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Tag: tecnologia (Page 1 of 3)

SMAU2017, i sottotitoli della delusione

SMAU2017, manifestazione senza coraggio

L’hashtag innovazione trionfa in ogni angolo del piccolo padiglione 6 della Mostra d’Oltremare di Napoli.
Perché allo SMAU Napoli le startup dovrebbero essere di casa.
Invece, giro e rigiro, la parte del leone è recitata dai soliti noti: Regione Campania e TIM su tutti.

E’ proprio lo stand della Regione Campania a spegnere l’entusiasmo del sottoscritto.

Se l’uno per cento di ciò che pubblicizza corrispondesse alla realtà, vivrei nella Silicon Valley italiana.
Dagli slogan da campagna elettorale, sembra che siano disponibili milioni di euro per finanziare idee e progetti.
Assegnati con la massima trasparenza.

La realtà, purtroppo, racconta ben altre (tristi) storie.

Allo SMAU2017 con Salvatore Rullo di Dasir Tech

Novanta secondi con Dasir Tech

Novanta secondi per presentare la propria start up.
Dopo aver seguito i workshop sui Big Data, ascolto con interesse le parole di Salvatore Rullo, ex collega HP ed oggi CEO di Dasir Tech, società campana ideatrice di Speffy.com, il motore di ricerca dello sport.

«Ecco una vera start up, partita da zero, capace di trasformare una passione in lavoro» rifletto mentre Salvatore condensa, nel minuto e mezzo a lui assegnato, la missione della sua azienda.

Preciso come un treno svizzero, giunge al novantesimo secondo con disinvoltura per concludere orgoglioso «Speffy.com, vincitrice dell’XI Edizione del Premio Best Practices per l’innovazione presso la stazione marittima di Salerno».

L’esperienza di Dasir è una storia che desidero trovare allo SMAU.
Il workshop stantio, lo stand istituzionale trito e ritrito, no.

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Coraggio SMAU!

Da una manifestazione davvero innovativa, attendo scelte ardite.
Puntare sul coraggio invece del solito minestrone, aprire spazi agli sconosciuti anziché ai soliti noti, puntare su idee rivoluzionarie piuttosto che su spot inflazionati.

Sogno, nella prossima edizione, di capovolgere gli schemi: novanta secondi alla Regione Campania e alla TIM, il resto dedicato alle piccole start up con idee rivoluzionarie.

SMAU2017, il video

Dopo la dovuta premessa, può partire il video.
Il post funge da sottotitoli per il pessimo audio – me ne scuso.

La colonna sonora, Ritorno al futuro, invece, è di buon auspicio.


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Come chiacchierare con Google (divertendosi)

L’assistente Google, un tipo sui generis

Io: Mi serve un consiglio
Lui: Attendi la notte oppure cerco su Internet: dimmi pure

L’ironia non gli manca.
E nemmeno l’autocritica.
L’assistente Google del mio smartphone Android è un tipo divertente.

Basta porre una domanda e lui, con la sua voce impeccabile, come in una chiacchierata tra amici, enuncia la risposta pescata dal web.
In pochi istanti, scandaglia i fondali della Rete e con l’esperienza di un vecchio saggio, spiega ed illustra – senza mai tirarsi arie da dotto professore (anche se è capace di perlustrare lo scibile umano in un nanosecondo).

Vale la pena conoscerlo, interrogarlo, frequentarlo.

L’assistente Google sonnecchia nel nostro smartphone Android, attende solo una chiamata per svegliarsi ed esaudire ogni nostra richiesta.
Chiacchierare con l'assistente Google del tuo telefonino: un'esperienza esilarante (e utile)

Apriti sesamo? No, OK Google!

Ok Google è la formula magica per sbloccare l’assistente e mandare in letargo la tastiera dello smartphone.

Superata la timidezza iniziale, non torno più indietro.
Impartisco gli input al cellulare solo con la voce.

