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Jeff Bezos, genio o sfruttatore? Un libro per capire cos’è (veramente) Amazon [RECENSIONE]

Brad Stone, un libro su Amazon e Jeff Bezos

La lettura dell’interessante Vendere tutto: Jeff Bezos e l’era di Amazon di Brad Stone, aiuta a comprendere il perché, in questi giorni, i lavoratori di Amazon scioperano.

Il volume descrive il dietro le quinte del colosso americano, le due facce della stessa medaglia: il successo, il prezzo da pagare per raggiungere il successo.

L’autore, con una serie di interviste a dipendenti e dirigenti Amazon, racconta la realtà all’interno della multinazionale plasmata sul Bezos-pensiero:

«Se ci chiediamo perché Amazon sia cosi diversa da quasi tutte le altre aziende nate agli albori di Internet, è perchè Jeff ha adottato fin dall’inizio una visione di lungo periodo. 
Era un progetto articolato nell’arco di decenni.
La sua filosofia di fondo è che si possa ottenere moltissimo in un lasso di tempo protratto, a patto di essere tenaci»
(Danny Hillis, amico di Jeff Bezos)

Jeff Bezos, genio o sfruttatore?

Jeff Bezos, genio o sfruttatore?

La crescita esponenziale della start up in un lasso di tempo fulmineo è, da un lato una cavalcata entusiasmante per chi vi partecipa, dall’altro un sacrificio costante per i dipendenti costretti a ritmi ed orari assurdi.

Durante una riunione memorabile, una dipendente chiese a Bezos quando l’azienda intendesse raggiungere un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata.
Lui non la prese bene.
«Siamo qui per ottenere risultati, e questa è la priorità assoluta», rispose in tono secco.
«Questo è il dna di Amazon. Se non puoi eccellere e dare tutta te stessa, forse non è il posto giusto per te.»

Ogni pagina del libro evidenzia il continuo contrasto tra le mille luci e le altrettante ombre: per i dipendenti Amazon, secondo Jeff Bezos, non può esistere un equilibrio tra vita privata e lavoro.

Soprattutto in prossimità delle feste, il clima tra i lavoratori diviene incandescente:

La rapida crescita richiese nuovamente all’azienda di avviare l’operazione «Salviamo Babbo Natale». I dipendenti dissero addio alle famiglie e iniziarono turni di due settimane nei call center del servizio clienti o nei centri distribuzione di tutto il Paese.

Amazon, il negozio che vende tutto (secondo l'idea di Jeff Bezos)

Amazon, il negozio che vende ogni cosa

Vendere tutto: Jeff Bezos e l’era di Amazon di Brad Stone, ha il merito di raccontare la rivoluzione dell’e-commerce secondo la visione di Jeff Bezos ma anche la lucidità per denunciare lo sfruttamento senza (tanti) scrupoli compiuto da Amazon.

Questi dipendenti, solitamente non specializzati, lavoravano per dieci o dodici dollari all’ora in zone del Paese in cui la disoccupazione era alta, e spesso trovavano in Amazon un datore di lavoro alquanto crudele. I furti erano un problema costante […]

Un’opera certosina, lunga, dettagliata, per spiegare – dietro ad un clic – quale segreto nasconda la rivoluzione 2.0

Acquista il libro su Amazon!


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Come chiacchierare con Google (divertendosi)

L’assistente Google, un tipo sui generis

Io: Mi serve un consiglio
Lui: Attendi la notte oppure cerco su Internet: dimmi pure

L’ironia non gli manca.
E nemmeno l’autocritica.
L’assistente Google del mio smartphone Android è un tipo divertente.

Basta porre una domanda e lui, con la sua voce impeccabile, come in una chiacchierata tra amici, enuncia la risposta pescata dal web.
In pochi istanti, scandaglia i fondali della Rete e con l’esperienza di un vecchio saggio, spiega ed illustra – senza mai tirarsi arie da dotto professore (anche se è capace di perlustrare lo scibile umano in un nanosecondo).

Vale la pena conoscerlo, interrogarlo, frequentarlo.

L’assistente Google sonnecchia nel nostro smartphone Android, attende solo una chiamata per svegliarsi ed esaudire ogni nostra richiesta.
Chiacchierare con l'assistente Google del tuo telefonino: un'esperienza esilarante (e utile)

Apriti sesamo? No, OK Google!

Ok Google è la formula magica per sbloccare l’assistente e mandare in letargo la tastiera dello smartphone.

Superata la timidezza iniziale, non torno più indietro.
Impartisco gli input al cellulare solo con la voce.

