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Tag: storie

Tom Hanks, 17 storie brevi e quella passione per le vecchie macchine da scrivere [RECENSIONE]

“Tipi non comuni” di Tom Hanks: breve (non) è bello

Le storie brevi sono un’arma a doppio taglio: presentano l’indubbio beneficio dell’immediatezza ma lo svantaggio dell’incompiutezza.

Non fa eccezione Tipi non comuni, del poliedrico Tom Hanks.
Diciassette coincisi racconti con un un unico filo conduttore: il ticchettio obsoleto e affascinante di una macchina per scrivere.

Per dirla tutta, non amo i racconti brevi – dunque il giudizio del sottoscritto è palesemente influenzato dalla limitatezza della trama.
Nemmeno il tempo di conoscere il personaggio, approfondire la psiche degli interlocutori, scoprire gli scheletri negli armadi, amare i sogni ed emozionarsi nel mondo inventato dallo scrittore che … zac!
La scure della stringatezza tronca il finale.

E, con l’amaro in bocca – ed il ticchettio della macchina per scrivere in sottofondo – siamo costretti a voltare pagina.
Iniziamo una nuova, breve avventura con i pensieri imprigionati nei dubbi e lacune lasciati per strada.

"Tipi non comuni", di Tom Hanks: la mia recensione

Tom Hanks è (anche) un bravo scrittore?

Concordo: Tom Hanks è un attore straordinario (leggi: eccedente i limiti del normale o del comune, con significati che si determinano nel senso di un’eccezionalità rispetto alla prassi o all’ordine consueto).

E’ anche un uomo dall’aspetto cordiale, simpatico e gentile.
Un uomo pieno di talento, non vi è dubbio.

Ma, nonostante tutto, sospendo il giudizio sul Tom Hanks scrittore.
Lo aspetto con una prova più impegnativa, un vero romanzo dalla trama significativa, un’opera che si possa pesare per qualità e quantità.

Va bene anche un bel libro nato dal ticchettio della sua amata, vecchia, obsoleta macchina per scrivere.
Ma, per cortesia, privo d storie brevi.

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Sei un lettore debole o forte (come il sottoscritto)? [SONDAGGIO]

I risultati del sondaggio

L'esito del sondaggio sui libri letti nel 2018

2018, il mio anno da Lettore Forte!

lettore “forte”, ossia chi legge almeno un libro al mese. 

La categoria “Media” conferma il titolo: il sottoscritto è un lettore forte!

Con dodici libri letti nel 2018 (e relative recensioni pubblicate), entro di diritto nella classifica degli amanti della letteratura.

Parto da questo meraviglioso dato personale per verificare il tuo grado di coinvolgimento.
Un sondaggio per stabilire se tu, frequentatore della mia piccola casa digitale, sei un «mostro» – nel senso positivo del termine – oppure un pigro consumatore di romanzi (per ottimismo, escludo l’ipotesi «zero libri letti»).

Io, lettore forte (e felice) di ebook - in foto, il mio Kindle

I tre tipi di lettori

Dal web, apprendo che si tende a identificare i lettori in tre grossi gruppi:

  • lettori forti (6 o più libri negli ultimi 12 mesi)
  • lettori medi (3-5 libri negli ultimi 12 mesi)
  • lettori deboli (1-2 libri negli ultimi 12 mesi)
  • non-lettori (purtroppo numerosa)

Con sommo piacere, in questo 2018 che finisce, con orgoglio, al petto porto la medaglia di Lettore Forte!

E da Lettore Forte, chiedo ai rappresentanti delle altre tre categorie: siete consci di privarvi di un piacere naturale antico come il mondo?

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Un sondaggio per spronare alla lettura

Ogni libro un viaggio, ogni storia un mondo da scoprire.
La lettura – per il sottoscritto – fonte di evasione ed approfondimento.

Senza un prezioso ebook sul comodino, vicino al letto, da sfogliare con il fidato Kindle la sera prima di abbandonarmi tra le dolci braccia di Morfeo, mi sentirei monco.

Leggere un bel romanzo appaga i sensi, privarsene è una condanna gratuita che ognuno di noi – in qualsiasi momento – può spezzare.

Basta prendere quel bel libro fermo da anni  sullo scaffale, rispolverarlo, trovare l’angolo della casa dove rifugiarsi, accomodarsi, aprire il libro, illuminare la pagina con il fascio di luce che penetra dalla finestra.

Ed immergersi nella storia.
Il viaggio, una volta iniziato, non terminerà più.

Buona lettura 🙂


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«Come in un film, le immagini della storia mi scorrono davanti»: l’ispirazione secondo Rosa Ventrella [INTERVISTA]

Rosa Ventrella, una scrittrice da seguire

Dopo aver scritto Storia di una famiglia perbene, ho pianto moltissimo nel rileggerlo, è stato liberatorio.

D: Rosa, Storia di una famiglia perbene era nascosto nei meandri della tuo cervello, forse da sempre.
Quale la scintilla che tramuta un flusso caotico di pensieri in un libro emozionante?
R: Ho pensato che questo era il momento giusto, nella mia carriera di scrittrice, per scrivere un libro così profondamente legato alla mia infanzia e alla mia terra.
Si trattava di un percorso a ritroso anche doloroso, e prima non mi sentivo pronta per farlo.

Intervista a Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

L’ispirazione secondo Rosa Ventrella

l’ispirazione è un flusso improvviso e immediato di suggestioni

Ammiro gli scrittori.
Perché posseggono il dono di trasformare una successione di parole che dalla mente, sotto la potente spinta dell’ispirazione, deve essere espulsa per correre veloci verso la pagina.

Con piacere, dunque, intervisto la brava Rosa Ventrella.
Desidero carpire quel momento magico nel quale l’artista modella la creta.
E, dal nulla, crea l’opera.

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«Come in un film, le immagini della storia mi scorrono davanti»

D: Rosa, scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Per me l’ispirazione è un flusso improvviso e immediato di suggestioni.
Le storie dei miei libri prendono corpo e forma in un momento imprevedibile, una sorta di fulminazione … e così, d’incanto, come le scene di un film, le immagini della storia mi scorrono davanti ed è subito una corsa irrefrenabile perché le immagini diventino parole!