Ecco alcuni utili esempi post OK Google:

  • com’è il tempo domani?
  • telefona in vivavoce a casa
  • scatta una foto
  • apri whatsapp ed invia messaggio a …

E lui obbedisce con precisione assoluta.
Se non comprende il comando, con cortesia mi invita a ripetere o, con umiltà, propone una classica ricerca sul web.

Un vero gentleman, mai nervoso, paziente e con un tono di voce rassicurante.
Insomma, un vero amico tecnologico.

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Assistente Google, conversazioni divertenti

Rotto il ghiaccio, mi lancio a chiedere di tutto:

Io: raccontami una barzelletta
Lui: al bar “se mescola così il caffè, perde l’aroma” – “che m’importa, tanto io sono della Lazio”

Io: recita una poesia
Lui: ti recito San Martino di Giosuè Carducci …

Io: canta una canzone
Lui: lalalalalalala (con note musicali in sottofondo)

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Assistente Google, chi sei?

Alzo il livello della chiacchierata.
Al robot chiedo chi sia suo padre, da dove proviene, dove andrà.
Domande esistenziali alle quali l’Uomo cerca risposte da sempre.

Io: da dove vieni?
Lui: da varie parti del mondo
Io: chi ti ha creato?
Lui: gli ingegneri di Google di molti paesi
Io: chi sei?

Sull’ultimo quesito, l’assistente sembra barcollare.
Percepisco un attimo di insicurezza, poi, con un’improbabile imitazione di Diego Abatantuono stile viulenza, scandisce “SONO L’ASSISTENTE GOOGLE!”.

Esilarante, davvero esilarante!

Ironia, divertimento, efficienza: tre armi che rendono la tecnologia Google semplice e vincente.
Provare per credere.


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Allo SMAU 2017 (da vero VIP)

SMAU 2017, l’invito VIP della Regione Campania

Prima che scoppi il caso mediatico, il sottoscritto confessa: non sono un VIP.

Nonostante l’appello lanciato lo scorso anno in un accorato post, la Regione Campania continua a spedirmi l’invito cartaceo per presenziare l’importante manifestazione tecnologica.

E continua ad assegnare allo scrivente il titolo (immeritato) di VIP.

Io, VIP allo SMAU 2017 di Napoli

SMAU 2017, il 14-15 dicembre io ci sarò

Dal sito ufficiale, effettuo il login ed il messaggio di benvenuto parla chiaro:

Sei autorizzato ad entrare gratuitamente all’evento.

E’ il trattamento riservato ai VIP?
Ma anche noi, Very Important Person, per l’elenco dei workshop dobbiamo attendere il 5 dicembre.

Al momento, dunque, non posso selezionare gli appuntamenti ai quali parteciperò ma rassicuro la Regione Campania: il 14 ed il 15 garantisco la mia presenza allo SMAU Napoli.

Sarà l’occasione per salutare gli amici di Dasir Tech – una giovane azienda informatica creatrice, tra l’altro, di Speffy, il motore di ricerca di palestre e centri sportivi – e la la fashion travel blogger Anna Pernice (lo scorso anno, mi rilasciò un’interessante intervista su moda, viaggi e giornalismo).

E per ascoltare le mille storie di innovazione e competitività, il tema di questa edizione.

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Regione Campania: due richieste

Mi arrendo alla stima e fiducia che l’importante ente mostra per la mia persona.
Anche se non ho mai messo piede negli uffici della Regione, non ho mai parlato con alcun funzionario, non ho amici e parenti che operano in via Santa Lucia, eseguo la raccolta differenziata, leggo, vado al lavoro in bici.

Basta per essere un VIP?

A questo punto, da celebrità certificata, assodato il reciproco apprezzamento, avanzo due richieste al Presidente della Regione:

  1. per i prossimi dieci anni, inviatemi l’invito VIP per lo SMAU
  2. assumetemi

Da via Santa Lucia, vi aiuterò a smascherare i falsi VIP.