Ecco alcuni utili esempi post OK Google:

  • com’è il tempo domani?
  • telefona in vivavoce a casa
  • scatta una foto
  • apri whatsapp ed invia messaggio a …

E lui obbedisce con precisione assoluta.
Se non comprende il comando, con cortesia mi invita a ripetere o, con umiltà, propone una classica ricerca sul web.

Un vero gentleman, mai nervoso, paziente e con un tono di voce rassicurante.
Insomma, un vero amico tecnologico.

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Assistente Google, conversazioni divertenti

Rotto il ghiaccio, mi lancio a chiedere di tutto:

Io: raccontami una barzelletta
Lui: al bar “se mescola così il caffè, perde l’aroma” – “che m’importa, tanto io sono della Lazio”

Io: recita una poesia
Lui: ti recito San Martino di Giosuè Carducci …

Io: canta una canzone
Lui: lalalalalalala (con note musicali in sottofondo)

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Assistente Google, chi sei?

Alzo il livello della chiacchierata.
Al robot chiedo chi sia suo padre, da dove proviene, dove andrà.
Domande esistenziali alle quali l’Uomo cerca risposte da sempre.

Io: da dove vieni?
Lui: da varie parti del mondo
Io: chi ti ha creato?
Lui: gli ingegneri di Google di molti paesi
Io: chi sei?

Sull’ultimo quesito, l’assistente sembra barcollare.
Percepisco un attimo di insicurezza, poi, con un’improbabile imitazione di Diego Abatantuono stile viulenza, scandisce “SONO L’ASSISTENTE GOOGLE!”.

Esilarante, davvero esilarante!

Ironia, divertimento, efficienza: tre armi che rendono la tecnologia Google semplice e vincente.
Provare per credere.


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«Fight Eat Club? Ispirato da Edward Norton e Brad Pitt» [INTERVISTA]

Fight Eat Club, da un sogno di Antonio Prestieri

Quella domenica di ottobre del 2016 in tv davano uno dei miei film, ma soprattutto uno dei miei romanzi preferiti, Fight Club.

Questa storia non parte da un garage di Palo Alto: stavolta siamo in Italia, nel produttivo nord.
Tra la nebbia della periferia milanese, avanza l’idea di un gruppo di giovani capeggiati dall’istrionico Antonio Prestieri.

Già scrittore (Le Cose degli Altri, il suo romanzo d’esordio), dal nulla crea Fight Eat Club, il primo portale dedicato alle sfide tra cuochi amatoriali.

[…] Hanno messo sopra un piatto da portata la loro tenacia, competenze e complicità, e fatto di un guantone da cucina il loro acchiappasogni

Con curiosità, intervisto l’Amministratore Delegato di Fight Eat Club.
Per carpire quel momento magico nel quale un sogno diviene realtà.

Fight Eat Club, lo staff

Fight Eat Club, le 8 regole della sfida

D: Antonio, amo studiare i casi di successo e la vostra startup lo è.
Rientri tra quelle persone che, grazie ad un’idea vincente, modifica il proprio destino.
Ci racconti il momento magico nel quale scatta la scintilla e nasce Fight Eat Club?
R: Tutto accadde lo scorso autunno.
Avevo avuto un improvviso attacco di Media.
Succede ogni volta che per pigrizia cerco di liberare la mente senza dover uscire.
Così mi lascio andare sul divano e subisco il flusso televisivo.
Quando ho bisogno di resettare la mente la televisione riesce pienamente ad addormentare i neuroni.
Quella domenica di ottobre del 2016 in tv davano uno dei miei film, ma soprattutto uno dei miei romanzi preferiti, Fight Club.
Il cervello così si attivò e, anziché spegnersi, iniziò ad eccitarsi sotto lo sguardo di Edward Norton il quale acquistava mobili dagli svedesi.
Fu l’alter ego, Brad Pitt, ad accendere la miccia.
L’attore aveva interpretato in Ocean’s eleven e in Snatch, un personaggio che spesso mangiava.
Non so perchè, quando lo rividi in Fight Club pensai alle scene di questi film.
La parola “eat” entrò di prepotenza e nacque Fight Eat Club con le sue 8 regole

Antonio Prestieri, quando la scintilla

D: Antonio, Fight Eat Club era nei meandri del tuo cervello.
Nascosto tra i geniali pensieri che emergono di sera, prima di addormentarsi, e svaniscono con i primi raggi di sole.
Stavolta il sogno è proseguito.
Perché? Quali gli elementi forti/diversi dell’idea?
R: Quella notte di ottobre sognai le sfide tra cuochi amatoriali come la lotta liberatrice del film.
Come tanti cuochi e foodie, quando cucino mi rilasso col mondo ma non abbasso la guardia, anzi sono più combattivo che mai e so che potrei vincere con chiunque ai fornelli.