D: credi che questa scintilla sia un talento innato oppure possa essere allenata?
R: Credo che l’allenamento e lo studio senz’altro aiutino e servano per migliorare quello che uno scrittore ha già dentro in potenza.
Senza lo studio, la costanza, l’esercizio, il talento resta ibrido.
Invece ogni scrittore deve trovare la sua strada, il suo inestinguibile stile.

D: Rosa, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Il luogo magico va raggiunto in ogni momento buono della giornata.
Non credo che un vero scrittore abbia bisogno di ritagliarsi un’isola lontana o una stanza solitaria per scrivere.
La scrittura stessa è capace di rinchiuderti in una bolla e tenerti lontano dal resto del mondo.

Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

«Scrivevo già alle scuole medie»

D: Rosa, la scuola è spesso arida nozione invece di vera cultura.
E non tutti hanno la fortuna di incontrare il professore che ti cambia la vita.
Nel tuo caso, l’amore per la lettura/scrittura nasce tra i banchi di scuola oppure è una passione sorta all’improvviso, in un tempo indefinito, in un luogo non luogo?
R: Nel mio caso, gli insegnanti sono stati per me fondamentali perché mi hanno aiutato a capire che la scrittura era la mia strada!
Amavo scrivere sin dai tempi delle medie e fu proprio la Madre Superiora del mio Istituto, nonché mia professoressa di Lettere, a spronarmi ad andare avanti nella vita a scrivere, qualunque cosa avessi deciso poi di fare come professione!

D: quando e come hai compreso di essere una scrittrice?
Prima della scintilla, che vita conducevi?
R: Non c’è stato un momento in cui l’ho scoperto.
Ho deciso di provare a pubblicare il mio primo romanzo, otto anni fa, gettandomi in un mondo che non conoscevo e che mi sembrava irraggiungibile.
Posso dire di non essermi arresa mai quando in principio la salita mi sembrava insormontabile!!!

D: Rosa, credi nel circolo vizioso: leggo, dunque scrivo?
Segnalaci gli ultimi tre libri letti e due titoli che non possono mancare nella libreria di famiglia.
R: Assolutamente sì.
Uno scrittore non può non essere anche un accanito lettore!
Sarebbe impossibile.
Gli ultimi tre libri che ho letto sono:

  • Le rughe del sorriso (Carmine Abate)
  • La più amata (Teresa Ciabatti)
  • Una storia nera (Antonella Lattanzi)

Due libri che consiglio a tutti di leggere sono: L’Usignolo di Kristin Hannah e L’Arminuta di Donatella di Pietrantonio.

Rosa Ventrella, autrice del romanzo "Storia di una famiglia perbene"

Maria e Michele, dove sono?

Michele forse partirà negli Stati Uniti e Maria forse diventerà una giovane donna complicata e “dannata”.

D: Storia di una famiglia perbene è proprio un un libro «bello».
E lo dico con convinzione perché, anche se termine semplice, «bello» descrive un insieme di sensazioni positive.
Tradotto in 17 paesi, è un romanzo che suscita voglia di leggere.
E credo che sia uno dei risultati più alti che uno scrittore desideri raggiungere.
Dopo la stesura, quale sensazione hai provato?
Soddisfazione? Svuotamento? Felicità? Attesa?
R: Dopo aver scritto Storia di una famiglia perbene (che in origine si intitola La malacarne), ho provato sicuramente soddisfazione.
Ho pianto moltissimo nel rileggerlo, è stato liberatorio.
Alla gioia ha fatto seguito un senso di svuotamento.
Ho avuto subito voglia di scrivere ancora!

D: pagherei oro per leggere il sequel.
Hai ricevuto richieste per scrivere la seconda puntata sulla vita di Maria e Michele?
R: Questa è una domanda a cui ancora non posso rispondere, ma sicuramente ci saranno novità in futuro!

D: cadi in Universo Parallelo e hai appena messo il punto all’ultimo rigo di “Storia di una famiglia perbene 2”: siamo troppo curiosi, anticipa solo l’introduzione 🙂
R: Michele forse partirà negli Stati Uniti e Maria forse diventerà una giovane donna complicata e “dannata”.

Intervista a Rosa Ventrella, autrice di "Storia di una famiglia perbene"

«Nostalgia e sensi di colpa: i miei mostri»

D: L’arte contro il degrado morale ed urbano è uno dei miei slogan preferiti.
Contro le brutture del mondo, bisogna rispondere con la gentilezza d’animo e la bellezza – nel senso completo del termine.
Dopotutto, «la bellezza salverà il mondo»: esiste un’arma più potente per combattere i «mostri»?
R: La cultura e la bellezza.
Sono le nostre armi migliori e credo sia un nostro dovere trasmettere il valore di entrambi soprattutto ai giovani.
La letteratura poi è anche sogno<, magia … cosa sarebbe la vita senza i sogni?

D: Rosa, sei sul sito ufficiale dei «mostri».
Quali consideri i peggiori «mostri» che hai affrontato?
R: Sicuramente due: la nostalgia e i sensi di colpa, ma li racconterò entrambi nel nuovo romanzo!

D: Le nostre interviste terminano con una riflessione a piacere.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
R: Non sono brava a lanciare messaggi universali… senz’altro un invito accorato a leggere.
Di tutto e sempre e ad apprezzare gli scrittori italiani.
Noi siamo un Paese sempre pronto a osannare gli artisti stranieri di tutti i tipi e a denigrare quello che è nostro.
Forse dovremmo esaltarci di più e cominciare a vedere quanto siamo bravi a fare certe cose!!!
All’estero gli scrittori e gli artisti italiani sono davvero molto apprezzati.

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«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo», Sante Roperto [INTERVISTA]

L’ispirazione secondo Sante Roperto

L’ispirazione?
E’ il momento in cui sentimenti e ricordi, stati d’animo e sensazioni
si incontrano in una storia e si traducono in parole.

Esploro la mente di un altro scrittore.
Stavolta tocca a Sante Roperto (sito ufficiale), autore del fortunato romanzo La notte in cui gli animali parlano.

Sante è già stato vittima della raffica di domande del sottoscritto.