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L’infedeltà conviene? L’esperienza (costosa) del sottoscritto

L’infedeltà premia

L’ultimo tradimento, tre mesi fa.
Oggi – mio malgrado – sono costretto di nuovo a cambiare.

Perché la lealtà, nella società dell’usa e getta, è un sentimento anacronistico.
Anzi, sconveniente.

Tu credi e desideri rimanere fedele, ce la metti tutta per non cadere di nuovo in tentazione, poi ti guardi intorno e scopri che – chi tradisce – viene premiato.

Nessun senso di colpa, al contrario l’azione gratifica e migliora la propria condizione di uomo moderno.

E dunque, come tre mesi fa, oggi tradisco ancora.

L'infedeltà conviene?

24 mesi, la massima aspirazione

La prova del tradimento è nel nostro smartphone.

Il cellulare resta l’oggetto del desiderio ed intorno ad esso ruotano milioni di chiacchiere, giga byte di foto e miliardi di messaggi.

Parliamo, inviamo, riceviamo: sempre connessi con la migliore promozione attiva del momento.

Mille minuti al mese? Quattro giga di traffico dati?
Voglio di più!

Eppure, ai tempi dei nostri genitori, l’idea di cambiare non era mai presa in considerazione.
Il matrimonio indissolubile, zero concorrenza, la voglia di novità un’utopia come il viaggio sulla Luna.

Nell’era del mobile, invece, non esiste il «per sempre».
Ci si accontenta di ventiquattro mesi ed una tantum, la massima aspirazione possibile per le società di telefonia, le sirene dell’etere.

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Il prezzo dell’infedeltà

La voglia di cambiamento ha il suo prezzo.
E così, quando cedo alla tentazione ed attivo la SIM telefonica del nuovo, accattivante operatore, sborso:

  • 8€ la prima ricarica
  • 5€ cambio operatore
  • 5€ la nuova scheda
  • 7€ una tantum

Il tradimento, stavolta, mi costa 25€.
E’ il prezzo da versare per l’insaziabile desiderio di minuti, giga e cianfrusaglie varie.

Soddisfatto, pago e vado via con l’innovativa promozione.

Nessuno offre di più, sono al top tra le attuali offerte sul mercato.
Per ora, almeno.

Il mistero del credito residuo

Dopo la fase iniziale del dolce innamoramento, iniziano i primi inconvenienti: il credito residuo, nel passaggio dal precedente gestore al nuovo, viene decurtato.

Dal mini gruzzoletto, sono spariti 2€.
La piccola somma si è dileguata nei meandri della burocrazia?

I dubbi affiorano, come la sensazione di aver trovato un operatore truffaldino simile a quello appena lasciato.

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I servizi (non richiesti) a pagamento

Il nuovo operatore, dopo il corteggiamento, presenta subito il vero volto: il piano tariffario prevede una serie di servizi non richiesti, ovviamente a pagamento.

Lo scoprirò dopo qualche giorno, quando l’addebito avrà colpito.

A questo punto, non resta che chiamare il servizio clienti per chiedere lumi.
Dopo aver disabilitato tutti i servizi a pagamento, sono costretto a cambiare piano tariffario (e mi fumo la prima possibilità di modifica gratuita del profilo).

Alla ricerca della nuova promozione!

Sono trascorsi tre mesi dall’ultimo tradimento.
Appena raggiunta la stabilità, scopro l’amara verità: sono superato dagli eventi.

Il mio stesso operatore propone, ai nuovi clienti, promozioni migliori di quella offerta al sottoscritto.

Deluso, mi guardo indietro: il mio ex – in caso di pentimento – è pronto ad accogliermi con una super-offerta!

Rifletto.
Sono un tipo fedele.
Credo nell’amore.
L’infedeltà insegna.

Entro nel negozio.
Il sorriso gentile di una ragazza mi accoglie.

Sono pronto a cambiare.
Dopotutto, il tradimento costa solo altri 25€ 🙂


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SMAU Napoli 2016: promossi e bocciati

Salvatore Rullo, da HP a speffy.com

Conosco Salvatore dal 1998.
Lui un Project Manager, il sottoscritto un neoassunto fresco di laurea.

