrato nei confronti del libro e per quanto hanno fatto per aiutarmi nella promozione.
Hanno contribuito al successo.

Conflenti, il paese raccontato in "La notte in cui gli animali parlano" di Sante Roperto

La notte in cui gli animali parlano, l’esordio

D: L’amore non vissuto, il sentimento sul quale è incentrato il romanzo, è un’arma potente: alimenta il ricordo ed il ricordo idealizza, pone su un immeritato piedistallo l’oggetto del desiderio.
L’amore non vissuto può essere una pericolosa prigione?
Come rompere le sbarre d’acciaio del «come poteva essere se …» ?
R: L’amore non vissuto, come tutte le cose che potevano essere e non sono state, può essere una trappola.
Perché ti spinge a non vivere il quotidiano, ti imbriglia in una realtà parallela e spesso fortemente idealizzata, fino a diventare un alibi che ti impedisce di vivere tutto quello che la vita ti ha riservato e ti scorre davanti.
Nel libro il filo conduttore è questo, ma al di là delle scelte che i tre protagonisti faranno nel finale, credo che non abbia troppo senso vivere con la testa rivolta al passato.
Ha più senso usare quella nostalgia e quel rapporto col passato come un sentimento di slancio verso il futuro.

Sante Roperto, l'autore di "La notte in cui gli animali parlano"

Nando Gentile, il Maradona napoletano

D: Avevi già pubblicato Dinastia Gentile. L’uomo dell’ultimo tiro dedicato al campione di basket. Mai sofferto della crisi della pagina bianca?
Chi i tuoi maestri di penna?
R: Mai sofferto, finora.
Forse aver lavorato in radio per vent’anni mi aiuta a trovare sempre una frase o una considerazione da dire o scrivere.
Devo dire che scrivendo per passione però non sono molto assiduo, quindi ci sono momenti in cui alterno abbuffate di scrittura ad altri di stasi. È normale per molti.
Tra tanti maestri, ho sempre apprezzato Italo Calvino, uno dei più grandi scrittori italiani per lo stile, l’onestà con la quale instaura il rapporto col lettore e la semplicità.

Sante Roperto, autore di " Dinastia Gentile. L'uomo dell'ultimo tiro"

La scuola, il nostro futuro

D: Sante, agli intervistati chiedo sempre il proprio rapporto con la scuola.
Che tipo era il tuo professore di italiano?
Ha contribuito a modellare lo scrittore di oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
R: Senza dubbio i professori che, dalle elementari in poi, ho incontrato mi hanno lasciato qualcosa di importante che ha contributo a realizzare la persona che sono oggi.
La Scuola, come l’Università (nella quale insegno da una decina di anni), ha un compito fondamentale: quello di formare la classe dirigente del futuro, la mente del cittadino e di creare il background culturale di un paese.
L’Italia è il paese col più alto tasso di analfabetismo funzionale d’Europa.
Al sistema educativo spetta il compito di riportare a galla il paese che ha diffuso cultura in tutto il mondo.

D: Contro il degrado (morale), lo scrittore – come l’insegnante – ha un ruolo fondamentale: è un soldato dell’«Esercito del Bene».
Perché, nella Battaglia per la Cultura, lo Stato – il Generale che dovrebbe comandare eroicamente le forze – è il primo a non credere nella vittoria?
R: Sei italiani su dieci leggono meno di un libro all’anno.
Su queste basi lo Stato, così come altre istituzioni, segue altri canali.
Non è detto che non ci creda, semplicemente utilizza percorsi e strategie diverse.

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La cultura contro il degrado morale

D: Una parte dei cittadini considera «normale» situazioni altrove assurde, penso ad esempio alla veloce accettazione dell’incendio di Città della Scienza e del Museo della Musica di Reggio Calabria, due icone della civiltà.
L’indifferenza annulla l’indignazione e rende normale ciò che normale non lo è: concordi?
Quali strumenti abbiamo per contrastare il dilagare del degrado morale?
R: Ne abbiamo tanti. 
Ma la società, come in altri paesi, partecipa di meno in generale: è meno coinvolta, meno intraprendente e non si identifica più in nulla.
Questo porta ad avere meno senso civico e meno rispetto per le cose.
Basti pensare a cosa succede con la terribile tutela e gestione di molti monumenti in Italia.
Ci siamo ormai assuefatti e da questo nasce il degrado morale.