Oggi, gentile come sempre, si accomoda sulla macchina della verità per la nostra seconda intervista.
Desidero carpire da dove nasce l’ispirazione, la scintilla magica che trasforma un’idea in un’opera.

«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo», Sante Roperto scrittore

«Lo scrittore vive di storie da raccontare»

D: Sante, La notte in cui gli animali parlano era nascosto nei meandri della tua mente, forse da sempre.
Quale la scintilla che tramuta un insieme disordinato di parole in un libro emozionante?
R: Desideravo da anni raccontare la vita avventurosa di mio nonno Alessandro e quando ho trovato nella storia di Claudia e Matteo punti d’incontro e un parallelismo di forte affinità, ho pensato potessero diventare tutti insieme i protagonisti di un romanzo.
Tutte le storie che leggiamo portano alla luce un’esperienza umana universale e quando ho creduto di averla trovata, ho iniziato a scrivere il mio romanzo.

D: Lo scrittore crea racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla propria fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Una storia non è soltanto quello che abbiamo da dire, ma anche il modo in cui lo si dice.
Lo scrittore vive di storie da raccontare o che immagina possano diventare tali e spesso montano dentro per molto tempo, crescono e cambiano fino a maturare e guadagnare la carta o la tastiera.
Non tutte le idee meritano però di diventare un romanzo, non tutte hanno la forza narrativa di trasformarsi in un intreccio di personaggi ed emozioni.
Perché questo succeda, è necessario lo spessore dei protagonisti e di una struttura che abbia sostanza anche nelle ambientazioni, nel climax della storia e nel suo sviluppo.

L'ispirazione secondo Sante Roperto

«L’ispirazione si allena»

D: Sante, l’ispirazione si allena o è un talento innato dell’artista?
R: Se fosse legato solo al talento, avremmo una produzione letteraria decisamente più ridotta.
Per quanto talento possa esserci in uno scrittore, l’allenamento è parte fondamentale di questo mestiere.
Si allena lo stile, la tecnica di scrittura, la capacità di narrare o descrivere e in questo modo si allena anche l’ispirazione.

D: La tua ispirazione, invece, di quali elementi si ciba?
D: Si nutre di vita quotidiana.
Ogni giorno, nelle persone che incontro o nelle situazioni e negli ambienti che vivo, nascono e sopravvivono tante storie che meritano di essere raccontate.
A quelle basta aggiungere un pizzico di fantasia ed escono fuori racconti fantastici.

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«Il mio romanzo d’esordio?
Ho impiegato quasi quattro anni»

D: Sante, oltre a scrivere, coltivi altri talenti?
Non parlo di passioni o studi particolari, intendo capacità tipiche di un’artista (penso alla pittura o alla musica).
R: Passioni e studi particolari in numero quasi eccessivo.
Altri talenti non saprei, se esistono saranno finiti sicuramente nelle varie passioni che coltivo.

D: Sei una persona razionale o istintiva?
La notte in cui gli animali parlano è un’opera nata sulla spinta dell’emotività oppure è una elaborazione lenta e meditata?
R: Dentro più istintivo ed esternamente più razionale, ma il mio romanzo d’esordio è nato grazie a una elaborazione lenta e meditata.
Non facendo lo scrittore di professione, ho dovuto elaborare il racconto in periodi diversi, impiegando quasi quattro anni.
L’intreccio delle due storie e il finale congiunto obbligavano a un ragionamento profondo e hanno richiesto un po’ di tempo.

D: Razionalità e ispirazione possono convivere nella medesima mente?
Oppure chi crea deve necessariamente avere una mente libera da schemi logici?
R: Possono coesistere e in tutti credo esistano una componente razionale e una istintiva.
Ogni giorno e a seconda dei momenti, in una continua lotta tra le due, prevale una parte oppure l’altra.
E’ quasi naturale sia così.

Sante Roperto, l'autore di "La notte in cui gli animali parlano"

«Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo»

D: Sante, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Scrivere è un esercizio intellettuale prima ancora che emotivo.
Quindi, chi coltiva questa passione deve ritagliarsi momenti da riservare alla scrittura che rimane un lavoro da compiere in solitudine, lontano da tutto quello che possa distrarre l’attenzione.
Un luogo magnifico deve essere prima fisico e poi mentale.

D: Prima di chiudere, condivido una riflessione di Paola: chi scrive lo fa per se stesso o per gli altri?
R: Se scrivi e hai il desiderio che tu venga letto, vuol dire che scrivi per te stesso ma soprattutto per gli altri.
Altrimenti scriveresti un diario segreto e lo terresti chiuso in un cassetto.

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«L’ispirazione? E’ nascosta dentro ogni cosa», Maria Carmela Micciché, scrittrice [INTERVISTA]

L’ispirazione secondo Maria Carmela Miccichè

Cerco ancora la scintilla.
Desidero carpire quel momento magico nel quale un pensiero illumina la mente e diviene un’idea felice.

L’ispirazione: da dove nasce? L’ispirazione: chi la possiede?

Ogni essere vivente.
Il gatto che va a dormire in un posto impensabile, il pappagallino che corteggia la cocorita, Leonardo che disegnò la macchina per volare. L’ispirazione è futuro, è un’idea che ha il futuro dentro, per questo credo sia dentro ciascun essere vivente, pensa al tronco che rotolò e a quell’uomo che guardandolo pensò “e … se facessi una ruota?”: ispirazione geniale!

L’ispirazione si può allenare oppure è un dono naturale?

Visto che, secondo me, appartiene a ciascuno, è una componente dell’uomo ma se ci prendi confidenza puoi allenarla, per lo meno, si dovrebbe allenarla.
Il cuoco trae ispirazione dai sensi, la maestra dai suoi alunni, il venditore ambulante dai clienti, l’ispirazione è una specie di gioco che ti permette di trovare un sistema per raggiungere lo scopo, solo che a volte ci facciamo distrarre da altro e allora impostiamo, quantifichiamo, inquadriamo e l’ispirazione zittita da tanto rumore, tace.

La risposta è nella mente degli artisti, esseri speciali capaci di creare dal nulla, trasformare un pensiero illuminato in un’opera.