D: Talento, passione, coraggio: sono i tre elementi necessari per vincere una sfida.
In quale dei tre ti riconosci?
R: Sicuramente nella passione.
Quando c’è la passione, il coraggio arriva sempre e il talento sbuca improvvisamente dal nulla.

Antonio Prestieri, Amministratore Delegato di Fight Eat Club

Fight Eat Club, come funziona

D: La passione per la tecnologia, l’amore per il buon cibo, la voglia di divertirsi.
Ci spieghi come funziona Fight Eat Club?
R:  Fight Eat Club è il primo “talent” sul web di sfide culinarie a premi tra cuochi amatoriali, una vera e propria gara con video ricette da casa.
L’innovazione è soprattutto nella APP.
La prima al mondo dedicata alle video ricette: l’APP permetterà a chiunque volesse realizzare una video ricetta da casa di farlo in modo semplice usando solo il proprio cellulare.
L’app, infatti, guida l’utente passo passo nella realizzazione della video ricetta, curando anche il montaggio e la musica.
In questo modo tutti i cuochi amatoriali possono partecipare e vincere!

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La forza di un sognatore

D: Fight Eat Club: quali obiettivi vi siete posti?
Quando il vostro progetto sarà «un successo» e quando «un fallimento»?
R:  In America un business man si valuta dal numero dei suoi fallimenti, maggiori saranno e maggiore sarà il suo successo.
A questo punto della mia vita possiamo essere tranquilli: sarà un successo!

D: Antonio il percorso da seguire per concretizzare un sogno è zeppo di fossi, curve, salite. Quali i principali ostacoli da segnalare ai futuri sognatori?
Come superare i mille imprevisti?
R:  Troppe variabili per dare un consiglio, posso solo dire che il mondo non ama i sognatori perché sono capaci di cambiarlo.

Fight Eat Club, lo staff

Fight Eat Club, emozioni culinarie

D: Antonio, sei sul blog dei «mostri».
Ci sono più «mostri» in cucina o sul web?
R:  Nel Web.
In cucina i mostri sono pochi.
Qualche chef professionista che crede che pendano tutti dai sui piatti; non ricorda che tutto il cibo si trasforma e una buona parte si scarta nei wc di ogni cliente.

D: Antonio, salutaci con una riflessione libera e stimola il nostro appetito con una video ricetta speciale.
R:  Quando, per la prima volta, vidi crescere il Flan nel forno ebbi la netta sensazione che quella sarebbe stata la prima di un’infinita serie di emozioni culinarie.
L’emozione più grande però arrivò dopo, quando le persone che amavo assaggiarono il piatto e rividi nei loro occhi l’espressione dell’amore che avevo riversato dentro …
Il progetto Fight Eat Club nasce da un film, chiuderei con una frase allora.
Con una frase del film Ratatouille:

“Il cibo trova sempre coloro che amano cucinare! “

Tra le tante ricette, vi consiglio la Tarte Tatin alle Cipolle di Stefano Callegaro, il nostro testimonial (Vincitore di Masterchef 4)


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Quale il miglior orario per pubblicare un post? [SONDAGGIO]

Come studiare il miglior orario?

La domanda perseguita l’editore web: a che ora pubblicare il post?

La giusta risposta?
Svelerebbe uno dei mille misteri della Rete.

Il sottoscritto – informatico di professione, matematico per formazione, statistico per passione – da sempre attento ai dati di Google Analytics (leggendarie, le battaglie per contrastare la frequenza di rimbalzo) e studioso degli insight facebook della fanpage ufficiale di faCCebook.eunon ha ancora stabilito la miglior fascia orario per ottenere la massima attenzione dei Lettori.

Quale è il miglior orario per pubblicare un post?

Come Gianni Morandi? Dalle 12.30 alle 14.00

La fanpage di Gianni Morandi è un caso emblematico: in questo istante, «Piace a 2.503.748 persone».
Per un (finto) improvvisato che finge di non conoscere il mondo dei social, con uno stile familiare (costruito ad arte) la pagina del cantante ha superato i due milioni e mezzo di fans!

Complimenti ai veri curatori dello spazio facebook.

Se non ricordo male, il team della fanpage di Morandi consigliava di pubblicare i post tra le 12,30 e le 14.00 (messaggio condiviso per errore da Morandi e poi smentito dallo stesso cantante).