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Caserta, Napoli, tra basket e calcio

D: Sante, sei (anche) un giornalista sportivo e collabori con la Juve Caserta Basket.
A Caserta il basket, a Napoli il calcio.
Quali passioni ti ispirano questi due sport?
R: Il basket a Caserta e il calcio a Napoli vivono di grande tradizione, perché hanno scritto pagine importanti della storia dei due sport, e della passione di un pubblico competente ed esigente, linfa vitale di molti successi.
Ma rispetto ai fasti che Caserta e Napoli hanno vissuto negli anni ’80 è cambiato molto.
Lo sport è business e questo richiede organizzazione e professionalità.
Se vuoi farlo ad alti livelli, dobbiamo uscire dal provincialismo, adeguandoci e impegnandoci a creare società strutturate e dirigenti professionali ed efficienti.
Negli ultimi anni, tanto a Caserta quanto a Napoli, questa cosa è in parte mancata.
E i risultati sono andati a corrente alternata.

Sante Roperto e Vinecnzo Montella, allentatore del Milan (foto dal profilo twitter della Juve Caserta)

Mauro Felicori, nuovo manager della Reggia

D: Ho lavorato a Caserta per sei anni.
Era il 1998 e trovai la città ospitale, troppo caotica per essere così piccola, una entità distaccata dalla magnifica, imponente e prorompente Reggia.
Perché Caserta e la Reggia sembrano una coppia annoiata che non si parla più?
L’economia della città non dovrebbe ruotare intorno al suo importante monumento conosciuto in tutto il mondo?
R: Negli anni ’90 Caserta era una città piena di tante caserme e di migliaia di militari.
Ora, dopo l’abolizione dell’obbligo di leva, non è più così.
La città si è svuotata e vive nei grandi centri commerciali.
Sulla Reggia dico che è dovuto venire un manager da Bologna, Mauro Felicori, per riportarla al suo antico ruolo.
In due anni, uno dei monumenti più belli al mondo è stato finalmente rivalutato e apprezzato per quello che merita.
Nel solo 2016 i visitatori sono aumentati del 30%.
C’è tanto ancora da fare e la competenza di Felicori aiuterà la Reggia a tornare ai fasti di un tempo.
Così facendo, magari, la città riacquisterà un senso di appartenenza e di identificazione che talvolta non mostra di avere.

Reggia di Caserta di sera

Napoli? Una delle città più belle al mondo

D: Napoli, città dai mille paradossi.
Quali sentimenti ti ispira un luogo capace di attirare turisti da ogni angolo del pianeta, stupire con le sue imparagonabili bellezze e caratteristiche uniche, inorridire per la violenza della camorra ed il degrado dietro il vicolo?
D: Vivo Napoli quotidianamente per lavoro da vent’anni.
Rispetto ad allora devo dire che la città è cambiata tanto, come altre metropoli hanno fatto.
Da Bassolino a De Magistris si è lavorato per avere una città migliore.
E credo ci siano riusciti.
Conserva ancora mille incongruenze difficili da risolvere, ma non è così violenta e degradata come nell’immaginario collettivo si pensa.
Lo è nella stessa misura in cui lo sono altre metropoli del mondo.
Napoli è solo l’avamposto di molte verità, bistrattata da molti e spesso dagli stessi napoletani, ma rimane una delle città più belle del mondo.

D: Sante, sei capitato sul blog dei «mostri».
La domanda è obbligatoria: quali i peggiori «mostri»  affrontati?
D: Questa intervista!… Scherzo!