Entrambi in EDS, una importante multinazionale americana confluita – dopo una mastodontica fusione tra colossi dell’Information Technology  – nell’HP (come è andata a finire in Gli ultimi giorni di HP Pozzuoli, ebook gratuito).

Salvatore, anticipando la crisi, lascia il gigante per ricominciare da zero.

Oggi è responsabile di Dasir Tech, una giovane azienda informatica creatrice – tra l’altro – di Speffy, il motore di ricerca di palestre e centri sportivi.

Un salto allo stand della Dasir Tech allo SMAU Napoli 2016 è obbligatorio.

La sua scelta, rispetto agli standard culturali vigenti nella nostra nazione ingessata, va controcorrente.
Un mix tra coraggio imprenditoriale e passione per lo sport: in bocca al lupo Salvatore, ti seguo con interesse!

Salvatore Rullo di speffy.com allo SMAU Napoli 2016

Anna Pernice, fashion travel blogger

Il tema del workshop di Anna Pernice è vitale: lo storytelling.
Parola chiave per i blogger: l’arte del narrare.

Al di là dei concetti per addetti ai lavori, acronimi impossibili, trucchi e strategie, la brava giornalista di moda e viaggi – il suo blog, I consigli di una fashionista in giro per il mondo – evidenzia un aspetto sul quale concordo appieno: il racconto deve emozionare il Lettore.

Un articolo di giornale, il post della tua casa digitale: il successo dipende dalla reazione emotiva che trasmette.

E’ una regola vecchia come il pianeta, intrinseca nell’animo umano.
La medesima regola sulla quale si basano le favole, storie ricordate da tutti, storie ricordate nel tempo.

Storytelling, il workshop di Anna Pernice allo SMAU Napoli 2016

Stand istituzionali: ripetitivi e superati

Anche quest’anno, al sottoscritto, gli stand istituzionali, continuano a deludere: stantii, con i soliti slogan inzuppati di «start up», «innovazione», «facciamo rete».

La prosopopea al potere.

Concetti esposti da chi non è credibile, per trasparenza, sincerità, convinzione.

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SMAU Napoli 2016, promossi e bocciati

Lo SMAU partenopeo chiude i battenti.

Ai falsi innovatori – società con grossi capitali ma bloccate dalla peggiore burocrazia italiana – preferisco le idee fresche e coraggiose dei vari Salvatore ed Anna, professionisti convinti della propria forza e capaci di proporre un modello imprenditoriale e tecnologico originale.

Sono loro i veri motori dello SMAU.


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SMAU Napoli 2106, io ci sarò (come VIP)

SMAU Napoli, l’invito VIP della Regione Campania

Confermo la presenza allo SMAU Napoli 2016 per la mattinata di giovedì 15 dicembre.
La Regione Campania, anche quest’anno, regala al sottoscritto un invito VIP per partecipare all’evento tecnologico dell’anno.

Al Grande Fratello di via Santa Lucia non sfugge nulla.

E così, per un inspiegabile mistero alieno, l’algoritmo della Regione premia il «blog dei mostri»: nella cassetta postale, tra un volantino del supermercato e l’offerta del parrucchiere, trovo il gradito omaggio.

SMAU Napoli 2016, l'invito VIP della Regione Campania per il sottoscritto

Giovedi 15, i workshop 

Il programma della giornata è pieno di eventi, bisogna organizzare l’agenda per ottimizzare tempo e impegni.

Seguirò con interesse il Storytelling online: come emozionare e fidelizzare clienti e lettori, il workshop di Anna Pernice.

Un salto allo Smart Communities per le ultime innovazioni in ambito urbano e poi in giro per il tour tra startup e novità tecnologiche.

Armato di smartphone, documenterò la visita a colpi di hashtag.