Gli artisti sono i più fortunati perché l’ispirazione è la vita stessa, l’artista non inventa nulla racconta la vita dal suo punto di vista, che scolpisca o dipinga, che fotografi o componga musica, racconta ciò che vede la sua anima, poi che diventi un’opera d’arte beh, quello chi può dirlo?

Maria Carmela Miccichè, nel suo laboratorio, scrive racconti e poesie, dunque crea con la forza dell’immaginazione storie fino ad oggi mai narrate.

Maria Carmela possiede il dono: è ispirata.

Maria Carmela Micciche, lautrice di Elena intrecciava fiori di sale
«L’ispirazione è una chiave di lettura della vita stessa»

D: Tu scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche.
Da dove nasce quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama?
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Come dicevo prima, secondo me, l’ispirazione è una chiave di lettura della vita stessa.
Tutto ciò che ci circonda è frutto di un’ispirazione a volte felice a volte no.
Cos’è la creazione se non il risultato dell’ispirazione?
Non credo di inventare nulla ma un’immagine, un ricordo, un profumo, un sentimento, sono parole che hanno delle storie dentro.
La trama, almeno per me, prende forma nel divenire, magari parto dal profumo di pane appena sfornato e finisco in un vicolo di Roma.
E’, quello che dicevo, un’idea con il futuro dentro e chissà dove finirà 🙂

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«Ho cominciato a scrivere piccole cose in terza elementare»

D: L’amore per la lettura/scrittura è nata a scuola oppure è una passione sorta all’improvviso, in un tempo indefinito, in un luogo non luogo?
R: Sono nata in una casa piena di libri e a dieci anni amavo girare per i corridoi della biblioteca comunale e sentire l’odore di tutte quelle parole sugli scaffali.
Mi ha sempre affascinato il libro come oggetto e come contenitore di storie.
Ho cominciato a scrivere piccole cose che ero in terza elementare, per me era un gioco divertentissimo, potevo scrivermi le storie che volevo leggere, una specie di self service 🙂

D: La scrittura, come tutti i grandi amori, si alimenta di passione.
Maria Carmela, quale è il segreto per mantenere sempre viva la passione?
R: Vivere. Imparare a guardare per prima noi stessi e poi tutto ciò che succede attorno con curiosità, non dare nulla per scontato.
Vivere è meravigliarsi sempre.

D: Maria Carmela, segnalaci gli ultimi tre libri letti e due titoli che non possono mancare nella libreria di famiglia.
R: Regine di quadri, scritto a tre mani da Tremanidipittura ossia Fernanda, Lucia e Rita, Puntaspilli e abiti di carta, di Patrizia Vittoria Rossi e Racconti dell’anno di mezzo di Franco Antonio Belgiorno.
Due autori che non possono mancare sul mio comodino: Pirandello e Agatha Christie.

Lo studio di Maria Carmela Miccichè

“Elena intrecciava fiori di sale”, un’ispirazione di successo

D: Maria Carmela, “Elena intrecciava fiori di sale” forse era da sempre nei meandri della tua mente.
Un giorno speciale hai trasformato l’ispirazione in trama.
Come è nata la scintilla del tuo primo libro?
R: La scintilla è nata all’editore Armando Siciliano, ci siamo incontrati per caso, abbiamo chiacchierato un po’ e prima di salutarci mi ha chiesto di fargli avere del “materiale”.
Sinceramente ho pensato che fosse più per gentilezza che per altro.
Comunque, gli mandai alcuni racconti.
Mi telefonò a ottobre e a dicembre c’era il mio libro.
Ho avuto il libro, il mio libro, in mano la sera della presentazione, è stata un’emozione non da poco.

D: “Elena intrecciava fiori di sale” forse è la gratificazione che tutti gli scrittori sognano. Quali sensazioni provi nell’immaginare il Lettore, con la testa nel tuo libro, pronto a divorare le pagine, felice di leggere una storia che lo appassiona?
R: Mi stupisco e mi meraviglio quando un lettore mi contatta per raccontarmi del mio libro.
Mi stupisco perché è qualcosa di talmente bello che non sono mai preparata.
Ogni volta che un lettore mi racconta le emozioni che ha vissuto con i miei personaggi, è un regalo che mi fa ed è la spinta a migliorarmi sempre per cercare di dare sempre il massimo.

D: Dunque, il tuo primo libro: a distanza di tempo, lo ami ancora come il primo giorno?
R: Lo amo e per me sarà sempre un contenitore di emozioni ma la scrittura ha un suo percorso e quindi adesso scrivo in modo diverso non migliore, solo con un tempo diverso.

Scopri il nuovo libro di Maria Carmela Miccichè, Elena intrecciava fiori di sale

Il futuro: teatro ed un nuovo libro

D: Maria Carmela, i tuoi racconti nascono dalla realtà che ti circonda?
Quali le maggiori fonti di ispirazione?
R: L’amore.
L’amore per i miei nonni che ascoltavo mentre mi raccontavano la vita, l’amore per la mia terra, l’amore per gli odori, per i rumori, per la ruvidità di una pietra o la morbidezza di un pensiero, l’amore immenso che ho per le parole, questi mucchietti di lettere e vocali capaci di far comunicare uomini e anime.

D: A quale opera stai lavorando? Progetti futuri?
R: Lo scorso anno ho scritto un testo teatrale “Isabel”, un atto unico poco facile e forse per questo, per usare le parole del regista, “Ogni parola è un macigno”.
Insomma, ha incontrato l’entusiasmo del regista Vittorio Rubino, di Vania Orecchio e Simonetta Cuzzocrea, le due attrici professioniste, il compositore, attore e regista Salvo Giorgio che ha composto le musiche originali per “Isabel” e così a marzo lo daremo in teatro.
Nel frattempo di Isabel sta nascendo il libro e poi ho in cantiere un libro di poesie e un altro testo teatrale che mi è stato commissionato da una storia del libro.