Anche Radio Kiss Kiss e Pippo Pelo leggono 'La notte in cui gli animali parlano' (foto dal profilo twitter di Sante Roperto)

Perché il libro

D: Sante, nel ringraziarti per la disponibilità, ti lascio l’ultimo rigo: l’intervista termina con una riflessione libera.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
D: Grazie per lo spazio offerto al mio romanzo e spero di tornare ‘a trovarvi’.
Alla Rete posso solo dire di allenarsi a leggere qualche libro in più: il libro è la tecnologia più resistente che la storia conosca.
Ci sarà un motivo.

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Sante Roperto, note

Sante Roperto, nato nel 1977, vive a Caserta ed è professore associato di Medicina veterinaria presso l’Università Federico II di Napoli.
È autore di oltre 50 lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali.
Giornalista dal 1997, per dieci anni è stato corrispondente di Superbasket e ha creato e diretto l’area marketing della JuveCaserta. 
Ha lavorato con le reti del gruppo Lunaset e scritto per molti quotidiani campani. Conduce trasmissioni sportive su Radio Prima Rete dal 1999.
Nel 2010 ha scritto 40 minuti dal paradiso, e nel 2012 ha pubblicato L’uomo dell’ultimo tiro – La biografia di Nando Gentile, partecipando al Bancarella dello Sport.
La notte in cui gli animali parlano è il suo romanzo d’esordio.
(dal sito ufficiale Goware)


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Napoli all’imbrunire, una foto speciale

All’imbrunire, panorama dalle mille luci

All’imbrunire, la città sembra acquietarsi.
Le mille luci sono lontane, i clacson impazziti giungono smorzati.
Dopo una giornata frenetica, finalmente cala la sera.

Fermo su una piazzola di via Girolamo Santacroce – la strada panoramica che dalla collina del Vomero porta giù Napoli, nel centro storico – parcheggio la bici.
Col solito rituale, aziono il cavalletto, sfilo i guanti, tolgo la mascherina antismog e poi ll casco.
Recarsi a lavoro in bici presenta impagabili vantaggi tra i quali, godersi la città e scoprire nuove prospettive.

Osservo il panorama.

Stavolta i mille colori della città rubano la scena al Vesuvio che, conscio del momento, si ritira in disparte.
Le grandi star accettano la sconfitta (momentanea).
Hanno la certezza che l’indomani, col sorgere del sole, torneranno a primeggiare.

Napoli all'imbrunire: una foto magica per un'atmosfera speciale

Foto e bici, binomio vincente

La serata è tiepida, il gelo di gennaio è un brivido dimenticato.

Osservo Napoli illuminata dalle mille luci.
Immortalo il quadro mentre una coppia di fidanzatini, seduti su una panchina, si scambia sogni e baci.
Dopotutto, il luogo ispira.

Guardo il risultato.
A volte succede: al fotografo di turno, baciato da un colpo di fortuna, con le impostazioni automatiche di un qualsiasi smartphone, cattura un momento magico.

Soddisfatto, risalgo in bici.
Il viaggio continua.

Fino al prossimo scatto.

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Foto d’inverno: la bellezza di pedalare per Napoli

Lungomare liberato, anche d’inverno

La pioggia polare caduta in questo freddo gennaio, costringe allo stop.
Per sgranchire la gamba, al primo raggio di sole, non mi resta che salire sul sellino e pedalare.
Destinazione: lungomare liberato.

Lungomare liberato di Napoli, da godere anche d'inverno

Il Vesuvio innevato e Castel dell’Ovo: le star

Con piacere, accolgo l’invito di un amico.
Pedalare in due è sempre un’esperienza divertente.

Carichiamo le batterie delle nostre e-bike, tute termiche, guanti, caschetto.
Nonostante un vento fastidioso, la temperatura, in questa domenica di fine gennaio, è accettabile.
Si parte!

In giro per Napoli in bici, poco traffico, molti ciclisti.

Dal lungomare liberato, uno scatto al Vesuvio innevato è obbligatorio.
Ma la vera diva, resta il mitologico Castel dell’Ovo.

Il bianco e nero aiuta a trasferire la magnifica atmosfera del lungomare d’inverno?

