faCCebook.eu

Sbatti il mostro in homepage!

Tag: vu cumprà

Lo strano caso del vu cumprà (croato)

Il primo vu cumprà proveniente dalla Croazia?

«Compri qualcosa?» chiede il giovane vu cumprà.
«No grazie, non mi serve nulla. Scusami, da dove vieni?» ribatto curioso.

Agosto bollente, da sotto l’ombrellone osservo il pianeta-spiaggia con le sue mille contraddizioni.

Quando un vu cumprà si ferma per proporre le varie cianfrusaglie, instauro un colloquio col malcapitato per comprendere quale infausto destino abbia colpito questa persona e come sia finito su una spiaggia a macinare chilometri sotto il sole per vendere prodotti inutili pur di sopravvivere.

Stavolta, lo sventurato è un ragazzo bianco, non italiano.

«Vengo dalla Croazia» risponde l’ambulante.

Un vu cumprà qualsiasi: da dove provengono questi malcapitati?

La relazione tra prodotti e nazionalità

Da uno studio statistico non ufficiale effettuato dal sottoscritto su un campione casuale, ho compreso esistere una relazione tra nazionalità del vu cumprà e prodotto venduto:

  • africani: cd musicali e dvd di film, cappelli, teli da mare ma anche elefantini portafortuna e strumenti musicali vari (vedi tamburi), costumi femminili
  • bengalesi: ricariche dei cellulari (power bank) e cover per gli smartphone, cianfrusaglie varie (palloni, aquiloni ma anche occhiali da sole, gadget del momento – vedi spinner)
  • arabi: specializzati in bigiotteria – anelli, collane, bracciali di ogni prezzo, colore e qualità
  • campani: cocco fresco, taralli, bibite, pizzette ma anche calzini (fantasmini) ed accendini

Del vu cumprà croato – fino ad oggi – nessuna traccia.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

«La Croazia? Inguaiata come l’Italia»

«Ma l’economia della Croazia è in crisi?» domando sorpreso al mio interlocutore.
«La Croazia è inguaiata come l’Italia» taglia corto il vu cumprà mentre va via sconfortato.

Resto interdetto.

Sta di fatto che da quel giorno, dall’esercito di ambulanti passati dal mio ombrellone, di altri venditori croati nemmeno l’ombra.

In questo agosto bollente, registro un episodio inedito: credo al giovane croato disperato oppure diffido delle sue affermazioni?

Indeciso, indagherò 🙁


Restiamo in contatto: ricevi la newsletter

Malick, 25 anni ed un figlio in Senegal (una storia di diffidenza quotidiana)

Malick, un extracomunitario qualsiasi

Affacciato sul mare, osservo Malick (un nome di fantasia per una persona reale) girovagare per il borgo marinari.
«Hai la barba come noi, sei un fratello africano» esordisce mentre si avvicina col sorriso.

Malick è giovane, alto ed esile.
Vende cinte e collane.
Lui un extracomunitario come tanti, io un ciclista metropolitano in giro per Napoli.

Borgo marinari di Napoli, parla Malick,un extracomunitario di 25 anni giunto dal Senegal su un barcone

Extracomunitario, barcone, Libia, scafisti

«Quanti anni hai? Sei giovane» chiedo.
«Venticinque» ribatte mentre lega un cinturino sottile al mio braccio sinistro.
«Oggi sono felice, è nato mio figlio. Questo regalo è per te» ribadisce.
«Grazie ma non li uso» respingo l’offerta diffidente.
«E dove è tuo figlio? Parli bene italiano, da quanto tempo sei qui?» incalzo incuriosito.
«Tre anni, mio figlio è giù in Senegal».

Venticinque anni, da tra anni in Italia e con un figlio appena nato che chissà quando incontrerà.

Extracomunitario, assuefatti al dramma?

«Come sei arrivato? In aereo?»
«Non avevo i soldi per il biglietto, col barcone».
«Dalla Libia
«Certo»
«Siete partiti di notte?»
«Si»
«E quanti eravate sul barcone?»
«Una trentina»
«Tutti salvi o ci sono verificati incidenti?»
«Tutti salvi»
«Hanno arrestato gli scafisti
«No»

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

Persone, numeri statistici, vu cumpà

Guardo Malick: non capisco se racconta la verità o descrive ciò che io desidero ascoltare per soddisfare la mia curiosità di occidentale «che non capirà mai cosa accade laggiù».

Barcone, Libia, scafisti: quante volte ascoltiamo queste tre drammatiche parole in televisione?
Stavolta d’avanti a me ho una persona in carne ed ossa – un numero statistico per i Governi, un fastidioso vu cumprà per molti, un servizio al telegiornale per i media – un ragazzo scappato da casa a vent’anni e Dio solo sa da quali «mostri».

«Prendi una cinta» taglia corto Malick.
Ha dedicato troppo tempo per una vendita, la sua condizione non gli permette di restare oltre.
«Non ho soldi con me, mi spiace» mento.

Stavolta è Malick ad essere diffidente.
«Riprenditi il braccialetto, è più utile a te che a me. Magari lo vendi a qualcun altro».

Restituisco il regalo.
L’extracomunitario saluta e prosegue il suo cammino.

La diffidenza e l’assuefazione al dramma prevalgono anche nella mia coscienza.
Scusami Malick.


Ti è piaciuto questo post? Ricevi la newsletter

L’uomo invisibile imparò a volare

Una presenza impercettibile

Via Toledo è – come sempre – un viavai anarchico di gente impegnata nello shopping del sabato pomeriggio.

La strada è un fiume in piena di voci e colori, una folla omogenea in viaggio senza una meta precisa.
Lui vive ai margini della strada e la sua presenza è impercettibile alla marea umana di (finti) consumatori.

L’Uomo Invisibile ha varie personalità.

Una statua immobile di gesso bianco e un arlecchino colorato, un pagliaccio impacciato su un velocipede, un acrobata spericolato, un mangiafuoco e un generatore di bolle di sapone a forma di nuvole.

Gli unici capaci di percepire la sua esistenza sono i bimbi.

Agli occhi degli adulti, invece, l’Uomo Invisibile non è un supereroe moderno ma solo un fantasma fastidioso da evitare, qualcosa di seccante al pari di una mosca ronzante, un rumore di sottofondo da annullare con un gesto risoluto.

faCCebook è anche su Telegram: unisciti al canale!

E lui – pur di esistere – con la forza della disperazione inventa esibizioni sempre più spettacolari.

Addirittura, l’Uomo Invisibile ha imparato a volare o – per essere più precisi – a galleggiare in aria con un’espressione che non tradisce sforzi.

Questo ulteriore superpotere sembra abbattere il muro di indifferenza di noi adulti occidentali assuefatti alla visione di persone prostrate ai bordi strada.

Il trucco del pakistano volante riscuote un discreto successo: c’è chi lo fotografa, chi gli gira intorno per indagare, la curiosità spinge la generosità e le monetine riempono lo scatolino viola ai piedi dell’uomo fluttuante.

Al momento la folla apatica si ferma e per pochi minuti l’Uomo Invisibile torna ad esistere.

Sono certo però che lo stupore non durerà molto: se non vuole sparire nuovamente, l’Uomo Invisibile – oltre a volare – dovrà presto inventarsi un nuovo incantesimo.

E l'uomo invisibile imparò a volare


Ti è piaciuto questo post? Ricevi la newsletter

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

Translate »