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Tag: Ulisse

Dove il Mare Luccica [Domande perBeni]

La richiesta della Sirena

“Ciao, da oltre un mese ho una relazione con una Sirena.
Da qualche settimana abbiamo dei problemi, lei vuole farmi conoscere i suoi genitori, ma io non so nuotare”
Ulisse88

La sirena, di Antonio P. Beni

Antonio P. Beni risponde

Caro Lettore,
sono stato mezzo mozzo sul Nautilus col Capitan Nemo e ho avuto una storia con una Sirena di nome Antefatta.

Il nostro amore era puro e cristallino come le acque del Pacifico.
Era bellissima con le sue lunghe trecce bionde, i suoi occhi verdi e la sua pinna gialla.

Antefatta amava lanciare il bastone ai pescecani, fare gavettoni e cantare.
La sua voce soave mi faceva dormire sogni tranquilli, ero felice.

Un giorno però Antefatta scoprì che con il Capitan Nemo mangiavo i bastoncini Findus.
Rimase inorridita da quella scena, ancora oggi ricordo i suoi occhi rossi e le sue branchie fissarmi con disprezzo.

Sua madre era stata presa per errore con la rete a strascico e inserita nella catena alimentare con una panatura croccante.

Due giorni dopo mi lasciò per mettersi con un merluzzo ed io rimasi come un baccalà.

Caro Ulisse, il consiglio che posso darti è di accontentare la tua sirena in tutto.

Se non sai nuotare, devi imparare.
Ci sono corsi per gente come te in ogni piscina comunale e non preoccuparti della pressione dell’acqua sotto i 100 metri, basta non pensarci.

Ricorda però di non commettere uno dei seguenti errori, perché il mare è grande e i pesci che possono portarti via la tua sirena sono tanti.

  1. Non lamentarti se le pinne sono fredde.
    Alle sirene piace se sotto le coperte gli scaldi le pinne
  2. Non mangiare i bastoncini findus.
    Le sirene mangiano pesce, ma non sopportano che sia panato, in ogni famiglia di mezzi pesci almeno un componente è stato catturato ed impanato.
  3. Non ordinare al ristorante la Pizza Mare-Monti.
    La tua sirena potrebbe pensare che sei fedifrago.
  4. Ricorda che alle sirene non piace la pasta asciutta.
    Tutto deve essere umido.
  5. Non regalare perle, per loro è la pupu dell’ostrica.

Fammi sapere com’è andata la cena con i suoceri e se dovessi incontrare Antefatta, dille che da allora non impano neppure la cotoletta alla milanese.

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fatti non foste a viver come bruti?

Dalle puntate precedenti

Il fedele marinaio è vittima di un ammutinamento.
I suoi compagni di viaggio, stanchi e sconfitti, accettano l’invito degli uffici del nord e decidono di attraccare sul piccolo isolotto nonostante siano coscienti della trappola che li attende.
Al fedele marinaio, allontanato nella sua cabina, non resta che trovare la risposta tra i libri …

Puntata1: Hp Pozzuoli affonda, colpita dal fuoco amico
Puntata2: HP Pozzuoli, il giorno della decisione

L’ammutinamento

Il fedele marinaio se l’aspettava, l’ammutinamento – come il tradimento – è parte della Storia.

I 160 uomini della malridotta nave “HP Pozzuoli” cedono alla tentazione delle sirene.
Il piccolo isolotto è a portata di naso, la sicura terraferma attrae i lavoratori oramai stanchi, professionisti prima traditi e poi abbandonati dai loro stessi comandanti.

La debolezza prevale e contro la volontà del marinaio, leader fino a ieri, la nave inverte la rotta e dirige le esili speranze verso l’apparente salvezza.

«Vogliamo vedere quali opportunità offre quest’isola», «meglio un pezzo di deserto che il buio e la tempesta», «se continuiamo, affonderemo», urlano dal ponte dell’imbarcazione ridotto ad un’assemblea pubblica.

Il fedele marinaio, emarginato dal gruppo e prigioniero nella sua cabina, riflette.
Perché i suoi colleghi credono alle illusorie promesse provenienti dai ricchi uffici del nord? Fingono di poter ancora scegliere quale futuro costruire oppure sono rassegnati per un destino segnato?

fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

Inferno – Canto XXVI

L’uomo, amareggiato, cerca le risposte nella Storia perché il tempo scorre, la scienza si evolve ma la debolezza dell’animo umano è la medesima nei secoli.

Legge e rilegge il canto XXVI dell’Inferno, tra le righe della Divina Commedia trova le parole per incoraggiare i suoi compagni di viaggio a non perdersi d’animo e a proseguire la rotta …

“O frati”, dissi “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

de’ nostri sensi ch’è del rimanente,
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.

Scrive delle brevi note su un fogli di carta che fa scivolare sotto la porta della sua cabina-prigione.

“O fratelli”, dissi, “che avete raggiunto l’estremità occidentale in mezzo a centomila pericoli, in questo poco tempo di vita sensibile che ancora ci rimane, non vogliate negare la conoscenza seguendo la direzione del sole della parte del mondo disabitato.
Riflettete sulla vostra origine: non siete stati creati per vivere come delle bestie ma per conseguire virtù morale ed estendere il vostro sapere”.
Con questo breve discorso resi i miei compagni così desiderosi di mettersi in viaggio che a stento dopo sarei riuscito a fermarli; e rivolta verso Oriente la poppa della nostra nave, trasformammo i remi in ali per quella folle impresa …

Il fedele marinaio crede nel coraggio, nel rischio e nella sete di conoscenza perché in ogni uomo vive un piccolo, grande Ulisse.

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