Castel dell'Ovo, la star del lungomare di Napoli

N’Alberto,  la novità

Quest’anno, la novità si chiama N’Albero.

L’osservo, ci giro intorno, lo guardo con circospezione.
Mi piace.

Come in una bilancia magica, N’Alberto rappresenta il secondo peso per equilibrare l’indiscussa supremazia del castello.

Impresa ardua ma N’Albero – con la sua giovanile audacia – può infastidire l’icona assoluta?

Lungomare di Napoli, NAlbero non è la superstar

Napoli vista da Posillipo

Dal lungomare, decidiamo di salire: direzione Posillipo.
La vetta è distante, la forte salita presenta ben presto il conto.

Pedalo con fatica – nonostante l’aiuto del motore elettrico.
Folate di vento gelido tagliano il volto come rasoi.

Osservo il mio amico dinanzi pedalare con convinzione.
Ruota nella ruota, sembriamo Coppi e Bartali scalare le vette in quelle leggendarie immagini in bianco e nero.

Prima che ci scambiassimo la borraccia, il ronzio del motore elettrico ci riporta alla realtà.
Sostiamo su una terrazza panoramica.
La fatica vale il premio: la foto da cartolina è servita.

Napoli vista da Posillipo, la foto da cartolina è servita

Tappa cittadina da 23 km

Il computer di bordo segna 23 km percorsi in due ore.
Un piacevole allenamento, le due ruote regalano sensazioni speciali: senso di libertà,  piacere di vivere la città appieno, giusta fatica nelle gambe, amicizia.

Una spremuta d’arancio e via.
Si torna a casa.
Con la voce rauca.
Ma felici.

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SMAU Napoli 2016: promossi e bocciati

Salvatore Rullo, da HP a speffy.com

Conosco Salvatore dal 1998.
Lui un Project Manager, il sottoscritto un neoassunto fresco di laurea.

Entrambi in EDS, una importante multinazionale americana confluita – dopo una mastodontica fusione tra colossi dell’Information Technology  – nell’HP (come è andata a finire in Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli, ebook gratuito).

Salvatore, anticipando la crisi, lascia il gigante per ricominciare da zero.

Oggi è responsabile di Dasir Tech, una giovane azienda informatica creatrice – tra l’altro – di Speffy, il motore di ricerca di palestre e centri sportivi.

Un salto allo stand della Dasir Tech allo SMAU Napoli 2016 è obbligatorio.

La sua scelta, rispetto agli standard culturali vigenti nella nostra nazione ingessata, va controcorrente.
Un mix tra coraggio imprenditoriale e passione per lo sport: in bocca al lupo Salvatore, ti seguo con interesse!

Salvatore Rullo di speffy.com allo SMAU Napoli 2016

Anna Pernice, fashion travel blogger

Il tema del workshop di Anna Pernice è vitale: lo storytelling.
Parola chiave per i blogger: l’arte del narrare.

Al di là dei concetti per addetti ai lavori, acronimi impossibili, trucchi e strategie, la brava giornalista di moda e viaggi – il suo blog, I consigli di una fashionista in giro per il mondo – evidenzia un aspetto sul quale concordo appieno: il racconto deve emozionare il Lettore.

Un articolo di giornale, il post della tua casa digitale: il successo dipende dalla reazione emotiva che trasmette.

E’ una regola vecchia come il pianeta, intrinseca nell’animo umano.
La medesima regola sulla quale si basano le favole, storie ricordate da tutti, storie ricordate nel tempo.

Storytelling, il workshop di Anna Pernice allo SMAU Napoli 2016

Stand istituzionali: ripetitivi e superati

Anche quest’anno, al sottoscritto, gli stand istituzionali, continuano a deludere: stantii, con i soliti slogan inzuppati di «start up», «innovazione», «facciamo rete».

La prosopopea al potere.

Concetti esposti da chi non è credibile, per trasparenza, sincerità, convinzione.

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SMAU Napoli 2016, promossi e bocciati

Lo SMAU partenopeo chiude i battenti.