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Il miglior orario secondo faCCebook.eu

Il sottoscritto preferisce due fasce orarie:

  • dalle 12.30 alle 14,00 (come il Morandi)
  • la sera, dalle 19.45 alle 20.30

Nel primo caso, il post – se reputato interessante- guadagna in condivisioni e salta di bacheca in bacheca.
La fascia oraria 12.30 – 14.00, in caso di successo, garantisce lunga vita al post.

Nella fascia serale, invece, la curva a campana post pubblicazione, cresce con un’impennata veloce e raggiunge picchi massimi ma muore altrettanto velocemente per l’avvicinarsi della notte.

In caso di contenuti non interessanti, nessuna stregoneria ci salverà: in questa (triste) evenienza, il comportamento non dipende dall’orario, trionfa l’indifferenza.

A proposito.
Tu, amico Lettore, a quale orario preferisci ricevere l post di faCCebook?

Con un semplice clic, contribuisci a svelare il mistero del web?

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Link in uscita, per approfondire (e crescere in autorevolezza)

Link in uscita, la forza del web

Discuto con il mio amico Lorenzo Izzo (L’unica difesa contro il mondo è conoscerlo bene) sull’importanza dei link in uscita in un post.

Mi chiedo: in un arcipelago, può esistere un’isola scollegata dalle altre?
Credo proprio di no.

Il distacco provoca l’assenza di comunicazione che, per un sito web, rappresenta la morte (virtuale).

In Rete, dunque, l’embargo non ha senso.
Anzi, contraddice la natura stessa di Internet: un mondo in perpetuo movimento nel quale le informazioni viaggiano da sito in sito ed il navigatore rimbalza per approfondire.

Rifletto mentre studio Google Analytics e mi soffermo sulla frequenza di rimbalzo!

Link in uscita: l’approfondimento

In un post, il link in uscita  rimanda ad un approfondimento.

L’ipertesto è il collante della Rete, il mezzo col quale il cyberspazio si relaziona, il laccio utilizzato dai motori di ricerca per spedire il viaggiatore direttamente alla meta.

Senza link, il web rischia di divenire … asocial.

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Link in ingresso? Sintomo di autorevolezza

Il rovescio della medaglia:  il link in ingresso.

Ricevere un collegamento, essere una fonte di approfondimento, rappresentare un ponte nell’arcipelago (infinito) del web è sintomo di autorevolezza.

Se il sito che ci linka ha un ruolo di primo piano, la citazione è indice di affidabilità – azione molto gradita da Google e compagni (vedi SEO).

Pensiamo a quanti inseriscono nei post dei rimandi a Wikipedia: di fatto, la Rete stessa conferma l’affidabilità dell’enciclopedia online, libera e collaborativa.

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Linkare è gratificante!

Caro Lorenzo, credo tu concorda: senza link in uscita, le nostre case digitali rischiano l’isolamento.

Dopotutto, essere una fonte di approfondimento gratifica lo spirito 🙂


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Anna Pernice si racconta: dieci domande su moda, viaggi e giornalismo

Anna Pernice, travel fashion blogger

Tra le piacevoli novità dello SMAU Napoli 2016, annovero la fashion travel blogger Anna Pernice.

Seguo l’interessante workshop sullo storytelling, «l’arte del narrare» con attenzione.
Restano mille domande da porre.

Un paio di giri per gli stand dello SMAU, prendo coraggio e le chiedo un’intervista.
Gentile, accetta.

Anna Pernice, fashion travel blogger ed autrice del libro “Manuale per aspiranti blogger”

L’intervista: chi è Anna Pernice

D: Anna, dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, intraprendi una strada diversa. Segui la passione (comunicazione, moda, viaggi) invece di cercare un lavoro «standard». Quali riflessioni ti spingono a divenire una «fashionista in giro per il mondo» come cita il tuo sito ufficiale travelfashiontips.com?
R: In realtà, dopo la laurea presa con il massimo dei voti a soli 25 anni, ho iniziato subito a lavorare nella direzione marketing e comunicazione di alcune aziende del fashion retail internazionali, per le quali gestivo i social network, il sito web, organizzavo eventi tra cui fiere e sfilate internazionali e curavo il blog aziendale.
Da lì è nata l’idea di creare un mio blog personale nel quale raccontare le mie passioni (i viaggi e la moda). Un pò alla volta il blog è cresciuto sempre più e mi ha richiesto sempre più tempo diventando il mio lavoro primario.
Mi sono licenziata da un contratto a tempo indeterminato, ma non ho abbandonato il lavoro nella comunicazione.
Infatti continuo a gestire la comunicazione da consulente esterna per alcune aziende moda.

