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Il mostro di Mercoledì 10 Agosto 2011
Droga, la mia testimonianza.
 
 
Perchè questo mostro è stato proposto?

Prima di laurearmi svolsi il servizio civile presso una comunità per il recupero dei tossicodipendenti. Fu un'esperienza sconvolgente ed indimenticabile che allora mi sembrava un incubo. Oggi invece la ricordo come un periodo intenso, unico e formativo. Grazie Mimmo, avevi ragione tu, quegli undici mesi non li dimenticherò mai.


Monster's Blog
Scritto da webmonster il 10/08/11
 

Ci sono persone che sono giuste, sin da giovani. Mimmo era una di queste ed io ebbi la fortuna di conoscerlo durante il servizio civile.
Avevo ventisei anni e studiavo per terminare l'università, dovevo "solo" completare la tesi di laurea. Nel mentre ottemperai al mio dovere di giovane cittadino prestando servizio (civile) in una comunità per il recupero di tossicodipendenti, a Montesarchio in provincia di Benevento.
A fine anni '90 la leva militare ed il servizio civile erano obbligatori e finalmente equiparati, duravano quasi un anno e, quando giungeva la famigerata cartolina, ogni ragazzo poteva scegliere liberamente se aderire alla vita militare oppure, se ideologicamente contrario all'uso delle armi, servire la Patria in modo alternativo.
Entrambe le esperienze lasciano il segno, chi ha vissuto quell'avventura lo può confermare, sono momenti che si ricorderanno per tutta la vita, non c'è dubbio. Così è stato anche per me, giovane obiettore di coscienza.
Dalle aule dell'università della "Federico II" di Napoli catapultato su una sperduta montagna del Taburno, dalle sicure letture nella biblioteca "Renato Caccioppoli" del dipartimento di Matematica alle violenti discussioni in una comunità di tossicodipendenti, dall'elegante utopia della filosofia Matematica al cinico e sporco mondo della droga, una realtà che fino ad allora avevo visto solo in televisione.

 

 

Non sapevo nulla di metadone, alcool o altre sostanze stupefacenti, non avevo mai avuto a che fare con un tossicodipendente, ignoravo le loro reazioni imprevedibili ed irrazionali, in pratica in quella comunità ero un pesce fuor d'acqua, agli occhi degli "utenti" ero un alieno, loro per me dei "mostri".

I primi giorni furono sconvolgenti, si viveva 24ore su 24 tutti insieme, noi obiettori di coscienza e "loro", gli utenti della comunità, coadiuvati dalla sola presenza del dottore responsabile della struttura e da uno psicologo.

Per gli obiettori non erano previsti corsi, si imparava sul campo, una full-immersion totale, subito operativi. Le attività da svolgere, come comportarsi, i divieti, ciò che era permesso e ciò che non lo era, tutte le informazioni necessarie per interagire con i tossicodipendenti venivono tramandate da obiettore a obiettore. In questo eravamo simili ad i militari ove il più anziano lascia la "stecca" ai nuovi arrivati, evidentemente alcune dinamiche sono necessarie in ogni struttura.

E così fu anche per me, Mimmo mi aiutò inizialmente a sopravvivere in mezzo a quei "mostri", poi col tempo imparai a comprendere le regole della comunità, quelle scritte ma soprattutto quelle mai dette, capii come gestire quel mondo tanto diverso dal mio.

In comunità si parlava molto, soprattutto in inverno quando la neve ed il freddo bloccavano ogni attività, vicino al camino "i ragazzi" si aprivono e noi obiettori dovevamo solo ascoltare, non occorreva nemmeno porre domande, il resto lo faceva il calore del fuoco e la volontà che li spingeva a parlare per liberarsi dei loro peggiori incubi. Ascoltavo racconti assurdi, quei ragazzi avevano alle spalle un passato compromesso a cui desideravano porre rimedio, raccontavano di aver compiuto azioni pazzesche pur di procurarsi la "roba". E la storia terminava sempre con l'osservazione finale: un tossico in astinenza è capace di ammazzare anche la propria mamma pur di procurarsi una dose.
Purtroppo era vero.

In quell'anno imparai molto, soprattutto vidi un lato della vita a me sconosciuto, conobbi gente che prima di drogarsi aveva tutto, una famiglia, dei figli, un lavoro, una posizione economica rispettabile per poi distruggere ogni cosa, la droga li annientava fino a spingerli nei peggiori inferni metropolitani e a cancellare anche l'ultima briciola di dignità personale.
Erano professori, impiegati, muratori, laureati e persone con la sola licenza media, benestanti e disperati, la droga colpisce in tutti gli strati sociali e culturali, disintegra tutto indistintamente.

Mimmo me lo disse il primo giorno che lo conobbi, "all'inzio rimarrai sconvolto ma poi ti adatterai, vedrai Mario sarà un'esperienza forte, irripetibile. noi dobbiamo essere solo noi stessi, portare un esempio di normalità visto che loro di normale non hanno più nulla. Se ci pensi siamo fortunati ad essere quì, queste persone in fin dei conti hanno l'unica colpa di essere dei deboli".

Ancora una volta Mimmo aveva ragione.

 
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Bacheca (un commento)
 
10:26

leggendo questo articolo sono sempre più convinto di come sia utile il servizio civile e militare. Non dico che andava bene prima quando durava un anno ma nemmeno oggi che non c'è più. I giovani dovrebbero imparare a "donare" parte del loro tempo agli altri, magari anche un solo mese.

 
 
 
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