D: Prima di chiudere, condivido una riflessione di Paola: chi scrive lo fa per se stesso o per gli altri?
R: Io ho iniziato a scrivere le storie che mi piaceva leggere, quindi scrivevo solo per me.
Al liceo scrivevo sul diario scolastico che poi passava di banco in banco e ho cominciato a trovare divertente il fatto che altri leggessero.
Adesso scrivo, come mi piace dire, mi lascio scrivere, per me e per ogni lettore che mi dedica il suo tempo.
Chi mi legge sta regalandomi il suo tempo, potrebbe fare altro e invece è con me e io scrivo per lui.

D: Maria Carmela, chiudiamo l’intervista con una riflessione libera:l’ispirazione sia con te.
R: Grazie.
Le tue interviste portano bene, lo so per esperienza e quindi spero di essere intervistata ancora da te perché vorrà dire che avrò altre cose da raccontare e che l’ispirazione avrà dato ancora i suoi frutti.
Grazie per il tuo tempo e grazie a chi avrà letto tutto quanto.
Buona ispirazione a te 🙂


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L’ispirazione, cos’è? Risponde Paola, scrittrice col vizio [INTERVISTA]

L’ispirazione secondo (il vizio) di Paola

Cerco la scintilla.
Desidero carpire quel momento magico nel quale un pensiero illumina la mente e diviene un’idea felice.

L’ispirazione: da dove nasce?
L’ispirazione: chi la possiede?
L’ispirazione: si può allenare oppure è un dono naturale?

La risposta è nella mente degli artisti, esseri speciali capaci di creare dal nulla, trasformare un pensiero illuminato in un’opera.
Scultori, pittori, scrittori, fotografi: uomini dotati del talento, della scintilla.

Il vizio di Paola è una visione di Paola.

Paola scrive racconti, dunque crea con la forza dell’immaginazione storie fino ad oggi mai narrate.

Paola possiede il dono: è ispirata.

Intervista a Paola, per carpire il mistero dell'ispirazione

«Chi scrive prova a tradurre il vento in parole»

D: Paola, definisci l’ispirazione.
R: Mi riesce difficile definire l’ispirazione, posso solo provare a descrivere che tipo di esperienza è per me.
Dunque, stai tra la gente per strada, o al lavoro o a casa tra i fornelli, e improvvisamente vedi o avverti qualcosa che ti accende una lampadina e ti fa venire un’idea.

D: Paola, tu scrivi storie, crei racconti mai narrati fino ad oggi.
Storie nate dalla tua fantasia, l’intreccio dei pensieri irrazionali con emozioni ataviche. 
Da dove nasce la scintilla?
Quel fulmine che trasforma una riflessione in una trama? 
Quel momento magico che ti obbliga a buttar fuori e mettere nero su bianco le parole imprigionate nel tuo cervello?
R: Non so se definirlo un momento magico, quello in cui ti viene ‘l’idea’. sicuramente si avverte una necessità, un’irresistibile voglia di catturare, con le parole, delle emozioni che si stanno vivendo e che altrimenti svanirebbero nel nulla.
Quando rileggo qualcosa che ho scritto, anche a distanza di tempo, ho l’impressione di rivivere il momento in cui quelle parole sono state scritte.
Come se le emozioni venissero liberate nell’aria.

D: L’ispirazione: credi che possa essere allenata oppure è un dono naturale?
R: Non credo che l’ispirazione sia un esercizio nè un dono naturale.
E’ una ventata: in alcuni giorni è forte, in altri debole, in altri completamente assente.
Chi scrive prova a tradurre il vento in parole.

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Paola, scrittrice per passione … della lettura

D: Paola, ami scrivere e noi apprezziamo i tuoi racconti  ed il sono il tuo primo fan.
Sei anche una «lettrice seriale» come tu stessa ti definisci.
Credi nel circolo vizioso: leggo, dunque scrivo?
R: Assolutamente no.
Credo che la lettura sia fondamentale e formativa, quindi sicuramente uno scrittore è sempre un buon lettore, ma non tutti i lettori possono diventare scrittori, sarebbe come pensare che basti mangiare dell’ottimo cibo per diventare un bravo cuoco.

D: L’amore per la lettura/scrittura è nata a scuola oppure è una passione sorta all’improvviso, in un tempo indefinito, in un luogo non luogo?
R: La scuola è sicuramente il primo luogo in cui si viene a contatto con la lettura, e così è stato anche per me.
Ho iniziato da bambina, anche con letture impegnative, e non ho più smesso.

D: Paola, segnalaci gli ultimi tre libri letti e due titoli che non possono mancare nella libreria di famiglia.
R: Gli ultimi tre libri che ho letto sono:

  • Souvenir, di Maurizio De Giovanni
  • Se mi tornassi questa sera accanto, di Carmen Pellegrino
  • L’altra madre, di Andrej Longo

Per quanto riguarda i libri che non possono mancare, direi sicuramente tutta la produzione di Pirandello, che è il mio preferito da sempre.

Paola con Maurizio De Giovanni

L’ispirazione dove ci porta?

D: Paola, i tuoi racconti nascono dalla realtà che ti circonda?
Quali le maggiori fonti di ispirazione?
R: Sai, io non credo a quelli che dicono che i loro racconti sono frutto esclusivo di fantasia.
In ogni racconto, o romanzo, c’è qualcosa che è capitato a noi o a qualcuno vicino a noi.
Qualche volta può trattarsi anche di qualcosa di cui abbiamo anche solo sentito parlare, ma comunque lo scrittore è presente in ogni parola che scrive.

D: Paola, l’ispirazione ti porta in un’isola felice dove crei, trasformi, adatti, realizzi i tuoi sogni. Come raggiungere questo luogo magnifico?
R: Riesco a raggiungere un ‘luogo magnifico’, che per me significa riuscire a estranearsi da ciò che mi circonda, ogni volta che leggo una storia, anche mentre leggo quella che sto scrivendo.

D: Paola, chiudiamo l’intervista con una riflessione libera:l’ispirazione sia con te.
R: Più che con una riflessione vorrei chiudere con una domanda che pensavo mi venisse posta: chi scrive lo fa per se stesso o per gli altri?

«Il vizio di Paola», note sull’autrice

Paola, lettrice per passione e scrittrice per vizio.
Alla continua ricerca di ispirazione.
Gli specchi è il suo breve racconto vincitore del primo premio della «III edizione di Scintille in cento parole».