Ai falsi innovatori – società con grossi capitali ma bloccate dalla peggiore burocrazia italiana – preferisco le idee fresche e coraggiose dei vari Salvatore ed Anna, professionisti convinti della propria forza e capaci di proporre un modello imprenditoriale e tecnologico originale.

Sono loro i veri motori dello SMAU.


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Rocky V, polpettone a stelle e strisce o film capolavoro?

Rocky V, papà distratto

Tra un Apollo Creed prima avversario, poi amico-allenatore ed un reganiano «ti spiezzo in due», mi era sfuggito il Rocky-genitore-distratto.

Colmo la lacuna: becco Rocky V nello zapping serale mentre fuori impazza la tempesta.
Vento e pioggia, meteo perfetto per godersi un film dopo cena.

La stanchezza avanza, cerco trasmissioni leggere per non cadere tra le braccia di Morfeo nei successivi nove minuti.

Riconosco subito la musica, le note di Gonna fly now mi inchiodano sul divano.
Getto il telecomando, salgo sul ring ed all’ultimo fotogramma sono ancora arzillo.

Rocky V, film cult

Rocky V, l’ultima battaglia (da genitore)

Il regista indugia sugli occhi della tigre, lo sguardo cruento, la voce profonda di Ferruccio Amendola imprime la scena nella memoria.

Il vecchio, indomito Rocky combatte l’ultimo match contro Tommy Gunn, l’allievo traditore.
Per riconquistare il rapporto col figlio, trascurato per allenare il giovane boxer e rivivere, attraverso le vittorie del suo pupillo, la gloria passata.

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Scena cult1: «Il mio ring è la strada»

Rocky accetta la sfida.
Non sul ring – come vorrebbe lo show business per speculare sul Campione mai dimenticato (anche se, il nostro eroe non naviga nell’oro).
Per strada, dove tutto è iniziato.

Il Rocky-papà vincerà la battaglia più importante?
Riconquistare la stima del figlio per essere un genitore attento e presente?

Scena cult2: «Toccami e ti denuncio»

Altra scena cult: il colpo del KO al «mostro».

Non può bastare una semplice minaccia di querela per fermare lo Stallone Italiano.
Un fendente ben assestato e la sanguisuga vola al tappeto.

Segue standing ovation del quartiere con benedizione del parroco, la sete di giustizia del pubblico è appagata.
Il provocatore è servito.

E’ proprio vero: il genitore è il mestiere più difficile del mondo.
Anche per Rocky Balboa 🙂


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In bici per Napoli: consigli per sopravvivere e pericoli da evitare

Il segreto: la freddezza

  • non perdere mai la calma
  • distaccati dal contesto
  • pedala, osserva, sii freddo

Perché il pericolo è in agguato.
Sempre.
Soprattutto se ti sposti in bici per Napoli, città priva di cultura a due ruote.

Pedalare a Napoli: cinque consigli e periocoli per il ciclista metropolitano

Il nemico del ciclista in città? Il panico

Avvilito dopo le prima pedalate, pensavo fosse impossibile recarmi al lavoro utilizzando la e-bike (a pedalata assistita).
Superati i primi scoramenti, dopo i primi 1000 KM, viaggio con sicurezza.

E con soddisfazione.

Oggi non rinuncio mai alla comodità della bici (solo la pioggia mi costringe alla metropolitana, l’asfalto viscido è il pericolo numero uno).

L’esperienza forgia ed è l’arma migliore per respingere il «mostro» che, ad ogni metro, attacca l’eroico ciclista metropolitano.
Come?
Conservando la calma.
Sempre.

Bloccato in un ingorgo, quando evito un motorino sparato a tutta velocità controsenso, mentre un scooter sorpassa a destra incurante di ogni regola.
Non cedo mai al panico.

Freddo, distaccato, supero l’ostacolo, continuo, avanzo, giungo alla meta.
Nessuna reazione, emotività zero.
Cinico, determinato, convinto: il giusto sono io in bici, l’anormale sei tu sullo scooter in zigzag o bloccato in auto.