Ovviamente, lo SMAU prima di essere un evento tecnologico è un luogo per incontrare persone: se, anche tu andrai alla Mostra d’Oltremare, contattami.
Un caffè ed una chiacchierata sono ancora da preferire ad un chat.
Anche allo SMAU Napoli.

PS: una richiesta per la Regione Campania.
L’anno prossimo, inviatemi l’invito via e-mail, dopotutto la digitalizzazione dei documenti è un obiettivo da perseguire.
Grazie 🙂

Lettera aperta al motociclista con Whatsapp

Il motociclista messaggiatore

Caro drogato,
perché leggi e scrivi messaggi con lo smartphone mentre guidi lo scooter?

Con la mano destra acceleri e deceleri – magari nel traffico impazzito della città – e con la sinistra maneggi il cellulare.
La testa su e giù, un secondo guardi lo schermo dello smartphone e l’istante dopo controlli chi ti sta davanti.

Quale fondamentale informazione devi inviare per rischiare la tua vita e quella degli altri?

Con Whatsapp in moto, auto, aereo, a piedi: quando la follia è dilagante

La dipendenza, anche durante la guida

Proprio non resisti, vero?
Controllare le notifiche al rosso del semaforo (quando lo rispetti), durante lo zig-zag nel caos dell’ingorgo, mentre sfrecci con sorpassi a destra e sinistra, è un’azione irresistibile.

La dipendenza dal «bip» è tale da non poter attendere: preferisci un possibile incidente dalle conseguenze imprevedibili alla risposta posticipata via Whatsapp.

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Anche il secondo passeggero

La mattina, quando pedalo per raggiungere l’ufficio, dalla mia bici a pedalata assistita ti osservo sbigottito.

Sei schiavo del «bip».

Spesso, sullo scooter, è il secondo passeggero a messaggiare.
Seduto in bilico, mentre tu – pilota folle – ti incunei tra il blocco di auto ferme oppure viaggi a cento all’ora tra le vie cittadine, incurante dei pericoli, il tuo amico chatta.
Digita con nonchalance.
Come fosse seduto comodo in poltrona invece che su uno scooter.

Siete indifferente alla morte.
Eppure lei è in agguato, alla prima fatale distrazione.

Caro motociclista con Whatsapp, la mia lettera termina con una amara certezza: tu non sei un «mostro».
Sei solo pazzo.

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Appello alle Forze dell’Ordine

Quando fermate questi folli, non sequestrate loro lo scooter.
E’ inutile.
Al drogato bisogna sottrarre la dose: sequestrate loro lo smartphone.
Solo così si disintossicherà.
Forse.


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Evernote, per non stressarsi con le password (dimenticate)

L’amnesia post ferie

Dopo il lungo sonno estivo, al primo bip il computer dell’ufficio chiede impassibile la password.

Nessuna pietà per un lavoratore al rientro.
Assente da tre settimane, il reset vacanziero di agosto cancella riti da impiegato e memoria d’ordinanza.

Davanti al monitor, altri rientranti protestano: ancora con la testa in spiaggia, dopo vari tentativi e relativi fallimenti, restano con lo stupore scolpito sul volto e le mani immobili sulla tastiera.
Account bloccato – la medesima espressione sbigottita di fronte al bancomat che si mangia la carta dopo i tre errori del PIN.

Per il sottoscritto, nessun dramma.
Apro il taccuino, leggo la nota.
Addio amnesie: le password dell’ufficio sono scritte, classificate per argomento, pronte alla consultazione.

Ovvio?
Guardandomi in giro, direi proprio di no.

Evernote, per non restar fregati dalle password dimenticate

Evernote, taccuini e note

Un gruppo di taccuini da portare ovunque.
In ogni taccuino, le mille note ordinate e comode da consultare.

Dal computer, con lo smartphone e dal tablet, i cento taccuini ed i mille appunti di Evernote sempre a portata di clic.

Il funzionamento dell’app è intuitiva perché rispecchia la medesima organizzazione della vita reale con l’indubbio vantaggio della dematerializzazione dei taccuini e la facilità di consultazione delle note.