Paola, autrice della rubrica «Il vizio di Paola»

 Luigi Borrone, fotografo per passione

«Amo la fotografia perché unico strumento per fermare il tempo. due foto scattate nello stesso istante non saranno mai uguali »
Luigi Borrone, fotografo per passione, è l’autore della prima foto presente in questo post.
A Luigi il mio sincero ringraziamento.

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Amore senza sesso: è vero amore? [Domande perBeni]

Amore senza sesso, il dubbio di CherryRed

“Caro Beni, ho sempre pensato che l’amore fosse qualcosa di romantico e poetico.
Da tre anni ho una storia che è come un sogno!
Lui è dolce e gentile come un principe.
Mi porta in giro per il mondo, mi regala gioielli, fiori, auto, gelati e case.
Il problema è che non facciamo sesso!
Che senso ha l’amore senza amplesso?”
CherryRed

Amore senza sesso: è vero amore?

Antonio P. Beni risponde

Gentile CherryRed, il tuo è un problema comune a tutte le donne sopra gli ottanta anni.
E’ vero che ne hai 27 e puoi ancora mangiare una mela senza che scappino via gli incisivi, ma hai l’occasione di vivere l’amore vero, quello disinteressato.

Una ricerca che ho condotto alcuni anni fa dimostrava che il 40% delle coppie sta insieme senza fare sesso.
Il problema era che il restante 60% lo faceva tradendo il partner con l’altro 40%.

L’alchimia che si trova tra le lenzuola a volte è fugace, a volte è sagace, e spesso è mendace.
Così si ha Amore senza Sesso.

Quando mi fingevo sessuologo nella Clinica del dottor Kinder, prima che mi arrestassero per millantato credito in banca, incontrai una coppia come la vostra.

Lei era alta, mora e depilata quanto basta per capire che era maggiorenne, lui era brutto e ricco, senza capelli ma con banconote da 500 mila euro al posto del cappello.
Il loro era un amore vero.

Lo capivi da come gli occhi di lei si illuminavano anche senza l’uso dei suoi dodici diamanti, uno per ogni dito.

Il problema era che l’amore non basta se uno dei due ha talmente tanti complessi da sentirsi inadeguato e brutto anche vicino ad un cane bagnato, sporco, puzzolente e perfino morto.

Dalle tue parole capisco che il problema tra voi è lo stesso.
Se vuoi che l’amore sia sopra ogni cosa e, quindi, che lui sia sopra di te, allora devi diventare brutta.

Solo così potrà, il tuo scorfano d’uomo, non avere il dubbio che il tuo amore è solo una strisciata di carta Visa.

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Amore finito: vivere nel ricordo o dimenticarla? [Domande perBeni]

Ricordo della moglie: il dubbio di Mimmo79

“Gentile Beni, ho sempre amato mia moglie ma ha deciso, dopo cinque anni di matrimonio, di lasciarmi, ovvero di morire.
Cosa devo fare?
Vivere nel suo ricordo o dimenticarla con un’altra?”
Mimmo79

Vivere nel ricordo o dimenticare l'amore che fu? Risponde Antonio P. Beni, esperto in aMORE (con la a minuscola)

Antonio P. Beni risponde

Caro Mimmo79, la tua lettera mi ha intenerito, soprattutto quando mi hai descritto come tua moglie è tragicamente morta.
Cadendo dalla ruota panoramica mentre imitava la scena del Titanic.

Deve capire che l’amore è un mistero chiuso dentro ogni cuore e solo li si trovano le risposte.
Anche se spesso si può comprare amore a buon prezzo con un diamante o con una cena da Princi.

Lei può trovare un’altra donna, magari anche amarla, ma non potrà mai scordare la sua prima moglie e la scena di lei che vola nel vuoto dicendole «non dimenticare di …», frase che non riuscì a terminare per colpa della fisica.
«In presenza d’aria, a causa dell’attrito, i corpi possono cadere con leggi orarie differenti da quelle del moto uniformemente accelerato», ma comunque cadono.

Col nuovo amore non potrà andare al Luna Park, non potrà guardare «La Ruota della Fortuna», non potrà dire «andiamo a mangiare al ristorante La Ruota».

Se pensa che questa sia vita, che un nuovo amore possa accettare queste privazioni, allora lo trovi e chiarisca subito con la nuova amante se c’e’ qualcosa che non deve dimenticare, almeno in caso di morte prematura avrà delle risposte …

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L’intervista dell’anno: I want you!

L’aforisma

ognuno ha una storia da raccontare, basta porgli le giuste domande

(Mario Monfrecola)

Concordo con l’autore.

Io, giornalista per gioco (e passione)

Il piacere di ascoltare le storie altrui è il motore che spinge il sottoscritto ad intervistare chiunque abbia voglia di rispondere alle domande di un finto giornalista.

Ok, l’ammetto:

  • adoro giocare al giornalista
  • sono un ottimo uditore
  • cerco persone da intervistare ed il prossimo puoi essere proprio TU!

Io, giornalista per gioco, voglio TE per l'intervista dell'anno!

Come avviene l’intervista

Ci incontriamo (se possibile) per una conversazione informale, ascolto la storia, memorizzo i particolari, scatto due o tre fotografie al prescelto.

Indosso i panni del Lettore Curioso e stilo dieci domande non banali (o almeno ci provo) che ognuno di noi vorrebbe porre.

Dieci domande, un punto di vista inedito con un un solo obiettivo: accendere il riflettore sull’intervistato per far conoscere al pubblico una nuova, interessante storia.

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AAA voglio TE per l’intervista!

Le buone intenzioni non bastano. la categoria delle interviste di faCCebook scarseggia di «mostri».

E mi dispiace perché – sono sicuro – ognuno di Voi, amici Lettori, ha delle risposte interessanti dentro sé stesso.

Bastano le opportune domande e la giusta dose di autoironia: perché se ti prendi troppo sul serio, ti escludi da solo.