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Organizzato è meglio: i consigli utili

La freddezza è necessaria ma alcuni accorgimenti per attraversare la giungla metropolitana in bici sono necessari:

  • indossare il casco
  • utilizzare una maschera antismog
  • viaggiare osservando la giusta distanza tra le auto (per evitare l’apertura improvvisa dello sportello) ed il centro strada
  • rispettare i semafori (in generale, tutte le regole stradali)
  • percorrere traiettorie lineari e non cambiare direzione in modo repentino
  • utilizzare le braccia come “frecce” per indicare a chi ci segue il cambio di direzione

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I pericoli per il ciclista metropolitano

I pericoli più frequenti da affrontare?

  • l’apertura improvvisa dello sportello di un auto parcheggiata o bloccata nel traffico
  • i binari del tram (mai infilarsi ma tagliarli obliqui)
  • i fumi di scarico dai tubi di scappamento di bus, scooter, moto, auto

Eppure, nonostante i mille pericoli, pedalare per Napoli permette di vivere appieno la città, scoprire angoli dimenticati, rilassarsi dopo una intesa giornata di lavoro.

Basta convinzione e determinazione.

Se un giorno la paura prenderà il sopravvento, resterà solo una scelta: parcheggiare la bici in garage.
Ma, per il sottoscritto, non accadrà.

Io, ciclista metropolitano


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«Roger Federer. Perché è il più grande» di Roberto D’Ingiullo (recensione)

Roger Federer vs David Ferrer: 16-0

Il tennista accetta la regola del caso: se la pallina colpisce il net, può cadere nel proprio campo oppure rimbalzare nel lato opposto.
Punto perso o colpo vincente: questione di attimi, mille variabili incontrollate che stabiliscono una traiettoria impossibile da prevedere.

Nessuno, però, può dibattere sul dato schiacciante: Roger Federer vs David Ferrer 16-0 (fonte atpworldtour).

Due aspetti opposti dello stesso sport, il tennis.

Se ami le statistiche, i numeri e cerchi un ebook sul campione svizzero Roger Federer. Perché è il più grande: Le vere ragioni del successo del miglior tennista di tutti i tempi di Roberto D’Ingiullo è l’ebook che fa per te.

Roger Federer. Perché è il più grande, di Roberto D'Ingiullo (recensione)

Roger Federer, the GOAT
(Greatest Over All Time)

Record su record, il giornalista sportivo dimostra – come un teorema matematico – perché Federer merita il trono del «più grande di tutti i tempi».

Lo scettro spiegato a suon di vittorie, trofei, “head 2 head”, comportamenti, fair play, eleganza.
E poi, le testimonianze dei colleghi della racchetta a confortare la proclamazione.

Perché ogni amante del tennis dentro di sè è conscio: il campione svizzero proviene da un altro pianeta.

In questo (breve) libro, Roberto D’Ingiullo ci dimostra il perché.

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L’ammirazione degli avversari

Posi la racchetta nel borsone, togli i polsini sudati, bevi l’integratore, nascondi il volto stremato nell’asciugamano, prosegui a testa bassa verso gli spogliatoi, l’applauso caldo del pubblico a mitigare la delusione.

Dopo la doccia, nella tua mente rivedi mille volte quel maledetto rovescio finito sulla rete che ti è costato il match.

Poi scruti Re Roger dall’altra parte del campo.
Sorride, ti viene incontro, un abbraccio sincero, poche parole sentite.
Lo ammiri anche tu, nonostante la sconfitta.

Hai di nuovo perso la finale contro il numero uno al mondo.

Non hai nulla da recriminare.
Hai solo incontrato il più forte tennista di tutti i tempi.

“Non ho mai battuto Federer, è troppo per me.
Ma magari quando lo affronterò nel Senior Tour …”
(David Ferrer, ex numero due del mondo, commentando l’inquietante conteggio negli scontri diretti con Federer: 0-16)

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Figuraccia Sky: perché censurare CAG-ATA in CA-ATA?