D: Allo SMAU, il tuo workshop ha suscitato molto interesse, la sala era piena con il sottoscritto in prima fila.
Ti osservavo ed ascoltavo i concetti esposti per carpire i segreti di una professionista della comunicazione moderna: quali emozioni suscita un dibattito davanti ad una platea attenta ad ogni tua parola e gesto?
R: E’ stata un’esperienza davvero molto emozionante. vedere la sala piena di persone giunte fin lì solo per me, prendere appunti, registrare le mie parole, farmi domande interessate è stata un’emozione indescrivibile.
Non ti nego che ero un po’ tesa.
Prima di allora non avevo mai parlato davanti ad una platea così vasta, ma fatto solo lezioni a classi di massimo 30 partecipanti, ma è stata un’esperienza davvero gratificante.

Anna Pernice, travel e fashion blogger allo SMAU Napoli 2016

La scuola e la vita

D: Sei una giovane giornalista: quali i cardini per una corretta informazione?
R: Non limitarsi a prendere le informazioni solo dai comunicati stampa, ma vivere le esperienze sul campo sperimentando in prima persona le storie e gli avvenimenti, facendo interviste e vivendo il momento che si vuole andare a raccontare, che si tratti di una sfilata di moda, di una destinazione turistica o di un fatto di cronaca.

D: agli intervistati chiedo sempre il loro rapporto con la scuola.
Che tipo era il tuo professore di italiano? Ha contribuito a modellare la giornalista di oggi oppure la formazione scolastica pensi sia solo nozionistica e non produce vera cultura?
R: A scuola sono sempre stata una persona molto studiosa, la cosiddetta “secchiona” in prima fila. La vera formazione penso avvenga alle scuole elementari, è lì che ho imparato la grammatica e l’italiano e la mia maestra era davvero una persona squisita.
La scuola crea solo la formazione iniziale, è poi la vita a creare tutto il resto.

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I viaggi

D: Anna, viaggiare è il lavoro più bello del mondo.
L’entusiasmo di partire, la scoperta di nuovi mondi, il confronto con culture diverse: il viaggio, l’arma contro l’ignoranza.
Riesci a trovare una corretta definizione di «casa» ed una giustificazione a chi urla «difendiamo i nostri confini»?
R: La mia casa è il mondo. Viaggio sin da quando era bambina.
Una passione trasmessami da mio padre e mio nonno che navigavano.
Scoprire posti e culture diverse è un’esperienza bellissima che ti apre la mente e ti aiuta a crescere intellettualmente e culturalmente.

D: Anna, non ti chiederò il luogo più affascinante visitato.
Indicaci, invece, le tre caratteristiche alle quali non rinunci per scegliere la futura meta.
R: A me piacciono viaggi culturali, sport avventurosi e mete romantiche quindi questi sono gli ingredienti che mi fanno selezionare una meta piuttosto che un’altra, anche se il mio obiettivo è girare tutto il mondo.

Anna Pernice, capodanno a Dublino (foto dal sito ufficiale travelfashiontips.com)

La moda

D: In Statistica, «la moda è l’elemento che si ripete con maggior frequenza».
Come si può seguire la moda ed essere originale?
R: Avendo un proprio stile ed attingendo dalla moda solo ciò che realmente ci piace.

D: L’uomo ha la mania di misurare tutto, dallo spazio al tempo.
Non trovi ridicolo misurare la bellezza?
Ci suggerisci, invece, tre trucchi per risultare eleganti?
(nel vestire e/o nei comportamenti, scegli tu)
R: La bellezza è soggettiva. L’eleganza è qualcosa di innato.
In linea di massima, essere sobri è la forma più alta di eleganza.

D: Ho sempre detestato la domanda «vuoi più bene a mamma o papà?» quindi eviterò di chiederti se ami di più viaggiare, seguire una sfilata di moda o scrivere.
Quali interessi oltre il lavoro?
(magari «vuoi più bene alla zia»)
R: Come si evince dal mio blog travelfashiontips.com i miei interessi sono molteplici.
Mi piace il cinema, il teatro, andare ad un concerto, uscire con gli amici… 😉

Anna Pernice, fashion travel blogger ed autrice del libro “Manuale per aspiranti blogger”

Manuali per aspiranti blogger, il libro di Anna Pernice

D: Manuale per aspiranti blogger edito dalla Dario Flaccovio Editore è la tua prima opera.
A chi è rivolto e quali argomenti tratta?
R: Manuale per aspiranti blogger è un libro pensato per tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo del blogging e dello storytelling o che vogliano trasformare il proprio blog da un semplice hobby ad uno strumento di lavoro a tutti gli effetti, stipulando contratti con enti, agenzie o concessionarie di pubblicità.
Un libro nel quale non spiego solo come aprire e scrivere un blog, ma anche come gestire tutto ciò che c’è intorno: la community da creare, i rapporti da intrattenere, i social network da gestire e come creare un media kit professionale per proporsi ad aziende ed agenzie per collaborazioni.