Bando alle ciance, contattami subito (scegli tu il canale social o l’email nella colonna a destra del post)

Un clic per la TUA intervista 🙂


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Un caffè con Maria Carmela Micciché, la scrittrice delle storie perdute

Chi è Maria Carmela Miccichè?
Non lo so.
Non la conosco personalmente, l’incontrai nel cyberspazio in un tempo ed un luogo indefinito e link dopo link l’ho apprezzata attraverso i suoi appassionati scritti.
Ignorare chi sia rafforza l’idea positiva che ho dei suoi racconti (brevi e non) e delle sue poesie; mi sento come il coach in «The Voice», il reality-show ove i giudici ascoltano le esibizioni dei concorrenti concentrando la loro attenzione soltanto sulla loro voce senza vederli.
D: Maria Carmela, cosa significa scrivere?
MCM: scrivere è comunicare, uno dei mezzi per comunicare, a volte con se stessi a volte per dire cose che non sapevamo di voler dire, sicuramente rimane un canale che unisce qualcosa dentro di noi con l’esterno.

D: a che età hai sentito la necessità di porre nero su bianco i tuoi pensieri? E dopo aver stilato un racconto/poesia, nel rileggere provi una sensazione di piacere o di frustrazione? Ad esempio, a me capita quando non riesco ad imprimere sul foglio i concetti che ho in mente ma, ovviamente, è una questione soggettiva.
MCM: a otto anni scrissi un poesia molto lunga “Il paesello molto bello” dove immaginavo questo paese con le case, le piazze, la gente. Il giorno dopo portai a scuola il foglietto di quaderno dove avevo scritto la mia poesia. La maestra lesse e mi fece giurare che fosse mia. Ero un po’ confusa, per me era stato un gioco, una cosa che avevo fatto senza tante pretese, fu molto imbarazzante. Giurai davanti alla maestra e a tutta la classe e a quel punto mi resi conto che era meglio tenere per me ciò che immaginavo. In effetti andò che continuai a scrivere, la maestra veniva a sbirciare e poi mandava i miei quaderni alle altre maestre. Non mi sono mai fermata, ho sempre avuto il bisogno, desiderio, voglia di appoggiare su qualcosa ciò che mi passa per la testa… e ne passano cose…
Scrivo sempre di getto non sapendo mai a priori cosa racconterò, quindi posso dire di essere sempre la prima lettrice di me stessa e in genere mi piace ciò che leggo 🙂

D: da dove attingi l’ispirazione per le tue storie? Quali generi preferisci raccontare?
MCM: l’ispirazione arriva da dove vuole, un foglio bianco è già un invito a metterci su qualcosa. Le foto, amo le foto che dicono tante cose e a volte trovo delle foto che invece seguono le mie parole, non lo so come accade, di conseguenza anche il genere varia, a volte segue il mio stato d’animo a volte vedo una foto o succede qualcosa e il foglio si riempie di altre cose.

Maria Carmela Micciche, il sito ufficiale

D: quali sono le doti necessarie per chi ama scrivere? Io sono un assertore della teoria: «più leggo più scrivo più leggo»
MCM: questa è una domanda difficile e quindi alle domande difficili è sempre meglio rispondere sinceramente: non ne ho la più pallida idea. Io ho sempre letto e sempre scritto, scrivevo le recite scolastiche inventando tutto di sana pianta e poi facevo la regista dirigendo i miei compagni e leggevo “La storia dei partiti politici” o “Carrie” insomma di tutto un po’. Credo che l’unica dote veramente necessaria è avere delle storie dentro da raccontare e le storie dentro nascono dall’osservare ciò che succede fuori. Ho scritto una poesia su questo, forse non è molto elegante citare se stessi ma credo possa spiegare ciò che voglio dire: Le storie delle cose perdute

D: come immagini i tuoi Lettori? Sei curiosa di carpire la loro espressione quando, col volto immerso nelle pagine del tuo sito, leggono le parole uscite da dentro la tua anima? Sorrideranno? Rifletteranno? Si emozioneranno?
MCM: curiosissima, vorrei conoscerli uno per uno e osservarli mentre leggono ogni rigo. Vorrei vedere l’espressione del viso e capire come le mie parole sono arrivate. Non è per, come dicono a Napoli “atteggiarmi”, per darmi l’aria della scrittrice, realmente non mi sento una scrittrice, ma mi piacerebbe sul serio incontrare ogni persona che legge ciò che scrivo e commentare con lei ogni cosa, credo sia la cosa più elettrizzante e affascinante che possa capitare.

D: se avessi la possibilità – anche temporale – quale scrittore vorresti incontrare? Chi condideri i tuoi «maestri» letterali?
MCM: ogni volta che prendo in mano un libro penso alla magia che lo ha reso libro. L’immaginazione che c’è dentro, la ricerca, la scelta di tante cose. Avrei voluto scrivere come Ken Follett perchè è uno scrittore che già al secondo rigo ti prende per il colletto e ti trascina fino all’ultima pagina e scrive sempre cose diverse, non è mai monotono. Comunque come dicevo prima ho letto di tutto un po’ ed è raro che un libro non mi piaccia totalmente, beh… a volte si ma succede raramente, per cui da quello che considero uno dei più geniali, Pirandello, a quello che magari ho letto per caso e di cui non ricordo il nome, lo so che faccio una pessima figura ma questa è, la cosa che mi “prende” di più è quando le parole riescono a portarmi dentro alle pagine, vorrei essere sempre in grado di fare questo.