CAG-ATA, l’abbreviazione da ripulire

Torino-Empoli è sintetizzata con un regolare TOR-EMP.
Cagliari-Atalanta, invece, necessita di una ripulita.

La CAG-ATA evidentemente disturba la digestione dello spettatore televisivo.
Sdraiato sul divano-stadio, telecomando alla mano, pancia all’aria, il tifoso ingrassato dal pranzo domenicale attende con ansia le gesta degli eroi del pallone.
Da guardare comodamente in pay-tv.

A Sky nulla è lasciata al caso.
Nemmeno un divertente gioco di parole.

Dalla stanza dei bottoni, l’ordine parte repentino: depennate quella maleodorante «G»,

Sky: Cagliari - Atalanta trasformato in CA-ATA invece di CAG-ATA

I calciatori-fotomodelli

Nel calcio dei giocatori-fotomodelli che, prima della partita testano il terreno da gioco vestiti a puntino dallo stilista di fiducia, non è prevista una malsana CAG-ATA.

Una sigla politicamente scorretta?
Quale astrusa spiegazione vige dietro la censura della colpevole «G»?

Il segreto di stato rimarrà tale nei secoli a venire.
Se indagassimo, con un perfetto gioco di squadra scarica-barile all’italiana, non conosceremo mai il nome del dirigente Sky che ha depennato il puzzolente carattere.

La colpa sarà del tecnico che ha digitato la sigla censurata.

Peccato.
La CAG-ATA poteva regalarci una domenica diversa.
Anzi, liberatoria.

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Napoli, i miei primi 1000 KM. In bici

1000 KM, primo traguardo

Il millesimo chilometro scatta a Materdei mentre supero di gran carriera il gigante verde dalla bocca spalancata.

La pedalata scivola veloce, la gamba allenata non teme più la salita che all’esordio spaventava.

Guardo il numero a tre zeri.
Inspiro soddisfatto.

I miei primi 1000KM. In bici. A Napoli

Nonostante tutto, 1000 KM!

Una boccata di puro smog invade il sottoscritto, coraggioso ciclista napoletano.
Davanti, un ingorgo blocca la strada: l’enorme autobus pubblico sbuffa fumo nero maleodorante.
Non può procedere, un auto parcheggiato in doppia fila impedisce il passaggio.

Pochi istante e la coda di mezzi bloccati cresce a dismisura.
Un esercito di automobili, lo sciame impazzito di motorini, qualche bicicletta: ognuno cerca una via di fuga per saltare l’ostacolo.

L’orchestra di clacson inizia il concerto di protesta.
Dopo pochi minuti di ordinaria follia metropolitana, la strada miracolosamente torna libera.

Lascio sfogare i «mostri» urbani.
Osservo ancora il display: 1000 KM!

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Quanto non ho inquinato

Il conto è servito:

  • con un litro di diesel/benzina, percorro 15 km. in città
  • per 1000 KM servono (più o meno) 67 litri di carburante

Sottraggo all’inquinamento cittadino 67 litri di idrocarburi, una piccola e grande quantità di smog non generato.
Non partecipo al concerto dei rumori assordanti prodotto dal milione di veicoli che strombazzano per Napoli.
Non occupo spazio prezioso tra i pendolari schiacciati come sardine in metropolitana o negli autobus.
Fornisco l’esempio: l’alternativa esiste.

Una piccola goccia nell’oceano?
Però una goccia pulita.

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1000 km. di casa-lavoro

La bici (a pedalata assistita) come mezzo di trasporto.
Le due ruote per raggiungere il luogo di lavoro.

Napoli non è ancora una città per ciclisti, le difficoltà sono evidenti ed i pericoli ti minacciano ad ogni pedalata.

Eppure pedalo.
In città.
A Napoli.

E con un pizzico di volontà, puoi pedalare anche tu.
Basta iniziare, poi non ti fermi più.

Ci vediamo tra 1000 km.

Fotogrammi deii miei primi 1000 KM in bici


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