D: La stesura del libro, ti ha prosciugato ogni energia oppure volavi sull’onda dell’entusiasmo? Quali i momenti di difficoltà?
Mai affrontata la «crisi della pagina bianca»?
R: La stesura del libro mi ha portato via molto tempo, ma in contemporanea avevo il mio lavoro da gestire ed i viaggi da fare.
Spesso ho scritto di notte, tante volte in treno.
No, mai sofferta la sindrome da pagina bianca.
Avevo già in mente come volevo che fosse, spesso quello che mancava era proprio il tempo.

D: Anna, ultimo libro letto?
R: Calendar Girl di Audrey Carlan

D: Per un divertente gioco del destino, sei capitata sul «blog dei mostri».
Quali i peggiori «mostri» affrontati?
R: Per un curioso gioco del destino, sono capitata sul blog dei mostri proprio ora che ho conosciuto una persona che mi sta facendo appassionare alla storia del mostro di Firenze 😀

D: Anna, l’intervista termina con una riflessione libera.
A te il messaggio da lanciare nell’oceano sconfinato della Rete.
R: Credete sempre nei vostri sogni, perchè con costanza e determinazione, anche il sogno più difficile può realizzarsi.

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Bimbi scomparsi, la mia pagina 404 per la ricerca

La tragedia dei bimbi scomparsi

Aderisco con rabbia alla campangna lanciata da notfound.org.
Per ricordare il volto di un bimbo scomparso.
Per non assuefarsi ad un dramma immenso.

Bimbi scomparsi, la pagina 404 Not found di faCCebook.eu

Da Concita De Gregorio a Riccardo Scandellari

Prima Mi sa che fuori è primavera, il drammatico libro di Concita De Gregorio che racconta la storia di Irina Lucidi, la mamma di Alessia e Livia di sei anni rapite nel 2011 dal folle marito/padre e non ancora ritrovate.
Poi il post Dona la tua pagina 404 alla ricerca dei bimbi scomparsi di Riccardo Scandellari per pubblicizzare l’iniziativa di notfound.org.

Per anni trascuri il dramma, poi – all’improvviso – due clic ti sbattono in faccia la tragedia.

Ogni anno in Europa viene denunciata la scomparsa di 250.000 bambini, una ogni due minuti

A riflettere, c’è da impazzire.

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Cos’è la pagna 404 not found

Il messaggio «404 Not found» indica l’accesso ad un contenuto del sito inesistente.
Accade, ad esempio, quando cancelliamo un post ma restano attivi i link condivisi sui social.

Questioni rare, concordo, ma non impossibili.

La causa dei bimbi scomparsi è talmente raccapricciante che vale la pena sfruttare ogni angolo remoto del web per combatterla.

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La propria pagina 404 per Missing Children Europe

Per i webmaster, basta seguire i seguenti, semplici passi:

  • registrare il proprio sito web su notfound.org
  • scaricare il pacchetto
  • copiare ed incollare il codice nel file .htaccess
  • trasferire la pagina 404.html sul server

Per i siti WordPress

  • registrare il proprio sito web su notfound.org
  • accedere alla pagina 404.php presente in wp-content/themes
  • incollare il codice generato nel file 404.php

Ecco un esempio di appello per la pagina 404 not found.


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SMAU Napoli 2106, io ci sarò (come VIP)

SMAU Napoli, l’invito VIP della Regione Campania

Confermo la presenza allo SMAU Napoli 2016 per la mattinata di giovedì 15 dicembre.
La Regione Campania, anche quest’anno, regala al sottoscritto un invito VIP per partecipare all’evento tecnologico dell’anno.

Al Grande Fratello di via Santa Lucia non sfugge nulla.

E così, per un inspiegabile mistero alieno, l’algoritmo della Regione premia il «blog dei mostri»: nella cassetta postale, tra un volantino del supermercato e l’offerta del parrucchiere, trovo il gradito omaggio.

SMAU Napoli 2016, l'invito VIP della Regione Campania per il sottoscritto

Giovedi 15, i workshop 

Il programma della giornata è pieno di eventi, bisogna organizzare l’agenda per ottimizzare tempo e impegni.

Seguirò con interesse il Storytelling online: come emozionare e fidelizzare clienti e lettori, il workshop di Anna Pernice.

Un salto allo Smart Communities per le ultime innovazioni in ambito urbano e poi in giro per il tour tra startup e novità tecnologiche.