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D: Maria Carmela, che ricordo hai della scuola e del tuo professore di italiano? Ha contribuito a modellare la scrittrice che sei oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
MCM: questa domanda mi fa sorridere perchè mi riporta indietro ai banchi di scuola. Io ho frequentato il Liceo Scientifico del mio paese, adoravo la mia scuola e ricordo sempre con piacere il tempo trascorso con i compagni di classe e con i professori, le manifestazioni, erano gli anni ‘70 e ‘80, la scuola era un fermento di idee e cambiamenti. In terza liceo litigai con il mio prof d’italiano che mi assegnò il sei politico per tutto l’anno, il voto dei temi era sempre lo stesso: forma corretta, fuori tema 6. L’anno successivo arrivò un anziano professore che ascoltavo con la stessa dedizione di come all’epoca ascoltavo i Pink Floyd, adoravo le sue spiegazioni e il mio voto per tutto l’anno fu 9, ma non era questione di voto, non sono mai stata attaccata ai voti ma a quanto mi piacesse partecipare alle discussioni. Se la devo dire tutta la prima persona che credette alla mia “dote” di mettere i pensieri su dei fogli fu il mio parroco don Corrado Carpenzano. Ogni domenica veniva dato gratis, poi con un contributo di cento lire, il Notiziario, un giornalino della parrocchia dove ogni gruppo scriveva l’ordine del giorno delle varie riunioni, le comunicazioni di servizio, gli orari delle varie funzioni eccetera. iI venerdì lo ciclostilavamo a mano. Io avevo più o meno 13 anni e scrivevo ciò che discutevamo nel gruppo ragazzi e un giorno il parroco mi disse: “Mi piace come scrivi, dalla settimana prossima avrai una rubrica tutta tua dove potrai scrivere quello che vuoi” Ricordo come mi batteva il cuore quando vidi per la prima volta le mie parole stampate, era un’emozione, ed è sempre così.

Il caffè di Marek, la pagina facebook di Maria Carmela Micciché

D: tra i tuoi tanti racconti, a quale sei più affezionata? Segnala anche una tua poesia alla quale sei particolarmente legata.
MCM: Elena e i fiori di sale rimane il racconto al quale sono più legata. Per le poesie Un semplice pomeriggio d’autunno o Phasor e tante altre che sento mie nel senso intimo.

D: sei un’autrice molto produttiva oppure scrivi col contagocce? Hai mai distrutto una tua opera oppure consideri ogni racconto degno di essere pubblicato e saranno poi i Lettori a giudicare?
MCM: per quanto riguarda la quantità delle cose che scrivo non dipende da me, nel senso non programmo nulla, a volte mi sveglio nel cuore della notte con un’idea e fino a quando non diventa storia sta lì a darmi fastidio, a volte ci sono giorni che sono presa da altre cose e non riesco a scrivere nulla, dipende.  Ogni cosa che scrivo per me è importante, anche quella che sembra ordinaria, nel momento che prende forma per me diventa parte di me, è ovvio che alcune sono, come dire, più coinvolgenti e altre meno ma non ho mai distrutto nulla volontariamente, poi c’è da dire che essendo diversamente ordinata alcune cose le ho perse, rimaste chissà dove, scritte di vecchi quaderni… da quando ho il sito e la pagina ufficiale ho fatto dei passi avanti.

D: come tuo affezionato fan, ti confido che amo la sezione Buonbelgiorno mentre, tra i «brevi racconti» mi suscita emozioni positive Gli occhiali. Da dove nasce questa storia bella proprio per la sua semplicità?
MCM: Buonbelgiorno nasce per caso, ogni giorno mettevo qualcosa sulla pagina ufficiale Il caffè di Marek per dare il benvenuto a chi passava dal mio caffè virtuale, è divertente trovare uno spunto ogni giorno. Mi sono accorta che alcuni erano davvero originali così li ho raccolti in una sezione a parte. Gli occhiali è di fattura semplice, nel senso che siamo fatti in un determinato modo, chi si lamenta per ogni cosa, chi si adatta a ogni cosa e chi riesce a trovare una magia ogni giorno, è il modo di guardare il mondo. Non ci sono occhiali che possiamo indossare per essere diversi, possiamo solo essere consapevoli e spostarci in modo da vedere il mondo da un angolo diverso.

D: da poco mi sono avvicinato ai libri di Tiziano Terzani e nella sua biografica viene riportata la seguente citazione: «ormai mi incuriosisce di più morire. Mi dispiace solo che non potrò scriverne». Che ne pensi? Può la passione per la scrittura essere più forte di ogni altro sentimento?
MCM: la passione per definizione è qualcosa che va oltre il razionale modo di vivere quella situazione. Non so come funziona per gli scrittori veri, se riescono a essere programmati o sono divorati dal fuoco della creatività. Io come hai capito scrivo quando posso, come posso, a volte dopo un giorno di lavoro e famiglia mi metto davanti al computer e faccio le quattro del mattino senza cenni di stanchezza, presa dalla storia che sto scrivendo. A volte scrivo in ufficio mentre la gente esce ed entra, mentre suona il telefono, mentre organizzo il pranzo ma io non sono una vera scrittrice e per fortuna non faccio testo 🙂

D:  ultimi tre libri letti? E cosa stai leggendo ora?
MCM: Delitti e Misteri del passato – Sei casi da RIS di Luciano Garofano Giorgio Gruppioni e Silvano Vinceti – Mondo senza fine di Ken Follett – Una notte di luna piena per l’ispettore Dalgliesh di P. D. James – La mennulara di Simonetta Agnello Hornby. Adesso ho preso: Il libro segreto di Shakespeare

D:  Maria Carmela, a proposito di libri: quando fornirai alle stampe il tuo primo volume? Ti senti pronta oppure pensi sia un passo troppo impegnativo? Ma non sono proprio i sogni a contribuire all’evoluzione dell’individuo? Che permettono quel passo che razionalmente non intraprenderemo mai?
MCM: quando? Ci penso da un po’, avrei anche il materiale pronto ma l’editoria è un percorso strano. Intanto un mio racconto “Il pezzetto d’America sotto al cuscino” è tra i finalisti al concorso della città di Sortino. La premiazione dei tre racconti vincitori avverrà il 3 Ottobre all’interno della mostra dell’editoria, vediamo che succede. Io continuo a sognare di vedere un mio libro in libreria ma il sogno più grande è quello di incontrare i miei lettori.

Maria Carmela, avrei voluto porti altre cento domande ma non posso abusare della tua disponibilità.
Coltiva il tuo talento

Un grazie da tutti noi, i tuoi Lettori.

MCM: spero di non essere stata tediosa o prolissa in tal caso chiedo scusa, se invece avete letto tutto fino a qua… bravi vi devo un caffè, napoletano ovviamente.

Grazie
Maria Carmela Micciché

PS: è doverosa una precisazione da parte dell’autore di questa intervista: non ho mai guardato un reality-show nè tantomeno un minuto di «The Voice»


Maria Carmela Micciche, la scrittrice delle storie perdute

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