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Tecnologia semplice, tecnologia amica

Prendere appunti, scrivere un post-it, memorizzare le password, ritagliare un pezzo di carta da conservare sono gesti comuni.

Le stesse azioni eseguite con lo smartphone finiscono in Evernote – l’app con la memoria d’elefante – che registra sul cloud taccuini e note.

Elementare Watson?
Forse sì o forse no.

Banale?
Come diciamo dalle nostre parti:

dopo la soluzione tutti i ciucci sono maestri

Registrate il consiglio con un post-it.
Sarà necessario quando non ricorderete più la password per entrare in Evernote 🙂

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Bianco e nero: la foto ci guadagna?

Bianco e nero vs colore

Il medesimo scatto suscita sensazioni diverse: il primo, in bianco e nero, richiama alla mente il tempo che fu – perché al sottoscritto, l’immagine priva dei colori è un salto all’indietro …

Bianco e nero, perché (a volte) è meglio

… la seconda, l’originale, è la foto priva di ritocchi ed immortala – in tutta la sua semplicità – un giorno qualsiasi sul litorale domitio con la sedia di un bagnante per scrutare il mare, l’eterno movimento.

Bianco e nero, perché (a volte) è meglio

Bianco e nero, quando preferirlo?

Ad ogni foto, la domanda sorge spontanea: quando proporre una foto oscurata dei colori originali?

Il volto di un anziano?
Un panorama dove lo sguardo si perde nell’infinito?
L’immagine anticata?

E se applico il filtro e rovino lo scatto originale?

Nonostante i mille «mostri» catturati con un clic dello smartphone, non ho ancora trovato la giusta risposta.

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Se la foto è introspettiva?

Nemmeno il mio amico Mario Cavaliere, instagramer di successo fornisce la soluzione: per lui, lo scatto in bianco e nero è introspettivo.

E per voi, amici Lettori?
Aiutatemi a sciogliere il dilemma: quando applicare il filtro ed eliminare i colori?


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Quell’odioso augurio (virtuale) natalizio

Se anche l’augurio è virtuale

«Bip», la vibrazione del mio smartphone segnala l’arrivo di un nuova notifica.
«Buon Natale a te ed i tuoi cari. Peppe e famiglia» leggo avvilito.

Perché – se proprio devo dirvela tutta – l’augurio tecnologico è indigesto, peggio di un calzone fritto ripieno di soffritto di maiale con ciccioli e cipolla cruda.

Il messaggio giunge diritto allo stomaco, un fendente che manda al tappeto le mie migliori intenzioni.
Resisto grazie ai duri allenamenti a cui mi sottopongo per affrontare proprio questi momenti di grettezza relazionale.

Contro l'augurio natalizio virtuale

Sono pronto: combatterò contro l’augurio natalizio virtuale

A tutti lo stesso identico messaggio

Se avessi un radar speciale, intercetterei il messaggio di Peppe per disegnare su un monitor la mappa dei destinatari: emergerebbe un grafico costituito da un’infinità di individui senza distinzione di razza, colore e sesso raggiunti tutti dall’identico augurio speciale.

Probabilmente, la stessa moglie, l’amante e il bisnonno ultracentenario (che da qualche anno è passato a miglior vita ma presente ancora nella rubrica del cellulare di Peppe) riceveranno contemporaneamente la medesima frase.

«Non fa male, non fa male» continuo ad urlarmi nella mente proprio come un pugile prima di un importante incontro di boxe.

La tempesta tra la sera della vigilia e Natale

Manca poco al Natale e sono conscio che il peggio deve ancora giungere.

La tempesta di messaggini è prevista per la sera della vigilia e la mattina del venticinque dicembre.
Per allora prometto di essere al top della forma (fisica ed intellettuale) per respingere ogni tipo di falso augurio.

Quest’anno non mi coglierete di sorpresa.
Fatevi avanti «mostri», vi aspetto.