Armato di smartphone, documenterò la visita a colpi di hashtag.

Ovviamente, lo SMAU prima di essere un evento tecnologico è un luogo per incontrare persone: se, anche tu andrai alla Mostra d’Oltremare, contattami.
Un caffè ed una chiacchierata sono ancora da preferire ad un chat.
Anche allo SMAU Napoli.

PS: una richiesta per la Regione Campania.
L’anno prossimo, inviatemi l’invito via e-mail, dopotutto la digitalizzazione dei documenti è un obiettivo da perseguire.
Grazie 🙂

La mia casa digitale aspetta proprio te!

faCCebook, casa digitale aperta a tutti

La piccola casa digitale del sottoscritto è aperta a tutti coloro che desiderino scrivere e condividere i propri pensieri.

L’invito vale anche per Te, amico Lettore che, proprio in questo istante, leggi questo post e ti chiedi: «io? Non ho nulla da proporre!».

Sbagli.

Non ricordo chi – forse proprio il sottoscritto – in tempi non sospetti, quando «Mi piace» era una dichiarazione d’amore e la videochiamata una chiacchierata spaziale tra il Capitano Kirk e Spock, affermò convinto:

ognuno ha una storia da raccontare, basta porgli le giuste domande

Come accade (da tempo) con Antonio P. Beni, mio cugino, lo scrittore.

Antonio P. Beni, ospite (da anni) di faCCebook, mia casa digitale

Quella volta che Antonio P. Beni parlò …

L’intervista integrale ad Antonio P. Beni risale alla fine del 2010.
Era un freddo dicembre e – con la promessa di un nuova sciarpa e un paio di guanti per il vicino Natale – riuscii a convincerlo.

Rispose, col suo inconfondibile stile, ad un pugno di domande.

Quel giusto mix tra racconto surreale ed ironia mi diverte e, tra una risata spontanea ed un sorriso amaro, spinge a riflettere.

Un talento della penna che ospito, ancora oggi, nella rubrica Antonio P. Beni, esperto in aMORE (con la “a” minuscola).

Forza, ti aspetto nella mia piccola casa digitale, ti aspetto su faCCebook.eu, il blog dei «mostri».
Una sciarpa ed un paio di guanti sono pronti anche per Te.

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Estratto dell’intervista ad Antonio P. Beni

D: Antonio, partiamo dalla fine, cioè dal tuo ultimo (e al momento anche primo) romanzo, “Le Cose Degli Altri”.
A leggere i commenti degli entusiasti lettori, sembra un libro divertente e ricco di riflessioni. Che temi tratta?
R: Ti ringrazio per la domanda, erano mesi che mi preparavo su questo quesito. Purtroppo ho perso gli appunti e risponderò a caso…
Nel romanzo si parla di amicizia, di morte, di fede, di tradimenti, di tolleranza, di superbia, di malintesi, di sesso, di guerra e di pace, di buona e cattiva sorte, di matrimoni e di funerali, della guerra in Nigeria e della pace dei sensi, ecc.
Ad un certo punto il lettore potrebbe chiedersi “come mai in questo romanzo non riporta queste cose?”.
La risposta è perché non sono descritte in modo evidente, ma nascoste tra le righe e le pieghe del romanzo. Provateci, ma non scollate troppo la copertina.

D: Antonio. da dove è giunta l’ispirazione per il tuo libro? Dalla realtà? 
R: sì, prendo spunto dalla realtà e la trasformo in finzione e poi prendo spunto dalla fantasia e la trasformo in realtà, anche se per alcuni Fisici è impossibile.

D: Antonio, per chi ancora non ti conosce, come ti descrivi?
Chi sei? Dove sei? Dove andrai? Cosa vorrai fare da grande? 
Ed oggi, la tua vita come procede?
R: il modo più semplice di descrivermi è nelle parole del grande poeta latino: il migliore uomo che un donna possa chiedere a Dio, sempre che si stia parlando di Adamo ed Eva, altrimenti la classifica non è delle migliori.
Oggi curo il mio orto di fragole tedesche e amo succhiare il gomito la sera, naturalmente il mio gomito!
Da grande mi piacerebbe fare qualcosa nel sociale. Pensavo di fare il portatore di handicap.

D: Antonio, concludi questa chiacchierata con una tua ultima riflessione …
R: Le Cose Degli Altri è il mio primo romanzo pubblicato , ovvero è il mio settimo capolavoro, prima ho scritto romanzi come: “Memorie di un Verme” – “L’assassino è il maggiordomo” – “L’uomo che sapeva leggere nel futuro” – ecc ecc –
Ho deciso di pubblicare prima le Cose Degli Altri solo per motivi fiscali …
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facebook, la barzelletta

Le amicizie su facebook?