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La barzelletta viaggia via Whatsapp

Il buon umore è contagioso

Il mio amico Alessandro è specializzato in freddure.
Il burlone, ogni settimana, via Whatsapp mi invia una nuova barzelletta.

Ecco l’ultima.
Divertentissima vero?

La barzelletta viaggia via Whatsapp

All’origine era il «Bar Mario»

Quando il web era una galassia di siti statici disegnati con Fronte Page, le gag viaggiavano perlopiù via e-mail.

I primi mattacchioni delle mailing list inviavano freddure e barzellette come semplici messaggi di testo a centinaia di destinatari (consapevoli e non).

Già allora – ma quanto tempo è trascorso? – io, «esperto del settore», utilizzavo il gruppo Yahoo! per restare in contatto con gli amici.
Il Bar Mario fu l’antesignano dei moderni social network, troppo avanti per essere compreso fino in fondo lo chiusi all’apice del successo (un numero esorbitante di iscritti e lo spam si impadronì del locale).

La barzelletta? Da condividere!

La notifica verde attende di essere letta.
Pigio col pollicione sullo schermo dello smartphone, leggo il nuovo messaggio di Alessandro.

E’ l’ennesima battutaccia via Whatsapp.
Rido.
Troppo demenziale per restare isolata sul mio cellulare.
Devo condividerla subito con i miei amici.

Col sorriso ancora stampato sul viso, in modo istintivo, inoltro l’immagine al gruppo WhatsApp della piscina.
In un secondo, la barzelletta raggiunge più di cento persone che, a loro volta senza pensarci troppo, rideranno e spingeranno la battuta verso altri innumerevoli contatti.

Perché l’emotività è il vero motore della condivisione ed il buon umore è contagioso.
Come una barzelletta via WhatsApp, appunto 🙂

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GameStop, un film da protagonista

Un pomeriggio di dicembre realizzo il mio sogno di attore: sono il protagonista di  un film.

Il potere del protagonista

Sono un soldato cibernetico del 2065 impegnato a salvare il mondo da pazzi criminali.
Nel folle piano, c’è puzza di CIA.
Il regista impone una sola regola: «spara a qualsiasi cosa si muova, sia una minuscola farfalla che un enorme cyborg».
Obbedisco: indosso l’armatura, abbasso la visiera ed appoggio il dito sul grilletto.
La caccia inizia.

GameStop - CALL OF DUTY BLACK OPS III

Nel secondo episodio, vengo catapultato nella Londra del 1868 a capo di una gang super-armata pronta a guidare la rivoluzione contro i poteri oscuri che opprimono l’Inghilterra vittoriana.
Al mio fianco due gemelli, Jacob lo spaccaossa e Evie la volpe.
Tra Templari, risse ed inventori pazzi, parteciperò all’eterna lotta tra il bene ed male.

GameStop - Assassin's Creed

GameStop, vivi più vite in una!

«Posso aiutarti?» un suono alieno interrompe la concentrazione mentre sto per sparare il rigore più importante nella storia del calcio mondiale.

Il suono spezza la pellicola e mi riporta sul pianeta Terra.

Mi guardo intorno, ora ricordo.
Sono in un negozio GameStop, il più grande rivenditore di videogiochi nuovi e usati del mondo e devo acquistare un regalo per mio nipote, dieci anni e tanta voglia di tecnologia.

Sbatto le palpebre: riconosco i gemelli di ASSASSIN’S CREED SYNDICATE, i cyborg di CALL OF DUTY BLACK OPS III, le strade di Boston di FALLOUT 4, il fascino di Lara Croft in RISE OF TOMB RAIDER, i campioni di Fifa 16.

«Grazie, la fantasia ha preso il sopravvento. Sono fermo a Pacman e Frogger, i videogames di oggi mi sbalordiscono» replico meravigliato.
«Ti capisco, guardati intorno e scegli con calma» suggerisce l’addetto.

Certo, mi guardo intorno.
Scegliere in quale film essere di nuovo protagonista sarà un vero piacere 🙂

Buzzoole

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