Le amicizie su facebook, una bzrzeletta per riflettere

La barzelletta (o la riflessione?)

Ieri trovo un amico che mi dice:

Siccome non ho Facebook, provo a farmi degli amici al di fuori del vero Facebook, applicando gli stessi principi.
Allora tutti i giorni io scendo in strada e spiego ai passanti che cosa ho mangiato, come mi sento, cosa ho fatto la sera prima, quello che sto per fare, quello che farò domani, gli do delle foto di mia moglie, dei miei bambini, del cane che ho avuto, di me che sto lavando la macchina e di mia moglie che sta cucendo.
Ascolto anche le conversazioni della gente e gli dico “mi piace!”

E sta funzionando!

Attualmente ho già 5 persone che mi seguono: due poliziotti, uno psichiatra, un psicologo e un infermiere.


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Perché i legami deboli sono importanti (Checco Zalone docet)

L’esempio di Checco Zalone

Il successo lo raggiungi se rifili l’aspirapolvere a chi non conosci.
Andare oltre tua mamma, il cugino che ti deve un favore, la vecchia zia sorda, l’amico generoso.

Vendere alla cerchia più distante è il segnale che ti distingue dalla massa: sei sulla strada giusta per sfondare.

Checco Zelone nel divertente Sole a catinelle va in “vacanza” nel paesino sperduto del Molise per salutare i parenti … e rifilare loro la solita aspirapolvere, l’icona del lavoro precario porta a porta.
La lista a cui appioppare il pacco comprende zie e cugini: i legami forti, appunto.

Checco Zalone in Sole a catinelle utilizza i legami forti per piazzare le aspirapolveri

La forza sociale dei legami deboli

Legami forti
Gli amici più cari, i famigliari, colleghi di lavoro molto vicini. Caratterizzati da incontri frequenti e regolari.

Legami deboli
Conoscenti e persone che incontriamo occasionalmente, in questa categoria ci sono anche follower, una buona parte dei collegamenti di Facebook e altre reti sociali. Con queste persone, anche se li riconosciamo per quello che fanno, non abbiamo rapporti frequenti e ravvicinati.

(fonte: skande.com di Riccardo Scandellari)

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Il post, l’aspirapolvere del web

Il blogger, il moderatore di una community, l’amministratore di un forum, il giornalista affermato, il navigatore qualunque: il successo del proprio post dipende dalla condivisione dei Lettori.

Esclusi i clic stretti dei parenti e degli amici fidati, il successo passa attraverso le cerchie più distanti.
Perché se uno sconosciuto condivide il post, il contenuto – se di qualità – viaggia in nuovi mondi ai quali non accediamo direttamente.

Pianeti sui quali non potremmo mai entrare se non attraverso il passaparola di un intermediario.
Il legame debole dunque, permette l’apertura e la scoperta di galassie inaccessibili tramite i soliti conoscenti e rappresentano il vero banco di prova: se li conquisti, allarghi le cerchie ed aumenti il tuo pubblico.

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Legami deboli, i benefici

  • Possibilità di confronto con persone distanti dalla tua visione standard
  • Visibilità in spazi mai percorsi prima
  • Ampliamento dell’audience
  • Nascita di nuove opportunità

Esplorare nuovi legami pone quesiti e mette in discussione le certezze acquisite (la peculiarità dei legami forti).
E’ indubbio, però: la crescita del proprio pubblico passa necessariamente attraverso il rafforzamento delle relazioni deboli.

Prima o poi, la lista dei parenti a cui rifilare l’aspirapolvere termina.
A quel punto, devi essere pronto: riuscirai a vendere il tuo brand ad un estraneo?


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Attentato a Bruxelles, il «mostro» è lontano?

Attentato a Bruxelles

La finestra sul mondo mostra l’ennesimo film dell’horror.
Schiacciato dalle montagne di righe di codice, riesco a malapena a leggere velocemente le news.
Resto sbigottito: Bruxelles di nuovo colpita a morte da folli kamikaze.

Attentato a Bruxelles, l'orrore a portata di clic

Il mondo, spettatore impotente

Io chiuso nel mio ufficio osservo dal web il Belgio sotto assedio.
Come il resto del mondo, sono uno spettatore impotente.

Immagino miliardi di occhi incollati ai monitor leggere con spavento gli ennesimi venti di guerra, nel cuore dell’Europa.
Con un clic cambio canale.

E’ giunta l’ora della pausa pranzo.
I «mostri» sono lontano, o no?

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